13/01/26

Il 16 a L'Aquila per Anan, Alì, Mansour - Per riabbracciare Luiga - Comunicato

SIAMO TUTTE-I "COLPEVOLI DI PALESTINA"

Meno di una settimana ci divide dall'appuntamento del 16 gennaio a L'Aquila, dove in Tribunale si concludera' il processo per Anan, Ali, Mansour.
Da tutta Italia si rinnova l'impegno a partecipare al presidio a fianco dei nostri fratelli palestinesi; anche per riabbracciare Luigia De Biasi indomabile compagna de L'Aquila, fatta oggetto nei giorni scorsi di violenze da parte di un questurino, mentre partecipava a L'Aquila al passaggio della "staffetta olimpica" sventolando la bandiera palestinese, che il zelante odioso agente voleva sottrarle. In tutta Italia si sono svolte finora tranquillamente identiche iniziative proPalestina al passaggio dei tedofori, che proseguono i questi giorni in Piemonte (vedi avanti), poi in Lombardia e Trentino.
Nel mentre, il governo Meloni prosegue nella sua opera di denigrazione e repressione nei confronti dei palestinesi recentemente arrestati "per la solidarieta' offerta alla popolazione di Gaza", da ieri trasferiti per punizione in carceri a regime speciale per allontanarli dal sostegno della mobilitazione e dal colloquio coi parenti. 
Hannoun a Terni, Raed e Yaser a Ferrara, Albustanji in Calabria: erano in attesa del Tribunale del Riesame per la scarcerazione, l'impegno per la loro liberazione si mostrera' ovunque nei territori dove verranno tenuti prigionieri !
Le persecuzioni contro i palestinesi e il movimento proPalestina sono diventati la cartina di tornasole dello stato di democrazia-diritti nell' Europa guerrafondaia.
A Londra , attivisti di " Palestine Action" da tempo imprigionati, da oltre due mesi hanno intrapreso lo sciopero della fame come atto di denuncia contro leggi liberticide:
Heba Muraisi di 31 anni è giunta al 70°gg
Karman Ahmed e Lewic Chiaramello al 63°gg
tutti soffrono di pesanti disturbi, oltre il notevole calo di peso,ma sono intenzionati a proseguire in questa battaglia di diritti e giustizia negati: altri di loro sono stati costretti a interrompere per il ricovero in ospedale o perche' severamente ammalati.
ROMPIAMO IL SILENZIO DEI MEDIA SU QUESTA DECISIVA LOTTA DI LIBERTA' E DEMOCRAZIA, CHE ACCUSA IL GOVERNO LABURISTA E LE ISTITUZIONI INGLESI DI FAR USO DI MEZZI COERCITIVI E DI LEGGI FORCAIOLE, PER TENTARE DI SCOMPAGINARE IL FORMIDABILE MOVIMENTO PRO PALESTINA.
LIBERE-I TUTTE-I, PALESTINA LIBERA
Vincenzo Milliucci

09/01/26

Altri messaggi di solidarietà a Luigia

- Dopo avere visto il video riguardante Luigia, compagna de L’Aquila, in seguito all’aggressione da parte di un poliziotto che l’aveva appena strattonata, spintonata toccandole i seni e volutamente “buttata in terra”, come Luigia stessa gli grida in faccia sottolineandogli che deve solo vergognarsi, adesso ho appreso che la coraggiosa compagna si ritrova con una frattura multipla al polso destro, cosa rilevabile già dal video stesso mentre continua a tenere stretta la bandiera palestinese, immensa è la commozione e la solidarietà che voglio esprimerle inviandole un augurio di pronta guarigione e un grande abbraccio, certa che il suo viso ritornerà a sorridere mostrando tutta la gioia di vivere e di lottare per le giuste cause.

- Carissima, conosco le tue e anche se non posso partecipare sono con te! Tieni Duro!
La civiltà non raggiungerà la perfezione fin quando non sarà caduta
l'ultima pietra dell'ultima chiesa sull'ultimo prete.
E. Zola

- Mi dispiace molto. Luigia e' una grande compagna. Per il resto sono d'accordo con il vostro pensiero.

- Il fatto è che abbiamo un governo fascista. Quindi la polizia, fascista per definizione e consistenza, esegue bovinamente. Le donne paiono essere l'unica forza pensante, dunque l'unica opposizione. Ma dobbiamo fare rumore, dobbiamo creare caos, dobbiamo devastare l'ordine dittatoriale che, peraltro, gli italiani hanno votato. Dunque la paura, ancora una volta, vince sulla ragione e sulla cultura. 
Avanti donne, senza paura, perché non si capisce cosa abbiamo da perdere 

- A Luigia va tutta la mia solidarietà perché alla nostra società patriarcale, fascistoide e repressiva e bianco centrica figuriamoci che effetto possa fare non solo che una donna si ribelli poi comunista e non allineata con. la cultura occidentale

MInneapolis - Gli agenti antimmigrazione sono mandati da Trump proprio per uccidere - La rabbia, le manifestazioni sono la giusta risposta


Renee Nicole Macklin Good è stata assassinata volutamente. La dittatura mediatica di Trump non ha fatto in tempo a far togliere le immagini video che mostrano chiaramente l'omicidio a sangue freddo, tre colpi alla testa della donna che stava solo cercando di allontanarsi.
Questa morte della donna è frutto della guerra che il neonazista Trump, la sua polizia mandata per arrestare, deportare immigrati, uomini, donne, bambini sta portando avanti dall'inizio della sua presidenza. 
Chi si oppone, che sia immigrato o cittadino degli Usa, che siano città sono terroristi e tutti, tutte possono essere uccisi. 
Ci stringiamo alla compagna di Renee Nicole, ai suoi tre figli!
La risposta più giusta e necessaria è di rispondere con la nostra "guerra", quella dei migranti, dei giovani, delle masse. 
Questa è cominciata e si sta estendendo in tante città. 
Portiamola dovunque anche nelle mobilitazioni in Italia 

AURORA... Denunciamo la squallida operazione mediatica di trasformare la vittima in un caso clinico, così la violenza sembra meno violenza e più destino

AURORA.....

Il 29 dicembre 2025 Aurora Livoli, 19 anni, è stata trovata morta nel cortile di un palazzo di Milano.
Un uomo con vari precedenti per violenza sessuale è indagato.
Nel frattempo, però, una parte del sistema mediatico ha scelto un’altra strada: raccontare soprattutto Aurora, ma non ciò che le è stato fatto.
C’è un riflesso condizionato in questo Paese: quando una ragazza muore in circostanze violente, la prima cosa che si fa è frugare nella sua vita, non per capirla, ma per un ansia di costruire un alibi culturale.
Aurora non fa eccezione.
Invece di parlare dell’uomo si parla di lei: della sua presunta fragilità, delle sue frasi sui social, del fatto che fosse adottata, dei sui malesseri che l'hanno allontana da casa.
È la solita operazione: trasformare la vittima in un caso clinico, così la violenza sembra meno violenza e più destino.
Così l’aggressore diventa un dettaglio, e la ragazza diventa il problema.
Ma questa non è informazione: è un schifo! E' la solita storia: spostare la colpa, e' un modo per dire, senza dirlo: “Qualcosa in lei non funzionava”.
È un modo per attenuare la responsabilità maschile e amplificare quella femminile, anche da morte.
Aurora non era fragile per obbligo narrativo.
Non era tormentata per comodità editoriale.
Non era un personaggio da romanzo nero.
Era una ragazza normale con i tormenti della sua giovane eta', una giovane donna alla ricerca della sua strada.
Era una cittadina di questo Paese, e lo Stato aveva il dovere di proteggerla da chi aveva già dimostrato di essere pericoloso.
Il punto politico è qui: quando un uomo con precedenti per violenza sessuale è libero di circolare, la "fragilità" - o meglio, la complicità nei femminicidi - non è della vittimaÈ del sistema.
E quando i media preferiscono analizzare la vita della ragazza invece che la storia giudiziaria dell’indagato, non stanno informando: stanno contribuendo a  normalizzare la violenza sulle donne e questo sistema che la alimenta.
Aurora non è morta perché era fragile.
Aurora è morta perché qualcuno l’ha incontrata quella notte.
E tutto ciò che devia da questo è "complicità narrativa" .
Il governo Meloni ha intrapreso politiche che si inseriscono in un sistema sempre più impregnato di patriarcalismo, che rinchiude le donne nello schema Dio/Patria/Famiglia, con conseguenze devastanti sulla nostra vita.
Le politiche di famiglia e di sicurezza hanno limitato la libertà e i diritti delle donne, rafforzando gli stereotipi di genere e riducendo le opportunità di emancipazione.
E' un sistema che perpetua la violenza e la discriminazione contro le donne, anziché proteggerle.
Se vogliamo cambiare qualcosa, dobbiamo smettere di sezionare la vita delle ragazze e iniziare a sezionare le responsabilità delle istituzioni, dei tribunali, delle politiche migratorie, delle misure di sicurezza, dei controlli, delle omissioni, denunciare le bugie e racconti tossici della stampa di regime.
L' unica strada è quella di lottare insieme unite per promuovere un reale e vero cambiamento.
 - Intanto sono arrivate le dichiarazioni di ammissione dello stupro e dell’omicidio dello stupratore e assassino di Aurora. Quella dichiarazione, ripresa anche dal suo avvocato, “Ho vegliato su di lei” sembra evocare capacità di pietà umana… -

Ci trovi il giovedì dalle 17 alle 19.30 c/o il Punto libreria militante Metropolis, in via Transiti, 28 oppure puoi contattarci all’indirizzo: mfpr.mi1@gmail.com. Leggi, contribuisci al blog https://femminismorivoluzionario.blogspot.com/

Movimento femminista proletario rivoluzionario  Milano

08/01/26

Asra Media sollecita le organizzazioni per i diritti umani a intervenire contro gli abusi sulle donne palestinesi nella prigione di Damon


Ramallah. Le detenute palestinesi nel carcere di Damon hanno subito in questi giorni ripetute aggressioni violente, misure arbitrarie e umiliazioni, nell’ambito di una politica repressiva in escalation attuata su ordine del ministro della sicurezza di estrema destra Itamar Ben-Gvir.

Secondo quanto riportato dall’Ufficio Asra Media, che cita fonti informate, durante il mese di dicembre le forze israeliane hanno condotto ripetute irruzioni violente nelle celle delle prigioniere palestinesi a Damon.

Durante tali irruzioni, i soldati hanno costretto le donne detenute a sdraiarsi a faccia in giù sul pavimento, hanno messo a soqquadro le celle, utilizzato cani poliziotto per terrorizzarle e lanciato granate stordenti all’interno della sezione in cui sono recluse.

Asra Media ha aggiunto che le detenute nella prigione di Damon soffrono già per il freddo pungente all’interno delle celle, soprattutto di notte, poiché è vietato loro dormire con giacche invernali, mentre le finestre senza vetri lasciano filtrare aria gelida, aggravando la loro sofferenza fisica e psicologica.

Asra Media ha rivolto un appello alle organizzazioni internazionali per i diritti umani affinché intervengano urgentemente per porre fine alle sofferenze delle donne palestinesi nella prigione di Damon.

07/01/26

Messaggi di solidarietà a Luigia L'Aquila

Stanno arrivando alla compagna Luigia tanti messaggi di solidarietà, via via li pubblicheremo. 

L'aggressione del poliziotto sta determinando un effetto molto grave: per ora Luigia ha il gesso sul polso, ma quasi sicuramente dovrà subire un intervento, perchè la frattura è multipla, pluri frammentata; e comunque prima che possa adoperare il polso, il braccio dovranno passare molte settimane, se non mesi, con possibili conseguenze - speriamo di no - anche sul lavoro.

Il/i poliziotti dovranno pagare caro!
Luigia è tutte noi! Luigia dall'inizio dell'arresto di Anan, Alì, Mansour si sta battendo per la loro libertà, per il sostegno alla resistenza palestinese. Luigia il 3 gennaio ha difeso strenuamente la bandiera palestinese che il poliziotto le voleva strappare di mano perchè i poliziotti odiano quella bandiera, odiano chi lotta per la Palestina, per la libertà dei prigionieri palestinesi in Italia, odiano le donne rivoluzionarie comuniste. 
Ma Luigia, le donne che lottano sono mille volte più forti dei miseri omuncoli sbirri, come dei fascistelli che cercano ora di vomitare frasi reazionarie/sessiste, ben coperti da internet.

Giù le mani da Luigia, la solidarietà è un'arma, e la useremo bene!
 

Da Campetto occupato:
Ieri, durante il passaggio della fiaccola olimpica a L'Aquila, in seguito alla contestazione al grido "La Guerra non è sport, fuori l'imperialismo dalle olimpiadi", vi è stata una colluttazione tra una compagna e uno sbirro che prima le ha messo le mani addosso e poi, nel tentativo di strappare la bandiera della Palestina, l'ha strattonata e spintonata, fratturandole il polso, come risulta  dall'esito della nottata al pronto soccorso passata dalla compagna, a cui dovrà esser messo anche il gesso.
Un poliziotto ha fratturato il polso ad una compagna e crediamo sia un episodio gravissimo!
Che illustra ahinoi molto bene il clima che si sta creando dentro e fuori questo paese, tra guerra interna e guerra esterna. Tra una Repressione sempre più cruenta, diretta e violenta verso chi si oppone, e guerre oltre i confini.
Una Repressione che usa sempre più la forza, dei tribunali, delle galere, delle leggi, della violenza bruta, per opprimere... 
E a cui solo la solidarietà e la Resistenza saranno in grado di porre un freno. 
E, perché no, contrattaccare! 
FORZA LUIGIA SIAMO TUTTE/I CON TE

Da operaio ex Ilva Taranto slai cobas sc
Non stupisce, sono cavernicoli che brandiscono le loro clave (mi pare che dai loro rigurgiti si intuisca che le chiamino manganelli). Hanno difficoltà enorme a mantenere la posizione eretta, sarà per questo motivo che è piombato violentemente su Luigia. È una razza inferiore a quella dell'essere umano, sottosviluppata, utilizzata dallo Stato alla stessa maniera in cui un pastore utilizza un cane.

04/01/26

Giù le mani da Luigia!

Nella serata di sabato 3 gennaio, Luigia, compagna di proletari comunisti, del Mfpr de l'Aquila è stata aggredita da un poliziotto-energumeno delle forze dell'ordine.
In occasione del passaggio da L'Aquila della fiaccola olimpica, una decina di attivisti avevano improvvisato una contestazione al bordo della strada, con volantinaggio ed esposizione di uno striscione "la guerra non è sport, fuori l'imperialismo dalle olimpiadi". 
La polizia aveva già puntato e circondato il gruppo di compagni, compagne.
Quando ormai tutti i mezzi della carovana olimpica erano passati, un poliziotto è "piombato" sulla compagna, che con la bandiera palestinese era andata un pò più avanti, l'ha spinta brutalmente mettendole volutamente le mani sui seni e l'ha buttata a terra. Al grido della compagna: "giù le mani!", questo lurido, porco poliziotto ha risposto "giù le mani tu, che mi fai schifo" e ha poi cercato di strapparle con forza dalle mani la bandiera palestinese, difesa strenuamente da Luigia.
La compagna è ora al pronto soccorso in attesa di diagnosi. Il suo polso destro è gonfio e ha difficoltà ad articolare il pollice.
E' chiaro che lì a L'Aquila Luigia è un pò sotto "tiro" per la sua continua e combattiva attività sulla Palestina, per la libertà di Anan; poco fa le è arrivata una denuncia penale e ora questa aggressione mirata.
Il 23 dicembre un articolo pubblicato dal Messaggero, subdolamente associava la compagna, indicata nel titolo come indagata per un flash-mob contro il genocidio del popolo palestinese, con la decisione, riportata nel lucchetto, di mettere sotto scorta il PM e il giudice del processo contro Anan Yaeesh e i resistenti palestinesi giudicati a L'Aquila, come se tra i due fatti ci fosse un qualche nesso.
Oggi quell'attacco mediatico è diventato violenza fisica. Cercano di stringere il cerchio intorno a Luigia. Ma il cerchio della solidarietà per questa compagna, che tutti quanti la conoscano rispettano e amano, è assai più grande e forte e saprà fermarli!