27/02/26
26/02/26
Formazione rivoluzionaria delle donne - Interventi sulla FRD su "Patriarcato e capitalismo"
Stanno pervenendo degli interventi/commenti riferiti ai 3 testi della FRD su "Patriarcato e capitalismo" - Li pubblichiamo, invitando altre, altri a inviare propri interventi - Si tratta di un dibattito serio che ha "ricadute" nella lotta delle donne e più in generale nella lotta proletaria rivoluzionaria.
*****
Da Milano - Parto dal punto di forza del nostro intervento MFPR che trovo chiaro
e puntuale: rifiutare l’idea che patriarcato e capitalismo
siano due sistemi paralleli, equivalenti,
intercambiabili.
Rivendicare che oggi, nella fase
imperialista del capitale, il patriarcato non è un ordine autonomo
ma una forma storica che il capitalismo utilizza, modella e riproduce
per garantire la propria sopravvivenza.
Il patriarcato
esiste già quando il capitalismo fa i suoi primi passi.
Il
patriarcato, oggi, non è un sistema separato: è la forma storica
della riproduzione sociale nel capitalismo.
Dire che
patriarcato e capitalismo sono “paralleli” significa ignorare
come il capitalismo abbia riorganizzato la subordinazione femminile
per i propri scopi.
Questa è esattamente la tesi di
Engels nel "L’origine della famiglia, della proprietà privata
e dello Stato". Engels, infatti, mostra che:
- il
patriarcato nasce con la proprietà privata, molto prima del
capitalismo;
- la famiglia monogamica patriarcale è la
“cellula originaria” della società di classe;
- ogni
sistema economico successivo riutilizza questa struttura, adattandola
ai propri bisogni.
Il capitalismo non fa eccezione.
Se
tutto questo e' chiaro, e' ovvio che non si può combattere il
patriarcato senza colpire la struttura che oggi lo alimenta.
"La
sovrastruttura non cambia senza trasformare la struttura",
infatti e' per questo che affermiamo sempre che la lotta culturale,
da sola, è impotente.
Non perché sia irrilevante, ma perché
non può rovesciare rapporti materiali di potere.
La
violenza maschile e il sessismo non sono solo idee: sono posizioni
sociali.
Finché la riproduzione sociale resta privatizzata e
scaricata sulle donne, finché il lavoro femminile è svalutato,
finché la famiglia resta il luogo dove si ammortizzano i costi del
capitale, nessuna “educazione” potrà scalfire davvero la
subordinazione delle donne.
I femminicidi non sono residui del
passato: sono prodotti della crisi del presente, infatti la violenza
maschile non aumenta perché “il patriarcato resiste”, ma perché
il capitalismo in crisi ha bisogno di ristabilire controllo, quindi
via libera a tutto cio' che può "disciplinare", appunto le
donne.
Lo Stato lo fa con la repressione e i privati con la
violenza perche' quando le donne conquistano autonomia, quando i
ruoli maschili tradizionali si sgretolano, quando la precarietà
riduce sempre più l’identità virile fondata sul lavoro, la
violenza sessuale diventa un dispositivo di contenimento.
Non è
un ritorno al passato: è una precisa reazione del
presente.
Inoltre, il capitalismo assorbe ed usa tutto ciò
che non lo mette in discussione:
il capitale è perfettamente
capace di incorporare ogni forma di emancipazione che non tocchi la
struttura.
Quante volte abbiamo assistito, da parte delle
imprese cosiddette “illuminate” usare linguaggi, modi e usi
provenienti da una cultura e da pratiche di una certa "sinistra"?
Ma l'ha fatto senza mai modificare nulla nella divisione sessuale del
lavoro né tantomeno nella riproduzione sociale.
Oggi mi sembra
di essere tornate indietro di secoli.
Senza una trasformazione
dei rapporti di produzione, il patriarcato si reinventa
all’infinito.
Ed ancora non può esserci rivoluzione senza una
liberazione e rivoluzione delle donne, in quanto è una lotta che
colpisce direttamente il cuore del sistema: la riproduzione della
forza-lavoro.
Invece, per quanto Michael Hardt è un
filosofo che, insieme a Negri, parla di globalizzazione, potere e
nuovi tipi di lavoro, non ha reso un buon servizio alle
femministe:
Il problema, secondo molte femministe, è che
parla del “lavoro affettivo” senza riconoscere che sono
soprattutto le donne a farlo e a subirne lo sfruttamento.
Poi
descrive il capitalismo come se tutti lo vivessero allo stesso modo,
senza vedere il ruolo del patriarcato.
Immagina soggetti
politici molto astratti, che non tengono conto delle disuguaglianze
reali tra uomini e donne e ignora gran parte del lavoro che le
femministe hanno fatto per spiegare come il capitalismo utilizza pro
domo sua il lavoro di cura non pagato.
Insomma questo filosofo
riguardo alle donne mostra la stessa superficialità e ottusità di
molti compagni che faticano a vedere e riconoscere le lotte delle
donne.
Da Torino - Riprendendo dal primo articolo, passando per Anuradha Ghandy e arrivando all'ultimo commento del Mfpr, mi è piaciuto molto e mi sembra che centri il punto essenziale. Inoltre, mi pare che il testo di Hardt non faccia nemmeno un buon servizio alle tesi delle stesse femministe, non perché ci siano cose da salvare nelle autrici che presenta, ma perché le sue tesi di fondo "peggiorano" anche le tesi che presenta e ne riesce ad acuire i difetti.
24/02/26
In corso il referendum sul nuovo CCNL metalmeccanico. Ma la condizione, i bisogni delle donne restano "invisibili" - Scioperiamo il 9 marzo per una piattaforma delle donne/Lavoratrici
Le loro rivendicazioni di donne-lavoratrici non sono entrano neanche questa volta nella piattaforma contrattuale.
Noi chiamiamo in occasione dell'8 marzo queste operaie a
ribellarsi! A far diventare l'8 marzo una importante occasione.
Facciamo lo SCIOPERO DELLE DONNE - che quest'anno si
tiene il 9 marzo!
Portiamo in questo sciopero le nostre rivendicazioni, e avviamo
una lunga lotta per imporle ai padroni e ai sindacati
confederali.
Vogliamo:
- la trasformazione a tempo indeterminato dei contratti precari;
22/02/26
Formazione rivoluzionaria delle donne - Perchè la piattaforma delle donne, non per migliorare ma per rovesciare questo sistema - Unire pratica e teoria
Dossier richiedibile a mfpr.naz@gmail.com o WA 3408429376
Noi abbiamo posto una piattaforma, a 360°, perché rappresenta l’insieme dell’attacco verso le donne. Il nostro scopo non è però quello di migliorare, trovare soluzioni per questo sistema sociale che invece vogliamo rovesciare, perché è un sistema marcio che deve essere solo rovesciato. La piattaforma è interna a questa battaglia.
Non è la piattaforma dei sindacati confederali e a volte di alcuni sindacati di base che è limitata ad ottenere miglioramenti.
E’ una piattaforma che punta sì ad ottenere dei risultati concreti ma in una prospettiva che vuole attraverso queste lotte essere più forti, più organizzate e più unite nella lotta per mettere fine a questo sistema.
Sui punti della piattaforma. La prima questione è il lavoro, perché l’indipendenza economica delle donne dall'uomo, dalla famiglia è una condizione di base per poter avanzare, poter lottare.
Non vogliamo invece interventi che di fatto sono di conciliazione tra lavoro e casa.
Nella piattaforma c'è la questione del salario sia rispetto ai contratti collettivi nazionali, sia del salario garantito per le donne che non trovano lavoro e sono costrette a stare in casa, o che sono state licenziate, queste lavoratrici devono avere un reddito.
C'è il problema della lotta contro le discriminazioni per il lavoro e sul lavoro, perché non ci deve essere nessuna divisione, nessuna discriminazione legate allo stato familiare, alla maternità, al genere, alla razza;
c'è il problema delle condizioni di lavoro, per cui oggi centrali sono le misure di sicurezza; a questo sono legate anche le battaglie per la riduzione dell’orario di lavoro, per l’aumento delle pause, la riduzione dei carichi di lavoro, perché anche questo è difesa della salute; l'altra questione riguarda le condizioni igieniche e la difesa della salute negli ambienti di lavoro, contro il fatto, denunciato da operaie di varie fabbriche, che i bagni sono lontani dalla postazione lavorativa.
Pensiamo alle braccianti, alle lavoratrici sia immigrate sia italiane che vengono iper sfruttate nelle campagne o nelle aziende agricole, quanto è importante per loro la questione dei servizi igienici nelle campagne; è una questione anche di dignità per le lavoratrici che sono costrette ad andare dietro l'albero per poter fare una pipì.
In agricoltura, ma anche in tanti posti di lavoro, è importante il problema della parità, perché le lavoratrici prendono ancora meno del salario misero che prendono gli uomini; in agricoltura inoltre c'è il problema grosso delle violenze, abusi sessuali. Su questo noi diciamo con la piattaforma: non bastano le denunce, ci vogliono delle “delegate sul campo”, decise dalle lavoratrici, che abbiano questo compito in più, di controllare, di impedire, di avere le antenne allertate contro i porci caporali o i porci padroni.
Assumiamo poi tutte le rivendicazioni delle migranti per quanto riguarda case vicino al posto di lavoro, permessi di soggiorno, di residenza, nessuna persecuzione delle prostitute, diritto di tutte ai documenti, ai servizi sociali sanitari, al salario garantito.
Sul lavoro di riproduzione - che non è affatto un fatto privato ma l'altra faccia della produzione per il profitto, senza riproduzione i padroni non avrebbero la forza-lavoro da sfruttare - dobbiamo porre il problema della socializzazione dei servizi domestici essenziali, cosa possibilissima che però questo sistema scarica tutto sulle donne.
C'è tutta la questione della lotta contro le violenze sessuali in cui noi poniamo: l'allontanamento dai luoghi di lavoro, licenziamento di capi, padroni responsabili di molestie, ricatti sessuali, atteggiamenti sessisti; il divieto di permanenza in casa per gli uomini violenti, e misure di controllo quotidiano che questo avvenga.
Quindi case per le donne; consultori laici gestiti dalle donne; procedura d’urgenza nei processi per femminicidi, stupro, stalking e molestie sessuali; repressione degli atteggiamenti macisti e chiusura dei loro ritrovi.
Sul diritto d’aborto, che sintetizza la questione della libertà di scelta delle donne; aborto libero, gratuito assistito, divieto dell’obiezione di coscienza, chiusura dei Centri pro vita.
Questi e altri obiettivi di lotta pongono, però, tre questioni.
La prima, più importante, l'autorganizzazione delle lavoratrici. Questa organizzazione deve essere in un certo senso “separata”, e le stesse lotte delle donne delle lavoratrici devono essere anche autonome e anche separate, perchè se le donne non si rendono visibili con proprie azioni di lotta, proprie piattaforme, propria organizzazione, sono solo un punto nelle piattaforme sindacali, che non ha influenza nei rapporti di forza.
Ai lavoratori combattivi diciamo: assumete la piattaforma delle donne. Non vogliamo essere un capoverso di un documento generale o un punto di una piattaforma generale ma vogliamo che assumete la piattaforma delle donne.
Senza autonomia, senza autorganizzazione le donne non possono far pesare la marcia in più. che è necessaria per la nostra lotta ma che è necessaria a tutto il movimento proletario.
La seconda questione è che noi dobbiamo invadere con le nostre battaglie con la nostra piattaforma tutti i campi, dobbiamo in un certo senso contaminare lì dove stanno altre donne, altre lavoratrici. Per far emergere la realtà delle donne delle lavoratrici e imporla, perché senza “imposizione” le lavoratrici non contano, come dicono alcune operaie: “sì siamo tutti uniti” però poi le donne spesso anche dagli stessi lavoratori vengono viste come una realtà secondaria addirittura a volte in contrasto con le loro rivendicazioni.
Allora occorre organizzazione autonoma delle donne per invadere tutti i campi.
La forma più utile per rendere autonoma la lotta delle donne visibile e dirompente è lo sciopero delle donne. Lo sciopero delle donne è una sfida non solo economica, ma politica, ideologica contro padroni, governo, famiglia, contro “gli uomini che odiano le donne”.
Noi poniamo come prioritaria la pratica, la lotta perché è dalla lotta che provengono le idee giuste, l’analisi giusta dei fatti reali, ma è necessario che le donne mentre lottano comprendano il perché della loro condizione di doppia oppressione e doppio sfruttamento in questa società capitalista, il perché dell’intreccio classe/genere e che lo comprendano da un punto di vista scientifico, da un punto di vista rivoluzionario sulla base di una concezione materialistica storico dialettica contro la concezione borghese che eternizza questa condizione delle donne.
Armarci praticamente ma anche teoricamente ci serve per combattere con più forza e prospettiva contro questo sistema sociale capitalista borghese che fa della doppia oppressione delle donne una delle sue basi, contro questo Stato borghese e i suoi governi, contro gli "uomini che odiano le donne".
La teoria rivoluzionaria nasce prima di tutto dal lavoro, dalla pratica di lotta, ma se rimanesse solo la pratica avremmo fatto solo un terzo di quello che è necessario, invece dobbiamo fare gli altri due terzi. L’altra fonte della nostra teoria è la scienza del proletariato, il marxismo-leninismo-maoismo, incarnato dalle “maestre” del movimento delle donne, le maestre storiche che il movimento, la storia ci ha consegnato, Clara Zetkin, Alexandra Kollontaj, Chiang Ching, altre, in Italia Teresa Noce. ecc. Anche queste “maestre” erano fin in fondo fuse con l’attività rivoluzionaria, ed hanno consegnato a tutte le donne di tutti i paesi una teoria interna alla più generale teoria scientifica del proletariato elaborata da Marx, Engels, Lenin, Mao.
Anche io faccio lo sciopero delle donne
Da un manifesto di anni fa ma sempre attuale
ANCHE IO FACCIO LO SCIOPERO DELLE DONNE
Perché tante mie sorelle, figlie, madri, amiche vengono uccise quasi ogni giorno dagli uomini che odiano le donne - perché la prossima potrei essere io
Perché sono stata violentata, umiliata, denigrata e sono stanca di farmene una colpa, di provare vergogna per questo, ma ora voglio ribellarmi
Perché mi ha detto che mi ama, ma non è vero, mi vuole schiava, sua proprietà nella “sacra famiglia”, perché quando decido di alzare la testa mi ammazza di botte
Perché quando ho chiesto aiuto alle forze dell’ordine per me o per le altre, mi hanno detto di sopportare o di farmi i fatti miei. E, allora, mi farò i “fatti miei” insieme a tutte le donne che saranno al mio fianco!
Perché sono stata violentata e uccisa una seconda volta dalle sentenze pro-stupratori e quelli che hanno stuprato o ucciso sono protetti da questa società
Perchè questo Stato, questi governi non sono la soluzione ma sono la causa dei femminicidi e stupri e le loro leggi diventano solo catene di controllo, di repressione che soffoca le nostre vite
Perché voglio decidere della mia vita in libertà
Perché quando la sera esco stanca dal lavoro, non posso riposarmi, devo badare alla famiglia
Perché anche se mi maltratta non ho i mezzi economici, non ho casa per sfuggire al suo odio
Perché i tagli ai servizi sociali, tagliano prima di tutto la libertà di noi donne
Perché siamo noi donne per prime a pagare la crisi, con lavori sempre più precari e sottopagati
Perché noi donne lavoriamo come e più degli uomini ma il nostro salario è più basso
Perché siamo stufe di essere discriminate sul lavoro, subire anche molestie sessuali da padroni e capi
Perchè non vogliamo più doverci sottoporre ad indagini nelle assunzioni sulla nostra condizione
matrimoniale, di maternità, di orientamento sessuale, ed essere anche licenziate per questo
Perché, pur essendo disoccupata, mi ammazzo di lavoro dentro le mura di casa e ora non voglio far niente, solo ribellarmi, fuori dalle mura, con le altre donne
Perché non sono una “supplente dello Stato”, che mi costringe al doppio lavoro, tagliando le spese sanitarie, gli asili nido, l’assistenza agli anziani e ai disabili, e che invece di riconoscere questo lavoro mi allunga la pensione
Perché noi ragazze siamo arrabbiate per le offese, molestie sessuali, anche solo verbali o virtuali, a scuola, per le strade, nei locali, perchè noi non vogliamo avere paura e vogliamo vivere liberamente la nostra sessualità
Perché quando dico no è NO!
Perché solo la nostra lotta, delle donne contro gli uomini che odiano le donne, contro i padroni, lo Stato, il governo, le istituzioni che odiano le donne, che non ci difendono, che attaccano le nostre condizioni di vita e ci opprimono ancora di più, è l'unica strada per il nostro futuro
PER TUTTO QUESTO E ALTRO
…anche io faccio lo SCIOPERO DELLE DONNE
20/02/26
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Le testimonianze delle lavoratrici
Tra le testimonianze si legge quella Fatima:
«L’ambiente è bello da vedere dall’esterno. All’interno, le politiche non vengono seguite correttamente. Le procedure e le regole di lavoro sembrano buone dall’esterno, ma non vengono seguite nella pratica. Questa fabbrica è “verde” solo di nome».
Prosegue Shima:
«Se si guarda la fabbrica dall’esterno, è bella, sembra un giardino. Ma a che serve se non possiamo lavorare in pace? Abbiamo segnalato più volte il problema del calore estremo ai nostri supervisori, ma non è cambiato nulla. Abbiamo anche chiesto delle tende, se non altro per ripararci dalla luce diretta del sole, ma senza alcun risultato».
Allo stesso modo, Reshma ricorda l’esperienza collettiva nella fabbrica con queste parole:
«Tutti i lavoratori hanno affermato con grande convinzione che questo [luogo di lavoro polveroso] era la loro principale preoccupazione in materia di salute e ambiente. L’edificio è climatizzato e l’aria condizionata è sempre accesa. Ma non ci sono abbastanza ventilatori o aspiratori per eliminare la polvere, con il risultato che ci ammaliamo molto spesso. I lavoratori tossiscono o starnutiscono continuamente e noi lo abbiamo fatto notare. Negli ultimi sei anni abbiamo presentato diverse lamentele alla direzione ma non è stata intrapresa alcuna azione, se non quella di chiederci di indossare delle mascherine. Ma la quantità di polvere è così esagerata che le mascherine non riescono a proteggerci».
19/02/26
LE BESTIE SIONISTE RIVENDICANO GENOCIDIO-STUPRI DI DONNE E BAMBINI E IL GOVERNO FASCISTA MELONI PARTECIPA AL BOARD FOR PEACE
Dal blog proletari comunisti
Soldato israeliano ammette (senza rimorso): uccidiamo e stupriamo donne e bambini a Gaza



