Da ORE 12/Controinformazione rossoperaia del 02.02.26
Torino
è stata teatro di una grande manifestazione di 50.000 persone e diversi
non sono riusciti ad arrivare per l'azione della polizia e per le
decisioni sciagurate prese dalla questura e dalle istituzioni di Torino
che hanno bloccato la città, le stazioni dove arrivava la
manifestazione, le vie principali di alcuni pullman che arrivavano a
Porta Nuova o che toccavano alcuni pezzi del corteo, con cittadini che
sono stati lasciati a terra per ore, anche là dove non passava alcun
corteo. Nello stesso tempo la polizia ha bloccato i bus che arrivavano
dalle altre città per la manifestazione, identificando e fotografando
tutte le persone.Tutta
questa manifestazione è stata ostacolata con una campagna stampa
preventiva, con divieti e disposizioni del Ministero degli Interni,
della questura di Torino, fino alla miserabile rettrice dell'Università
Palazzo Nuovo che, su pressione del ministro Bernini, ha chiuso
l'università agli studenti, a coloro che ne sono gli effettivi
proprietari.
Quindi la violenza è cominciata già prima ed era violenza di Stato, violenza delle istituzioni, violenza della polizia. La
madre di tutte le violenze é lo sgombero del centro sociale Askatasuna,
sottrarre non solo ai militanti e agli attivisti di Askatasuna ma alla
città, al quartiere, un centro sociale attivo da oltre 30 anni su tutte
le grandi tematiche così come sulle piccole questioni del quartiere.
Questo centro
sociale è stato uno dei cuori pulsanti della protesta contro la guerra,
della solidarietà al popolo palestinese, della lotta sociale dei
precari, dei disoccupati. ma innanzitutto è stato
l'espressione della ribellione di una nuova generazione che a Torino
per giorni e giorni, per settimane e settimane, è scesa in campo contro
l'industria della guerra, la devastazione territoriale, l'opera
speculativa fondata sul profitto del Capitale ai danni delle popolazioni
che si chiama TAV. Contro tutto questo è stata esercitata una costante
violenza, contro tutto questo è stato fatto di tutto per cancellare
questa esperienza, per cancellare questa storia, queste vite.
Ebbene adesso parlano di violenza, ma la vostra violenza è la vera matrice di ogni disordine, è
la vera matrice di una società, di uno Stato, di una città non fatta a
misura dei proletari, delle masse popolari, dei giovani, dei migranti,
dei lavoratori, ma fatta a misura della speculazione, della ricchezza,
fatta a misura dei padroni, fatta a misura poi di una generazione di
politici di centro-destra come di centro-sinistra che hanno permesso il
sacco speculativo di questa città, la deformazione di una città operaia, giovane, volta al futuro, in una città a servizio del malaffare e dei grandi affari.
Contro
tutto questo è vissuta l'esperienza trentennale di Askatasuna e non
saranno certo quei quattro maledetti e miserabili che sono al governo e
nelle istituzioni ad avere il diritto di denigrare un centro sociale che
ha costituito una ricchezza di questa città e vuole continuare ad
esserlo, una ricchezza del movimento antagonista, proletario, popolare e
giovanile, una ricchezza del nostro Paese, contro coloro che se ne sono
ora appropriati e pensano di usarla a uso e misura loro.
Contro
tutta questa violenza di Stato, di sistema, si doveva trovare una
risposta adeguata per fermarla e, in prospettiva, rovesciarla e
cancellarla. Tutto il
resto è noia, sono chiacchiere, sono miserabili difese di questo Stato,
di questo governo, di questo sistema, di questa stampa, di questi
partiti parlamentari.
Questa è stata la manifestazione di Torino.
Due immagini plastiche vanno pienamente rivendicate, che sono un'indicazione per tutto il nostro Paese: la marea di partecipanti -
guardatela nelle foto dall'alto - un gigantesco serpentone, pieno in
tutte le file come non mai, pieno di tutte le ragioni della lotta e del
combattimento contro questo sistema, questo Stato che ci porta alla
guerra, al fascismo, alla miseria, all'oppressione dei proletari e dei
popoli, alla devastazione della TAV, TAP, il governo delle basi
militari, il governo di Niscemi, degli altri disastri ambientali. Contro
tutto questo la manifestazione ha voluto esprimere una opposizione. E
migliaia e migliaia di compagni e compagne di organizzazioni sindacali,
centri sociali, del movimento degli studenti, solidali con la Palestina,
associazioni sono venuti a Torino, non in tanti quanto potevano essere e
volevano essere, ma siamo stati tutti a Torino, sia chi ci è venuto e sia chi “ha guardato i video”.
Ma
su questo però un discorso va fatto: basta, in occasioni che sono
fondamentali per lo scontro sociale e politico, per il futuro di questo
Paese, stare a guardare i video, i telefonini, invece di fare gli enormi
sforzi che a volte sono richiesti per partecipare a una manifestazione
lontana - perché siamo stati 50.000, ma potevamo essere 500.000, potevamo essere un milione, e
questo non è stato possibile un po' per le ragioni oggettive che tutti
abbiamo ma anche perché molti preferiscono stare a guardare, anche se si
dicono antagonisti, oppositori; preferiscono stare ai video, salvo poi
commentare come pulci e grilli parlanti sui social o mass media.
Ma torniamo alla manifestazione.
Abbiamo detto due immagini plastiche: la marea, il
vento rappresentato da questa marea che ha riempito la città di Torino,
che ha dato vita a questo enorme serpentone, e poi quella del blindato che brucia. Sì,
il blindato che brucia, perché questa è stata un'azione necessaria,
perché evidentemente non si possono accettare certe situazioni, non si
può accettare la militarizzazione della città, non si può accettare una
marea di poliziotti che blocca il corteo che voleva raggiungere il suo
luogo naturale: stiamo manifestando contro lo sgombero di Askatasuna e
Askatasuna è il punto di arrivo di una manifestazione nazionale, e
vietarlo è una violenza che non può essere accettata, è una violazione
di un diritto, quello di manifestare, di protestare, è una forma di
dittatura, di ricatto, nei confronti di chi partecipava alla
manifestazione, in particolare la marea di giovanissimi. Ad
Askatasuna bisognava arrivare e per andarci bisognava fronteggiare uno
schieramento di polizia certo ben deciso a picchiare, a massacrare, e
caso mai anche a uccidere, perché questo è stato preparato prima, è
stato detto ai poliziotti non certo di fermarsi ma quello di essere pronti a tutto pur di difendere il simulacro della repressione di Stato rappresentata dalla chiusura di Askatasuna.
La
ferita vera di Torino, signori della Stampa di Torino, è la chiusura di
Askatasuna, è la violenza esercitata contro un'esperienza, un popolo,
una città, e su questa
ferita di Torino voi siete stati zitti, complici e oggi non avete alcun
diritto di strillare alla violenza. Il vostro giornale è una "merda" di
giornale su questi temi e giustamente è stato fatto segno di una
protesta anche all'interno, non siete voi che potete dare lezione a chi
lotta per cose molto molto più grandi di voi.
La
manifestazione ha attraversato tutta la città in forma pacifica e
quando si dice in forma pacifica non significa “pacificata”, significa
che gli slogan, gli striscioni, le mille voci combattive, determinate a
lottare si sono unite. Importante la presenza significativa del popolo palestinese attraverso
le sue rappresentanze, che ha richiesto forte e chiaro la liberazione
dei prigionieri palestinesi, di coloro che avete arrestato voi Stato,
voi Governo, per conto dello Stato sionista d'Israele, avete arrestato
Hannoun, avete costruito una montatura giudiziaria che vuole intimidire
la solidarietà e l'unità del popolo palestinese, avete condannato Anan
un prigioniero politico appartenente alla resistenza che in questo paese
non ha commesso alcun reato e lo tenete in galera sulla base delle
carte portate dai criminali israeliani, da coloro che sono definiti
anche dalla Corte Penale Internazionale come criminali: Netanyahu, il
regime sionista, genocida, massacratore di donne e bambini, affamatore
di un popolo, portatore di un piano di deportazione, di cancellazione di
un popolo che ricorda l'Olocausto e i peggiori crimini della storia
dell'umanità... Il popolo palestinese con le sue rappresentanze presenti
ha gridato forte chiaro “libertà per Hannoun, Anan e tutti... Palestina
libera”!
Così come era presente una fortissima delegazione del Kurdistan che
difende l'esperienza del Rojava, la lotta di un popolo e delle donne di
questo popolo, per costruire un modello alternativo nel cuore di regimi
barbari, di Assad, dello Stato islamico, tutti a servizio
dell'imperialismo, tutti a servizio del fascista Erdogan, tutti a
servizio delle mani sulle terre e sulle libertà dei popoli, che vogliono
cancellare Rojava.
Come
chiaramente era rappresentato tutto il popolo che ha combattuto a
Torino come a livello nazionale in questi mesi, in questi anni.
Questa
manifestazione è stata attraversata in questa maniera da tutte le
istanze sociali di libertà, di liberazione, che hanno reso onore allo
slogan “Askatasuna vuol dire libertà, la repressione non ci fermerà”. Questa
è stata la manifestazione, un enorme corteo costretto a non
attraversare il centro, isolato dagli altri quartieri popolari, come
Barriera di Milano, ostacolato in ogni modo dai divieti di arrivarci
perfino con la chiusura delle vie, del traffico ordinario, dei pullman.
Questa manifestazione alla fine è arrivata, è arrivata dove doveva arrivare,
al punto in cui la questura e le istanze del ministero degli Interni
con la complicità di tutte le istituzioni avevano deciso che si doveva
fermare. Ma non si poteva fermare, il vento non si può fermare,
il desiderio di libertà e di ripresa degli spazi sociali non si possono
fermare! E per questo è stato giusto e necessario che una grande parte
della gioventù ribelle, e non solo, presente alla manifestazione,
appartenente a tutte le realtà, dai centri sociali, al movimento
studentesco, di Torino e delle diverse città, all'area dei compagni e
compagne che giustamente con orgoglio dichiara di essere antagonista e
rivoluzionaria, all'opposizione di questo governo, di questo Stato, di
questo sistema, abbia marciato fino in fondo per raggiungere Askatasuna. Era
necessario sia come forma di difesa, sia per porre chiaro di chi è
Askatasuna, non solo un centro sociale ma un territorio che è diventato
anch’esso un territorio da liberare.
E
lo si è posto con tutte le necessarie "armi" per rispondere alla
violenza poliziesca che tante volte ha colpito, massacrato giovani e
giovanissimi e che ha colpito anche il 31 con idranti, massa enorme di
lacrimogeni che bruciano polmoni, occhi, con manganelli, pugni, calci
giovani, anche minorenni per terra, feriti (ma questo non si è fatto
vedere nelle televisioni, su questo non ci sono foto o articoli della
grande stampa...); per rispondere all'ignominia fascista e da Stato di
polizia, dei decreti di sicurezza che violano le libertà anche
costituzionali.
Certo
che bisognava andare "attrezzati", certo che bisognava opporre alla
violenza poliziesca tutto ciò che la potesse fermare, certo che
bisognava rendere sempre più chiaro che quello spazio va riconquistato,
che la resistenza che si oppone allo Stato della repressione è una Nuova
Resistenza che non intende fermarsi e neanche essere fermata dallo
Stato di polizia e dai decreti di sicurezza e dalla canea montante di
stampa, tv, governo, istituzioni.
E
quindi tutto quello che è avvenuto è normale, giusto e necessario.
Anche l'episodio che ha fatto "scandalo", quello dell’”aggressione a un
poliziotto”, di cui tutti i mass media, i politici sia di maggioranza
che di "opposizione" parlano e straparlano, è stato ben spiegato da una
giornalista de Il manifesto, di cui abbiamo pubblicato il testo, non è
esattamente come è stato descritto (tutto questo allarme, addirittura
"tentato omicidio" e poi viene dimesso dall'ospedale il giorni dopo, con
qualche echimosi, escoriazioni..); ma quante volte i poliziotti hanno
invece realmente massacrato? Ma per essi si chiede l'impunità, nessuno
paga, anzi, riceve la visita della Meloni, gli encomi del governo
fascista e poliziesco che fa dell'idea del fascismo e della pratica
della repressione, sistemica, globale, la sua ideologia e la sua ragione
per essere al potere, per essere a servizio del grande Capitale, dei
suoi disegni, al servizio della guerra, al servizio di Trump e di tutti i
mostri generati da questo sistema imperialista che è sempre più “da
Minneapolis a Torino, dall'India alla Palestina”, un sistema che uccide,
che massacra, un sistema capitalista/imperialista che deve essere
abbattuto, perché è un freno alla storia sociale e politica di
liberazione e di libertà, di uguaglianza, non solo del nostro popolo ma
di tutti i popoli.
Con
quale coraggio un ministro, il ciccione a servizio delle lobby militari
come Crosetto, può parlare di “terrorismo” quando il suo ministero è
dentro la Nato, dentro l'alleanza privilegiata con il sistema
imperialista americano e di Trump? Il terrorismo siete voi, il
terrorismo dello Stato militare, il terrorismo dell'industria bellica,
il terrorismo degli tagli sociali per favorire l'industria bellica, il
terrorismo delle vostre missioni militari, il terrorismo di voler
inquadrare i giovani con una nuova divisa per diventare carne da macello
delle vostre guerre. I veri terroristi siete voi, i terroristi della
parola, potete dire tutto e il contrario di tutto, insultare i popoli,
gli studenti, la gente che lotta e pensare di farla franca? Pensate che
non arrivi anche per voi il giorno del giudizio?
Pensate che la repressione possa fermare la ribellione ma invece l'alimenta! E
Torino è una plastica dimostrazione che non la fermate. Le masse erano
in piazza, erano in corteo, eravamo in tanti, eravamo molti di più di
tutti voi e rappresentavamo molto di più di quella miseria di barbari
che voi rappresentate!
Ed
è per questo che era giusto e necessario che questa manifestazione
segnasse un punto, anche di non ritorno, per il movimento che ha il
diritto di ribellarsi, ha il diritto di insorgere rispetto allo Stato
della guerra, della repressione, della distruzione dei posti di lavoro,
della devastazione ambientale; un movimento che pensa che Askatasuna
debba diventare - ed è diventata - una bandiera di tutti noi. Questa
manifestazione ha reso onore al nome Askatasuna che vuol dire libertà,
libertà di sciopero, libertà di manifestare, libertà di studiare,
libertà di avere una casa, libertà di avere un salario, un diritto
dignitoso, libertà di non perdere il posto di lavoro, libertà di non
morire sul posto di lavoro, libertà di avere un territorio liberato
dalle grandi opere, dalle basi Nato. Queste libertà si conquistano con
la lotta, siamo figli
tutti di due generazioni, la generazione della Resistenza, la
generazione degli anni ‘70, orgogliosamente eredi degli anni ‘70 che
riprendono le bandiere della ribellione.
Questo
è il messaggio che viene dalla manifestazione e vale non solo per i
giovani che l'hanno animato e vi hanno combattuto, ma vale per tutte le
generazioni.
Ed è chiaro che è una cartina di tornasole da che parte stare,
non basta mettersi a posto la coscienza gridando: “noi sappiamo da che
parte stare, Palestina libera dal fiume fino al mare”, glorioso slogan
che continuiamo a gridare e oggi ancora con più forza. Oggi
bisogna stare dalla parte di Askatasuna, bisogna stare dalla parte della
manifestazione di Torino, difenderla senza buoni e cattivi, sapendo
che i cosiddetti cattivi in realtà sono i figli della loro classe
sociale, la borghesia imperialista, i signori della ricchezza, i signori
della guerra, i signori del petrolio, dell'energia, i signori della
speculazione, i signori delle mani sulla città, i signori della
corruzione, i signori del malaffare.
Dalla
parte di chi si ribella contro tutto questo, con tutte le armi
necessarie, perché alla violenza di Stato non si può rispondere con i
fiori, i fiori se non hanno la forza combattente che rompa, metta in
discussione la violenza di Stato, non possono liberare i popoli, i
proletari, sia sulle grandi questioni della guerra, sia sulle piccole
questioni della difesa dei diritti quotidiani di fronte a uno Stato e a
un governo che in maniera arrogante pretende di soffocare ogni forma di
dissenso, pretende di violare la Costituzione.
Mattarella,
ma per favore, fottiti! Com’è possibile accettare di firmare tutti i
decreti sicurezza e pretendere di avere l'anima pulita per parlare di
democrazia e di Costituzione? Ma per favore!
Tornando
alla manifestazione, siete voi che ci state chiamando ad alzare il tiro
della lotta; tutti sia coloro che hanno uno spirito rivoluzionario e
una volontà di Rivoluzione che sanno bene che la Rivoluzione non è un
pranzo di gala, e la lotta di classe, la lotta sociale non lo è mai
stata quando è vera, ma anche coloro che ancora non sono chiaramente su
questa posizione.
Si sappia che, purtroppo, alla
violenza di Stato, alla dittatura aperta verso cui marciano questo
governo e questo Stato, secondo il modello Trump, secondo Minneapolis,
occorrerà opporre una Nuova Resistenza, che
è fatta di manifestazioni che sanno difendere le loro ragioni dagli
attacchi della polizia, e che quindi usano tutti gli strumenti creativi
che ci possiamo permettere. E questi strumenti creativi sono stati in
parte presenti nella manifestazione di Torino, e questo è stato un bene,
altrimenti noi saremmo stati riempiti di lacrimogeni comunque, saremmo
stati inseguiti strada per strada e colpiti, feriti in ogni modo,
fermati. Questa barriera ha posto un limite alla violenza poliziesca e quindi questa barriera era necessaria, è necessaria, e va valorizzata e va imparata.
Dobbiamo
imparare dalla manifestazione Torino, tutti, altrimenti saremo le anime
belle del lamento, le anime belle del vittimismo, le anime belle che
non conoscono il nemico, non sanno che questo nemico è un nemico che non
si fermerà finché non potrà fare la dittatura aperta, lo Stato di
polizia, finché non potrà fare le sue guerre, finché non potrà
licenziare il lavoratore senza la possibilità di fare anche un ricorso,
finché i migranti non siano buttati in mare, cacciati o rinchiusi nelle
galere dei CPR, ecc.; finchè stare dalla parte della Palestina non
diventi un vero crimine e non invece essere dalla parte di una grande
umanità che questo mondo richiede come marea per uscire dalla barbarie
verso cui ci stanno facendo precipitare.
Sì
ai "fuochi" quando sono necessari, perché senza questi non siamo nulla,
senza avere la forza di difendere le nostre manifestazioni ce le
vieteranno sempre di più e ci costringeranno a peggiori scenari.
Infine, qualcos'altro va detto sull'infame atto d'accusa della Procuratrice di Torino che
ora è la stella del governo e della stampa borghese, la quale ha
preteso di leggere la questione secondo i peggiori canoni del codice
fascista e della mentalità fascista che nella storia di questo paese non
è certo nuova.
Giustamente
è stata chiamata “serva della mafia tav”. Non è così forse? Finora la
Procura ha fermato l'opera tav o invece ha perseguito con lo spirito da
santa inquisizione tutti coloro che si sono battuti contro la Tav in
tutte le forme, pagando anche alti costi sia in termini repressivi, e
sia in qualche occasione di vita umana, ma soprattutto di perdita, di un
pezzo importante del loro territorio e della loro vita? Ebbene la
signora Lucia Musti, vestita con la toga di ermellino, si permette di
fare questo processo infame alle intenzioni come la peggiore scuola del
fascismo e delle dittature militari quando dice che “manifestare per i
diritti nasconde la volontà di usare la piazza per una lotta fuori dal
contesto democratico”.
Il
“contesto democratico” ha chiuso Askatasuna, il “contesto democratico”
ci porta alla guerra e alla repressione generalizzata, il “contesto
democratico” condanna gli operai che hanno bloccato le strade di Bologna
per il contratto; in questo “contesto democratico” state facendo le
peggiori leggi fasciste e pretendete che il problema siano coloro che
lottano fuori da questo “contesto democratico”! Se il “contesto
democratico” è una foglia di fico di un fascismo agente, di una
repressione, di uno Stato di polizia, siamo tutti fuori da questo
“contesto democratico”, dobbiamo esserlo tutti, proprio in nome della
difesa delle libertà, dei diritti, che sempre ha caratterizzato una
parte rilevante di intellettuali, di piccola, e a volte anche media
borghesia, che hanno sempre partecipato ai momenti storici di questo
paese, alla Resistenza, agli anni ’70, e che continuano oggi a
schierarsi con i popoli e con le lotte sociali.
Chi sei procuratrice Musti per fare discorsi di questo genere? Per attaccare “l’upper class responsabile - a suo avviso - di
una benevola tolleranza, di una lettura compiacente di condotte, che
altro non sono che gravi reati da parte di taluni soggetti appartenenti,
questa volta sì, alla upper class”. Così. hai già condannato, parli di
“gravi reati”! Tu non sei una che deve sorvegliare le regole di un
processo, tu sei la Santa Inquisizione, tu sei le leggi speciali, tu sei
fascista, fascista e antidemocratica. Colpisci perfino gli appartenenti
alla tua classe perché vuoi un regime, vuoi una dittatura. Ecco, fosse
per lei, signora Lucia Musti, procuratrice generale di Torino, questo
referendum per mettere le mani sulla magistratura non avrebbe nessuna
ragione di farsi perché lei è già al servizio di questo governo, di
questo sistema, con le leggi anticostituzionali che partorisce ogni
giorno, tu non sei giustizia sopra le parti, sei giustizia negata,
giustizia assassina, giustizia che vuole cancellare la democrazia e la
giustizia vera in questo Paese.
Tutti
ti si stringono intorno, la grande stampa ti elogia, fa di te una nuova
paladina dei loro interessi sporchi, di uno Stato repressivo, uno Stato
di Polizia che i nostri partigiani pensavano di aver cancellato con la
Resistenza e a cui il movimento degli anni Settanta per alcuni mesi ha
reso la vita difficile.
È
chiaro che a questo punto la manifestazione va difesa, anche dalle voci
di quanti vi hanno partecipato e ora "nascondono la mano". Certo, anche
loro, l'opposizione parlamentare, sono bersaglio di attacchi del
governo, della stampa e così via, ma certe dichiarazioni fanno schifo!
Non potete strillare che questo Stato è così e cosà, gridare agli
attacchi alla democrazia e alla Costituzione e poi essere pronti a
salire sul carro dello Stato borghese, della sua stampa, del suo governo
e quindi aprire voi la strada a nuove leggi repressive che dovreste
combattere.
Ma
come non siete riusciti, in parte non avete voluto combattere realmente
i decreti sicurezza, ora la presa di distanza dalla manifestazione non
vi salva l'anima, è parte del brodo di coltura delle nuove leggi che
questo governo annuncia, perché la questione Torino è importante, è oggi
una discriminante fondamentale: da quale parte stare e come vogliamo
combattere questo Stato, questo governo, questo sistema; di qual'è non
solo la vostra posizione politica, la vostra ideologia, la vostra
cultura, ma l’impegno reale che volete mettere per fermare ciò che in
questo Paese sta avvenendo e per combatterlo realmente, e non sulle
pagine di giornali, sul web o nelle aule parlamentari, dove, a dir la
verità, se sperassimo in voi per fermare tutto questo saremmo morti in
partenza.
Rivendichiamo
Torino, tutta: dalla marea del corteo al blindato bruciato, siamo da
questa parte e da questa parte occorre raccogliere le forze migliori di
questo paese perché siano oggi una diga e poi una resistenza effettiva
che abbia la capacità di mettere in discussione e rovesciare l'ordine
delle cose esistenti nell'interesse dei proletari e dei popoli sia nel
nostro Paese sia nel mondo.