Una rappresentanza del Mfpr ha partecipato al presidio internazionale della "Campagna d’emergenza” il 27 gennaio al Parlamento europeo contro ”L’Operazione Kagar” del regime di Modi in India. In esso abbiamo portato la denuncia, l'informazione di quello che succede alle donne nelle zone adivasi, in cui le deportazioni della popolazione, i massacri, verso le donne vengono portati avanti dall'esercito usando tutta la barbarie, stupri, terribili violenze sessuali, uccisioni dei figli sotto i loro occhi.
23/03/26
Con le combattenti maoiste sosteniamo la guerra popolare in India - 28 marzo manifestazione a Zurigo
Una rappresentanza del Mfpr ha partecipato al presidio internazionale della "Campagna d’emergenza” il 27 gennaio al Parlamento europeo contro ”L’Operazione Kagar” del regime di Modi in India. In esso abbiamo portato la denuncia, l'informazione di quello che succede alle donne nelle zone adivasi, in cui le deportazioni della popolazione, i massacri, verso le donne vengono portati avanti dall'esercito usando tutta la barbarie, stupri, terribili violenze sessuali, uccisioni dei figli sotto i loro occhi.
Attaccato il diritto di sciopero dei lavoratori della logistica - Basta con i diktat illegittimi della Commissione Garanzia scioperi
Tutta la nostra solidarietà ai lavoratori della logistica e al Si.cobas.
La CGS che già in passato ha attacco il diritto di sciopero - l'azione più clamorosa, politicamente più inaccettabile perchè attaccava l'8 marzo delle donne, e anche pesante economicamente, è stata verso lo Sciopero delle donne e lo Slai Cobas sc che lo ha giustamente difeso e mantenuto, e che per questo è stata colpita due volte con 5.700 euro di sanzione - ora va avanti coperta da un governo fascista che vede come fumo negli occhi lo sciopero dei lavoratori e lavoratrici.
Questi attacchi non devono passare! Prima di tutto esercitando comunque e sempre il diritto di sciopero, e unendo le forze, dei sindacati di base in primis e di tutte le forze democratiche che possono - come sta succedendo con la decisione della CEDS - smantellare anche da un punto di vista legale questi abusi illegali della CGS.
Ma - e in questo caso ci rivolgiamo al Si.Cobas e a tutti i lavoratori - questa necessaria unità e solidarietà non deve essere a senso unico. I lavoratori e le lavoratrici dello Slai cobas sc non fanno mancare mai il loro appoggio e unità, e anche ora siamo pronti a trasformare le parole in azioni di solidarietà concreta, perchè è come se avessero colpito tutti noi. Purtroppo, però, non è così da parte del Si. Cobas.
Le lavoratrici nell'importante e discriminante Sciopero delle donne sono state lasciate sempre sole.
Oggi, siamo state di nuovo sanzionate e abbiamo fatto un appello anche ad una solidarietà concreta, ad un aiuto a pagare la sanzione. Ancora non abbiamo ricevuto dal Si.Cobas una parola di solidarietà - ma c'è sempre tempo...
Toccano uno, taccano tutti! Questo non deve essere solo uno slogan o valere solo quando attaccano la propria OS.
Lavoratrici Slai cobas per il sindacato di classe.
Attentato al diritto di sciopero nella logistica – SI Cobas
LA COMMISSIONE DI GARANZIA VUOLE INGABBIARE LE LOTTE NELLA LOGISTICA
La delibera 26/88 dell’11 marzo 2026 della Commissione di Garanzia non è un passaggio tecnico, né un intervento neutrale. È una scelta politica precisa: restringere ancora il diritto di sciopero proprio in uno dei settori in cui, negli ultimi anni, le lotte operaie hanno inciso davvero sui rapporti di forza.
La Commissione sostiene che, quando si parla di approvvigionamento di energie, prodotti energetici, risorse naturali e beni di prima necessità, non conta solo il trasporto in senso stretto, ma l’intera filiera logistica: ricezione, deposito, custodia, trasferimento, spedizione e distribuzione. In un successivo chiarimento precisa che il riferimento riguarda le attività connesse ai beni di prima necessità. Ma si tratta di una formulazione ambigua, elastica e politicamente pericolosa, soprattutto dentro un’economia capitalistica privata fondata sulla libera circolazione di ogni tipo di merce.
Il punto, infatti, è chiaro: allargare il perimetro dei vincoli e delle limitazioni sugli scioperi nella logistica. In pratica, basta che un’azienda tratti anche beni classificabili come essenziali perché lo sciopero debba sottostare alla legge 146/1990, con preavviso obbligatorio, procedure di raffreddamento e tutti gli strumenti utili ai padroni per riorganizzare i flussi, deviare le merci e depotenziare la forza della mobilitazione.
È una forzatura evidente. Pensiamo alla logistica alimentare di un grande player che movimenta diversi marchi di pasta, riso, pelati e migliaia di altri prodotti in decine di magazzini distribuiti in tutta Italia. Davvero si può sostenere che l’intera movimentazione di questa enorme massa di merci debba essere considerata, senza distinzione, essenziale per la collettività? Davvero la sopravvivenza delle persone dipenderebbe dalla possibilità di avere sempre scaffali pieni di infiniti prodotti equivalenti, di marche diverse e provenienti da paesi diversi?
La verità è un’altra. Gli scioperi nella logistica non mettono in discussione, in via generale, l’accesso della popolazione ai beni essenziali. Colpiscono piuttosto la continuità operativa delle grandi piattaforme, degli hub distributivi, dei committenti e delle multinazionali che organizzano la circolazione delle merci su scala globale. In un settore dominato dalla libera concorrenza, dalla saturazione dei magazzini, dall’intensificazione dei ritmi e dalla circolazione continua delle merci, ciò che si vuole proteggere non sono anzitutto i diritti fondamentali delle persone, ma i profitti privati.
Questa è la contraddizione politica di fondo. La logistica non viene considerata essenziale quando i lavoratori rivendicano salari più alti, stabilità, sicurezza, fine degli appalti e dei subappalti, diritti sindacali e dignità. Diventa improvvisamente essenziale quando lo sciopero può interrompere la valorizzazione del capitale e inceppare la circolazione delle merci. Non siamo quindi di fronte a una tutela imparziale dell’interesse collettivo, ma alla trasformazione degli interessi economici dei grandi gruppi della logistica, della distribuzione e dei trasporti in un presunto interesse pubblico.
Per questo siamo di fronte a un provvedimento gravissimo, che rischia di diventare uno dei peggiori precedenti di repressione antioperaia degli ultimi decenni. Non arriva per caso. Si inserisce in un quadro più ampio di stretta repressiva, di riduzione degli spazi di agibilità del conflitto, di contenimento sistematico di ogni forma di protesta e di dissenso. Nelle piazze come nei luoghi di lavoro, il messaggio è lo stesso: impedire che la protesta produca effetti reali.
Nella logistica questo significa colpire il punto in cui i lavoratori possono ancora esercitare una forza concreta: la continuità dei flussi, la catena delle consegne, la circolazione delle merci. È qui che il conflitto può ancora mettere in difficoltà il sistema. Ed è proprio questo che si vuole disinnescare…
Le lotte operaie nella logistica hanno avuto in poco più di un decennio un merito enorme: rompere il muro di invisibilità che copriva evasione fiscale, appalti e subappalti, ricatti, ritmi insostenibili, precarietà e supersfruttamento sistematico di una forza lavoro spesso migrante. Hanno mostrato che dietro la retorica dell’efficienza si regge in realtà un modello fondato sul ricatto permanente e sulla compressione dei diritti.
Ed è proprio per questo che oggi si tenta di riportare tutto indietro. Colpire lo sciopero significa colpire il significato politico di quelle lotte e provare a rendere di nuovo normale ciò che i lavoratori hanno avuto il merito di rendere visibile e di contrastare. Sono state lotte che hanno strappato aumenti salariali, scatti di livello, indennità, ticket mensa, diritti per i lavoratori interinali, e che hanno imposto un argine al caporalato, alle discriminazioni razziali, al ricatto del permesso di soggiorno, al lavoro a cottimo e al lavoro senza garanzie. Lotte dure, pagate a caro prezzo, ma capaci di restituire dignità e forza collettiva.
Per questo la delibera 26/88 non è un semplice atto amministrativo. È un tassello di una più ampia offensiva contro chi, attraverso lo sciopero, può ancora inceppare la macchina degli extraprofitti. E non è secondario che, proprio mentre si tenta questa stretta, il Comitato Europeo dei Diritti Sociali abbia messo in discussione l’impianto della legge 146/1990 e la sua natura fortemente restrittiva nei confronti del diritto di sciopero.
Non sarà la Commissione di Garanzia a fermare la lotta operaia. Valuteremo tutte le iniziative legali necessarie per contrastare questa misura repressiva gravissima e illegittima. Ma soprattutto è urgente unire le lotte della classe lavoratrice e rilanciare una mobilitazione permanente contro la repressione crescente e contro l’economia di guerra, che già oggi peggiora salari, condizioni di lavoro, sicurezza, stabilità e possibilità di organizzazione per milioni di lavoratrici e lavoratori.
Il diritto di sciopero non si tocca.
Lo difenderemo con la lotta.
21/03/26
Formazione rivoluzionaria delle donne - Chiang Ching - La rivoluzione nella rivoluzione di una donna comunista
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| per richiederlo: mfpr.naz@gmail.com |
Siete voi i veri violentatori - Noi donne diciamo NO!
Da un intervento sul referendum di una compagna del Mfpr di Palermo
La Meloni vergognosamente nella sua becera propaganda per il Sì per questo referendum sta strumentalizzando ancora una volta la questione delle donne sulla questione della violenza sessuale e la questione dei corpi delle donne, un governo fascista e sessista per cui noi donne valiamo socialmente in questa società solo se facciamo figli, una Meloni che si permette di dire che se passa il NO avremo poi giudici che libereranno stupratori e violentatori e immigrati quando questo è un governo che ha già liberato gli stupratori e violentatori, è un governo che sulla questione della violenza contro le donne ha emanato due leggi che da un lato trattano la questione solo da un punto di vista di aumento delle pene ma soprattutto di ordine pubblico e di controllo della vita delle donne e dei corpi delle donne e dall'altro lato vuole far passare la vergognosa legge del ddl Bongiorno con l'eliminazione del consenso che è una una legge che legittima la violenza sulle donne.
Chi ha liberato gli stupratori sono loro e lo conferma l'ultimo femminicidio che c'è stato proprio a Messina, di una donna che è stata uccisa dal suo ex compagno che era agli arresti domiciliari ma che è potuto uscire liberamente per andare ad ucciderla perché questo essere schifoso avrebbe dovuto portare il braccialetto elettronico ma, guarda caso, i braccialetti elettronici erano finiti. Quindi è il governo che libera e non in questo caso i magistrati che vengono attaccati.
Come donne dobbiamo veramente essere indignate su questa cosa e il NO delle donne significa anche rimandare al mittente questa becera strumentalizzazione della nostra condizione di vita sotto attacco da ogni punto di vista da parte di questo governo fascista, sessista, contro il quale ci dobbiamo impegnare tutte in ogni ambito nel lottare per cacciarlo.
20/03/26
"Voterò NO! Una vittoria del sì sarebbe una vittoria del fascismo al governo" - compagna proletaria di #iostoconlapalestina Taranto
Votare no. Perche' lo faro'. Non c'e' dubbio che una vittoria del sì purtroppo sarebbe una vittoria del fascismo al governo, ed e' questa l'unica motivazione politica e politicizzata che do al mio voto.
Ho pensato al "voto per dispetto" come d'altronde feci al Referendum di Renzi nel dicembre 2016… Si va a votare contro uno schieramento di destra, non certo per abolire o "cambiare" schifezze e nefaste responsabilita' di esse di una giustizia borghese e di classe, nefaste e responsabilita' che sono anche dei cosiddetti "partiti d'opposizione" che sventolano il no...(pero' e' bello sventolare la bandiera - bianca- dei diritti dopo aver ammainato quella dei diritti costituzionali e stracciato, almeno dal 1945, quella rossa…).
Per la destra fascista questo quesito e' una pacchia perche' serve a trasformare il sì del referendum in un sì alle loro politiche liberticide, fasciste, antipopolari, omofobe, islamofobe, razziste, sessiste, femminicide, genocidiarie, guerrafondaie, poliziesche, lobbistiche, all'insegna della corruzione e del malaffare; serve per avere sempre piu' "mani libere" e ad ufficializzare la loro natura delinquenziale attraverso apparati ben assoggettati che la legalizzano. Un esempio è l'abolizione del reato di abuso d'ufficio che altro non e' che abusi di potere.
Vorrei pero' ridimensionare il senso dell'appuntamento referendario che mi portera' a votare no. Andro' a votare come ci andai soltanto nel 2016 contro il referendum Renzi-Pd..., ma come abbiamo constatato il progetto di alterazione costituzionale fu solo rimandato…
E siamo all'oggi: non andro' a votare per chissa' quale miraggio alternativo di una giustizia borghese e di classe. Questo Stato non rappresenta gli sfruttati, i proletari che, anzi, sono il suo cibo con cui nutrirsi
ed arricchirsi, non rappresenta le donne, i loro sacrosanti diritti, non ne garantisce ne' il pane ne' le rose, anzi li nega e li calpesta. E le leggi che lo Stato borghese emana sono a sua garanzia esistenza e sussistenza, a immagine e somiglianza della sua classe borghese e capitalista, all'insegna del profitto e della illegalita'.Questo Stato si abbatte insieme a tutto il suo ambaradan di apparati che ne sono colonne portanti. Non si cambia, non si riforma!
Ma bisogna stare coi piedi per terra. Nel contesto politico attuale. E a volte, i "passi" possono essere "calci" sferrati al potere che creano delle crepe, che scalfiscono, che sfidano l'insopportabile arroganza, la nauseabonda presunzione mafiosa, malavitosa, d'impunita', d'intoccabilita' di questo governo, d'"invincibilita”.
Un po' come la presunzione d'intoccabilita', invincibilita' ed "impenetrabilita'" del genocida Israele prima dell'ottobre del 2023 e delle azioni legittime della Resistenza.
Ecco, appunto, votero' no come atto di resistenza all'attuale governo liberticida della Meloni, alle sue malefatte di ogni ordine e grado, alle sue complicita' col genocidio in Palestina e le guerre ai popoli, con gli sterminii in atto in Iran; ai sotterfugi loschi ed alle protezioni con accompagnamento in Libia di stupratori e criminali perseguiti da mandati di cattura internazionale; per aver concesso vacanze e relax in Italia agli assassini nazisionisti dell'esercito israeliano, per aver fatto passare nei nostri cieli Netanyhau; per i morti ammazzati sul posto di lavoro, per le donne ammazzate dal loro “dio-patria-famiglia”, per il cimitero di disperati in un profondo mar Mediterraneo, per i continui ladrocinii convertiti in compravendita di armi ed armamenti, convertiti in spedizioni di morte alla tavola dei suoi compari di merende di carne umana di donne e bambini, per le violenze continue perpetrate dalla sua classe, dalle sue lobby di potere economico e quindi politico, nazionale ed internazionale; votero' no per i suoi apparati militari sempre piu' armati e sempre piu' impuniti, sempre piu' autorizzati alla violenza e allo stato di assedio del territorio da decreti e “pacchetti sicurezza” per reprimere meglio e di piu'.
Votero' no per il corpo violato ed immolato al sacrificio delle donne, stuprato non solo da un uomo, ma dallo Stato, prima per pregiudizio e adesso per legge!
Votero' no a "lor signori" giullari di corti altrui, americane, israeliane, che per loro conto condannano ed imprigionano partigiani palestinesi nelle carceri italiane.
No ai loro travestimenti e doppiafaccia, ipocriti servi e cantori del potere delle armi e delle guerre, signori dal fare parolaio e acchiappavoti e consensi che li fa da coltre per offuscare quel che sono stati (fascisti di Salo' e del ventennio) e quel che realmente sono.
Votero' no cosciente che il no sara' e dev'essere altrove, dove e' la lotta e lo scontro di classe che potra' incidere realmente e rovesciare i tavoli imbanditi delle loro feste e banchetti... - ed il nostro non sara' un pranzo di gala.…
Votero' no anche perche' questa campagna referendaria del governo dimostra la sua presunzione di impunita' anche nell'imbrogliare "l'elettorato" con la sicurezza di raccoglierne il consenso per finalita' occulte e non dichiarate, e una delle finalita' e' liberarsi del potere giudiziario, quel potere giudiziario che talora, a volte, "incastra" anche i potenti.
Voto no consapevole e convinta che dalla sua affermazione non passa la vita ed il destino della classe proletaria. La vita ed il destino, dal qui ad una prospettiva prossima o futura nel tempo deve cambiare e cambiera' soltanto con la lotta contro la classe dominante borghese che si fa Stato. Consapevole e cosciente di additare e riconoscere nel dominio della borghesia il reale nemico comune e combatterlo in ogni forma o formula esso appaia e si manifesti, con la lotta sempre piu' conflittuale e "capace". Capace anche nel senso di mettergli realmente paura.
18/03/26
Alle donne eroiche della Comune di Parigi - Canzone
Jean-Baptiste Clément, con la sua famosa canzone Le Temps des Cerises (Il Tempo delle ciliegie), rese omaggio alle donne eroiche della Comune del 1871, la maggior parte semplici lavoratrici che pagarono a caro prezzo la loro lotta per la libertà, l’uguaglianza e la fraternità.





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