02/07/12

lavoratrici Omsa/Golden Lady... controlli a tappeto dell'Ispettorato del lavoro

Nelle scorse settimane vi sono state ispezioni a tappeto in tutt'Italia dei negozi 'Golden Lady', dove tutte le lavoratrici benchè dipendenti a tutti gli effetti sono tenute invece con contratti di "associazione in partecipazione", che dietro la barzelletta dell'"autonomia lavorativa" di fatto costituiscono un rilevante risparmio retributivo, contributivo per l'azienda e una negazione degli elementari diritti contrattuali: malattia, ferie, ecc.
Infatti, padron Nerino Grassi in questi anni ha operato a 360° per tagliare il costo del lavoro e aumentare i suoi profitti: mentre buttava fuori le lavoratrici dalla fabbrica Omsa, trasformava tutti i contratti dei negozi Golden Lady in "associazione in partecipazione", ma anche in contratti di stagiste, tutti ultraprecari, e sempre sotto la spada di Damocle della perdita del lavoro.

La realtà è che tutti questi rapporti di lavoro sono subordinati più dei normali rapporti di dipendenza! Le disposizioni sono rigide, e le lavoratrici devono seguire esattamente quanto disposto dall'azienda; i controlli non solo non ci sono ma avvengono in maniera improvvisa e
nascosta, non ci sono sempre al fianco capi visibili ma, peggio, vi sono capi occulti che controllano anche se sorridi o meno al cliente, ecc. e che fanno stare costantemente sotto pressione le lavoratrici.

Le ispezioni di questi giorni sono sicuramente anche il frutto della lunga vertenza, tuttora in corso, delle operaie della Omsa!

La Fornero le vuole usare come specchietto delle allodole per una riforma del lavoro che dovrebbe (ma assolutamente non lo fa!) ridurre i contratti precari, falsamente autonomi; ma senza la lotta delle operaie questa realtà non sarebbe emersa.

Ora occorre che questi controlli vadavo avanti e portino alla trasformazione di tutti i contratti di "associazione in partecipazione" in normali contratti di lavoro con i diritti retributivi, contributivi, normativi spettanti.
Questo non è affatto scontato, non ci possiamo fidare degli Ispettorati del Lavoro, e tantomeno del Ministero del Lavoro che potrebbe anche sconfessare le conclusioni degli Ispettorati del lavoro.
Anche per gli ispettori non si tratta solo di un accertamento tecnico ma di uno schieramento!

SLAI COBAS per il sindacato di classe

24/06/12

le donne dell'MFPR fanno paura agli stupratori. Bene!

Il Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario fa paura agli stupratori. Questo è bene!

Questi che riportiamo sono i titoli apparsi in grande evidenza su tutti i giornali il giorno dopo il 22 giugno in cui è proseguito il processo contro i 3 stupratori maggiorenni (uno tarantino Massimo Carnevale di 46 anni e due siciliani Filippo Landro di 27 anni e Salvatore Costanzo di 26 anni) di Carmela e durante il quale vi è stato il presidio del Mfpr al Tribunale di Taranto:

“Clima troppo acceso si sposti il processo – gli imputati contestano i cartelloni appesi all’esterno del tribunale in occasione della celebrazione del processo”;

“Suicida dopo lo stupro, l’imputato: “ho paura di essere linciato”;

“Ho paura, spostate il processo – la clamorosa richiesta ai giudici di uno degli imputati. Deciderà la Cassazione”;

“Violenza su Carmela, giudici ricusati – battaglia in aula”;

“uno degli uomini accusati di aver abusato di Carmela si sente minacciato”; ecc.

E le dichiarazioni contenute negli articoli sono ancora più esplicite da parte dello stupratore tarantino, Carnevale:

“Ho paura per la mia incolumità fisica. Ricevo minacce attraverso un blog e il giorno dell’udienza raggiungo il Tribunale camuffato perché temo di essere linciato. Questo processo non può svolgersi a Taranto”. E l’avvocato, Maurizio Besio, di questo stupratore ha presentato istanza per celebrare il processo in altra città!

Si lamenta che “sussistono gravi situazioni locali tali da turbare il regolare e sereno svolgimento del processo e la mia libera determinazione nella partecipazione allo stesso”; della “campagna mediatica organizzata dal padre di Carmela, attraverso alcuni blog; che “davanti al Tribunale si raduna un’agguerrita folla di manifestanti che non solo espone cartelli ingiuriosi nei miei confronti e degli altri imputati firmati dal Movimento femminista proletario rivoluzionario, ma soprattutto mi impedisce di raggiungere il tribunale liberamente costringendomi addirittura a celare le mie vere sembianze per timore di essere riconosciuto e quindi aggredito”.

Ebbene sì, noi vogliamo che gli stupratori abbiano paura della lotta delle donne!

Carnevale e gli altri due non hanno avuto nessuna remora nel novembre 2006 a violentare in due occasioni Carmela, che allora aveva 13 anni!, attirandola con una scusa all’interno di un camper e approfittando di una sua situazione psicologica difficile.

Ora pretendono “un clima sereno”, la salvaguardia della loro “libertà”…

Ma se lo scordino! E la Magistratura non si facesse complice, dopo che di fatto in tutti questi anni ha anch’essa offeso Carmela non arrivando ancora ad una condanna di uno stupratore!

Dopo l’udienza del 22 giugno durante la quale sono stati sentiti 4 testimoni, di cui, però, un medico che aveva visitato Carmela dopo lo stupro e due ispettori di polizia, hanno fatto dichiarazioni vergognose: dal “non ricordo” dei poliziotti, al “escludo segni di rapporti sessuali violenti” del ginecologo che all’epoca aveva fatto a Carmela una visita superficialissima, senza eseguire gli esami microscopici; il prossimo processo sarà il 21 settembre. Sarebbe giusto e necessario che non solo le compagne, le lavoratrici, disoccupate del Mfpr ci fossero, come sempre, e più di prima, ma altre compagne, altre donne si unissero. Vogliamo la condanna degli stupratori e attraverso questa lo smascheramento di istituzioni e magistratura; ma vogliamo anche, ebbene sì, che la mobilitazione delle donne non sia solo una testimonianza ma una realtà “pericolosa”!

Le compagne del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario – mfpr@libero.it

I diritti e l’autodeterminazione delle donne non si toccano

Riceviamo dalle lavoratrici del policlinico palermo

Finalmente una buona notizia per le donne dopo tante aberranti sentenze

La corte costituzionale boccia il ricorso del giudice tutelare di Spoleto

Il diritto d’aborto non si tocca!

Facendo leva sul pronunciamento dell’ottobre 2011 della corte europea sull’embrione, definito da questa come “soggetto da tutelarsi in maniera assoluta”, Il giudice tutelare di Spoleto, in merito ad una sedicenne che aveva intenzione di interrompere la gravidanza senza avvertire i propri genitori, ha messo in discussione la legittimità costituzionale dell’art. 4 della legge 194.

Ma Il suo dovere era solo quello di verificare l’adeguata maturità della minore e non di certo di decidere sulla possibilità di aborto, e così gli è andata male.

Purtroppo periodicamente ci riprovano ad affossare la legge sull’I.V.G., soprattutto in tempi come questi, da MODERNO MEDIOEVO, dove si respira un clima politico, ideologico e sociale che alimenta il maschilismo, oltreché la violenza più brutale, l’odio e l’uccisione delle “femmine”; dove riprendono alla grande le CROCIATE contro l’insieme dei diritti e l’autodeterminazione delle donne.

Il ritorno dell’oscurantista marcia per la vita e la campagna della CHIESA per la salvaguardia dell’embrione, lanciata a livello europeo, i convegni mondiali di quest’ultima sulla famiglia (si veda quello recente di Milano), il cui fine è quello di rimandare a casa le donne, di assoggettarle maggiormente,di renderle REMISSIVE, di continuare a cucire loro addosso il ruolo di mogli, serve, crocerossine, incubatrici ed “ammortizzatori sociali”, ne sono un chiaro esempio.

Così come lo è la scellerata politica governativa portata avanti anche dalla “ministra coccodrillo” FORNERO, che il primo regalo che ha fatto alle donne è stato quello di allungarne l’età pensionabile e quello di farle licenziare ancora più facilmente (attacco art. 18 e al pubblico impiego).

Di recente anche l’ISTAT è stata costretta ad ammettere che la vita delle donne è nettamente peggiorata, di fatto sono le più disoccupate, le sottopagate, le sottoimpiegate, le più precarie, le più sfruttate, dentro e fuori casa. In tal senso una statistica mondiale dell’ONU afferma che le donne italiane sono quelle che lavorano di più al mondo.

I diritti e l’autodeterminazione delle donne non si toccano

Li difenderemo con la lotta!

Lavoratrici SLAI COBAS per il sindacato di classe- Policlinico Palermo

21/06/12

stupro e morte di Carmela: continua a Taranto la lotta delle donne mfpr

Il 22 giugno saremo, come da anni in ogni processo contro gli stupratori di Carmela, al Tribunale di Taranto.
Non ci possono fermare certo nè le pressioni degli avvocati dei tre stupratori che vogliono lo spostamento del processo in altra sede per incompatibilità ambientale, a causa - come hanno detto - delle"manifestazioni di protesta del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario davanti al Tribunale"; nè le non tanto velate minacce degli stupratori e dei loro familiari a nostre compagne, con riferimenti a"macchine e porte che possono bruciare".
Chi vuole il silenzio, vuole che non si faccia in realtà nessun processo evuole violentare e uccidere per l'ennesima volta Carmela.Ma la protesta, la denuncia forte, l'iniziativa continua ad ogni udienza del MFPR, l'instacabile battaglia del padre di Carmela che nelle scorsesettimane ha fatto anche un presidio sotto il Ministero della (in)Giustizia a Roma, ottenendo un incontro e purtroppo solo promesse,lo sta impedendo!
Ma ciò che è anche inaccettabile e vergognoso è che in questa battaglia anche le donne istituzionali o di "movimento" che si riempiono la bocca, che fanno convegni sulla violenza contro le donne, non ci sono!
In una situazione in cui troppe donne nella nostra provincia vengono violentate, uccise, ultima, una donna di Laterza, noi dobbiamo fare del processo di Carmela un simbolo di lotta contro la violenza maschile, la doppia violenza da parte delle Istituzioni e di questo sistema sociale,contro l'oltraggio di una magistratura complice.
QUESTO LO DOBBIAMO FARE PER CARMELA E PER TUTTE LE DONNE!
Movimento Femminista Proletario RivoluzionarioTaranto- mfpr@libero.it

20/06/12

194: GIU' LE MANI DALLA LIBERTA' DI SCELTA DELLE DONNE


Aborto: Consulta, ricorso inammissibile la legge 194 non si tocca

20 Giugno 2012 - 17:44

(ASCA) - Roma, 20 giu - Nella seduta odierna della Camera di Consiglio la Corte costituzionale ha dichiarato ''manifestamente inammissibile'', la questione di legittimita' costituzionale dell'art. 4 della legge 22 maggio 1978, n. 194, sollevata dal Giudice Tutelare del Tribunale di Spoleto. Lo rende noto la Consulta.

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AGI Aborto: il 20 giugno Consulta esamina Legge 194

(AGI) - Roma, 7 giu. - E' stata fissata al 20 giugno prossimo la camera di consiglio in cui la Corte Costituzionale esaminera' l'atto con cui il giudice tutelare di Spoleto ha sollevato questione di legittimita' relativo alla interruzione di gravidanza di una minorenne. Il giudice di Spoleto ha infatti sollevato una questione di legittimita' dell'articolo 4 della legge 194/1978, inerente l'interruzione della gravidanza nei primi novanta giorni dal concepimento, e la facolta' della gestante che accusi circostanze comportanti un "serio pericolo" per la sua salute fisica o psichica: secondo il giudice, tale norma viola in particolare, gli articoli 2, (diritti inviolabili dell'uomo), 32 I Comma (tutela della salute) e rappresenta una possibile lesione del diritto alla vita dell'embrione, in quanto uomo in fieri. Il caso e' stato sollevato nell'ambito di un procedimento, riguardante una minorenne - nata nel 1995 - che aveva manifestato la volonta' di sottoporsi a un aborto senza coinvolgere i genitori, e per questo si era rivolta a un consultorio familiare accompagnata dal fidanzato, anch'egli minorenne. La ragazza aveva espresso "con determinazione" di voler abortire non ritenendosi in grado di crescere un figlio, ne' disposta ad affrontare un evento che per lei rappresenterebbe "uno stravolgimento esistenziale". Il giudice di Spoleto ha presentato ricorso alla Consulta citando anche una sentenza della Corte di Giustizia europea relativa alla nozione di "embrione umano". Il giudice relatore della causa sara' Mario Rosario Morelli.

18/06/12

Al fianco di Marinella. al fianco delle donne che denunciano e si ribellano agli stupri

Si terrà domani un'altra udienza per lo stupro di gruppo di Montalto.

Sappiamo bene qual è stato il clima che, sin dal primo giorno dopo la denuncia dello stupro di gruppo il 31 marzo del 2007 di Marinella, allora quindicenne, ha visto quasi un intero paese schierarsi pubblicamente al fianco dei “bravi ragazzi” “accusati ingiustamente” “se l'è voluta pure lei”, dopo la gogna a cui è stata sottoposta, il sindaco che aveva offerto dei soldi-40.000 euro di soldi pubblici- per la difesa degli otto “bravi ragazzi”, tra i quali un suo nipote, affidati in un primo momento alla messa in prova; gli avvocati, da parte loro, hanno tentato in tutti i modi di far slittare il processo, compreso il ricorso al legittimo impedimento, i tempi del processo si sono, quindi, prolungati.

“Stupro di Montalto, per i testimoni non fu violenza, così i titoli di alcuni giornali locali, all'indomani dell'udienza del 30 maggio. «Nessuno dei testi ha parlato di violenza – ha riferito l’avvocato Giorgio Bernardi, difensore di uno degli imputati -. Il quadro di abusi che sembrava emergere inizialmente non è stato quindi confermato. Per lo meno non dall’udienza e dalle deposizioni di oggi».

Organizziamo iniziative di solidarietà visibili, al fianco di Marinella.

Sappiamo bene come l'iniziativa a Montalto il 29 novembre 2009, seppure in poche, abbia contribuito a contrastare l'humus maschilista, le istituzioni che la legittimano, la criminalizzazione di Marinella. Sappiamo bene come questo clima non sia mai venuto del tutto meno e, probabilmente, le dichiarazioni sui giornali ne sono parte.

Il processo, che si tiene a porte chiuse, dopo la prossima udienza del 18 giugno, con la deposizione dei testimoni, sarà probabilmente seguita dall'ultima, conclusiva udienza.

Al fianco di Marinella, sempre!

mfpr

17/06/12

Sosteniamo! contro violenza/femminicidi!

Due avvenimenti importanti sono avvenuti nei giorni scorsi, da seguire e sostenere:

A Vicenza 12 amiche e amici di una ragazzina violentata e uccisa dall'indifferenza/complicità, per non dimenticare, per rompere la paura e il silenzio, per continuare a far sentire forte il "grido": basta alla violenza contro le donne", ma anche come sfida/autocritica verso i ragazzi e le concezioni maschiliste introiettate, hanno realizzato una sceneggiatura su questa realtà drammatica. La loro amica aveva subito violenza maschile, ma poi aveva subito un ulteriore violenza dalla magistratura che aveva liberato i suoi stupratori. Lei decide allora che serve a poco denunciare e combattere, e si uccide.

"Si chiama Black Out, il film scritto e interpretato dai ragazzi della Movie's Geyser. Questo film è stato il frutto di un lavoro collettivo, di questi amici, dai 16 ai 17 anni, delle discussioni con altre ragazze che hanno sutito le stesse violenze, con i loro genitori. "La sceneggiatura completata nel settembre scorso ha visto il primo ciak a Bassano del Grappa nel mese di dicembre". Il regista, uno dei volontari dell'associazione ha lanciato un appello per cercare un appoggio al progetto, ad esso hanno risposto alcuni professionisti. "ora Black Out è su facebook, alla ricerca di adesioni per arrivare ai distributori con numeri in grado di destare interesse".

E' un'iniziativa importante da sostenere e far circolare, perchè quello che è successo a Vicenza, succede a tante ragazze, da Marinella a Montalto, a Carmela a Taranto.


Proprio a Taranto è iniziato il procedimento giudiziario contro 30 imputati colpevoli di vessazioni contro lavoratori/lavoratrici agricoli rumeni trattati come schiavi, ma anche, verso le lavoratrice, costrette alla prostituzione in cambio di lavoro. Le donne avevano denunciato i ricatti sessuali le pressioni psicologiche di questi padroni, caporali.

Purtroppo, nei mesi scorsi l'accusa era stata ridimensionata e eliminata quella di "associazione per delinquere". Per questo è importante ora far uscire dal chiuso delle aule del tribunale questo procedimento e imporre un vero processo!

In realtà, anche qui, è il silenzio, sono le complicità, le altre inaccettabili violenze. In agricoltura non sono affatto casi rari l'imposizione da parte soprattutto dei caporali di prestazioni sessuali verso le braccianti: tante nel sud, in Puglia, anche italiane devono subire questi odiosi ricatti per andare a lavorare o mantenere il lavoro, e chiaramente tra queste sono soprattutto le lavoratrici straniere quelle doppiamente ricattate. Solo quando scoppiano dei casi eclatanti, il sindacato fa le lamentele e le denunce di rito, mentre nei 360 giorni non fa nulla. Ma la violenza, le pressioni sessuali verso le braccianti sono la "normalità", chi si ribella non viene più chiamata al lavoro!

Di tutto questo vogliamo che si carichi questo processo. Noi non possiamo avere alcuna fiducia nella magistratura e nello Stato - di fatto complici consapevoli di questa violenza e di questo razzismo - e useremo il processo soprattutto per dire alle lavoratrici: organizziamoci, lottiamo unite!


MFPR Taranto