Riportiamo la presentazione fatta on line nel giorno del 9 marzo, giorno dello sciopero delle donne, di questo importante lavoro.
La presentazione è stata fatta a tre voci, dalle tre compagne del Mfpr di Milano che hanno scritto questo opuscolo.
Ora l'opuscolo è stampato, in uscita, si può già richiedere a mfpr.naz@gmail.com. Nello stesso tempo, possiamo fare delle altre presentazioni in presenza o on line, se ce lo chiedete.
Perché nasce questo opuscolo?
Intanto si inserisce nella situazione in cui, quando ci troviamo di
fronte a un grosso movimento delle donne, diventa molto importante,
diventa centrale studiare, avere della teoria, perché la teoria
giusta, cioè le teorie, le analisi delle grandi rivoluzionarie, ci
danno la possibilità di poter scegliere la giusta pratica di lotta,
di scegliere le strategie che ci possono portare a dei cambiamenti
concreti.
Per
cui queste teorie sono preziose e le dobbiamo approfondire
continuamente.
Perché
abbiamo pensato e abbiamo scelto la Kollontaj? Per caso ci siamo
imbattuti in una presentazione di un libro che ci ha fatto
sicuramente inorridire perchè abbiamo visto a occhio nudo la
strumentalizzazione che in quel momento sta avvenendo di questa
rivoluzionaria, che, poi, andandola a studiare, noi l'abbiamo trovata
veramente una grande rivoluzionaria.
Il
libro in questione che ha stuzzicato questo nostro lavoro e poi la
voglia di approfondire, quindi di mettere per iscritto quello che noi
avevamo appreso, è il libro di Annalina Ferrante che si intitola
“Passione e rivoluzione di una bolscevica imperfetta”.
Abbiamo inoltre potuto notare che la Ferrante non è la sola, ce ne
sono molte di teoriche di questo tipo che cercano in qualche modo di
strumentalizzare la storiografia, le notizie storiche, di
manipolarle. E questo è quello che è avvenuto attraverso questo
libro.
Per
quale motivo è stata strumentalizzata? Perché è stata presentata
come una “bolscevica imperfetta”, che anche se ha avuto delle
idee rivoluzionarie, alla fine è stata messa da parte e quindi
avviene una disillusione.
Andando
invece, e neanche in maniera troppo approfondita, ma semplicemente
incominciando a prendere in mano le opere della Kollontaj, le sue
conferenze e raccogliere notizie, quello che viene fuori è un quadro
completamente diverso. Prima di tutto che è stata una
rivoluzionaria, mai pentita, mai disillusa, ma è sempre stata molto
concreta e sempre con gli occhi ben aperti, e le idee molto chiare.
L'altro
libro che ci ha aiutato per capire qual’è lo spessore della figura
della Kollontaj è il libro che si avvicina di più a quelle che sono
le nostre idee socialiste, marxiste, il libro di Pina La Villa
“Alexsandra Kollontaj, marxismo e
femminismo nella rivoluzione russa”.
Questo
libro è un libro molto denso, in cui vengono messe bene in evidenza
quelle che sono le idee della Kollontaj e tutte le riforme che cerca
di portare avanti. Però, cosa cerca di fare? Il primo obiettivo che
si pone Pina La Villa è quello di riscattare la memoria storica. Ma
riscattare in che senso? Perché secondo Pina La Villa ci sono state
diverse rimozioni per quanto riguarda la rivoluzione russa. La prima
rimozione è quella che riguarda tutte le istanze sociali che sono
state perpetuate e cercato di realizzare nella rivoluzione russa.
L'altra
rimozione è l'impatto sociale, di cui hanno sempre parlato poco gli
storici, e l'altra rimozione è quella delle figure femminili che
vengono un po' marginalizzate perché al centro di tutto il dibattito
storico emergono sempre di più quelle che sono le figure più
importanti maschili.
L'autrice
però non racconta soltanto la vita o le opere della Kollontaj ma
cerca di restituire la centralità a una voce importante del marxismo
rivoluzionario e infatti una delle cose che mette in evidenza
soprattutto Pina La Villa nella esposizione del suo libro è appunto
questo rapporto, che ci deve far riflettere, tra femminismo borghese
e l'ideologia socialista.
Infatti
attraverso le opere della Kollontaj cosa succede? La Kollontaj ne
parla in maniera molto chiara quando afferma che il femminismo
borghese è un tipo di femminismo che all'inizio può sicuramente
attrarre anche le proletarie e le donne lavoratrici per il semplice
motivo che porta avanti rivendicazioni di diritti individuali -
diritti che sono importanti, come può essere il diritto allo studio,
come può essere il diritto al voto e altro – però a un certo
punto le donne proletarie vengono comunque tenute ai margini. Alle
donne proletarie non interessa semplicemente ottenere questo tipo di
vittorie, questo tipo di diritti che da un momento all'altro possono
essere persi, cosa che noi oggi vediamo chiaramente, ma, dice
Kollontaj, se non cambiano tutte le condizioni del contesto sociale,
non c'è un cambiamento reale nella società, non è possibile per
le donne che lavorano ottenere dei risultati e liberarsi di tutte le
catene, e le catene di cui parla la Kollontaj sono esattamente le
catene che noi citiamo tantissime volte nei nostri slogan, le catene
riproduttive, ecc.
La
Villa inoltre cerca di stimolare un dipartito su lotta di classe e la
lotta di genere, e qui però mette in evidenza anche un altro
elemento, cioè il femminismo borghese cosa fa? Ignora completamente
la questione di classe, mentre la Kollontaj mette in evidenza che la
questione di classe è centrale per le donne. L'altro elemento che
viene trascurato, questa volta dal movimento rivoluzionario, è che a
volte i movimenti rivoluzionari relegano la questione femminile in
secondo piano, come se l’emancipazione, la liberazione delle donne
avviene automaticamente con la rivoluzione proletaria. La Kollontaj
dice che non è possibile che si realizza in questo modo, non è un
fatto meccanico. La rivoluzione proletaria può essere completa e
quindi un cambiamento completo può avvenire soltanto attraverso una
rivoluzione nella rivoluzione che continua anche nel socialismo per
trasformare il “cielo” oltre la “terra”. Quindi non possiamo
aspettare la rivoluzione proletaria affinché le donne siano
effettivamente libere, senza che in essa sia determinante il ruolo
delle donne.
Nella
seconda parte del libro di Pina La Villa, che non è proprio diviso
in capitoli, vediamo come vengono sviluppate tutte le idee che mette
in evidenza la Kollontaj; perché la Kollontaj non si ferma a parlare
soltanto in maniera teorica e generale, in maniera superficiale, ma
entra nel merito di tutte le questioni, parla della famiglia e quindi
della maternità proprio come istituzione politica, poi c'è la
sessualità, la liberazione delle donne.
La
Kollontaj quando parla della sessualità, del libero amore eccetera,
dice una cosa ben precisa, dice che i rapporti di amore per poter
effettivamente essere tali devono essere basati sulla solidarietà e
sull'uguaglianza. Quindi la famosa teorica del “libero amore”
dice semplicemente questo.
Poi
quale deve essere il ruolo delle donne nella rivoluzione? Anche qui
la Kollontaj è innovativa perché ad esempio quando il proletariato
va al potere in Russia lei crea un dipartimento proprio delle donne
perché le donne devono acquisire sempre più un peso politico e
quindi la loro partecipazione al nuovo potere deve essere
istituzionalizzata, deve essere aiutata, ci devono essere queste
donne.
Queste
sono alcune delle varie riforme della Kollontaj. La Villa sottolinea
come le questioni affrontate dalla Kollontaj sono ancora oggi
centrali, sono ancora attuali. Quindi rivalutare una figura del
passato come quella della Kollontaj significa parlare al presente. Se
poi entriamo nel merito delle varie proposte, delle varie riforme che
portò avanti la Kollontaj ci rendiamo conto che erano molto avanzate
e noi abbiamo bisogno di armarci di questa teoria se lottiamo per un
reale cambiamento.
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Negli
anni settanta sono uscite varie pubblicazioni che riguardavano la
Kollontaj, una di queste è “Vivere la rivoluzione” che
esce da Garzanti e che però ha come sottotitolo “Il
manifesto femminista che la rivoluzione d'ottobre non seppe
attuare”. Questo sottotitolo è completamente
falso ed è dimostrato dagli stessi scritti che compaiono proprio nel
libro.
Innanzitutto
va detta una cosa immediata, la Kollontaj si considera una bolscevica
perfetta, condivide con Lenin tutte le teorie riguardanti la
liberazione della donna, senza rivoluzione nel modo di produrre,
nella struttura, senza rivoluzione nella sovrastruttura nel passare
da democrazia borghese a dittatura del proletariato, senza
cambiamento di mentalità da individualista a sociale non ci può
essere liberazione della donna.
Dall'altra
parte senza liberazione della donna nessuna rivoluzione è completa.
E su questo è importante questo accordo con Lenin che non è affatto
contrario, anzi nel 1918 la Kollontaj viene nominata commissaria del
popolo per l'assistenza sociale.
Qual
è l'idea da cui Kollontaj parte per le sue riforme? L'idea di fondo
delle sue proposte, delle sue riforme attuate è che la famiglia in
un contesto comunista non solo non serve ma è nociva, che la
famiglia tradizionale è nodo del sistema capitalista. Tra i vari
aspetti per cui la famiglia è nociva c'è il fatto che il luogo dove
si “nasconde” il lavoro riproduttivo della donna che è un lavoro
invisibile, molto utile al capitale per rimanere in piedi, che però
non è produttivo, lei lo chiama il “lavoro improduttivo” che
cade sulle spalle delle donne ed è rivolto a un ambito privato.
La
seconda idea, molto importante per noi, è che il discorso deve
passare da individuale a sociale. Cosa fa la donna in famiglia? Fa
prima di tutti i figli. Allora cosa fa? Per sgravare la donna del
peso della maternità progetta e fa costruire le “case di
maternità” dove le donne passano l'ultimo periodo di gravidanza,
partoriscono in assoluta sicurezza con il personale medico e
infermieristico presente, e vi rimangono per il primo periodo del
bambino.
Queste
case sono completamente gratuite, in esse le donne, oltre che
partorire, hanno il compito di allattare i bambini e di fornire
l'allattamento ai bambini, le cui madri non hanno il latte o agli
orfani e di sorvegliare che il bambino sia sano e cresca bene e se
c'è qualche cosa possono rivolgersi al personale qualificato. Non
hanno altri compiti, perché tutti i compiti di accudimento, di
pulizia del bambino vengono fatti da personale salariato. Kollontaj
dice: essere madri non vuol dire cambiare i pannolini.
Allora
ci sono i benpensanti che naturalmente la criticano, e lei fa notare
come le donne, le nobili, le borghesi ricche non fanno altro che dare
i loro bambini a allevatrici, bambinaie. Quindi è una critica
stupida.
Poi
ci sono tante altre riforme che fa. Ne dico solo due. La prima: nel
1920 viene legalizzato l'aborto. Kollontaj dice semplicemente perché:
noi che siamo poveri, che abbiamo poche risorse, dopo le guerre
legalizziamo l'aborto per garantire la salute della donna. Le donne
non abortiranno più quando saranno diffusi i sistemi concezionali,
ma in questa fase di transizione non ci sono ancora e quindi la loro
salute deve essere protetta. E l'aborto viene legalizzato. L'altro
discorso è il discorso della prostituzione.
La
prostituzione, secondo la Kollontaj, in una società comunista non va
accettata, va contrastata. Prima di tutto perché crea un
disquilibrio nel rapporto maschio/donna, perché è un rapporto in
cui l'uomo deve pagare e la donna viene considerata comunque una
prestatrice di servizio, quindi non va bene. Poi c’è la diffusione
delle malattie perché si diffondono molto più attraverso la
prostituzione che attraverso il libero amore. Questo lo dicono gli
scienziati, i ricercatori oggi, quindi allora si era già abbastanza
avanti.
E
poi perché sono lavori privati e non sono lavori che interessano la
comunità. E la Kollontaj paragona la prostituta alla casalinga che
fa un lavoro privato.
Allora
va contrastata. Ma in che modo? Vanno punite le prostitute? Ma
nemmeno per sogno!
Vanno
puniti solo i magnaccia. E quindi che cosa fanno? Semplicemente danno
alle prostitute delle case in modo che naturalmente possano vivere;
fanno le scuole, le invitano ad andare a scuola e poi le inviano a un
lavoro più qualificato dove forse stanno meglio e guadagnano di più.
E
per quanto riguarda il rapporto tra uomo e donna, la Kollontaj dice:
con l'avvento del comunismo prostituzione e famiglia tradizionale
spariranno insieme. Tra i sessi fioriranno rapporti liberi, sani e
gioiosi. Là dove l'istinto e la passione incominciano, la
prostituzione finisce.
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Io
ho curato di più la parte dell'autobiografia. Siamo partite dalla
prefazione di una edizione fatta da Missani, una
femminista negli anni settanta. La prima cosa di cui ci si accorge è
che utilizza delle categorie del femminismo di quel periodo
appiccicandole alla Kollontaj. Chiaramente
questo è anche frutto dall'humus che c'era in quel periodo. Si fa riferimento
alla psicoanalisi, all'autocoscienza, così come vengono utilizzati
dal femminismo degli anni settanta.
Però questo ci ha dato modo di
capire come era assolutamente indispensabile far parlare la
Kollontaj, per spostare questo modo di leggere il suo ruolo e tutta
l'attività che ha fatto.
Nella autobiografia mette in evidenza
come cambia la sua personalità nella giovinezza. Dobbiamo
tener conto che a quell'epoca in Russia era molto diffuso lo studio
del marxismo, soprattutto tra le giovani generazioni, e la Kollontaj
ci fa vedere come cambia anche lei nel corso della sua vita. Un altro
aspetto importante è che la Kollontaj avendo dei nonni finlandesi
conosce molto bene la Finlandia, è una poliglotta e a un certo punto
dopo essersi sposata decide che non può essere quella la sua vita e
quindi riprende gli studi e andrà all'estero. Cosa abbastanza
diffusa in quell'epoca in Russia.
Una
cosa che abbiamo cercato di fare è far vedere la connessione tra la
vita personale e gli eventi storici che si susseguono e anche il
lavoro teorico che si sviluppa in tutti quegli anni. Perché il
problema è che in molti libri che abbiamo trovato si passa dall'eros
alato alla piattaforma dell'opposizione operaia per dimostrare come
l’essere femministe in qualche modo contrappone alla
rivoluzionaria; non solo, ma tentando di dimostrare come
l'opposizione operaia rappresentasse una critica della rivoluzione
d’Ottobre. Quindi si trattava, secondo noi, di smontare proprio
questo.
Un'altra
questione molto importante è il fatto che la sua nomina ad
ambasciatrice viene vista come il tentativo da parte dei bolscevichi
di marginalizzarla. In realtà lei stessa, nella sua autobiografia,
valorizza questo aspetto. Questo incarico che le viene dato è un
incarico che invece dimostra come venisse fortemente apprezzata dai
dirigenti del Partito Comunista, perché era un incarico difficile.
Ricordiamo che l'Unione Sovietica era accerchiata, cercavano di
isolarla in tutti i modi, quindi a lei viene affidato un compito che
richiedeva grandi competenze, e a cui lei tiene molto.
In
Unione Sovietica, soprattutto durante la Prima Guerra Mondiale,
tantissime donne erano entrate nel mondo del lavoro. La Kollontaj
ribadisce continuamente che è una ragione della sua vita, quella di
lottare perché le lavoratrici, le operaie entrino a far parte del
Partito Socialdemocratico, come si chiamava allora; su questo –
dice - mi batterò tutta la vita. Ed è effettivamente quello che fa,
battendosi perchè lotta di classe e lotta di genere cammino
necessariamente intrecciate.
Infine,
sul discorso dell'”Eros alato”. Quando viene scritto? Quando già
la rivoluzione era in corso, invece i suoi scritti, i suoi lavori,
vengono riportati senza alcuna contestualizzazione. Bisogna capire
che l'Eros alato si rivolge alla gioventù bolscevica in una fase
completamente nuova in cui è necessario costruire l'uomo e la donna
nuovi