09/01/26

AURORA... Denunciamo la squallida operazione mediatica di trasformare la vittima in un caso clinico, così la violenza sembra meno violenza e più destino

AURORA.....

Il 29 dicembre 2025 Aurora Livoli, 19 anni, è stata trovata morta nel cortile di un palazzo di Milano.
Un uomo con vari precedenti per violenza sessuale è indagato.
Nel frattempo, però, una parte del sistema mediatico ha scelto un’altra strada: raccontare soprattutto Aurora, ma non ciò che le è stato fatto.
C’è un riflesso condizionato in questo Paese: quando una ragazza muore in circostanze violente, la prima cosa che si fa è frugare nella sua vita, non per capirla, ma per un ansia di costruire un alibi culturale.
Aurora non fa eccezione.
Invece di parlare dell’uomo si parla di lei: della sua presunta fragilità, delle sue frasi sui social, del fatto che fosse adottata, dei sui malesseri che l'hanno allontana da casa.
È la solita operazione: trasformare la vittima in un caso clinico, così la violenza sembra meno violenza e più destino.
Così l’aggressore diventa un dettaglio, e la ragazza diventa il problema.
Ma questa non è informazione: è un schifo! E' la solita storia: spostare la colpa, e' un modo per dire, senza dirlo: “Qualcosa in lei non funzionava”.
È un modo per attenuare la responsabilità maschile e amplificare quella femminile, anche da morte.
Aurora non era fragile per obbligo narrativo.
Non era tormentata per comodità editoriale.
Non era un personaggio da romanzo nero.
Era una ragazza normale con i tormenti della sua giovane eta', una giovane donna alla ricerca della sua strada.
Era una cittadina di questo Paese, e lo Stato aveva il dovere di proteggerla da chi aveva già dimostrato di essere pericoloso.
Il punto politico è qui: quando un uomo con precedenti per violenza sessuale è libero di circolare, la "fragilità" - o meglio, la complicità nei femminicidi - non è della vittimaÈ del sistema.
E quando i media preferiscono analizzare la vita della ragazza invece che la storia giudiziaria dell’indagato, non stanno informando: stanno contribuendo a  normalizzare la violenza sulle donne e questo sistema che la alimenta.
Aurora non è morta perché era fragile.
Aurora è morta perché qualcuno l’ha incontrata quella notte.
E tutto ciò che devia da questo è "complicità narrativa" .
Il governo Meloni ha intrapreso politiche che si inseriscono in un sistema sempre più impregnato di patriarcalismo, che rinchiude le donne nello schema Dio/Patria/Famiglia, con conseguenze devastanti sulla nostra vita.
Le politiche di famiglia e di sicurezza hanno limitato la libertà e i diritti delle donne, rafforzando gli stereotipi di genere e riducendo le opportunità di emancipazione.
E' un sistema che perpetua la violenza e la discriminazione contro le donne, anziché proteggerle.
Se vogliamo cambiare qualcosa, dobbiamo smettere di sezionare la vita delle ragazze e iniziare a sezionare le responsabilità delle istituzioni, dei tribunali, delle politiche migratorie, delle misure di sicurezza, dei controlli, delle omissioni, denunciare le bugie e racconti tossici della stampa di regime.
L' unica strada è quella di lottare insieme unite per promuovere un reale e vero cambiamento.
 - Intanto sono arrivate le dichiarazioni di ammissione dello stupro e dell’omicidio dello stupratore e assassino di Aurora. Quella dichiarazione, ripresa anche dal suo avvocato, “Ho vegliato su di lei” sembra evocare capacità di pietà umana… -

Ci trovi il giovedì dalle 17 alle 19.30 c/o il Punto libreria militante Metropolis, in via Transiti, 28 oppure puoi contattarci all’indirizzo: mfpr.mi1@gmail.com. Leggi, contribuisci al blog https://femminismorivoluzionario.blogspot.com/

Movimento femminista proletario rivoluzionario  Milano

08/01/26

Asra Media sollecita le organizzazioni per i diritti umani a intervenire contro gli abusi sulle donne palestinesi nella prigione di Damon


Ramallah. Le detenute palestinesi nel carcere di Damon hanno subito in questi giorni ripetute aggressioni violente, misure arbitrarie e umiliazioni, nell’ambito di una politica repressiva in escalation attuata su ordine del ministro della sicurezza di estrema destra Itamar Ben-Gvir.

Secondo quanto riportato dall’Ufficio Asra Media, che cita fonti informate, durante il mese di dicembre le forze israeliane hanno condotto ripetute irruzioni violente nelle celle delle prigioniere palestinesi a Damon.

Durante tali irruzioni, i soldati hanno costretto le donne detenute a sdraiarsi a faccia in giù sul pavimento, hanno messo a soqquadro le celle, utilizzato cani poliziotto per terrorizzarle e lanciato granate stordenti all’interno della sezione in cui sono recluse.

Asra Media ha aggiunto che le detenute nella prigione di Damon soffrono già per il freddo pungente all’interno delle celle, soprattutto di notte, poiché è vietato loro dormire con giacche invernali, mentre le finestre senza vetri lasciano filtrare aria gelida, aggravando la loro sofferenza fisica e psicologica.

Asra Media ha rivolto un appello alle organizzazioni internazionali per i diritti umani affinché intervengano urgentemente per porre fine alle sofferenze delle donne palestinesi nella prigione di Damon.

07/01/26

Messaggi di solidarietà a Luigia L'Aquila

Stanno arrivando alla compagna Luigia tanti messaggi di solidarietà, via via li pubblicheremo. 

L'aggressione del poliziotto sta determinando un effetto molto grave: per ora Luigia ha il gesso sul polso, ma quasi sicuramente dovrà subire un intervento, perchè la frattura è multipla, pluri frammentata; e comunque prima che possa adoperare il polso, il braccio dovranno passare molte settimane, se non mesi, con possibili conseguenze - speriamo di no - anche sul lavoro.

Il/i poliziotti dovranno pagare caro!
Luigia è tutte noi! Luigia dall'inizio dell'arresto di Anan, Alì, Mansour si sta battendo per la loro libertà, per il sostegno alla resistenza palestinese. Luigia il 3 gennaio ha difeso strenuamente la bandiera palestinese che il poliziotto le voleva strappare di mano perchè i poliziotti odiano quella bandiera, odiano chi lotta per la Palestina, per la libertà dei prigionieri palestinesi in Italia, odiano le donne rivoluzionarie comuniste. 
Ma Luigia, le donne che lottano sono mille volte più forti dei miseri omuncoli sbirri, come dei fascistelli che cercano ora di vomitare frasi reazionarie/sessiste, ben coperti da internet.

Giù le mani da Luigia, la solidarietà è un'arma, e la useremo bene!
 

Da Campetto occupato:
Ieri, durante il passaggio della fiaccola olimpica a L'Aquila, in seguito alla contestazione al grido "La Guerra non è sport, fuori l'imperialismo dalle olimpiadi", vi è stata una colluttazione tra una compagna e uno sbirro che prima le ha messo le mani addosso e poi, nel tentativo di strappare la bandiera della Palestina, l'ha strattonata e spintonata, fratturandole il polso, come risulta  dall'esito della nottata al pronto soccorso passata dalla compagna, a cui dovrà esser messo anche il gesso.
Un poliziotto ha fratturato il polso ad una compagna e crediamo sia un episodio gravissimo!
Che illustra ahinoi molto bene il clima che si sta creando dentro e fuori questo paese, tra guerra interna e guerra esterna. Tra una Repressione sempre più cruenta, diretta e violenta verso chi si oppone, e guerre oltre i confini.
Una Repressione che usa sempre più la forza, dei tribunali, delle galere, delle leggi, della violenza bruta, per opprimere... 
E a cui solo la solidarietà e la Resistenza saranno in grado di porre un freno. 
E, perché no, contrattaccare! 
FORZA LUIGIA SIAMO TUTTE/I CON TE

Da operaio ex Ilva Taranto slai cobas sc
Non stupisce, sono cavernicoli che brandiscono le loro clave (mi pare che dai loro rigurgiti si intuisca che le chiamino manganelli). Hanno difficoltà enorme a mantenere la posizione eretta, sarà per questo motivo che è piombato violentemente su Luigia. È una razza inferiore a quella dell'essere umano, sottosviluppata, utilizzata dallo Stato alla stessa maniera in cui un pastore utilizza un cane.

04/01/26

Giù le mani da Luigia!

Nella serata di sabato 3 gennaio, Luigia, compagna di proletari comunisti, del Mfpr de l'Aquila è stata aggredita da un poliziotto-energumeno delle forze dell'ordine.
In occasione del passaggio da L'Aquila della fiaccola olimpica, una decina di attivisti avevano improvvisato una contestazione al bordo della strada, con volantinaggio ed esposizione di uno striscione "la guerra non è sport, fuori l'imperialismo dalle olimpiadi". 
La polizia aveva già puntato e circondato il gruppo di compagni, compagne.
Quando ormai tutti i mezzi della carovana olimpica erano passati, un poliziotto è "piombato" sulla compagna, che con la bandiera palestinese era andata un pò più avanti, l'ha spinta brutalmente mettendole volutamente le mani sui seni e l'ha buttata a terra. Al grido della compagna: "giù le mani!", questo lurido, porco poliziotto ha risposto "giù le mani tu, che mi fai schifo" e ha poi cercato di strapparle con forza dalle mani la bandiera palestinese, difesa strenuamente da Luigia.
La compagna è ora al pronto soccorso in attesa di diagnosi. Il suo polso destro è gonfio e ha difficoltà ad articolare il pollice.
E' chiaro che lì a L'Aquila Luigia è un pò sotto "tiro" per la sua continua e combattiva attività sulla Palestina, per la libertà di Anan; poco fa le è arrivata una denuncia penale e ora questa aggressione mirata.
Il 23 dicembre un articolo pubblicato dal Messaggero, subdolamente associava la compagna, indicata nel titolo come indagata per un flash-mob contro il genocidio del popolo palestinese, con la decisione, riportata nel lucchetto, di mettere sotto scorta il PM e il giudice del processo contro Anan Yaeesh e i resistenti palestinesi giudicati a L'Aquila, come se tra i due fatti ci fosse un qualche nesso.
Oggi quell'attacco mediatico è diventato violenza fisica. Cercano di stringere il cerchio intorno a Luigia. Ma il cerchio della solidarietà per questa compagna, che tutti quanti la conoscano rispettano e amano, è assai più grande e forte e saprà fermarli!


03/01/26

Infame e criminale attacco imperialista americano al Venezuela - preso e rapito il legittimo presidente Maduro - dal blog proletari comunisti

L'MFPR dove è presente partecipa alle manifestazioni in corso - da Palermo a Milano, ecc.

Morte all'imperialismo principalmente yankee!

yankee go home!

solidarietà al Venezuela e alle masse popolari venezuelane!  

Il vaso è colmo - denuncia mobilitazione azione! 

proletari comunisti/PCm

"...  siamo contro l'intervento dell'imperialismo americano senza se e senza ma. Siamo contro la salita al potere che sarebbe comunque di stampo golpista delle forze reazionarie che apertamente stanno sostenendo questo intervento per essere portate dai marines al potere ... 

"Nello stesso tempo per tutti i paesi dell’ America Latina la questione di fondo è come attraverso una guerra popolare i proletari, i contadini e le masse popolari di questi paesi potranno in via definitiva liberarsi dell'imperialismo e dei loro servi"

dalla Controinformazione Rossoperaia del 4 novembre 2025

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Yankee go home! Fermare l’aggressione imperialista USA in Venezuela

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Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.

Imperialismo è guerra, è rapina, è oppressione delle nazioni e dei popoli oppressi, è neocolonialismo.

Abbiamo ampiamente parlato di quello che a livello mondiale avviene nei confronti della Palestina e non ci torniamo se non ribadendo la necessità di proseguire la mobilitazione operaia, studentesca e popolare nei confronti dello Stato Sionista di Israele, dell'imperialismo americano e i loro piani e a sostegno del popolo palestinese, in particolare della sua resistenza armata in una situazione così difficile.

Ma Trump, l'imperialismo americano, come si sa, ha aperto tutti i fronti all'insegna del MAGA, a “fare l'America più grande” e si intende, in certi aspetti, a tentare disperatamente di riaffermare l’egemonia e il dominio americano nel mondo su tutti i piani. E' chiaramente per gli Stati Uniti è sempre stato estremamente importante il cosiddetto “cortile di casa”, vale a dire i paesi dell'America Latina.

C'è una lunga storia qui del dominio americano, dei colpi di Stato e dei regimi instaurati in questi paesi a servizio dell'imperialismo americano e subordinati e guidati spesso direttamente dagli Usa, soprattutto per quanto riguarda il suo aspetto militare, attraverso la CIA, il Pentagono e così via.

Trump rilancia alla grande questa politica e in particolare la rilancia in questi giorni, in queste ore, nei confronti del Venezuela.

L'intervento americano in Venezuela è però un intervento rivolto a tutta l'America Latina per dire a tutti che o i governi sono allineati agli interessi dell'imperialismo americano e pongono un freno alla penetrazione di Cina e Russia in questi paesi sul piano economico e secondariamente sul piano diplomatico e militare, oppure l'imperialismo americano si arroga il diritto di intervenire con i più svariati pretesti in questi paesi per imporre con la forza dell'intervento militare dei regimi ad esso favorevole, facendo leva sia sulle forze all'interno di questo paese dell'esercito, militari, sia sulle forze politiche e le classi dominanti di borghesia compradora, di latifondisti presenti, perché siano insediate con la forza al potere queste forze e gli interessi americani vengano difesi all'interno di essi, perché i servi americani sia economici, politici, diplomatici e militari possano beneficiare.

Si tratta di una nuova stagione dell'imperialismo americano che ha caratteri abbastanza simili a quelli degli anni passati, ma nello stesso tempo si inseriscono nel contesto attuale.

Per questo l'intervento americano che viene preparato ed è già in corso in Venezuela deve trovare la denuncia e l'opposizione in tutte le parti del mondo. Per cui appoggiamo le manifestazioni contro l'intervento militare in Venezuela e dalla parte del Venezuela aggredito, e denunciamo con forza il pretesto del cosiddetto narcotraffico perché considerare il Venezuela un narco-Stato è un crimine contro il popolo venezuelano, contro il suo governo legittimo e contro gli interessi dei proletari e delle masse popolari, oltre che essere una chiara falsità. Si sa che i cartelli del narcotraffico sono legati ai governi in tutta l'America Latina, ma si sa come si sviluppino e si affermino i loro affari nel legame organico con le forze reazionarie di destra, fasciste che normalmente son legate all'imperialismo americano.

Questo non vuol dire sostenere che il governo Maduro sia un governo socialista, progressista, diciamo bolivarista (o comunque chiamato) che fa gli interessi dei proletari e delle masse popolari venezuelane, questo non è vero.

Il movimento messo in campo sul piano del nazionalismo e dell'indipendenza nazionale dall'imperialismo americano che negli anni passati ha avuto come punto di ferimento Chávez, non vuol dire che Chávez e i suoi seguaci siano dentro la battaglia per la liberazione delle masse popolari nei paesi dell'America Latina e del Venezuela per uno Stato e un regime di nuova democrazia che veda al potere innanzitutto gli operai, i contadini, delle classe oppresse.

Anzi, la crisi interna che ha dato spazio anche alle forze reazionarie fasciste travestite del democratico-liberali all'interno del Venezuela, dipende dalla politica non conseguente e non coerente dei governi come Maduro e questo ha indebolito il proletariato, le masse popolari che oggi si misurano con il piano di aggressione dell'imperialismo americano e con lo sforzo che esso fa di realizzare, sia con l'intervento diretto, sia con la pressione, una sorta di colpo di Stato che porti al potere le forze più reazionarie e più filo Usa in questo paese.

Il Venezuela è al centro di questa contesa perché intorno al Venezuela ci sono grandi interesse economici, il Venezuela è uno dei grandi paesi produttori di petrolio, e quindi è evidente che questa è la partita in gioco e che ha visto l'interesse degli altri imperialismi, in questo caso quello russo-cinese, sul Venezuela.

L'appello di Maduro alla Russia e alla Cina ad essere dalla sua parte per fermare la mano dell'imperialismo americano è dettata chiaramente da circostanze oggettive che vedono l'imperialismo americano alle porte del Venezuela per rovesciarlo, ma non è una manifestazione di indipendenza nazionale. La liberazione nazionale sociale delle masse, dei proletari delle masse venezuelane, il recupero pieno dell'economia del Venezuela nelle mani dei proletari e delle masse popolari passa strategicamente, inevitabilmente dalla sostituzione dei regimi falso-progressisti come quello di Maduro con regimi di democrazia proletaria e popolare, di nuova democrazia.

Ma oggi noi siamo contro l'intervento dell'imperialismo americano senza se e senza ma. Siamo contro la salita al potere che sarebbe comunque di stampo golpista delle forze reazionarie che apertamente stanno sostenendo questo intervento per essere portate dai marines al potere. 

Nello stesso tempo per tutti i paesi dell’ America Latina la questione di fondo è come attraverso una guerra popolare i proletari, i contadini e le masse popolari di questi paesi potranno in via definitiva liberarsi dell'imperialismo e dei loro servi

https://proletaricomunisti.blogspot.com/2025/11/pc-5-novembre-yankee-go-home-fermare.html

30/12/25

Tutti liberi tutte libere! Siamo tutte palestinesi!

Una campagna di arresti, di pesanti denunce, di multe stanno piombando su dirigenti e militanti delle associazioni palestinesi in Italia, sui solidali, su chi si è mobilitato in questi anni, mesi contro il genocidio di Israele a sostegno della popolazione e della resistenza palestinese. 
Anche nostre compagne sono state denunciate con pesanti accuse e hanno ricevute multe, da L'Aquila a Taranto.
Questa gravissima operazione viene portata avanti all'insegna di un piano in cui Israele/Netanyahu detta e Meloni, Piantedosi, tutto il governo esegue solerte.
Questa operazione ha lo scopo di mettere in pratica a Gaza il piano Trump/Netanyahu di continuazione del genocidio, usando come e  prima il blocco degli aiuti umanitari, il freddo, la fame, la repressione, per cancellare la resistenza del popolo palestinese, le sue legittime organizzazioni e fare di Gaza un grande affare di ricostruzione e una costiera per ricchi, coloni.
A questa operazione si sta sviluppando una immediata opposizione, mobilitazione in Italia. Essa va estesa dovunque è possibile. 
Noi ribadiamo con forza: SIAMO TUTTE PALESTINESI! TUTTI/TUTTE LIBERI!
MFPR