25/04/26
Formazione rivoluzionaria delle donne - Una mattina mi sono svegliata e ho trovato l'invasor...
Da ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Viva il 25 Aprile! Ora e sempre Resistenza!
Per questa nostra importante giornata della resistenza antifascista e antinazista. Da tante parti si leveranno le voci per dire: Ora è sempre resistenza! Antifascismo ieri come oggi! E oggi resistenza vuol dire no alle guerre imperialiste, no al riarmo, no al governo Meloni fascista. Solidarietà con la Palestina e con tutti i popoli, dal Libano all'Iran, che lottano contro genocidi massacri, per la liberazione.
Oggi è anche visibilmente chiaro lo scontro generale nel nostro paese. Da un lato giovani, donne, lavoratori, tutti gli antifascisti scenderanno in piazza. Dall'altro, proprio il 25 aprile, il governo Meloni ha varato in fretta e furia il nuovo decreto sicurezza, che ha un'impronta chiaramente repressiva proprio verso le manifestazioni e i migranti, frutto di una politica e un'ideologia che è fascista, razzista.
Proprio il 25 aprile, Meloni, Salvini, Piantedosi, vogliono mettere in atto, per esempio, il fermo preventivo per impedire che vadano alle manifestazioni i cosiddetti “pericolosi”, “sovversivi”, come ai tempi del fascismo. Insieme ad un'ulteriore via libera alle forze di polizia che possono così commettere ancora più reati contro chi manifesta senza temere punizioni. Nello stesso tempo, con un aperto razzismo verso i migranti, il governo vorrebbe varare una norma per gli avvocati che si può chiamare “istigazione a delinquere”, perché gli avvocati non devono impegnarsi a difendere i diritti umanitari, internazionali dei migranti, ma piuttosto a cacciarli per avere la “tangente” dal governo di 615 euro.
E questo avviene mentre via via vengono fuori sempre più aumento di armi, soldati, soldi per la guerra dei mostri, per la guerra dell'imperialismo in crisi, a partire dall'imperialismo americano di Trump, ma che proprio perché in crisi è ancora più ferocemente aggressivo. Questo avviene mentre va avanti da parte del nostro governo la pervicace complicità nel genocidio a Gaza, che continua in maniera sempre più barbara, disumana, facendo ammalare, morire i bambini per i topi, le zecche, per le mancanze di cura, per la fame, per le intemperie.
Ma la Meloni, Salvini, Piantedosi, ecc. hanno scelto proprio il 25 aprile per fare questo; lo hanno scelto per attaccare ancora di più la Costituzione antifascista, e quindi dare un altro segnale di una strada che va inevitabilmente verso un moderno fascismo esplicito, dichiarato, ufficiale.
Al di là dei provvedimenti osceni appunto in violazione di ogni norma costituzionale di civiltà, ciò che caratterizza Meloni e la sua cloaca di corrotti, reazionari, stupidi, subumani ministri, sottosegretari e varia sotospecie che sta intorno al governo è proprio l'humus fascista che accompagna le azioni criminali, da parte di una che ora è servetta di Trump, ora cerca disperatamente con squallide figuracce il suo posto tra i governi imperialisti europei. Ora si abbraccia con Trump, ora fa le foto con gli abbracci a Macron fino a ieri in lite.
E sarà così anche per il primo maggio, in cui il governo vuole varare un altro decreto per il “lavoro”, mentre scarica sui lavoratori e le masse popolari le conseguenze delle guerre, gli aumenti della benzina, delle bollette, dei generi alimentari, e prepara un'economia di guerra che per i padroni, in particolare le industrie belliche, significano profitti su profitti, per i proletari invece tagli ai salari, miseria. Ma di questo parleremo nei prossimi giorni.
Quello che vogliamo sottolineare è che non è un caso, ma interno appunto a una logica bastarda, fascista, che il governo Meloni aspetta queste giornate importanti, anniversari dei proletari, dei lavoratori, delle masse popolari italiane per fare i suoi decreti.
Ma la resistenza antifascista ci ha insegnato molto come lottare contro il fascismo.
Per questo il 25 aprile non è solo una celebrazione, anche se in questa giornata è importante pure la celebrazione di una vittoria della resistenza antifascista. Ma non può essere solo questo, ma per dire forte e convinti, ora e sempre resistenza.
L'esperienza dei movimenti di lotta nel nostro paese, di questi ultimi anni, di questi mesi, dimostrano che i più importanti movimenti di protesta, manifestazioni grandi, pensiamo alla manifestazione di più di un milione di persone per la Palestina, che ci fu a Roma, ma le tante contro la guerra, gli armamenti, la repressione; ecco, questi movimenti, queste manifestazioni si sono sviluppate contro gli attacchi politici, antidemocratici, anticostituzionali. Ma pensiamo anche alla vittoria del No al referendum, una partecipazione che veramente dimostra come le persone, i giovani, le donne, i lavoratori guardino alla sostanza non tanto alla lettera del provvedimento, ma alla sostanza, che vuole togliere gli ultimi diritti democratici, vuole una società, una giustizia, istituzioni sotto il diretto controllo del governo, dei padroni.
Abbiamo detto che la Resistenza antifascista e antinazista ci ha insegnato molto e allora il 25 aprile è importante anche per riflettere su queste lezioni, per guardare alto e non solo alla quotidianità, per parlare della nostra resistenza antifascista legata oggi più che mai alla resistenza dei popoli, dalla Palestina, alla Cisgiordania, all'Iran, al Libano, eccetera, eccetera. Ogni popolo fa la sua resistenza e trova la sua strada per vincere.
Le forze che organizzano la resistenza hanno sempre da insegnare agli altri popoli le proprie esperienze, sia positive a volte anche negative. Il popolo palestinese ha una lunga storia gloriosa di resistenza, di lotta, di liberazione contro lo Stato nazisionista di Israele e contro l'imperialismo. Dall'Intifada e poi nei recenti anni che mostrano che occorrono purtroppo non solo le pietre, ma serve la lotta armata per difendersi dal genocidio, dall'orrore nazisionista. E il 7 ottobre è stata anche la visibilità di questa strada necessaria.
Anche la nostra Resistenza antifascista, antinazista, fatta in piena guerra mondiale, ha da insegnare oggi la sua grandiosa storia agli altri popoli.
In Italia, almeno allora, la resistenza vinse. Certo, dopo è stata infangata, è stata schiacciata, volutamente si cerca di far dimenticare le lezioni proprio di lotta armata, le lezioni di una resistenza vasta di popolo, di guerra di popolo. Però allora vinse.
E allora c'era il Partito Comunista a dirigerla. Certo, vi erano tante altre organizzazioni, formazioni partigiane, però nessuno può negare che senza la direzione del Partito Comunista di allora, non è affatto detto che la resistenza sarebbe riuscita a liberarsi dai fascisti e nazisti e a dare un contributo alla lotta degli altri proletari, popoli e paesi, in particolare in Europa.
Noi oggi dobbiamo fare una nuova resistenza. E anche noi, prendendo lezioni dalla nostra resistenza, dobbiamo unirci e lavorare soprattutto oggi, in questa fase, per costruire il Partito Comunista dei proletari dell'oggi.
Come allora, i partigiani non è che nacquero da soli, spontaneamente, ma la volontà di liberazione, di odio contro i nazisti e fascisti di tantissimi operai, giovani, donne, trovò soprattutto nel Partito Comunista la via per organizzarsi e fare la lotta armata partigiana. Un Partito Comunista che prima degli anni della resistenza, dal ‘21, aveva fatto un lungo e grande lavoro per togliere dal fascismo la presa che aveva, su parte, gran parte nei primi anni, delle masse popolari. Il Partito Comunista fece un grande lavoro per organizzare le fabbriche che, negli anni della resistenza, nel ‘43 e negli altri due anni successivi, ebbero un ruolo centrale nelle città nella vittoria contro il fascismo e contro il nazismo.
Questa è una lezione importante per oggi. Chi non coglie dalla resistenza, dalla lotta antifascista e antinazista, questa importante lezione vuol dire, appunto, che siamo solo alla celebrazione, per tornare il giorno dopo al “movimento per il movimento” senza costruire l'organizzazione che può portare questi importanti movimenti che ci sono oggi a una effettiva lotta di resistenza, lotta rivoluzionaria.
Come non vedere che oggi il lavoro che si fece nelle fabbriche è ancora più importante oggi, tra gli operai, in cui ci sono grandi problemi, grandi difficoltà, debolezze, frutto di tantissimi anni di sfruttamento, di oppressione, di cancellazione di diritti, di organizzazioni sindacali sempre più collaborazioniste che non difendono neanche la quotidianità e i diritti elementari dei lavoratori?
Quindi ci vuole un nuovo partito degli operai, dei proletari, che è un partito comunista adeguato all'oggi, perché nelle fabbriche, nelle scuole/università, nei quartieri proletari si riprenda una mobilitazione che abbia un chiaro scopo, la resistenza, la rivoluzione proletaria. Quindi, anche oggi, dobbiamo unirci e fare questo lavoro.
La volontà di rispondere, farla finita con genocidi, guerre imperialisti, massacri e con la guerra interna dell'Italia che sforna decreti sicurezza, carcere, attacco ai diritti democratici, alle libertà, alla Costituzione e poi conseguenze economiche di peggioramento delle nostre condizioni di vita e di lavoro, oggi insieme alla continuità e all'ancora più sviluppo, più intensità di lotte, scioperi, manifestazioni, pone la necessità, urgenza di lavorare per l'unità delle compagne, dei compagni più attivi, dei rivoluzionari, delle forze antifasciste, anticapitaliste, antimperialiste, per costruire l'organizzazione necessaria oggi, il partito comunista di tipo nuovo; per organizzare il fronte antifascista, antimperialista, antirazzista, contro la repressione; per organizzare la forza di combattimento.
Viva il 25 aprile! Facciamo appello a tutti/tutte in ogni città, in ogni luogo a partecipare, a non stare a casa.
Invadiamo le strade, portiamo le bandiere rosse, gridiamo da un lato la nostra gioia di avere avuto una resistenza vincente contro il fascismo e il nazismo, dall'altro che oggi occorre essere sempre più antifascisti.
Questo appello lo rivolgiamo in particolare agli operai e ai lavoratori, alle lavoratrici, perché oggi, più che mai, bisogna alzare la testa, bisogna guardare a quello che succede ai nostri fratelli, sorelle negli altri paesi, che vengono ammazzate in una maniera sempre più orribile; e sostenere i nostri fratelli e sorelle, vuol dire fare nel nostro paese, contro i nostri fascisti, la nostra parte.
Buon 25 aprile!
23/04/26
Gaza: ratti, pidocchi, acqua sporca: la pelle di Gaza brucia... Continua il genocidio di Israele lento e nascosto dai mass media - con tutti i governi imperialisti che sanno e sempre complici
Da il Manifesto - 23 Apr, 2026
Lina Ghassan Abu Zayed *
Eruzioni cutanee e infezioni colpiscono decine di migliaia di bambini e adulti. Un riflesso dell’assedio.
NUSEIRAT. A Gaza, dove le infrastrutture sono crollate e milioni di residenti sono sfollati, le malattie cutanee contagiose si stanno diffondendo silenziosamente, lasciando un segno profondo sul corpo e sullo spirito. I bambini dormono uno accanto all’altro su materassi sottili, le famiglie condividono l’acqua, già scarsa, per bere e per l’igiene, e i vestiti spesso non vengono lavati.
Nei campi sovraffollati di Khan Younis, una bambina gioca tra sabbia, immondizia e mosche, mentre macchie rosse le ricoprono il corpo senza che possa ricevere cure efficaci. Suo padre, Mohamed Al-Rayan, fatica a confortare lei e gli altri figli, tutti affetti da eruzioni cutanee e infestazioni da pidocchi.
QUESTE SCENE si ripetono quotidianamente nelle strade densamente popolate e nei rifugi temporanei, dove l’acqua scarseggia, i sistemi fognari sono distrutti e i rifiuti sono sparsi ovunque. Shimaa Marshoud, seduta accanto alla figlia, spiega che le eruzioni cutanee sono iniziate sul viso della bambina e si sono diffuse al petto, all’addome e alle braccia. Il prurito e il dolore sono incessanti, senza cure accessibili né mezzi finanziari per permettersi le creme. I bambini sono costretti a indossare gli stessi vestiti per giorni e a lavarsi con l’acqua salata del Mediterraneo, giocando tra i rifiuti e le mosche, mentre ratti e topi contaminano il cibo e diffondono malattie infettive, aggravando la crisi.
In mezzo a questa sofferenza umana, si registrano casi tragici che richiedono cure mediche urgenti. Ibrahim Abu Aram, un giovane affetto dal pemfigo volgare, una malattia cutanea rara e grave, attendeva da quattro anni le cure indispensabili. Il suo corpo si è indebolito per le complicanze dei corticosteroidi, la sepsi e problemi neurologici.
Ogni giorno che passava lo rendeva incapace nel suo ruolo di giovane marito e persona che si prende cura dei propri cari. Ibrahim è deceduto a marzo, dopo mesi durante i quali la sua famiglia ha bussato a ogni porta, supplicando l’Organizzazione mondiale della Sanità, il ministero della salute e ogni autorità responsabile di organizzare la sua evacuazione, negata dal blocco israeliano.
Referti medici chiari, l’approvazione dell’Oms e documenti ufficiali del ministero: nulla è bastato a salvargli la vita. La famiglia ha ricevuto una sola telefonata due mesi fa, dopodiché il suo caso è stato abbandonato, come se la sua vita non contasse. Ibrahim è morto, lasciando una moglie e figlie che aspettavano il suo ritorno. Suo fratello, parlando tra il dolore e la rabbia, non vede quanto accaduto come una semplice negligenza, ma come un vero e proprio crimine, una lenta esecuzione.
Il suo non è un caso isolato, ma la conseguenza diretta delle politiche dell’occupazione che mettono sotto assedio i malati e ne impediscono l’accesso alle cure, in palese violazione di tutte le leggi umanitarie. Il mondo ha avuto tutte le opportunità per agire e salvargli la vita, ma ha preferito tacere.
MIGLIAIA DI BAMBINI e giovani adulti soffrono di scabbia, pidocchi, infezioni cutanee batteriche e fungine. Secondo l’Oms, a Gaza sono stati segnalati oltre 103mila casi di scabbia e pidocchi, oltre a circa 65mila casi di eruzioni cutanee di vario tipo. Molti soffrono di infezioni fungine come la tinea capitis e la tinea corporis, e di infezioni cutanee batteriche come l’impetigine, che può degenerare in cellulite o insufficienza renale se non trattata.
Le malattie della pelle a Gaza non sono solo problemi fisici; riflettono la sofferenza collettiva di una comunità sotto assedio e in guerra. La malnutrizione indebolisce il sistema immunitario, rendendo bambini e giovani adulti più vulnerabili alle infezioni e alle complicazioni. I continui sfollamenti hanno reso quasi impossibile l’accesso all’assistenza sanitaria. Secondo l’Onu, 1,8 milioni di persone – oltre i tre quarti della popolazione – sono sfollate, spesso più volte negli ultimi mesi, il che ha portato al sovraffollamento di tende improvvisate e delle zone costiere, con poca o nessuna acqua potabile o servizi igienici.
Solo all’ospedale Nasser, i medici ricevono ogni giorno tra i 300 e i 500 casi, con pazienti che arrivano dai campi profughi e dalle campagne circostanti. I bambini affetti da scabbia, pidocchi ed eruzioni cutanee sopportano non solo il dolore fisico, ma anche l’isolamento sociale e la paura costante del contagio. Anche gli adulti devono affrontare gravi infezioni cutanee a causa della mancanza di creme e cure. Patologie come l’impetigine, facilmente curabili in circostanze normali, possono diventare pericolose per la vita quando i pazienti ricevono assistenza medica troppo tardi, causando talvolta insufficienza renale o infezioni sistemiche.
MOHAMED AL-RAYAN, che cerca di confortare i propri figli, dice: «Ci danno delle creme, ma sono inutili quando non hai nulla con cui lavarti. Applichi la crema, la situazione migliora un po’, ma il giorno dopo è di nuovo come prima». Scene simili si vedono in tutti i campi, dove il sovraffollamento e la mancanza di igiene aggravano le malattie, mentre le alte temperature estive intensificano il prurito e il disagio.
Le malattie della pelle a Gaza non sono problemi superficiali. Rispecchiano la sofferenza di un’intera comunità: la mancanza di acqua pulita, il crollo delle infrastrutture, i ripetuti sfollamenti e l’insufficienza di cibo e cure mediche.
Continuano ad arrivare contributi per la sanzione contro lo sciopero delle donne della Commissione garanzia scioperi
"Grazie a voi per avermi permesso di scioperare quando nessun altro sindacato convocava lo sciopero. Un abbraccio con sorellanza" - Antonella Berté, docente FEM (Fisica E Matematica).





