18/03/26

Alle donne eroiche della Comune di Parigi - Canzone

Stiamo per realizzare Un opuscolo sulle donne e la Comune di Parigi, la prima grande esperienza rivoluzionaria di costruzione di un potere proletario in cui le donne furono tante e fondamentali nel programma e vita (purtroppo breve) della Comune e diedero il loro sangue combattendo eroicamente. Un opuscolo che cercheremo di realizzare con materiale di ricerca e con ripresa del giudizio storico di Marx e Lenin.


Jean-Baptiste Clément, con la sua famosa canzone Le Temps des Cerises (Il Tempo delle ciliegie), rese omaggio alle donne eroiche della Comune del 1871, la maggior parte semplici lavoratrici che pagarono a caro prezzo la loro lotta per la libertà, l’uguaglianza e la fraternità.

17/03/26

Perchè dobbiamo votare NO al referendum - Da una compagna del Mfpr di Milano

Sono lavoratrice della scuola, impegnata nella solidarietà internazionalista, compagna del mfpr. 

Mi esprimo nettamente per il NO e invito a votare NO a questo referendum. Questa decisione parte proprio dall’essere donna: questo governo ha usato continuamente il tema delle donne e delle sue politiche verso le donne per affermare in netto contrasto con la realtà che mai come ora si è ridotta la disoccupazione delle donne, è migliorata in generale la loro condizione. Non ha mai smesso di intervenire da un punto di vista legislativo per affermare che si occupa di tutto ciò che riguarda le donne, interviene in loro difesa, mentre, a partire dal reato di femminicidio come reato autonomo, le leggi che fa hanno come effetto solo più repressione, più oppressione, più controllo, per finire col ddl Bongiorno per cui si cancella il concetto di consenso libero per sostituirlo con quello di dissenso, è la donna che deve dimostrare di aver resistito abbastanza.

Tutte queste leggi promosse da questo governo apparentemente a favore delle donne, sempre a ridosso di date simbolicamente e praticamente importanti quali 25 novembre e l’8 marzo, in realtà servono per far passare, rafforzare nella società una concezione reazionaria, fascista verso le donne, di cui continuamente viene ribaltata la loro narrazione, il loro significato dalla Meloni e dai ministri del suo governo.

Lo si è dimostrato con la repressione in piazza delle donne che dimostravano la loro contrarietà a questi provvedimenti – vedi le mobilitazioni a Roma contro il ddl Bongiorno, ma vedi anche la repressione dell’azione delle giovani di Extincion Rebellion di Torino che intorno all’8 marzo hanno attacchinato i nomi delle partigiane sulle targhe dedicate invece a militari che parteciparono a campagne coloniali.

L’affermazione di Dio-Patria-Famiglia passa anche attraverso la campagna contro la denatalità per chiedere alle donne di fare figli. Le donne sono buone solo per riprodurre la forza lavoro da sfruttare, da mandare alla guerra imperialista e non importa se le donne hanno lavori precari, part time, gap stipendiali importanti, e che in tante sono costrette a licenziarsi per l’assoluta mancanza di asili nido, peggioramento delle condizioni di vita relative alla maternità, al congedo parentale, ecc, e peggioramento delle normative relative al pensionamento. L’emergenza abitativa incide immediatamente sulla possibilità di farli i figli, come per le donne rende difficile potersi rendere autonome quando vogliono rompere una relazione.

I giovani, i migranti, invece che migliorarne le condizioni in termini di lavori decenti, lotta alla povertà, vengono discriminati e criminalizzati e vedono continuamente peggiorare la loro condizione.

Questo attivismo e ribaltamento della verità lo vediamo in ogni ambito dell’azione di governo: nella scuola sia sul versante educazione all’affettività per cui l’assenso alla partecipazione degli studenti deve passare attraverso le decisioni dei genitori, sia sulla revisione dell’ordinamento degli istituti tecnici “con l’obiettivo di aggiornare i curricoli in relazione alla domanda di competenze proveniente dal sistema produttivo nazionale”, cioè rafforzare il disciplinamento della gioventù, educarla ad essere in funzione della forza-lavoro richiesta dal capitale.

La Meloni, il suo governo, affermano che questa Riforma costituzionale risolverà i problemi della giustizia, ma in realtà, è al servizio del rafforzamento di questo governo verso un moderno fascismo, verso un controllo totalizzante su tutti i gangli dello Stato e per avere le mani libere.

In una delle iniziative dei comitati per il NO è stato esposto un cartello con le foto delle 21 donne elette nel 1946 all’Assemblea Costituente italiana, protagoniste della stesura della Costituzione: quell’immagine rappresenta simbolicamente quanto le donne in questo paese hanno dovuto lottare, in primis contro la dittatura fascista.  Ecco oggi occorre dire un netto NO per non permettere che questo governo metta decisamente le mani sulla Costituzione. 

Come parte della necessaria lotta e contrasto al suo agire, andiamo in massa a votare NO ma soprattutto continuiamo a stare nelle strade, nelle piazza come il movimento delle donne ha fatto in questi anni per rispondere a tutti gli attacchi che ci vengono mossi, per contrastare la marcia verso un Moderno fascismo che per le donne porta a un moderno medioevo. Utilizziamo anche il referendum!

16/03/26

Diritto di sciopero - Importante bocciatura del Comitato europeo dei diritti sociali (Ceds) delle nostre norme troppo restrittive della CGS

Questa decisione del Ceds sembra importante e stiamo vedendo di utilizzarla per rimettere in discussione non solo il divieto e sanzione conseguente per lo sciopero delle donne del 2020 durante il covid (ricordiamo che anche su questo divieto vi fu una presa di posizione contro la decisione della Commissione Garanzia Sciopero proprio di Giovanni Orlandini, uno degli estensori del ricorso al Ceds), ma anche contro il divieto e sanzione sempre allo Slai cobas sc di un precedente nostro sciopero delle donne del 2018, per cui la CGS imponeva - in nome della cosiddetta "franchigia" e di una estensione eccessiva dei "servizi pubblici essenziali" - l'esonero di alcuni settori e quindi di tener fuori dallo sciopero tutte le lavoratrici di questi settori.

Purtroppo, mentre viene avviata questa nuova procedura di ricorso, la sanzione (di 2500 euro + 700 euro per il rigetto del ricorso alla Procura) continua ad avere i suoi effetti.
Per questo, noi lavoratrici Slai cobas rinnoviamo l'appello ai sindacati di base, a Nudm, agli avvocati e operatori della giustizia, ad associazioni, a realtà contro la repressione, a singole compagne e compagni, democratici, ecc., perchè 

Chiunque vuole e può, mandi il contributo a c/c bancario UNICREDIT BANCA ROMA agenzia Taranto via Marche, 52 intestato a SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE, avente le seguenti coordinate bancarie: IT 49 W - ABI 02008 - CAB 15807 n. conto 000011056357. - con la motivazione: contributo per sanzione della CGS sciopero 9 marzo 2020.

Lavoratrici Slai cobas per il sindacvato di classe
_______________________________
Appena pubblicata la decisione dell'organismo internazionale. Anche la Commissione di garanzia per lo sciopero nei servizi pubblici essenziali dovrà tenerne conto, malgrado le pressioni di Matteo Salvini per precettare i lavoratori

“In Italia è eccessivamente limitato il diritto di sciopero”; questa è la sonora bocciatura arriva dal Comitato europeo dei diritti sociali (Ceds), con una decisione appena pubblicata. Secondo l’organismo internazionale, infatti, le nostre norme sono troppo restrittive, riducono in modo esagerato il diritto di scioperare per i lavoratori dei servizi pubblici. Questo rappresenta un bel guaio per il governo Meloni, che ora dovrà adeguarsi al provvedimento arrivato dopo un ricorso presentato nel 2022 dallUnione sindacale di base (Usb), curato dal giuslavorista Giovanni Orlandini e dagli avvocati Danilo Conte e Marco Tufo. L’obiettivo dichiarato del centrodestra, in questi anni, era semmai ridurre ancora di più il diritto di sciopero con regole ancora più aspre. 

Il Ceds è il comitato che vigila sul rispetto della Carta sociale europea da parte degli Stati membri del Consiglio d’Europa - da non confondere con l’Unione europea; anche l’Italia ne fa parte, quindi è tenuta a rispettare le norme della Carta. La nostra legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, la 146 del 1990, viola invece diversi diritti riconosciuti dal documento.

Innanzitutto, la nostra legge contiene una nozione troppo estensiva di servizi pubblici essenziali. Questo significa che un numero molto ampio di lavoratori può essere sottoposto alle limitazioni. Quindi il Comitato dice che bisogna invece ricomprendere solo le prestazioni che siano davvero connesse a interessi generali. Per esempio i trasporti: non sempre garantiscono servizi essenziali. 

Altro punto bocciato dal Comitato riguarda una norma che contraddistingue la legge italiana: l’obbligo di annunciare la durata dello sciopero, tra l’altro con largo anticipo. Secondo il Ceds, questo dovere imposto ai sindacati riduce l’efficacia della mobilitazione, perché dà tempo e modo alla controparte di organizzarsi per minimizzare il disagio. In Italia gli scioperi durano massimo un giorno, ma spesso sono solo per otto ore o addirittura solo quattro. In questo modo, la controparte non subisce alcuna pressione. 

 Infine, l’altro rilievo mosso dal comitato riguarda l’eccesso di periodi in cui è vietato proclamare scioperi, le cosiddette franchigie. In Italia li abbiamo a ridosso di vacanze, feste religiose, grandi eventi. E ancora, il nostro ordinamento prevede il cosiddetto obbligo di “rarefazione”, cioè ogni sciopero deve essere proclamato a una certa distanza temporale dall’altro, per evitare di concentrarne troppi nello stesso periodo. Come detto, questi lacci e laccioli limitano il diritto di sciopero in settori che non sempre sono davvero riconducibili a servizi essenziali. 

Il Comitato, va ricordato, ha una composizione moderata, le sue ultime decisioni hanno spesso deluso i sindacati. Solo una componente su quattordici ha una tendenza favorevole ai lavoratori, ma in generale non si tratta di un organo “militante”. Il destino beffardo ha voluto che questa pronuncia arrivasse proprio durante il governo Meloni, esecutivo che in questi anni aveva manifestato la volontà di dare un’ulteriore stretta al diritto di sciopero. Tra l’altro, la Commissione di garanzia per lo sciopero nei servizi pubblici essenziali (Cgsse), di nomina politica, ha già da tempo assunto un orientamento estremamente restrittivo, quindi ha già di fatto contratto il diritto di mobilitazione sindacale. Basti ricordare i provvedimenti sugli scioperi generali contro il governo di Cgil e Uil, i numerosi richiami nei confronti dei sindacati di base, e anche il blocco dello sciopero a favore di Gaza e della Flotilla.

15/03/26

Le bugie della squallida Meloni sulla condizione occupazionale delle donne - 1

(dati da Sole 24 Ore dell'8 marzo)
In Italia il 53,9% delle donne lavora contro il 71,3% degli uomini - ma siamo ad una media nazionale, nel sud questa percentuale arriva alla metà; 
43% (4 donne su dieci) non lavora, e non cerca più lavoro;
le donne sono più istruite degli uomini (sono circa il 60% dei laureati), ma la loro istruzione è sprecata, tarpata; viene consumata tra le quattro pareti della casa...
Chi lavora è occupata in contratti ultraprecari, a termini o a part time - dei 4.238 milioni di contratti part time presenti in Italia, il 74,2% è occupato da donne.
Le donne guadagnano in media circa il 27,7% in meno degli uomini, e spesso questo divario, oltre che per situazioni, sempre legate alla condizione generale delle donne: assenze per servizi di cura familiare, maternità, ecc., è frutto di aperte discriminazioni sul lavoro. 
Questa differenza salariale incide poi sulle pensioni, le donne percepiscono una pensione che è del 44% più bassa di quella degli uomini - le donne ricevono mediamente 1000 euro al mese contro i 1486 euro degli uomini (dato Inps).
Andare a trovare il perchè di questa disuguaglianza è come scoprire "l'acqua calda": il 71% del lavoro di cura, non retribuito, è svolto dalle donne. Oltre il 70% delle dimissioni "volontarie" per motivi familiari riguardano le lavoratrici. Nel 2024 quasi 61 mila genitori con figli fino a tre anni hanno lasciato il lavoro: sette su dieci sono donne. 
E mentre, a pochi giorni dall'8 marzo la maggioranza parlamentare ha detto NO al congedo paritario, alla proposta di stop dal lavoro di 5 mesi per i padri in occasione della nascita dei figli, che vuol dire chiaramente che dei figli se ne devono occupare sempre e solo le donne; la Meloni, dal suo scranno di donna borghese, arrivata lì per demeriti di politica e azioni fasciste, la Meloni per la cui figlia ha schiere di baby sitter e vario personale che se ne occupa, l'8 marzo, se n'è uscita dicendo che per le pari opportunità "alle donne non servono quote", ma... "devono guadagnarsi sul campo la propria posizione"; la donna deve dimostrare "il suo valore o la sua capacità, la sua competenza... Non aspettate che vi sia concesso... Siate libere".
Ma che fa la Meloni? Sfotte!? Sta dicendo che se le donne sono in condizione inferiore agli uomini come 50/70 anni fa la responsabilità è loro che non si danno da fare...?
Misera donna! Le donne devono eccome darsi da fare... ma per farti la guerra. E te la faranno!

Messina - Daniela: "Omicidio di Stato!" - Non doveva succedere


Davanti alla casa di Daniela Zinnanti, la donna uccisa dall'ex compagno a Messina 'Non una di meno' ha posizionato questo lenzuolo e mazzi di fiori.
La 50enne, uccisa dall'ex compagno, aveva trovato il coraggio di rivolgersi alle istituzioni e aveva denunciato il calvario cui era sottoposta da Santino Bonfiglio. "Aveva chiesto aiuto. Ma il sistema che avrebbe dovuto proteggerla non è riuscito a salvarla" dice una rappresentante di Nudm.

NON DOVEVA SUCCEDERE!
Quanti femminicidi stiamo contando che non dovevano succedere se lo Stato, il governo, avessero fatto il minimo di intervento per prevenirli. 
Non può succedere che una donna muore perchè manca anche un braccialetto elettronico! Perchè dopo una condanna all'uomo di 10 anni, questi esce dopo solo 3 anni e continua a infierire sulla donna in tante occasioni prima di ucciderla
Il governo, Meloni, La Roccella che si vanta perchè i femminicidi sarebbero diminuiti, si riempiono la bocca delle loro leggi contro i femminicidi e poi tanti, troppi ultimi assassinii di donne avvengono per colpa dello Stato, di questo governo, della polizia, magistratura che non tutelano affatto le donne che denunciano, ben sapendo che possono essere uccise!
Sono femminicidi annunciati!
Gli uomini che odiano le donne non vengono fermati. 
Solo la lotta delle donne li può fermare!
MFPR

I popoli del mondo scrivono la storia... Manifestazione internazionalista a Zurigo 28 marzo

14/03/26

Interventi sulla presentazione opuscolo "Riprendiamoci la Kollontaj"

Mfpr Palermo

Ringrazio le compagne di Milano che hanno fatto questo lavoro, per cui hanno dovuto impiegare tempo, energie, perché non sono lavori semplici, ma noi li facciamo con lo spirito dell'essere al servizio della doppia lotta che portiamo avanti, a cominciare da noi stesse e al servizio della classe, il cui cuore sono le donne proletarie.

Ci dobbiamo armare delle lotte, lo abbiamo fatto in tutti questi anni, l'abbiamo fatto anche nella giornata dello sciopero delle donne, ma ci dobbiamo anche armare di teoria, in quell'intreccio pratica-teoria che dobbiamo sperimentare ogni giorno.

Adesso dobbiamo leggere, studiare questo opuscolo, che è molto interessante ed è utile per l'oggi, per smontare tutto quello che mira ad affossare la memoria storica e ad affossare i contenuti di classe, che sono in queste elaborazioni della Kollontaj.

Il discorso che fa la borghesia, anche attraverso il femminismo borghese, tende infatti ad affossare quello che è il contenuto di classe, il contenuto rivoluzionario di compagne, di donne che erano pienamente al servizio della rivoluzione, del socialismo, compagne che erano pienamente interne al partito di Lenin, con il giusto riconoscimento che veniva loro dato.

Questo opuscolo, dicevo, è importante anche per l'oggi, appunto per combattere le teorie che vogliono snaturare, depotenziare o deviare la lotta rivoluzionaria delle donne. Esso serve anche alle proletarie, perché in una fase in cui c'è una difficoltà a portare avanti le lotte per stanchezza, rassegnazione, non vedere luce, con un governo che lavora con la sua propaganda per alimentare questa sfiducia, noi abbiamo bisogno di prospettare cos'è una società diversa. Molto spesso noi diciamo, e l'abbiamo detto anche nello sciopero delle donne dell’8 marzo, la nostra vita deve cambiare veramente, deve cambiare tutto, però poi rischiano di restare mere parole d’ordini senza una reale comprensione.

In questo senso l’opuscolo della Kollontaj ci può aiutare. E’ utile per portarlo tra le lavoratrici, alle proletarie, perché abbiamo bisogno di fare comprendere alle lavoratrici che cos'è una società diversa. E il lavoro della Kollontaj, le riforme che fece - per esempio, il discorso delle donne che partoriscono e quindi come veniva organizzata la loro assistenza e quella dei bambini – fanno vedere nel concreto che cos'era la rivoluzione, cosa è stata la Rivoluzione d'ottobre, e che cosa si è cercato di cominciare a fare nella costruzione del socialismo, e quindi che cosa significa il reale cambiamento per la vita delle donne.

Questo si collega anche alla piattaforma che noi abbiamo portato nello sciopero delle donne. Chiaramente è difficilissimo oggi ottenere le rivendicazioni che poniamo nella piattaforma, ma li poniamo soprattutto in prospettiva di un reale cambiamento, per esempio, quando parliamo di “case gestite dalle donne”.

Quindi, questo è un lavoro importante, al servizio di tutte noi. Dovremo costruire nuove occasioni per presentarlo anche in varie città.

Commenti di lavoratrici Bologna, Palermo, Milano

Una frase che mi è piaciuta della Kollontaj è quando lei diceva che il giorno della donna, riferendosi all'8 marzo, è un anello delle donne della catena lunga e compatta del movimento operaio.

Questo è significativo perché forse oggi molte non lo capiscono e lo si vede in tutte le mobilizzazioni fatte da femministe che probabilmente non hanno chiaro cosa sia essere femminista, perché, dal mio punto di vista, se non si ragiona in termini di classe, ma solo di genere, è una battaglia che prima o poi si ritorce contro e lo abbiamo visto nel corso degli anni. Escludere il rapporto nella lotta con gli uomini, con i compagni, fa diventare settaria la lotta delle donne, e secondo me è un gioco di tempi.

Quindi l'approfondimento sulla Kollontaj serve anche a questo, a dare alcune indicazioni abbastanza precise, C'è voglia di discutere di queste cose, però purtroppo non ci sono gli ambiti. Questi ambiti, dobbiamo provare a crearceli e organizzarli.

Io penso che noi dobbiamo organizzare delle altre presentazioni di questo opuscolo, che è importante, e tra l'altro centrato nella fase che stiamo vivendo. Le dobbiamo organizzare, anche partendo da piccoli numeri, non è quello il problema, vanno fatte in maggior tempo per entrare meglio negli argomenti.

Non conosco la Kollontaj ma questa presentazione delle compagne che lo hanno scritto mi ha subito suscitato interesse a leggere l'opuscolo che credo sia importante per noi donne.