09/03/26

A nostra madre, intervento di Luigia del Mfpr e della sorella Luisa al termine del corteo dell'8 marzo a L'Aquila

Bella, come la liberazione che riscattò la tua adolescenza da un'infanzia vissuta sotto la dittatura nazifascista.
Per il regime di Mussolini tu dovevi essere figlia della lupa e dovevi credere, obbedire e combattere. Ma tu eri figlia di un socialista e di una partigiana comunista. A te quel regime riservò guerra, fame, persecuzione, e i brandelli di carne di tuo fratello morto, mentre lavorava per la Resistenza. 
Quel dolore e quell'orrore lo hai portato con te tutta la vita, e lo hai raccontato, perché non dovesse ripetersi mai più. 
Eri credente sì, ma in un Dio universale e non sessista, non razzista. 
Ed obbedivi sì, ma solo al tuo cuore. 
E combattevi sì, ma per la libertà di tutte e tutti.
Hai sempre dovuto lavorare duramente per crescere i tuoi fratelli, le tue sorelle, le tue figlie, e non hai potuto continuare gli studi, ma hai vigilato sempre sulla nostra istruzione e sulla nostra educazione.
Ricordo quando arrivasti a scuola con papà per dare lezioni di democrazia al nostro maestro di quinta elementare, che aveva omesso di dirci che Hitler era un dittatore nazista responsabile di crimini contro l'umanità.
Accogliente e protettiva con tutt*, ma forte e testarda come una roccia, non sfuggivano alle tue lezioni le nostre compagne di scuola.
Venivano da noi a casa per giocare e tu non le lasciavi andare via se non ripetevano spedite i compiti di storia e geografia. Grazie alle tue lezioni le nostre amiche pastorelle presero le prime sufficienze. 
Eri la sentinella di una democrazia fragile, con i nervi scoperti dalla reazione clerico fascista che cercava di soffocare l'onda lunga della Resistenza, i venti degli anni 60/70, con le bombe nelle piazze e le controriforme in Parlamento. 
Tu non avresti divorziato, ma hai fatto una campagna attiva per il divorzio, casa per casa, convincendo anche le famiglie più lontane ed arretrate del paese a votare no al referendum abrogativo. 
Casa per casa, grazie alla tua campagna, fu istituito uno scuolabus per accompagnare i bambini e le bambine a scuola. Prima di esso, molt* di noi erano costrett* a recarvisi a piedi per km, munit* di bastoni o di frasche per difendersi da aggressori e pedofili. 
Tu non hai fatto soltanto la mamma, ma molto di più, Fernanda. 
Eri falegname, muratora, agricoltrice, hai lottato per l'emancipazione tua e di tutte le donne.
A modo tuo hai combattuto contro un ritorno al passato. Un ritorno che però c'è stato perché non tutti hanno avuto l'onore di partecipare alle tue campagne, di ascoltare i tuoi ricordi.
E quel passato è tornato, più feroce di prima, con il suo carico di guerra, morte, insicurezza, fame e repressione.
Sei ritornata bambina quando ti sei ammalata e abbiamo cercato di proteggerti da quell'orrore che tornava. 
Ma tu lo sentivi ugualmente. 
Nonostante spegnessimo la TV e non portassimo giornali a casa, tu rivivevi la guerra, il genocidio, il moderno nazifascismo. 
Quando arrivava la notte cercavi rifugio dalle bombe e volevi ci blindassimo in casa, chiudendo serrande e finestre. 
Forse avevi ragione tu, dovevamo rinchiuderci in casa e contare solo sulle nostre forze anche per fronteggiare la tua malattia. Forse, anzi, sicuramente, non potevamo contare su un sistema sanitario a misura del profitto e non dell'umanità.
Ma ci siamo illuse che un briciolo di questa umanità fosse rimasto e ti abbiamo messo nelle mani fameliche di una struttura privata convenzionata, l'unica accreditata a trattare la tua malattia senza averne i requisiti.
Un infermiere su 85 pazienti per risparmiare sui costi del personale, sporcizia e insicurezza degli ambienti e malati abbandonati a sé stessi perché i soldi pubblici servono per la guerra e non per investire sulla sanità e le cinture di contenzione per trattenere la tua ribellione, anche quando non avevi più la forza per muoverti, anche quando dormivi profondamente da giorni, per i sedativi e per la debolezza, perché lì hai smesso di nutrirti e idratarti. E qualcun* lì ha avuto anche l'intollerabile arroganza di chiederci "ma che le avete dato per farla stare così?" "Così", ovvero in uno stato soporifero profondo innaturale. Noi, che cosa le abbiamo dato???!!!! Loro, che cosa le hanno dato o non dato!!!!!!!!
Avremmo dovuto dar retta al nostro istinto e portarti via subito fuori da lì, mamma, ma ci dicevano che dopo le prime settimane ti saresti ambientata, che ovunque, non solo lì, il personale sanitario era poco e le cose non sarebbero andate diversamente. E poi quella valutazione: "paziente con demenza", che non lasciava scampo: curarti a casa era impossibile senza un capitale, senza poter pagare un medico, un infermiere privato e due badanti di giorno e di notte che ti accudissero ogni volta che sarebbe servito.
Avevi perlomeno altri due o cinque anni di vita dignitosa e libera davanti a te.
Avevi bisogno di una terapia adeguata e ti è stata negata.
Avevi bisogno di dolcezza e hai trovato violenza. 
Avevi bisogno di amore e hai trovato dolore.
Sei morta da sola mamma, di fame, di sete e di malattie, in una struttura sanitaria che avrebbe dovuto curarti e non lo ha fatto perché doveva risparmiare sul personale sanitario.
Non accettiamo le condoglianze di chi si è reso complice di un sistema inumano, basato sul profitto, sulla guerra e sulla sopraffazione.
Un sistema che vorrebbe farti nascere a comando per la guerra e per il profitto dei padroni assassini. 
Un sistema incarnato non soltanto dagli attuali governi a livello nazionale e regionale, ma anche da quelli precedenti, che ti uccide quando non servi più, quando sei vecchio, fragile o ribelle.
L'orrore del passato è tornato mamma, e noi ti vendicheremo. 
La tua morte, come quella di tante persone, uccise da questo sistema capitalista imperialista saranno lo sprone per una nuova Resistenza e per una vera liberazione. 
Arrivederci amore nostro!!!!
Bella ciao!!!!

8 marzo dall'India - liberare tutte le prigioniere politiche


In occasione della Giornata Internazionale della Donna, dedicata alle donne che in tutto il mondo lottano per il rispetto, la giustizia, l'uguaglianza e la libertà, la Campagna contro la Repressione di Stato (CASR) esprime la sua solidarietà.
Mentre la Giornata Internazionale della Donna è celebrata come simbolo di emancipazione femminile e resistenza in tutto il mondo, molte prigioniere politiche in India sono state rinchiuse in carcere per molti anni senza essere sottoposte a frequenti processi, sotto leggi crudeli come l'UPA.
La CASR condanna fermamente la costante detenzione di attiviste, avvocate e insegnanti ai sensi dell'UAPA, con accuse fittizie. Molte di queste donne sono state sottoposte a processo e hanno trascorso anni in prigione senza mai concludere i loro casi. Coloro che sono stati condannati a una incarcerazione ingiusta

    Syeda Asia Andrabi, condannata a 8 anni di carcere
    2. Sophie Fehmida, condannata a 8 anni di carcere
    3. Nahida Nasreen, condannata a 8 anni di carcere
    4. Avvocato Bellala Padma, sotto processo 2 anni e 9 mesi
    5. Binda Sona, sotto processo 2 anni
    6. Prabha, sotto processo 2 anni e 6 mesi
    7. Sunita Potham, sotto processo 1 anno e 9 mesi
    8. Sheila Marandi, sotto processo 4 anni e 4 mesi
    9. Jayeta Das, sotto processo 4 anni
    10. Narla Education, sotto processo 8 mesi
    11. Cosy, 3 anni
    12. Savitri, sotto processo 4 anni
    13. Woolmaya, sotto processo 2 anni
    14. Kamala, sotto processo 2 anni e 8 mesi
    15. D. Devendra, sotto processo da 3 anni e 8 mesi
    16. C.H. Shilpa, sotto processo da 3 anni e 8 mesi
    17. K. Sirisha, sotto processo da 2 anni e 9 mesi

Ci sono molte persone che non sono in questa lista.
Queste donne rappresentano molte lotte in diversi ambiti. Il governo sta abusando dell'UAPA per renderle un reato, per sopprimere la loro voce e per trattare la fiducia politica come un crimine. La maggior parte di queste donne proviene da contesti tribali e rurali. Tutte hanno partecipato attivamente a varie attività per la liberazione delle donne prima degli arresti. Invece di affrontare le questioni relative ai legittimi diritti alla terra, alle libertà civili e alla giustizia sociale da loro sollevate, lo Stato le ha etichettate come "terroriste" e le ha incarcerate in base a rigide norme antiterrorismo. Le condizioni di queste donne prigioniere sono molto gravi. La maggior parte di loro è sotto inchiesta. Il principio fondamentale del diritto è l'assoluzione fino a prova contraria. A causa delle rigide norme sulla cauzione previste dall'UAPA, è obbligatorio il carcere prima che il reato possa essere provato.
Le donne in carcere affrontano gravi problemi di ansia.
Molte affermano che la salute fisica e mentale peggiora a causa della detenzione prolungata, della mancanza di cure mediche adeguate e della severa detenzione. Alcune persone hanno avuto gravi problemi di salute riproduttiva, come l'aborto durante la detenzione.
La Giornata internazionale della donna è una celebrazione della giustizia, dell'uguaglianza e dell'impegno per i diritti delle donne. Ma oggi, i leader del governo, da un lato, pronunciano discorsi sull'emancipazione femminile e, dall'altro, la costante detenzione di queste prigioniere politiche è una testimonianza di questa duplice tendenza.
Il CASR ritiene che la detenzione di attiviste ai sensi delle leggi antiterrorismo sia un attacco ai diritti democratici. Il crescente numero di arresti ai sensi dell'UAPA implica che la legge venga utilizzata per reprimere l'opposizione politica, i movimenti per i diritti umani e altri movimenti di base pubblici, piuttosto che per contrastare il terrorismo. In questa Giornata Internazionale della Donna, il CASR avanza le seguenti richieste:

Tutte le prigioniere politiche incarcerate ai sensi di altre leggi brutali, inclusa l'UAPA, devono essere rilasciate immediatamente.
2. Tutte le donne in carcere devono ricevere cure mediche immediate.
3. L'abuso della legge antiterrorismo deve essere fermato per trattare il dissenso e le attività democratiche come reati.
4. Un processo rapido ed equo deve essere condotto in tutti i casi in carcere, in quanto detenute sotto processo da diversi anni.

Il CASR ha chiesto alle istituzioni democratiche, alle organizzazioni femminili e ai gruppi per i diritti civili di far sentire la propria voce in favore di queste donne che vengono incarcerate ingiustamente.
Tutte le prigioniere politiche devono essere rilasciate immediatamente.
L'UAPA deve porre fine agli abusi.
Proteggere i diritti democratici.

Campagna contro la repressione statale   (CASR)

Viva l'8 marzo di lotta - Oggi sciopero delle donne!


Quest'anno, doppia mobilitazione, doppia giornata di lotta perché l'8 marzo cade di domenica e ci sono state manifestazioni dal nord al sud di questo paese, ma collegate a lunedì in cui c'è lo sciopero delle donne.

Sin dal lontano 2013 in questo paese lo sciopero delle donne ha scandito ogni anno questa giornata importante di lotta delle donne.

Nel 2013 sull'onda di un forte appello che arrivò dal movimento delle donne, in particolare di alcuni paesi, dall'Argentina al Nepal, come Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario lo promuovemmo per la prima volta e fu un evento eccezionale, una scintilla, che da allora in questo paese ha illuminato, ha prodotto nuove scintille e nuovi fuochi in un percorso che ha visto positivamente il movimento femminista maggiormente rappresentato da Non una di meno, assumere questa parola d'ordine dello sciopero.

Ci piace rivendicare il significato storico della giornata dell'8 marzo, anche a fronte dell'azione nefasta della borghesia dominante, peraltro oggi rappresentata dal governo fascista Meloni, che mira sempre a cancellare la memoria storica di determinate giornate di lotta che sono giornate che hanno un profondo valore anche di classe, perché la giornata dell'8 marzo, lo vogliamo ricordare, si lega alla manifestazione che l'8 marzo del 1917 ci fu a San Pietroburgo delle donne, delle operaie per chiedere la fine della guerra, che poi fu confermata successivamente nel 1921 durante la seconda conferenza delle donne comuniste a Mosca, proprio per ricordare la protesta del 1917.

Come compagne femministe, proletarie e rivoluzionarie rivendichiamo questa storia e la riportiamo nel suo significato originario anche nella giornata dell'8 marzo di quest'anno, e nello sciopero delle donne, uno sciopero che seppur parte dalle lotte immediate, dalle rivendicazioni anche di tutti i giorni, si allarga a tutta la condizione di oppressione e di sfruttamento della maggioranza delle donne prodotta da questo sistema capitalista e imperialista in cui viviamo, che pone come una delle sue basi per la sua stessa esistenza proprio la condizione di doppia oppressione della maggioranza delle donne.

Come compagne attive anche nel sindacato, lo Slai cobas per il sindacato di classe, abbiamo proclamato lo sciopero delle donne del 9 marzo anche quest'anno, non come fatto meccanico o rituale o di semplice appoggio all'appello che è arrivato dal movimento Nudm a tutti i sindacati, perché per noi la proclamazione dello sciopero delle donne è un fatto che va più in fondo, lo sosteniamo attivamente lavorando sia tra le lavoratrici che organizziamo direttamente, sia tra quelle che non organizziamo direttamente ma che cerchiamo di raggiungere o con cui cerchiamo di collegarci con i mezzi e con le forme che abbiamo a disposizione per portare appunto il messaggio dello sciopero delle donne, che cosa significa questo sciopero delle donne. Uno sciopero che chiaramente parte dai posti di lavoro e dalle situazioni di precarietà lavorativa, ma si allarga a tutta la condizione di doppio sfruttamento e di doppia oppressione delle donne.

Infatti la piattaforma che stiamo promuovendo anche quest'anno, è una piattaforma ampia che tocca tutti gli aspetti, dalla questione del lavoro, che è al primo punto di questa piattaforma, perché il lavoro per tutte le donne significa emancipazione, significa anche indipendenza economica dall'uomo, significa collegarsi anche alle altre donne che lavorano, significa organizzarsi per la lotta su tutti gli aspetti, contro la precarietà, per la lotta per i salari, contro le discriminazioni per lo stato familiare, per la maternità, per l'orientamento sessuale, per la razza, sulla questione della salute e sicurezza legata alla condizione delle donne, quindi anche della salute delle donne, della salute riproduttiva, della dignità delle lavoratrici; la questione specifica delle lavoratrici immigrate, ancora più sfruttate e oppresse; tutta la questione legata ai servizi sanitari, ai servizi sociali, alla questione degli asili, ai servizi di assistenza per anziani che vengono sempre più tagliati e attaccati e oggi più che mai con questo governo Meloni che mette sempre più soldi per la guerra e toglie alla scuola, alla sanità, ai servizi sociali, scaricando il lavoro di cura, assistenza sulla maggioranza delle donne che per questo Stato devono essere sempre più un ammortizzatore sociale gratuito che deve fare fronte al peso del lavoro di cura, contro il carovita, il carobollette; per la questione delle donne immigrate, con tutto quello che comporta la condizione di vita delle donne immigrate; per le donne detenute, contro la repressione delle lotte delle lavoratrici, per la cancellazione delle leggi infami, per le condizioni scellerate del governo Meloni fascista e sessista e razzista, quindi dal decreto Caivano, decreto Sicurezza, attacco al diritto di sciopero; tutta la questione legata alla grave questione della violenza sulle donne e dei femminicidi, con tutto quello che riguarda da un lato l'attacco alla vita delle donne; così la questione dell'attacco al diritto di aborto e alla libertà di scelta delle donne e al diritto all'autodeterminazione delle donne, contro la riforma reazionaria e moderno-oscurantista della scuola che vuole portare avanti con questo governo Meloni e in particolare con il ministro Valditara, una scuola che deve essere sempre più al servizio della concezione ideologica “Dio, Patria, Famiglia” e che fino ad oggi ha negato la cosiddetta educazione sesso-affettiva nelle scuole.

Vi è il collegamento nella parte finale di questa piattaforma alla lotta delle donne in tutto il mondo, quindi da un lato la denuncia della condizione di oppressione, pesantissima oppressione che le donne subiscono nel mondo e che vede oggi il cuore di questa oppressione in quello che hanno subito e stanno subendo le donne palestinesi; ma dall'altro anche la forza della lotta delle donne, quindi dalla resistenza delle donne palestinesi alle donne che lottano nel mondo contro la guerra imperialista, alle donne in prima fila nelle lotte rivoluzionarie come in India e nel mondo intero.

Una piattaforma che è in divenire, che vuole porre la necessità oggi più che mai della lotta contro un governo come quello della fascista Meloni che vuole imporre una sorta di moderno medioevo - non ultima la questione dell'ennesimo pesantissimo attacco alle donne sulla questione degli stupri, del Ddl Bongiorno, che vuole eliminare il consenso; la necessità di lottare e ribellarsi ovunque e su ogni aspetto di oppressione, negazione dei diritti, di attacco alla nostra condizione di vita.

Strappare anche uno di questi obiettivi che abbiamo posto in questa piattaforma delle donne è importante per essere più forti per la lotta più generale contro questa società capitalista e imperialista e per la necessaria lotta rivoluzionaria in cui le donne possono portare una marcia in più per rovesciare e trasformare la terra e il cielo, perché a noi viene negato tutto, mentre invece vogliamo tutto e vogliamo che tutta la nostra vita deve cambiare.

Il senso di questo sciopero è proprio questo, partire sì da quelle che sono le istanze immediate, le battaglie immediate che vengono fuori dalla condizione oggettiva e che abbiamo tratto dalle stesse lavoratrici durante le lotte che organizziamo, ma anche dalle inchieste che si sono fatte nei posti di lavoro, e dall'analisi della condizione in cui le donne vivono; quindi partire da queste lotte ma per allargarsi a quella che è tutta una condizione ampia, a 360 gradi di sfruttamento e di oppressione che pone la questione che è tutto il sistema capitalista la vera causa di questa condizione di oppressione generale, un sistema che non può essere migliorato, ma che deve essere distrutto.

Nello stesso tempo, quindi, uno sciopero che deve avere una valenza strategica, una prospettiva strategica che definiamo rivoluzionaria perché necessariamente deve mettere in discussione tutto, fino alle radici di questo sistema borghese capitalista e imperialista che è la vera causa dell'oppressione della maggioranza delle donne.

Quando diciamo maggioranza delle donne, diciamo le donne proletarie, le donne lavoratrici, le precarie, le disoccupate, le immigrate, tutte coloro che sono soggette a questo doppio sfruttamento e doppia oppressione.

Noi mettiamo in campo le battaglie quotidiane, immediate, ma come donne proletarie non possiamo illuderci nella soluzione di ottenere piccoli spazi o miglioramenti in questo sistema, perché la condizione stessa che viviamo pone la necessità di andare alla fonte. Vogliamo tutto, tutta la nostra vita deve cambiare. Per questo dobbiamo andare alle radici, e le radici sono questo sistema capitalista e imperialista che deve essere combattuto a 360° in ogni ambito, e noi donne dobbiamo essere in prima linea in questa lotta. Un percorso che sicuramente non è facile, ma che è necessario e non è rinviabile.

08/03/26

Lunedì 9 marzo ore 17 presentazione di un nuovo opuscolo del Mfpr

Link per collegarsi alla presentazione on line

8 marzo sit in itinerante a Taranto - FESTEGGEREMO QUANDO SAREMO TUTTE UGUALI! A domani!

L'8 marzo a Taranto purtroppo non ha visto cortei, presidi, come noi compagne del Mfpr invece avevamo proposto. Peccato!

Ma noi, pur avendo le principali iniziative il 9 marzo con sciopero delle donne/lavoratrici, presidi e in serata presentazione di un nuovo opuscolo e film "7 minuti", non ce ne siamo state a casa. 



Abbiamo fatto un sit-in itinerante visibile e sentito, con varie "postazioni", soprattutto al centro - dove c'era parecchia gente - in piazza Ramellini, ecc.; con una vasta affissione di locandine, e propaganda/agitazione col megafono, appello alla giornata del 9, e brevi interventi su cosa deve essere l'8 marzo - giornata di lotta internazionale delle donne, delle proletarie - sugli attacchi alle donne che ci propina il governo Meloni, e sull'appello ad unirci e lottare. Una iniziativa contro una trasformazione - mai come quest'anno a Taranto - di fare dell'8 marzo una giornata "commerciale" di vendita di fiori, come la "festa della mamma", ecc. 

Nel chiamare le donne, le lavoratrici alle iniziative di lotta di domani: 

ORE 10 piazza Castello - ORE 11 piazza Della Vittoria (speriamo che il tempo ci assista...) e la sera alle 17 presso la saletta Red Point Cafè via Polibio, 69 - di fronte Ist. magistrale Vittorino, presentazione di un nuovo opuscolo: Riprendiamoci la Kollontaj" e a seguire il film di operaie "7 MINUTI". 

riportiamo un intervento:  

"Un 8 marzo con e per le donne proletarie la cui vita è sempre più complicata, con le donne che ancora non riescono o non posso emanciparsi da questa società patriarcale e capitalista, con tutte le donne che lottano contro il capitalismo, l'imperialismo e il fascismo, con le donne detenute, con le compagne rivoluzionarie incarcerate dallo stato borghese, con le compagne palestinesi, con le compagne guerrigliere combattenti!

Un 8 marzo che sia giornata di lotta rivoluzionaria, rossa, proletaria e Internazionalista!
Un 8 marzo contro l'imperialismo, il colonialismo, il sionismo!
Un 8 marzo che sia conflittuale e contrapposto alla banale ritualità borghese attribuita a questa giornata e che tenta di utilizzare la questione di genere e le donne per giustificare la violenza di classe!
Un 8 marzo per tutte le donne che hanno lottato e che lottano, per tutte le rivoluzionarie prigioniere che resistono senza mai arretrare di un passo continuando a contribuire alla lotta contro lo stato borghese!"

8 marzo - Torino - «Se le nostre vite non valgono, noi scioperiamo»: corteo per l'8 marzo organizzato da «Non una di meno»

infostampa di Alberto Giulini

Migliaia di persone hanno sfilato nel centro di Torino nella prima delle tre giornate di mobilitazione per l’8 marzo. Il lungo serpentone, partito da piazza XVIII Dicembre, ha raggiunto piazza Vittorio Veneto a ritmo di musica tra interventi, slogan e fumogeni colorati

immagine.png

Migliaia di persone hanno sfilato sabato pomeriggio, 7 marzo, nel centro di Torino nella prima delle tre giornate di mobilitazione per l’8 marzo. «Se le nostre vite non valgono, noi scioperiamo», recitava lo striscione che ha aperto il corteo organizzato dal collettivo transfemminista Non una di meno

Il lungo serpentone, partito da piazza XVIII Dicembre, ha raggiunto piazza Vittorio Veneto dopo aver attraversato le vie del centro a ritmo di musica tra interventi, slogan e fumogeni colorati.

La mobilitazione proseguirà domenica 8 marzo con iniziative diffuse in vari quartieri della città dalla tarda mattinata fino alla sera. Lunedì 9 marzo, in occasione della giornata di sciopero transfemminista, è previsto a partire dalle 10 un presidio davanti al tribunale di Torino per contestare il ddl Bongiorno: «Se fosse approvato sarebbe un salto indietro inaccettabile e pericoloso, tutela chi ha abusato».

Appello internazionale per l'8 marzo nelle fabbriche - Coordinamento Internazionale operai/operaie Auto per la Giornata Internazionale della Donna, 8 marzo 2026

Coordinamento Internazionale Lavoratori Automotive


International Coordinating Group Internationale Koordinierungsgruppe Grupo Internacional de Coordinación Grupo Internacional de Coordenação

Groupe de coordination internationale Gruppo di coordinamento internazionale eMail: icog@iawc.info ; contact@iawc.info website: www.automotiveworkers.org Donation account: Erwin Dietrich

IBAN DE58 7001 0080 0349 3138 02 BIC PBNKDEFFXXX

1 marzo 2026

Appello dell’ICOG per la Giornata Internazionale della Donna, 8 marzo 2026:

Combattiamo contro l’oppressione, sfruttamento

e discriminazione delle donne in tutto il mondo!

In tutto il mondo, sempre più persone si ribellano contro fascismo, guerra, smantellamento delle conquiste sociali e contro l'offensiva dello sfruttamento sui posti di lavoro. Negli Stati Uniti, sfidando il gelo, molte donne hanno preso parte alla resistenza contro le squadre terroriste dell’ICE di Trump. E Trump ha dovuto ritirarle. Negli ultimi tre anni, circa 30 milioni di persone hanno manifestato contro il genocidio perpetrato a Gaza dal governo israeliano. Aumentano anche le proteste contro i licenziamenti, il lavoro precario nei luoghi di lavoro e tra i giovani, per un futuro senza sfruttamento e oppressione.

Non è un caso che le donne siano in prima linea nelle proteste. Nella nostra società, affrontano molteplici forme di oppressione, sfruttamento e discriminazione. La situazione è aggravata da disastri come le guerre, le calamità naturali, inondazioni, incendi ecc. che spesso portano allo sfollamento di persone, donne e bambini che, in fuga da un paese all'altro, si trovano ad affrontare I rischi della migrazione e oggetto dell'odio di fascismo e razzismo, vittime stupri e violenze.

In alcuni paesi, come il Brasile, la violenza gli omicidi di genere e sono di nuovo in aumento.

Anche in paesi apparentemente stabili e liberi dalla guerra, le lavoratrici subiscono quotidianamente sui luoghi di lavoro lo sfruttamento del capitale monopolistico. Sono particolarmente colpite a per il loro genere e spesso anche per il colore della pelle, in violazione di tutte le leggi vigenti sul lavoro e i diritti umani.

In diversi settori le donne hanno difficoltà a trovare lavoro perché i colleghi maschi hanno priorità nelle assunzioni. Anche quando sono assunte, raramente vengono prese in considerazione per promozioni e di solito ricevono salari e stipendi significativamente inferiori fin dall'inizio. Nella recente Terza Conferenza Internazionale dei Lavoratori dell'Automotive tenutasi a Pune, India, a novembre 2025, Il Coordinamento Internazionale dei Lavoratori dell'Automotive ha adottato diverse risoluzioni. Abbiamo affermato che combatteremo, resisteremo e denunceremo sui posti di lavoro lo sfruttamento e la discriminazione, come quella di genere e sessista, in ogni azienda e società.

Alla Terza Conferenza Internazionale dei Lavoratori dell'Automotive tenutasi a Pune, è emerso chiaramente che deve essere una lotta organizzata e coordinata a livello mondiale, non solo con proteste e manifestazioni limitate nei singoli paesi. Dobbiamo agire invece come una vera e propria forza internazionale.

Le donne, come tutti i lavoratori dell'auto, non devono essere sole in questa lotta, e perciò abbiamo anche deciso di partecipare alle lotte più generali contro la guerra, il fascismo, il razzismo, la devastazione ambientale e i pericoli di guerra nucleare.

Siamo pienamente consapevoli che la causa di tutte le nostre sofferenze ha un'origine comune nel sistema del capitalismo e dell'imperialismo. Riteniamo perciò che la completa libertà ed emancipazione delle donne sta nel superamento del sistema capitalista.

Avanti nella lotta contro l'imperialismo, il capitalismo, il patriarcato, la guerra, il fascismo e la devastazione ambientale, avanti!

Avanti nella lotta per la parità di diritti e la giustizia per donne e ragazze!!!

Avanti verso la completa emancipazione delle donne, avanti!!!