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21/03/26
Formazione rivoluzionaria delle donne - Chiang Ching - La rivoluzione nella rivoluzione di una donna comunista
Siete voi i veri violentatori - Noi donne diciamo NO!
Da un intervento sul referendum di una compagna del Mfpr di Palermo
La Meloni vergognosamente nella sua becera propaganda per il Sì per questo referendum sta strumentalizzando ancora una volta la questione delle donne sulla questione della violenza sessuale e la questione dei corpi delle donne, un governo fascista e sessista per cui noi donne valiamo socialmente in questa società solo se facciamo figli, una Meloni che si permette di dire che se passa il NO avremo poi giudici che libereranno stupratori e violentatori e immigrati quando questo è un governo che ha già liberato gli stupratori e violentatori, è un governo che sulla questione della violenza contro le donne ha emanato due leggi che da un lato trattano la questione solo da un punto di vista di aumento delle pene ma soprattutto di ordine pubblico e di controllo della vita delle donne e dei corpi delle donne e dall'altro lato vuole far passare la vergognosa legge del ddl Bongiorno con l'eliminazione del consenso che è una una legge che legittima la violenza sulle donne.
Chi ha liberato gli stupratori sono loro e lo conferma l'ultimo femminicidio che c'è stato proprio a Messina, di una donna che è stata uccisa dal suo ex compagno che era agli arresti domiciliari ma che è potuto uscire liberamente per andare ad ucciderla perché questo essere schifoso avrebbe dovuto portare il braccialetto elettronico ma, guarda caso, i braccialetti elettronici erano finiti. Quindi è il governo che libera e non in questo caso i magistrati che vengono attaccati.
Come donne dobbiamo veramente essere indignate su questa cosa e il NO delle donne significa anche rimandare al mittente questa becera strumentalizzazione della nostra condizione di vita sotto attacco da ogni punto di vista da parte di questo governo fascista, sessista, contro il quale ci dobbiamo impegnare tutte in ogni ambito nel lottare per cacciarlo.
20/03/26
"Voterò NO! Una vittoria del sì sarebbe una vittoria del fascismo al governo" - compagna proletaria di #iostoconlapalestina Taranto
Votare no. Perche' lo faro'. Non c'e' dubbio che una vittoria del sì purtroppo sarebbe una vittoria del fascismo al governo, ed e' questa l'unica motivazione politica e politicizzata che do al mio voto.
Ho pensato al "voto per dispetto" come d'altronde feci al Referendum di Renzi nel dicembre 2016… Si va a votare contro uno schieramento di destra, non certo per abolire o "cambiare" schifezze e nefaste responsabilita' di esse di una giustizia borghese e di classe, nefaste e responsabilita' che sono anche dei cosiddetti "partiti d'opposizione" che sventolano il no...(pero' e' bello sventolare la bandiera - bianca- dei diritti dopo aver ammainato quella dei diritti costituzionali e stracciato, almeno dal 1945, quella rossa…).
Per la destra fascista questo quesito e' una pacchia perche' serve a trasformare il sì del referendum in un sì alle loro politiche liberticide, fasciste, antipopolari, omofobe, islamofobe, razziste, sessiste, femminicide, genocidiarie, guerrafondaie, poliziesche, lobbistiche, all'insegna della corruzione e del malaffare; serve per avere sempre piu' "mani libere" e ad ufficializzare la loro natura delinquenziale attraverso apparati ben assoggettati che la legalizzano. Un esempio è l'abolizione del reato di abuso d'ufficio che altro non e' che abusi di potere.
Vorrei pero' ridimensionare il senso dell'appuntamento referendario che mi portera' a votare no. Andro' a votare come ci andai soltanto nel 2016 contro il referendum Renzi-Pd..., ma come abbiamo constatato il progetto di alterazione costituzionale fu solo rimandato…
E siamo all'oggi: non andro' a votare per chissa' quale miraggio alternativo di una giustizia borghese e di classe. Questo Stato non rappresenta gli sfruttati, i proletari che, anzi, sono il suo cibo con cui nutrirsi
ed arricchirsi, non rappresenta le donne, i loro sacrosanti diritti, non ne garantisce ne' il pane ne' le rose, anzi li nega e li calpesta. E le leggi che lo Stato borghese emana sono a sua garanzia esistenza e sussistenza, a immagine e somiglianza della sua classe borghese e capitalista, all'insegna del profitto e della illegalita'.Questo Stato si abbatte insieme a tutto il suo ambaradan di apparati che ne sono colonne portanti. Non si cambia, non si riforma!
Ma bisogna stare coi piedi per terra. Nel contesto politico attuale. E a volte, i "passi" possono essere "calci" sferrati al potere che creano delle crepe, che scalfiscono, che sfidano l'insopportabile arroganza, la nauseabonda presunzione mafiosa, malavitosa, d'impunita', d'intoccabilita' di questo governo, d'"invincibilita”.
Un po' come la presunzione d'intoccabilita', invincibilita' ed "impenetrabilita'" del genocida Israele prima dell'ottobre del 2023 e delle azioni legittime della Resistenza.
Ecco, appunto, votero' no come atto di resistenza all'attuale governo liberticida della Meloni, alle sue malefatte di ogni ordine e grado, alle sue complicita' col genocidio in Palestina e le guerre ai popoli, con gli sterminii in atto in Iran; ai sotterfugi loschi ed alle protezioni con accompagnamento in Libia di stupratori e criminali perseguiti da mandati di cattura internazionale; per aver concesso vacanze e relax in Italia agli assassini nazisionisti dell'esercito israeliano, per aver fatto passare nei nostri cieli Netanyhau; per i morti ammazzati sul posto di lavoro, per le donne ammazzate dal loro “dio-patria-famiglia”, per il cimitero di disperati in un profondo mar Mediterraneo, per i continui ladrocinii convertiti in compravendita di armi ed armamenti, convertiti in spedizioni di morte alla tavola dei suoi compari di merende di carne umana di donne e bambini, per le violenze continue perpetrate dalla sua classe, dalle sue lobby di potere economico e quindi politico, nazionale ed internazionale; votero' no per i suoi apparati militari sempre piu' armati e sempre piu' impuniti, sempre piu' autorizzati alla violenza e allo stato di assedio del territorio da decreti e “pacchetti sicurezza” per reprimere meglio e di piu'.
Votero' no per il corpo violato ed immolato al sacrificio delle donne, stuprato non solo da un uomo, ma dallo Stato, prima per pregiudizio e adesso per legge!
Votero' no a "lor signori" giullari di corti altrui, americane, israeliane, che per loro conto condannano ed imprigionano partigiani palestinesi nelle carceri italiane.
No ai loro travestimenti e doppiafaccia, ipocriti servi e cantori del potere delle armi e delle guerre, signori dal fare parolaio e acchiappavoti e consensi che li fa da coltre per offuscare quel che sono stati (fascisti di Salo' e del ventennio) e quel che realmente sono.
Votero' no cosciente che il no sara' e dev'essere altrove, dove e' la lotta e lo scontro di classe che potra' incidere realmente e rovesciare i tavoli imbanditi delle loro feste e banchetti... - ed il nostro non sara' un pranzo di gala.…
Votero' no anche perche' questa campagna referendaria del governo dimostra la sua presunzione di impunita' anche nell'imbrogliare "l'elettorato" con la sicurezza di raccoglierne il consenso per finalita' occulte e non dichiarate, e una delle finalita' e' liberarsi del potere giudiziario, quel potere giudiziario che talora, a volte, "incastra" anche i potenti.
Voto no consapevole e convinta che dalla sua affermazione non passa la vita ed il destino della classe proletaria. La vita ed il destino, dal qui ad una prospettiva prossima o futura nel tempo deve cambiare e cambiera' soltanto con la lotta contro la classe dominante borghese che si fa Stato. Consapevole e cosciente di additare e riconoscere nel dominio della borghesia il reale nemico comune e combatterlo in ogni forma o formula esso appaia e si manifesti, con la lotta sempre piu' conflittuale e "capace". Capace anche nel senso di mettergli realmente paura.
18/03/26
Alle donne eroiche della Comune di Parigi - Canzone
Jean-Baptiste Clément, con la sua famosa canzone Le Temps des Cerises (Il Tempo delle ciliegie), rese omaggio alle donne eroiche della Comune del 1871, la maggior parte semplici lavoratrici che pagarono a caro prezzo la loro lotta per la libertà, l’uguaglianza e la fraternità.
17/03/26
Perchè dobbiamo votare NO al referendum - Da una compagna del Mfpr di Milano
Sono lavoratrice della scuola, impegnata nella solidarietà internazionalista, compagna del mfpr.
Mi esprimo nettamente per il NO e invito a votare NO a questo referendum. Questa decisione parte proprio dall’essere donna: questo governo ha usato continuamente il tema delle donne e delle sue politiche verso le donne per affermare in netto contrasto con la realtà che mai come ora si è ridotta la disoccupazione delle donne, è migliorata in generale la loro condizione. Non ha mai smesso di intervenire da un punto di vista legislativo per affermare che si occupa di tutto ciò che riguarda le donne, interviene in loro difesa, mentre, a partire dal reato di femminicidio come reato autonomo, le leggi che fa hanno come effetto solo più repressione, più oppressione, più controllo, per finire col ddl Bongiorno per cui si cancella il concetto di consenso libero per sostituirlo con quello di dissenso, è la donna che deve dimostrare di aver resistito abbastanza.
Tutte queste leggi promosse da questo governo apparentemente a favore delle donne, sempre a ridosso di date simbolicamente e praticamente importanti quali 25 novembre e l’8 marzo, in realtà servono per far passare, rafforzare nella società una concezione reazionaria, fascista verso le donne, di cui continuamente viene ribaltata la loro narrazione, il loro significato dalla Meloni e dai ministri del suo governo.
Lo si è dimostrato con la repressione in piazza delle donne che dimostravano la loro contrarietà a questi provvedimenti – vedi le mobilitazioni a Roma contro il ddl Bongiorno, ma vedi anche la repressione dell’azione delle giovani di Extincion Rebellion di Torino che intorno all’8 marzo hanno attacchinato i nomi delle partigiane sulle targhe dedicate invece a militari che parteciparono a campagne coloniali.
L’affermazione di Dio-Patria-Famiglia passa anche attraverso la campagna contro la denatalità per chiedere alle donne di fare figli. Le donne sono buone solo per riprodurre la forza lavoro da sfruttare, da mandare alla guerra imperialista e non importa se le donne hanno lavori precari, part time, gap stipendiali importanti, e che in tante sono costrette a licenziarsi per l’assoluta mancanza di asili nido, peggioramento delle condizioni di vita relative alla maternità, al congedo parentale, ecc, e peggioramento delle normative relative al pensionamento. L’emergenza abitativa incide immediatamente sulla possibilità di farli i figli, come per le donne rende difficile potersi rendere autonome quando vogliono rompere una relazione.
I giovani, i migranti, invece che migliorarne le condizioni in termini di lavori decenti, lotta alla povertà, vengono discriminati e criminalizzati e vedono continuamente peggiorare la loro condizione.
Questo attivismo e ribaltamento della verità lo vediamo in ogni ambito dell’azione di governo: nella scuola sia sul versante educazione all’affettività per cui l’assenso alla partecipazione degli studenti deve passare attraverso le decisioni dei genitori, sia sulla revisione dell’ordinamento degli istituti tecnici “con l’obiettivo di aggiornare i curricoli in relazione alla domanda di competenze proveniente dal sistema produttivo nazionale”, cioè rafforzare il disciplinamento della gioventù, educarla ad essere in funzione della forza-lavoro richiesta dal capitale.
La Meloni, il suo governo, affermano che questa Riforma costituzionale risolverà i problemi della giustizia, ma in realtà, è al servizio del rafforzamento di questo governo verso un moderno fascismo, verso un controllo totalizzante su tutti i gangli dello Stato e per avere le mani libere.
In una delle iniziative dei comitati per il NO è stato esposto un cartello con le foto delle 21 donne elette nel 1946 all’Assemblea Costituente italiana, protagoniste della stesura della Costituzione: quell’immagine rappresenta simbolicamente quanto le donne in questo paese hanno dovuto lottare, in primis contro la dittatura fascista. Ecco oggi occorre dire un netto NO per non permettere che questo governo metta decisamente le mani sulla Costituzione.
Come parte della necessaria lotta e contrasto al suo agire, andiamo in massa a votare NO ma soprattutto continuiamo a stare nelle strade, nelle piazza come il movimento delle donne ha fatto in questi anni per rispondere a tutti gli attacchi che ci vengono mossi, per contrastare la marcia verso un Moderno fascismo che per le donne porta a un moderno medioevo. Utilizziamo anche il referendum!
16/03/26
Diritto di sciopero - Importante bocciatura del Comitato europeo dei diritti sociali (Ceds) delle nostre norme troppo restrittive della CGS
“In Italia è eccessivamente limitato il diritto di sciopero”; questa è la sonora bocciatura arriva dal Comitato europeo dei diritti sociali (Ceds), con una decisione appena pubblicata. Secondo l’organismo internazionale, infatti, le nostre norme sono troppo restrittive, riducono in modo esagerato il diritto di scioperare per i lavoratori dei servizi pubblici. Questo rappresenta un bel guaio per il governo Meloni, che ora dovrà adeguarsi al provvedimento arrivato dopo un ricorso presentato nel 2022 dall‘Unione sindacale di base (Usb), curato dal giuslavorista Giovanni Orlandini e dagli avvocati Danilo Conte e Marco Tufo. L’obiettivo dichiarato del centrodestra, in questi anni, era semmai ridurre ancora di più il diritto di sciopero con regole ancora più aspre.
Il Ceds è il comitato che vigila sul rispetto della Carta sociale europea da parte degli Stati membri del Consiglio d’Europa - da non confondere con l’Unione europea; anche l’Italia ne fa parte, quindi è tenuta a rispettare le norme della Carta. La nostra legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, la 146 del 1990, viola invece diversi diritti riconosciuti dal documento.
Innanzitutto, la nostra legge contiene una nozione troppo estensiva di servizi pubblici essenziali. Questo significa che un numero molto ampio di lavoratori può essere sottoposto alle limitazioni. Quindi il Comitato dice che bisogna invece ricomprendere solo le prestazioni che siano davvero connesse a interessi generali. Per esempio i trasporti: non sempre garantiscono servizi essenziali.
Altro punto bocciato dal Comitato riguarda una norma che contraddistingue la legge italiana: l’obbligo di annunciare la durata dello sciopero, tra l’altro con largo anticipo. Secondo il Ceds, questo dovere imposto ai sindacati riduce l’efficacia della mobilitazione, perché dà tempo e modo alla controparte di organizzarsi per minimizzare il disagio. In Italia gli scioperi durano massimo un giorno, ma spesso sono solo per otto ore o addirittura solo quattro. In questo modo, la controparte non subisce alcuna pressione.
Infine, l’altro rilievo mosso dal comitato riguarda l’eccesso di periodi in cui è vietato proclamare scioperi, le cosiddette franchigie. In Italia li abbiamo a ridosso di vacanze, feste religiose, grandi eventi. E ancora, il nostro ordinamento prevede il cosiddetto obbligo di “rarefazione”, cioè ogni sciopero deve essere proclamato a una certa distanza temporale dall’altro, per evitare di concentrarne troppi nello stesso periodo. Come detto, questi lacci e laccioli limitano il diritto di sciopero in settori che non sempre sono davvero riconducibili a servizi essenziali.
Il Comitato, va ricordato, ha una composizione moderata, le sue ultime decisioni hanno spesso deluso i sindacati. Solo una componente su quattordici ha una tendenza favorevole ai lavoratori, ma in generale non si tratta di un organo “militante”. Il destino beffardo ha voluto che questa pronuncia arrivasse proprio durante il governo Meloni, esecutivo che in questi anni aveva manifestato la volontà di dare un’ulteriore stretta al diritto di sciopero. Tra l’altro, la Commissione di garanzia per lo sciopero nei servizi pubblici essenziali (Cgsse), di nomina politica, ha già da tempo assunto un orientamento estremamente restrittivo, quindi ha già di fatto contratto il diritto di mobilitazione sindacale. Basti ricordare i provvedimenti sugli scioperi generali contro il governo di Cgil e Uil, i numerosi richiami nei confronti dei sindacati di base, e anche il blocco dello sciopero a favore di Gaza e della Flotilla.




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