02/08/26

Evoca/Bergamo, operaie in sciopero con Slai cobas per l’emergenza caldo/umidità

O SCHIATTI DAL CALDO O LOTTI E SCIOPERI
La nuova ondata di caldo e lo sciopero emergenza caldo/umidità, non di massa ma diffuso in tutta la fabbrica, che resta la prima forma di autotutela della salute, è stato indetto dallo Slai Cobas, l’unico che abbia raccolto questi bisogni.
Le operaie in sciopero si ribellano
- alla condizione della fabbrica caserma, perchè la ristrutturazione non avanza senza strappi, imposizioni, repressione
- ai sindacati confederali che hanno la faccia tosta di augurare le buone ferie ai lavoratori, dopo aver dimostrato sul campo torrido di questa estate, quanto sono distanti e insensibili alla condizione operaia.
Uno sciopero per organizzare la lotta collettiva operaia, far valere il protagonismo delle operaie che devono contare e decidere, per liberarne la forza, il vero antidoto alla paura, per la salute caldo, come per la difesa del posto e delle condizioni di lavoro e di vita.
Nell’emergenza caldo in effetti, lo sciopero ha contribuito a far si che tra le operaie si cominciasse a parlare con più coscienza e decisione delle condizioni della fabbrica.
Le rivendicazioni dello sciopero di fronte alle condizioni meteo stagionali, alle condizioni aziendali nei reparti di produzione arretrate e inadeguate sono per un incontro aziendale con Slai Cobas sc ed una delegazione delle operaie in sciopero per un piano di prevenzione caldo centrato sull’esperienza delle operaie in linea; per interventi immediati, quali, distribuzione sali minerali, acqua fresca a disposizione per tutte/i secondo necessità, manutenzione ed efficienza degli impianti esistenti, sonde in linea per percepire lo stesso caldo e umidità delle operaie/i, programma per pause extra retribuite e riduzione velocità delle linee in emergenza caldo.
E la quarta ondata di caldo, che vuol dire un evento meteo che aggrava le stagionali condizioni climatiche, ovvero che è conosciuto ed atteso, è arrivata. Ma di prevenzione non se ne parla mai… potremmo dire parafrasando la storica canzone ‘la ballata della Fiat’ che in musica ci parla ancora oggi della contestazione operaia anche alle vuote parole ed ai piagnistei dei sindacalisti in assemblea ‘e di lottare non si parla mai…’ appunto, operai che si presero le assemblee e via via diventarono i protagonisti di una grande stagione del conflitto di classe.
La cronaca lascia intendere che almeno per i lavoratori esposti direttamente alla calura qualcosa si sia mosso. In realtà questo titolo è uscito proprio ad inizio settimana quando un nuovo omicidio sul lavoro ha colpito un operaio morto di stenti dentro una serra in orario vietato al lavoro dalle ordinanze regionali per ‘l’emergenza caldo’.

Appare chiaro che per i lavoratori i provvedimenti istituzionali, gli allarmi della protezione civile, le azioni del governo Meloni/dei padroni, che fanno danni, come la riduzione da 33 a 15 milioni del fondo per la cassaintegrazione caldo, da soli non bastano, per quantità, efficacia e per sostanza dato che per i profitti dei padroni la produzione non si deve fermare mai.
E altrettanto chiaro che senza le mobilitazioni autonome e collettive, senza un’organizzazione di classe i lavoratori sono destinati a subire nello scontro individuale con i padroni.
Alcuni commenti delle operaie Evoca scese in sciopero con Slai Cobas:
"ieri non si respirava, stamattina è peggio, non oso immaginare di pomeriggio", "71% di umidità già alle 6 di mattina", "stiamo gocciolando in linea"… "ieri i colleghi mi dicono che alla 16 i distributori di acqua erano gia’ vuoti".
Poi denunciano anni di mancati interventi specifici dentro i capannoni in cui non vengono messi soldi per la salute dei lavoratori, quindi nemmeno gli adeguamenti necessari allo stress termico provocato dall’intensificarsi del fenomeno delle ondate di calore, perchè tutto è concentrato su di una ristrutturazione che accelera i ritmi di lavoro, dove ‘correre’ diventa la parola d’ordine, che fa la saturazione dei tempi di lavoro, toglie operaie dalle postazione e chi resta deve fare il lavoro in più, per aumentare il plusvalore estorto alle operaie/i, e mettere più profitti nelle tasche degli azionisti/padroni. Queste sono le normali condizioni di lavoro fortemente usuranti su cui si scarica il microclima tropicale, sulle linee di montaggio di una fabbrica con una età media per altro alta. 
Ma è il piano industriale in corso da tempo avanza. I sindacalisti di Cgil Cisl Uil e i loro delegati fingono di non vedere, arrivando a chiedere nelle assemblee "fateci sapere, noi domandiamo il piano industriale alla direzione ma non abbiamo informazioni"... ridicoli imbonitori che finiscono per essere smentiti dalle stesse operaie: "...questo te l’ho detto anche l’anno scorso ma non avete fatto nulla".
La direzione aziendale e ‘loro sindacati - basta leggere i comunicati congiunti azienda/esecutivo - continuano unitariamente ad ignorare la questione caldo. A questi sindacati è lasciato il ruolo di portaordini, di convincimento e di controllo verso gli operai a restare inermi di fronte a tutto. Sono dunque, un ostacolo diretto alla mobilitazione necessaria, con cui fare i conti.

San Raffaele, sospeso lo sciopero della fame per il licenziamento della lavoratrice/delegata: oggi l’incontro tra Regione Lombardia e azienda....

 .....ma il presidio e la lotta continua

È stato sospeso lo sciopero della fame iniziato da Margherita Napoletano contro il licenziamento deciso dall’Ospedale San Raffaele di Milano. La coordinatrice della RSU CUB Sanità ha interrotto il digiuno insieme alle lavoratrici che avevano aderito alla stessa forma di protesta, mentre continua il presidio davanti all’ospedale.

La decisione arriva dopo l’incontro svoltosi il 30 luglio presso Regione Lombardia, quando Margherita Napoletano era giunta al quarto giorno di sciopero della fame, nonostante il caldo soffocante e le crescenti preoccupazioni per le sue condizioni di salute.

Nel corso dell’incontro, è stato chiesto al Direttore Generale Welfare di Regione Lombardia, Mario Melazzini, di intervenire presso la proprietà del San Raffaele per ottenere la convocazione urgente di un confronto con l’amministratore unico dell’ospedale, Marco Centenari, con un preciso ordine del giorno: il ritiro del licenziamento di Margherita Napoletano.

Melazzini si era impegnato a contattare la proprietà e, nella giornata di oggi, 31 luglio, incontrerà l’amministratore unico del San Raffaele.

Come concordato durante il confronto in Regione, la conferma dell’incontro ha determinato la sospensione dello sciopero della fame. Margherita Napoletano e le altre lavoratrici hanno però precisato che, qualora il San Raffaele non ritirasse il licenziamento, il digiuno potrebbe riprendere.

Resta invece confermato il presidio davanti all’ospedale, che continuerà fino al raggiungimento dell’obiettivo: il ritiro del licenziamento e il pieno rispetto della libertà e dell’agibilità sindacale.

01/08/26

Le donne hanno una doppia ragione per lottare - Rilanciamo questo testo/appello

Dalla Palestina, al "ventre della bestia" degli Usa, dai paesi imperialisti europei, all'Italia, in tutti i paesi imperialisti e nei paesi oppressi dall'imperialismo e dai regimi reazionari, le donne lottano e resistono.

Il genocidio di Israele in Palestina, la guerra imperialista che si va sempre più estendendo nei paesi arabi, fa massacri di donne, bambini e rende la loro vita sempre più terribile; nei paesi imperialisti la marcia reazionaria degli Stati e governi, e in alcuni paesi, a partire dall'Italia, con piani, azioni, ideologie da moderno fascismo, crea l'humus adatto per femminicidi, stupri, attacco ai diritti fondamentali, come i tentativi di mettere in discussione il diritto d'aborto; piani che peggiorano, discriminano, immiseriscono, precarizzano sempre più le condizioni di lavoro delle donne, i loro salari, il carico di servizi familiari, di assistenza, ecc. ecc.; 

Tutto questo, però, alimenta la ribellione e la lotta delle donne, con il cuore nelle donne proletarie, delle masse popolari, delle immigrate.

Le donne hanno una doppia ragione per lottare; la ragione di classe - che è la contraddizione determinante, discriminante (perchè il fatto di essere donne non vuol assolutamente dire che stiamo dalla stessa parte delle Meloni, delle padroni, delle donne della classe borghese, delle donne nei posti di potere, ecc.) - e la ragione di sesso.

Questa lotta delle donne deve e può essere rivoluzionaria, perché non c’è liberazione senza rivoluzione e la lotta delle donne, per la loro condizione di doppio sfruttamento e oppressione, è quella più inconciliabile con qualsiasi aspetto del riformismo, anche quello apparentemente radicale; perchè la condizione delle donne è di un attacco a 360 gradi, di oppressione senz’altro, sintetizza tutte le oppressioni, verso tutte le masse popolari.

Il Movimento femminista proletario rivoluzionario lavora perchè le donne, proletarie, delle masse popolari, le ragazze ribelli, siano l'anima e la forza più generalista, più radicale di una rivoluzione proletaria e socialista, che vada a fondo, una rivoluzione nella rivoluzione, che sconvolga e trasformi la terra e il cielo.

Le donne essendo le prime ad essere state soggiogate nella storia dell'umanità, saranno le ultime ad essere liberate, da qui la loro spinta a portare la rivoluzione a forme più alte, che tocchi le questioni sovrastrutturali, ideologiche, culturali, che combatta radicalmente le idee patriarcali, che si riciclano, si modernizzano alimentate dal moderno fascismo, e si manifestano come reazione/odio verso le spinte di indipendenza, ribellione/rottura ai legami oppressivi delle donne.

Dalla condizione delle donne nasce la “marcia in più”. Non è un valore morale, è un’analisi scientifica.

La battaglia delle donne non è un’appendice della lotta di classe, essa è parte determinante della lotta di classe, del movimento proletario rivoluzionario.

Per questo le donne devono conquistarsi il loro posto centrale nella lotta dell'umanità e nella costruzione degli strumenti di questa lotta, in primis del Partito rivoluzionario, che chiamiamo tuttora Partito comunista, di tipo nuovo.

Non possiamo delegare ai compagni la costruzione di questo partito. Un partito che dal primo momento, per principio, deve creare le condizioni ideologiche e organizzative per un pieno sviluppo della militanza rivoluzionaria delle donne, in particolare delle donne proletarie, perchè le compagne siano dirigenti complessivi del partito rivoluzionario, per tradurre in forza materiale la parola d'ordine "scatenare la furia delle donne come forza poderosa della rivoluzione". Questo, dove sono in corso le guerre popolari, in primis in India, già avviene nel partito comunista maoista, nel ruolo nella guerra popolare.

Chi nega, attacca, o mette in secondo piano, delega, questa necessità del ruolo delle donne, che è ideologico, teorico, politico, pratico, nella costruzione del partito rivoluzionario, in realtà anche in questa battaglia strategica propaganda, volente o non volente, un ruolo subordinato delle donne, e limita la loro lotta ad un orizzonte parziale, oggettivamente riformista. Ma questa è la strada perdente del femminismo piccolo borghese non delle donne proletarie, delle masse popolari, non delle donne che resistono e lottano in tutto il mondo.

MOVIMENTO FEMMINISTA PROLETARIO RIVOLUZIONARIO

30/07/26

Le compagne del MFPR con il grande movimento NO Tav - NO a chi vuole dividere il movimento in "buoni e cattivi" - Siamo tutte "cattive" . Libertà per tutti . NO alle nuove misure da Stato di polizia del governo fascista Meloni

Dal conferenza stampa dei No Tav:
“Siamo tutti responsabili, non ci sono buoni e cattivi... Quello che è successo sabato lo abbiamo fatto tutti"; "non c'erano i valligiani da una parte che volevano manifestare tranquillamente e poi sono arrivati i black bloc. In realtà, questa divisione è assolutamente falsa».
«Sono andati a Chiomonte in migliaia e migliaia. Quello che è accaduto là lo abbiamo fatto tutti. Entrare nel cantiere, è stato un atto condiviso". 
Nicoletta Dosio, storica militante della valle, finita in carcere qualche anno fa per una condanna riconducibile a fatti legati al No Tav, dice: «Abbiamo praticato il diritto alla difesa. Ma ci viene imputata la devastazione del cantiere di Chiomonte. E dire che noi la devastazione l'abbiamo vista arrivare giorno dopo giorno su questo territorio. Proprio con quei cantieri».
Il Movimento femminista proletario rivoluzionario condivide in pieno queste parole. Chi ha attaccato i cantieri ha fatto ciò che è necessario, e aveva dietro e l'appoggio di tutti i 20mila manifestanti, della popolazione della Valle. 
I veri devastatori stanno al governo, nello Stato, che devastano interi territori, sia stravolgendoli per interessi della mobilità delle merci del capitale, delle guerre (come dice una giornalista Linda Maggiori, la Tav serve alla mobilità militare, parte del piano europeo "Military mobility"); sia abbandonando/distruggendo intere zone, paesi, e distruggendo insieme la vita degli abitanti.
I veri terroristi sono chi ammazza lavoratori come Fakir, e vuole coprire i poliziotti assassini. 
Denunciamo e chiamiamo tutte e tutti a respingere, il tentativo del Governo Meloni di usare la giusta lotta dei No Tav, per fare altre norme fasciste, da Stato di polizia (uso della di armamento più devastante, fino all'uso di pallottole di gomma; nuove modalità di identificazione e fermi), che hanno lo scopo di colpire le lotte, le manifestazioni, per fare, loro, diventare ogni lotta terreno di scontro/di guerra. Questo tocca tutte noi.
Ma ai loro miseri tentativi, alla loro corsa a chi è più a destra dei destri, ad uso propaganda, noi rispondiamo: "RIBELLARCI è GIUSTO!" e lo dobbiamo fare molto di più. 
Riprendiamo lo slogan: Le brave ragazze vanno in paradiso le cattive dappertutto!
Libertà per gli arrestati! 

MFPR
Chiaramente denunciamo, ma meglio, ci fanno schifo, le penose e complici dichiarazioni della cosiddetta opposizione parlamentare, le cui prime dichiarazioni sono sempre e prima di tutto di solidarietà alle forze dell'ordine.

28/07/26

27 luglio, parte il presidio permanente di solidarietà per il reintegro di Margherita Napoletano, licenziata dal S. Raffaele

INVIATE MESSAGGI IN SOSTEGNO - NOI LI FAREMO PERVENIRE ALLA LAVORATRICE E AL PRESIDIO: slaicobasta@gmail.com - WA 3475301704

Oggi si è tenuto un partecipato presidio in solidarietà e sostegno a Margherita con delegazioni del sindacalismo di base, e altri solidali.
In tutto 150 con una presenza continua di operatrici e operatori sanitari del San Raffaele.
Nel corso sia nelle interviste che negli interventi è stato ribadito che da oggi parte un presidio permanente con alcuni delegati e delegate che iniziano lo sciopero della fame ad oltranza, invitando non solo i lavoratori dell'ospedale ma tutte le realtà solidali a venire a sostenere il presidio.
Poi si è fatto un corteo per accompagnare Margherita a consegnare il badge in direzione. Infine è stata annunciata un'assemblea generale dei lavoratori del San Raffaele a cui sono stati invitati i sindacati solidali






27/07/26

Le donne da cuore dell'oppressione, dell'attacco ideologico, politico, pratico del moderno fascismo, a cuore rosso della lotta rivoluzionaria contro il sistema capitalista/patriarcalista

Se una delle cartine di tornasole per giudicare il grado di civiltà di una società è quella della condizione delle donne dobbiamo dire oggi, purtroppo, che non si può più parlare solo di inciviltà, ma possiamo veramente parlare di barbarie in questo sistema sociale capitalista e imperialista, siamo di fronte a forme di vera e propria bestialità nei confronti appunto della maggioranza delle donne.

Questo l'abbiamo visto in tutto questo anno a livello nazionale e soprattutto a livello internazionale, basti guardare alla Palestina dove le donne in particolare subiscono proprio in maniera atroce una condizione di oppressione e di violenza che rappresenta oggi il cuore dell'oppressione fino in fondo che subiscono le donne ma che trasformano il loro immenso dolore in resistenza e lotta.

La guerra imperialista, dall’Ucraina a tutti i paesi martoriati dalla guerra per le donne significa subire doppia, tripla violenza, sofferenza; fino ad arrivare ai paesi imperialisti dove avanza un processo reazionario in marcia verso il moderno fascismo.

In un paese imperialista come l'Italia la condizione delle donne si aggrava ogni giorno di più non solo da un punto di vista economico, con i vari provvedimenti governativi che colpiscono sempre di più la condizione di lavoro/non lavoro delle donne, ma anche da un punto di vista ideologico e politico che in particolare con l’attuale governo Meloni si trasforma per le donne in un moderno medioevo, con l’attacco al cuore dei diritti, il diritto di aborto e di libertà di scelta delle donne, e le continue campagne ideologiche di stampo fascista sul ruolo delle donne che deve essere vincolato principalmente alla procreazione dei figli.

Ma la borghesia non può dare nessuna soluzione a quelli che sono i reali problemi dei proletari, della classe operaia e specificatamente della maggioranza delle donne, con il cuore delle donne proletarie più sfruttate e oppresse. Non ci sono soluzioni che la borghesia può dare, una borghesia che si è oggi vestita da donna, ma non è il fatto di essere donne, ma la classe sociale a cui si appartiene che stabilisce quali interessi si portano avanti e verso chi.

I femminicidi sono inevitabili in questa società, le false soluzioni della borghesia, vedi il codice rosso di stampo essenzialmente repressivo e di controllo sociale sulle donne, non hanno ridotto né risolto la piaga sociale dei femminicidi, della violenza, degli stupri, le donne continuano a essere uccise, denunciano ma sono uccise lo stesso da quella famiglia che così tanto piace alla Meloni, al suo governo!

I femminicidi, gli stupri, le violenze, sono uno dei più marci prodotti di questo sistema sociale in cui viviamo, che in primis ideologicamente sparge ogni giorno sempre di più modelli reazionari, sessisti, maschilisti che si manifestano poi concretamente dall’alto attraverso le istituzioni, i rappresentanti dei governi con tutti gli apparati di potere (dai tribunali alla forze repressive dalla polizia agli eserciti) fino ad ogni ambito sovastrutturale (la scuola, i mass media ecc), modelli che vengono inevitabilmente introiettati poi a livello di massa da uomini, da giovani perfino da ragazzini, vedi l’atroce femminicidio di Aurora di appena 13 anni, che si sentono legittimati ad ostentare/esercitare violenza e sopraffazione contro le donne.

E nella fase attuale che stiamo vivendo, in cui il governo attuale è un governo di ideologia fascio-sessista, costituito da personaggi fascisti che, a partire dalla Meloni, ai La Russa, Salvini di turno, mentre mettono in campo politiche in cui ogni giorno attaccano, peggiorano sempre più le condizioni di vita e di lavoro di milioni di donne, da cui oggettivamente scaturiscono forme di subordinazione e di dipendenza delle donne, di oppressione (vedi la mancanza di indipendenza economica quando le donne non hanno un lavoro o lo perdono il lavoro, o sono costrette a lasciarlo perché devono accollarsi pienamente il lavoro di cura dei figli/famiglia scaricato di fatto sulla maggioranza delle donne , in primis proletarie, da questo Stato borghese), nello stesso tempo mettono in atto una sempre più pressante campagna ideologica contro le donne, quelle che “non hanno le testa sulle spalle” e che pertanto se la cercano la violenza, secondo la concezione della Meloni, per cui le donne sono socialmente utili solo se fanno figli italiani per il loro marcio sistema sociale al servizio del Capitale e oggi sempre più della guerra imperialista. Mentre si difende chi fa violenza sulle donne come il La Russa di turno ha fatto senza alcun indugio verso il figlio stupratore.

Tutto questo è parte del moderno fascismo che avanza e che per le donne significa moderno medioevo che avanza, all’interno della fase attuale del sistema capitalista e imperialista in crisi. Ma tutto questo mostra ancora una volta, ancora di più, che noi donne non possiamo continuare a subire, ma innanzitutto dobbiamo ribellarci a questo stato di cose.

Noi donne che abbiamo doppie ragioni per ribellarci e lottare, ragioni di classe e ragioni di oppressione sessuale, dobbiamo prendere coscienza che la nostra lotta non può che essere rivoluzionaria perché è una lotta che deve mettere in discussione a 360° questo sistema capitalista e imperialista che fa della doppia pressione delle donne una delle sue basi cardine.

Oggi è sempre più necessario che le donne, le proletarie, le lavoratrici, le operaie, le giovani ribelli impugnino la lotta rivoluzionaria rendendo viva e agente la parola d’ordine scatenare la ribellione, la furia delle donne come forza poderosa per la rivoluzione, affinchè le donne non solo mettano in campo la lotta contro gli attacchi immediati ma acquistino anche la consapevolezza della necessità della lotta rivoluzionaria.

Prendiamo ad esempio la questione della scuola, ci fa orrore l’ipocrisia squallida di personaggi fascisti come il ministro Valditara verso le scuole in cui in cui in occasione del 25 novembre si esorta per una volta all'anno di fare iniziative sul tema della condizione delle donne, della violenza sulle donne, quando per tutti gli altri giorni la normalità è quella di una scuola che sta diventando sempre più luogo di propaganda delle idee alla "Dio, patria, famiglia", una scuola dove si dà sempre più campo libero alle lezioni delle forze armate, dell'esercito sui "valori" della guerra e del militarismo o a poliziotti che insegnano ora anche come si usano i manganelli contro chi manifesta (come è successo in un liceo a Genova), una scuola, quindi, che di fatto inculca nei ragazzi soprattutto uno spirito di sopraffazione, di machismo che verso le ragazze significa, inevitabilmente, idee, pratiche sessiste, fasciste, di possesso, una scuola in cui per 364 giorno non si contrastano, al momento, concezioni, atteggiamenti maschilisti, che pur ci sono tra gli studenti verso le ragazze e che per un giorno dovrebbe ipocritamente essere strumento di "educazione"?

Contro questa scuola bisogna lottare! Una scuola inevitabilmente specchio di questo sistema sociale sempre più brutale, oppressivo, i cui gli attuali rappresentanti di governo, delle Istituzioni, sono le persone più pregne di stili di vita, di sub cultura, di concezioni e uso reazionari delle donne, un esempio vivente di che società orribile ci stanno propinando.

Questo sistema è marcio, da un lato fa apparire alle donne. ragazze una falsa "emancipazione", "libertà", attraverso social, Tv spazzatura, dall'altro propaganda, modernizzandole, concezioni patriarcaliste sulla famiglia, sui rapporti uomo/donna, sul ruolo delle donne, ancora più pericolose oggi in clima di moderno fascismo, che portano ragazzi, mariti, compagni a ritenere giustificate le reazioni di gelosia, di proprietà sulle donne e le donne, le ragazze ad accettare, subire, come espressione di amore quelle reazioni fino a che non decidono di rompere quei legami violenti, finchè non si ribellano e per questo sono uccise, offese, gravemente lese, stalkerizzate, molestate.

Certamente dobbiamo portare ovunque come donne la nostra voce, denuncia e lotta, certamente dobbiamo lottare per conquistare misure immediate, dai posti di lavoro alle scuole ai diversi ambiti, di contrasto alla violenza sulle donne in tutte le forme, ma illudersi che il governo attuale moderno fascista, mandante istituzionale ideologico e politico della condizione di sempre più oppressione e violenza sulle donne, "protegga e difenda le donne" è fuorviante e deviante in merito alla lotta sempre più urgente che noi donne oggi siamo chiamate a mettere in campo, che non può che essere necessariamente proiettata verso una prospettiva più ampia, rivoluzionaria, che deve combattere ad ampio raggio l’attuale sistema sociale, che è la vera e profonda causa della condizione di oppressione e di violenza delle donne e che per questo deve essere distrutto.

E oggi è sempre più necessario un movimento femminista proletario rivoluzionario che è sì un’organizzazione ma è anche una concezione e una prassi che nasce ed è frutto di un'analisi concreta della condizione concreta della maggioranza delle donne e dell’esperienza rivoluzionaria storica che abbiamo accumulato in termini di bilancio in questo paese e a livello internazionale, che significa che deve avanzare la consapevolezza da parte delle donne della prospettiva rivoluzionaria, perchè proprio la condizione della maggioranza delle donne dimostra l’inconciliabilità della lotta delle donne con il riformismo e con una logica di solo miglioramento/abbellimento di questa società marcia fino alle sue radici, ma che pone anche la questione che come donne non ci possiamo tirare indietro dalla responsabilità, necessità di essere parte determinante del processo di costruzione degli strumenti necessari che ci servono per la lotta rivoluzionaria, in primis il partito rivoluzionario della classe sfruttata e oppressa, di cui la maggioranza delle donne sfruttate e oppresse è e deve essere uno dei cuori pulsanti.

26/07/26

Tutta la nostra solidarietà alla lavoratrice/delegata Cub del San Raffaele licenziata


Milano: l’ospedale San Raffaele licenzia la delegata sindacale Margherita Napoletano che ha denunciato l’impiego delle cooperative nell’ospedale – lunedì si protesta per ottenere l’immediata revoca del licenziamento
Venerdì 24 luglio, la Direzione del personale dell’Ospedale San Raffaele ha convocato la storica delegata sindacale e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, Margherita Napoletano, per consegnarle la lettera di licenziamento con effetto immediato.
Dopo le forti denunce fatte dal sindacato, le mobilitazioni e gli scioperi, la Direzione aveva già premeditato di dare una punizione esemplare, invece di affrontare i veri problemi di carenza di organico e di malagestione.
La reazione di CUB sanità italiana e USI sanità sarà proporzionale alla gravità dell’attacco al sindacato non asservito e conflittuale.
Anche tra i lavoratori e le lavoratrici la reazione è di incredulità e rabbia, non certo di paura!
Per illustrare quanto accaduto, le prossime iniziative che saranno intraprese e le ragioni della mobilitazione, è convocata una conferenza pubblica che si terrà:
Lunedì 27 luglio 2026 dalle ore 11.00
Spianata dell’Ospedale San Raffaele via Olgettina 60 – Milano

USI Sanità, CUB Sanità Provinciale Milano e CUB Sanità San Raffaele