25/01/26

Formazione rivoluzionaria delle donne - Su patriarcato e capitalismo: teorie nel movimento femminista degli anni '70 - ma presenti e influenti a tutt'oggi

La scorsa settimana avevamo annunciato la pubblicazione di alcune parti del capitolo "Articolazioni femministe: una teoria dell'intersezionalità", interno al libro recentemente uscito di Michael Hardt "I settanta sovversivi - La globalizzazione delle lotte", oggi riportiamo questi stralci.  
Perchè lo facciamo? Perchè oggi alcune di quelle teorie sono tornate in voga nell'attuale movimento femminista e sono influenti negativamente nel carattere e azione di esso. Pertanto vanno conosciute criticamente perchè il fondamentale movimento delle donne per la rivoluzione proletaria si rafforzi nella sua grande sfida, pratica, politica e teorica contro il sistema borghese.
Poi torneremo su queste teorie.
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Cominciamo - "Articolazioni femministe..."

"I progetti teorici degli anni Settanta, che hanno esplorato con maggior successo la natura intrecciata delle strutture di potere razziste, capitaliste e patriarcali, si sono dovuti districare tra due potenziali pericoli che le loro analisi sollevavano all'organizzazione politica. 

Da un lato c'erano le posizioni che riconoscevano l'importanza delle diverse strutture di potere, ma che comunque rintracciavano una gerarchia tra di esse. Ad esempio, veniva riconosciuto che i rapporti sociali capitalistici fossero legati alle strutture di potere di razza e di genere, ma alla fine il capitale continuava a fornire la narrazione principale.
Dall'altro lato, la seconda minaccia, spesso sorta in reazione alla prima, era costituita da quadri analitici che vedono ogni struttura di dominio come completamente autonoma, operante secondo le proprie leggi, senza alcuna subordinazione rispetto alle altre. Poiché questa prospettiva non riconosce i modi in cui le strutture di potere si costituiscono reciprocamente, sostiene che le lotte sono organizzate separatamente. Una lotta femminista contro il patriarcato, una lotta antirazzista contro la supremazia bianca, una lotta socialista o comunista contro il capitale e così via. In questo quadro si possono creare alleanze esclusivamente esterne tra le lotte, ma non viene individuata alcuna base per costruire internamente relazioni e combinazioni.

Alcuni progetti teorici degli anni settanta, tuttavia, sono stati in grado di navigare tra questi due pericoli, sviluppando un doppio concetto di articolazione, teorizzando una giuntura tra le strutture di potere così come tra le lotte di liberazione. 

Lo sviluppo del concetto di patriarcato capitalista da parte delle femministe socialiste alla fine degli anni settanta fornisce una prima illustrazione di una potenziale esplorazione efficace che si tiene alla larga da entrambi questi pericoli. 
Il prerequisito o punto di partenza per un concetto di patriarcato capitalista è la nozione teorizzata dalle femministe radicali all'inizio degli anni settanta, secondo cui il patriarcato è una struttura autonoma di potere che riproduce la superiorità sociale degli uomini e la subordinazione delle donne. La mossa cruciale è stata quella di descrivere il sistema di relazioni patriarcali come distinto e indipendente dai rapporti capitalistici di produzione e comando. Le femministe stavano lottando contro le posizioni radicate nella sinistra che assumevano il dominio capitalista con le sue gerarchie di classe imperialiste, come la categoria centrale del potere, in modo tale che il patriarcato, quando riconosciuto, fosse sussunto come un effetto o una sottocategoria delle sue strutture. Stabilire l'autonomia del patriarcato in questo modo ha condotto alla concettualizzazione di due strutture di potere parallele che attraversano la società, una struttura relativamente cieca al genere di dominio capitalista e una struttura relativamente cieca alla classe del potere patriarcale.

Il concetto di patriarcato capitalista si basa sulla premessa che il capitale e il patriarcato non sono di fatto del tutto indipendenti, bensì intimamente interconnessi e reciprocamente dipendenti. Dipendenza reciproca non significa esclusivamente che il capitale trae vantaggio dalle gerarchie patriarcali, ma che si adatta all'esigenza del patriarcato e allo stesso modo che il patriarcato trae vantaggio dal capitale e si adatta a esso. Questa affermazione non nega la proposizione teorica dell'autonomia del patriarcato, piuttosto la qualifica.
Sia il capitale che il patriarcato sono strutture relativamente autonome che tuttavia si costituiscono reciprocamente. Non si ritiene che il capitale non potrebbe esistere senza il patriarcato o il patriarcato senza il capitale in tutti i contesti storici e sociali, ma che nel mondo moderno le due strutture di potere si sono completamente intrecciate. Il patriarcato capitalista quindi dà il nome al processo di articolazione tra queste due istanze.
Tuttavia c'è una condizione fondamentale per concepire questo processo di articolazione che rimane implicita in molte argomentazioni: non c'è priorità tra le strutture. Il concetto di patriarcato capitalista crollerebbe se una delle due strutture fosse considerata primaria rispetto all'altra. Diventerebbe semplicemente una teoria del capitalismo con caratteristiche patriarcali o del patriarcato con caratteristiche capitalistiche, cioè una struttura primaria e di potere accompagnata dal suo partner inferiore. Capitale e patriarcato, quindi, oltre al fatto che nessuno dei due è determinato dall'altro - l'affermazione dell'autonomia relativa stabilisce ciò - devono essere riconosciuti in un certo senso come uguali
Iris Young, forse la teorica che più di tutte sottolinea questo punto, insiste ripetutamente sul fatto che una teoria del patriarcato capitalista deve ascrivere al capitale e al patriarcato uguale importanza e uguale pesoIn che misura si può affermare che le due strutture di potere siano uguali? Gli argomenti che propongono unità o schemi di misura sono solitamente volti a stabilire la disuguaglianza e sono proprio questi gli argomenti che Young rifiuta esplicitamente. Ad esempio, una tradizione femminista radicale sottolinea il fatto che il patriarcato esisteva da molto tempo prima della società capitalista, una differenza temporale quantitativa che può essere interpretata come una priorità. Alcuni marxisti, al contrario, sostengono la priorità del capitale nella misura in cui esso determina la totalità dei rapporti sociali, mentre le relazioni di genere, a loro avviso, ne determinano solo una parte.

Un altro modo per affrontare questo stesso punto è dire che non c'è analogia tra patriarcato e capitale o, in effetti, tra qualsiasi struttura di dominio, perché l'analogia si basa su un qualche indice di commensurabilità. 

le studiose del patriarcato capitalista, come Young, suggeriscono che tutte le strutture di potere non hanno analogie con le altre, perché ognuna di esse è singolare e proprio per questo non può esistere una priorità tra di esse, che significa ancora una volta in termini più colloquiali che non sono disuguali. 

Seguendo Young e altre teoriche del patriarcato capitalista, rifiutare qualsiasi priorità accordata a una struttura di potere rispetto alle altre deriva dal fatto che non esiste una scala o una possibilità di confronto o di misura che stabilisca tale relazione.

Il patriarcato capitalista è quindi una teoria dell'articolazione tra due strutture di potere senza gerarchie tra di esse. Il prerequisito per rivelare tale articolazione è che le pretese di misurare la priorità di una struttura rispetto alle altre sono inadeguate e le due strutture sono poste sullo stesso piano senza ricorrere alla loro misurazione. 

Stuart Hall (che si è occupato fondamentalmente dello sviluppo della nozione del "Capitalismo razziale in quegli stessi anni - trovando una concordanza di fatto con la Young - ndr) afferma che le diverse strutture (di potere) possono essere articolate solo quando sono riconosciute come separate e interrelate (cioè relativamente autonome) su un piano di parità - o, singolari e incommensurabili, quindi senza priorità.

Hall e le femministe socialiste concordano sul fatto che concedere il dominio a una struttura di potere sulle altre sarebbe fatale per le loro teorie e ci riporterebbe a qualcosa di simile alle posizioni del determinismo economico.

Esempi di queste relazioni di dominio contingente all'interno dell'articolazione sono più chiaramente elaborate negli scritti delle femministe socialiste.

Heidi Hartmann, ad esempio, ha spiegato che la costruzione del salario familiare è servita come risoluzione, in quella circostanza, del conflitto sulla forza lavoro tra interessi patriarcali e capitalistici e, in questo caso, ha permesso il dominio del capitale sul patriarcato, nel senso che il capitale ha ottenuto benefici molto più alti del patriarcato. Per quanto riguarda la custodia legale dei figli, invece, il patriarcato è dominante. Storicamente i padri hanno la custodia legale quando i figli sono produttivi e le madri quando non lo sono. "Mentre il salario familiare mostra che il capitalismo si adatta al patriarcato, il cambiamento dello status dei bambini mostra che il patriarcato si adatta al capitale". Chiaramente, gli esempi di Hartmann non intendono dimostrare che il capitale o il patriarcato siano le strutture primarie in generale. Le modalità di articolazione tra le strutture di potere consentono casi in cui una di esse in specifiche congiunture o in modo contingente esercita un dominio sulle altre, senza disturbare la generale relazione di pari importanza.

Per le femministe e socialisti, in modo esplicito, questa analisi del potere è direttamente collegata al potenziale di organizzazione politica. Sul terreno organizzativo deve avvenire un'articolazione particolare tra le lotte con, ancora una volta, nessuna gerarchia tra di esse. 

(Quindi, il testo affronta la Dichiarazione del Combahee River Collective del 1977 composto da un gruppo di femministe lesbiche nere - ndr). Il collettivo parte dal presupposto che l'articolazione tra strutture di potere interconnesse richiede che esse siano comprese su un piano di parità senza assumere priorità tra di loro.

Il collettivo propone che molte, anzi un numero indefinito, di strutture di potere funzionino insieme. Questa nuova geometria del potere richiede una nuova teorizzazione che riveli una molteplicità di poteri legati da articolazioni plurali. Ci sono stati ovviamente dei precursori che si sono concentrati su tre invece che su due articolazioni.

Eric McDuffie racconta, ad esempio, lo sviluppo di questo concetto nel lavoro delle femministe nere del Partito Comunista degli Stati Uniti dagli anni 30 agli anni 50. Il significato storico delle femministe nere, afferma McDuffie, risiedeva nella loro formulazione di una teoria della tripla oppressione, sottolineando la connessione tra l'oppressione di razza, di genere e di classe. La teoria sostiene che lo sradicamento di una forma di oppressione richieda lo smantellamento simultaneo di tutti i tipi di oppressione.

Il concetto di molteplicità contenuto nella concezione del Combahee River Collective, al contrario, non si concentra su due, tre o un qualsiasi numero specifico di strutture di potere intercornesse, quando invece su un insieme aperto e indefinito. 

Il collettivo afferma l'importanza di analizzare e opporsi alle strutture imperialiste che rappresentano senza dubbio un altro sviluppo comune della loro coscienza politica. 

(Ma c'è) Il rifiuto che la logica economica del capitale determini o subordini a sé altre strutture di potere.

Né il capitale né altre strutture sono il centro del potere da cui dedurre gli altri.

L'analisi del collettivo presenta una visione intersezionale delle strutture di potere, che consiste "nell'idea che le oppressioni multiple si rafforzano a vicenda per creare nuove categorie di sofferenza".

Una differenza importante tuttavia è che l'intersezionalità del collettivo non si concentra esclusivamente sulle articolazioni tra le strutture di potere, ma anche tra le lotte di liberazione. Infatti, le autrici femministe che teorizzano le articolazioni tra le strutture di potere alla fine degli anni 70 e all'inizio degli anni 80, lo fanno con un occhio rivolto alle questioni di strategia, di organizzazione e in generale alla pratica. 

Per Ida Hartmann, ad esempio, l'analisi della (relativa) autonomia del patriarcato e del capitale implicava la necessità di un movimento femminista autonomo che agisse in alleanza con i movimenti socialisti. L'analisi di Iris Young, invece, che mostra come la gerarchia di genere sia tanto essenziale al capitale quanto la gerarchia di classe lo è al patriarcato, la porta a rifiutare una strategia di due lotte separate: "ho qualche difficoltà a concepire cosa possa significare, sul piano della pratica, che la lotta contro il patriarcato sia distinta dalla lotta contro il capitalismo". Al contrario, continua, "la lotta effettiva è stata e deve essere contro il patriarcato capitalista, virulento e integrato in cui viviamo. Una conseguenza dell'analisi della natura della relazione tra patriarcato e capitale, quindi, è se l'articolazione tra lotta femminista e lotta anticapitalista debba essere esterna, lotte separate che formano alleanze, o interna, lotte articolate. 

Il Combahee River Collective estende questa stessa premessa in modo che l'analisi di molteplici strutture di potere interconnesse porti direttamente a una molteplicità delle lotte. Non crediamo, scrivono, che una rivoluzione socialista, che non sia anche una rivoluzione femminista e antirazzista, possa garantire la nostra liberazione".

Tra questi diversi paradigmi teorici - orientati a sviluppare i concetti di patriarcato capitalista e di capitalismo razziale e a porre le basi per quella che in seguito diventerà nota come intersezionalità - l'elemento chiave è una complessa teoria dell'articolazione.

Il primo principio di articolazione designa una logica di relazione tra le diverse strutture di potere, in base alla quale ognuna è relativamente autonoma ma tutte sono intrecciate e intimamente connesse. Il secondo, corollario del primo, impone di non dare priorità a una struttura del dominio rispetto alle altre, di non immaginare una gerarchia dell'oppressione. Ciò non perché siano uguali secondo un qualche principio di misurazione ma perché non esiste una misura comune. Sono incommensurabili. Ogni struttura di potere è relativamente autonoma ed efficace a modo suo. In terzo luogo l'articolazione implica non solo due o tre ma un insieme aperto, una molteplicità di strutture di potere, ciascuna in relazione alle altre.

Pensare strategicamente all'articolazione di queste lotte, inoltre, richiede che a nessuna componente - il discorso sul genere e la lotta femminista, in questo caso - sia concessa la priorità sulle altre. Insieme formano qualcosa come una conciliazione o un mosaico di lotte tanto più potenti quanto più articolate, senza priorità.

24/01/26

Taranto - Assolti tutti e 8 autisti Amat processati per violenza e molestie sessuali - Una sentenza inaccettabile, da respingere!

Il collegio presieduto dal giudice Elvia Di Roma ha assolto gli 8 autisti affermando addirittura che "il fatto non sussiste". Questo nonostante il PM aveva invece chiesto condanne fino a 6 anni, dicendo giustamente che lo stato di fragilità mentale della ragazza era un'aggravante.

Ora, invece, viene ritenuto una prova che le dichiarazioni della ragazza non contano... 

Un'assoluzione piena che è una doppia violenza per la ragazza. 

Questa sentenza di fatto è un vergognoso messaggio anche verso altre ragazze e donne: non denunciate!

La ragazza che aveva avuto il coraggio di denunciare gli autisti, ora passa lei per bugiarda; lei che doveva portare le "prove". 

Il processo invece che giustizia, diventa accusa alle donne che osano denunciare. 

I sindacati dell'Amat, in particolare la Cisl, si congratulano con gli autisti assolti - ma dimostrano solo che sono stati dall'inizio conniventi.

Per noi, del movimento femminista proletario rivoluzionario di Taranto, la cosa non può e non deve finire qui. 

Noi, che abbiamo seguito il processo, ora mettiamo a disposizione della ragazza il nostro sportello donna, la nostra avvocata per andare avanti. Non accettiamo che questa violenza finisca senza verità e giustizia. 

Da alcuni nostri volantini:

  

Dalle donne comuniste del Kurdistan - Appello


La Rivoluzione delle Donne e la Reazione Mondiale 
sono entrate in lotta.
Oggi è il giorno! Domani potrebbe essere troppo tardi! Ribellatevi!
L'intero sistema capitalista patriarcale, insieme ai suoi rappresentanti imperialisti, colonialisti, fascisti e jihadisti, si è unito contro la nostra Rivoluzione delle Donne. L'inarrestabile conflitto tra questo sistema e la Rivoluzione delle Donneha scatenato una guerra aperta e totale in Rojava. Oggi, il Rojava è in prima linea nella lotta per la libertà delle donne. E questa lotta è brutale. Le donne, comprese le comuniste, stanno unendo le forze con combattenti rivoluzionari e patriottici in un'immensa resistenza. Tutto il Rojava è oggi un campo di battaglia. Donne di tutte le età, dai 7 ai 70 anni, si sono schierate, città per città, strada per str ada. Questa rivoluzione è stata combattuta con grandi sacrifici fino ad oggi. Migliaia di donne sono cadute o sono rimaste ferite per difendere questo territorio, ma hanno mantenuto la determinazione a difenderlo in qualsiasi circostanza.
In Rojava e a Raqqa, HTS-ISIS sta reagendo per vendicarsi perché teme la resistenza delle donne e risponde con ancora maggiore brutalità. Ciò che hanno fatto al corpo di Deniz, la cui resistenza non sono riusciti a spezzare per giorni, e ciò che hanno fatto ai combattenti catturati a Raqqa, tagliando loro i capelli, è un chiaro segno della profonda inimicizia che nutrono nei loro confronti. Ma non spezzeranno il nostro onore o la nostra resistenza. Le donne socialiste-patriottiche stanno tenendo duro. Difenderemo il nostro onore e la nostra resistenza fino alla fine, fino all'ultimo respiro.
Lo sappiamo da Shengal, Kobanê, Serêkanîyê, Afrin, Hama, Homs e Latakia. Oggi resistiamo a questi nemici colonialisti delle donne più forti che mai e non molleremo in futuro.
Chiamiamo tutte le donne del mondo!
Fate di ogni luogo in cui vi trovate una roccaforte di sostegno per il Rojava. Se la Rivoluzione delle Donne in Rojava cade, non solo le donne lì, ma tutte le donne del mondo perderanno la loro posizione di avanguardia nella lotta per la libertà e l'uguaglianza.
Superate i confini, prendete posizione, occupate, boicottate, bloccate le strade.
Ogni treccia intrecciata nei capelli in segno di solidarietà tra donne è ora una freccia che colpisce il cuore del nemico. Fate tutto il possibile per rafforzare la solidarietà. Prendiamo profondamente a cuore tutti i vostri atti di solidarietà e le vostre attività e promettiamo alle donne che, grazie a questo, resisteremo con ancora più forza.

Lunga vita alla nostra Rivoluzione delle Donne!
Lunga vita alla solidarietà femminile!
Lunga vita alla solidarietà internazionale!

MLKP/Organizzazione delle Donne Comuniste del Kurdistan

Anche nella Conferenza stampa di inizio anno la Meloni riprende il suo "cavallo di battaglia" sulle donne: fate figli...

Sui vari punti della Conferenza stampa della Meloni ne parliamo ampiamente nel nuovo numero stampato di ORE 12 Controinformazione rossoperaia. 

Qui riportiamo un pezzo dell'articolo.



"Un altro aspetto dove la Meloni ha cercato di portare uno dei cavalli di battaglia di questo governo, nella sua ideologia moderno fascista, è stato quando è tornata a parlare di denatalità, dicendo che avere figli non è una colpa e che, anzi, la vera libertà è quella di decidere di avere un figlio, e quindi tornando ancora una volta alla carica verso le donne, le lavoratrici a cui si chiede di fare figli mentre lavorano con contratti precari, lavori a metà, turni spezzati, salari bassissimi, con nessuna garanzia sul domani. 

Certo, ha parlato di incentivi (contenuti nella legge finanziaria), ma sappiamo benissimo che questi incentivi sono solo delle elemosine di stampo potremmo dire “mussoliniano”, e che tra l'altro vengono dati solo a pochissime fette di lavoratrici; mentre, ad esempio, gli asili nido pubblici mancano o sono inaccessibili, la Sanità viene smantellata, il lavoro di cura resta sempre più scaricato sulle spalle delle donne, gratuito e invisibile.

Ma la Meloni dietro questo discorso della natalità è tornata alla carica col portare avanti di fatto la concezione che le donne sono utili in questo sistema solo se fanno figli; una propaganda volta a controllare i corpi delle donne, la vita delle donne, che devono garantire la riproduzione della forza lavoro da sfruttare, la riproduzione di nuovi corpi pronti per la guerra imperialista, in una fase in cui c'è veramente questa tendenza alla guerra mondiale.

A questo governo non interessa affatto il benessere delle donne, delle madri, né quello dei figli. E mentre oggi si continuano a comprimere, ad attaccare i salari, a negare i diritti, le donne vengono celebrate solo se madri ma, chiaramente, attaccate se scelgono di non avere figli anche per la condizione economica assurda in cui sono costrette a vivere.


23/01/26

Ddl stupri, nel nuovo testo sparisce la parola “consenso”: ridotte le pene

Non ci si può, non ci si deve, mai fidare. In questo parlamento nero ad ogni minimo passo avanti, corrispondono tanti passi indietro. 
Si torna a prima. Se la donna stuprata non dimostra, lei, di aver respinto l'uomo, vorrebbe dire che era consenziente...
E gli uomini che odiano le donne, fascisti dentro, possono così continuare a fare violenze sessuali o ad essere scagionati in un processo.
Ancora una volta, se c'era qualche dubbio, si dimostra che non sono le leggi, tantomeno di questo governo fascista, sessista, razzista che possono tutelare le donne, nè l'opposizione impotente della cosiddetta "sinistra", che proprio sulle donne è pronta al compromesso, ma la ribellione, lotta, l'unione delle donne.  


Dalla stampa - Ecco cosa prevede la proposta riformulata da Giulia Bongiorno
Nella proposta di riformulazione del disegno di legge sulla violenza sessuale, presentata dalla senatrice leghista Giulia Bongiorno, sparisce la parola consenso - nel testo approvato alla Camera si parla di "consenso libero e attuale" a un rapporto sessuale, senza il quale scatta il reato - che era al centro dell'accordo bipartisan tra la premier Giorgia Meloni e la leader del Pd, Elly Schlein.
E le pene vengono distinte: per la la violenza sessuale senza altre specificazioni, la reclusione si riduce da 4 a 10 anni, rispetto ai 6-12 anni del testo votato all'unanimità in prima lettura. Resta, invece, il range di 6-12 anni se «il fatto è commesso mediante violenza o minaccia - si legge nella proposta Bongiorno al vaglio della commissione Giustizia del Senato -, abuso di autorità ovvero approfittando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa». Pene comunque diminuite di non più dei 2/3 per i casi di minore gravità. 
Nel testo riformulato - che sarà messo ai voti la prossima settimana - si parla di «volontà contraria all'atto sessuale» da parte di una persona. E in particolare nel secondo paragrafo, si dice che quella «deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso». Si specifica, inoltre, che «l'atto sessuale è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso».

21/01/26

23 coltellate!

Federica è stata uccisa con ventitré coltellate dal marito che non accettava la separazione, che poi con violenza inaudita ha continuato ad infierire sul suo corpo bruciandole il volto, amputandole la gamba sinistra. 

Non è stato un eccesso, non è stato un raptus, ventitré colpi inferti sul corpo di una donna  sono l'ennesima violenza e odio maschile scatenato su una donna, una violenza messa in atto fino al  massacro totale di quella donna quando il controllo sulla sua vita e sul suo corpo  viene messo in discussione.

Federica è stata uccisa perché donna, perché voleva essere libera, perché stava tentando di esserlo, e questo non è tollerato dagli uomini che odiano le donne, ogni coltellata rappresenta una volontà precisa, quella di annientare e di punire le donne che vogliono recidere legami familiari. 

I media continuano a porre la narrazione come l'ennesima tragedia familiare,  parlano di  gelosia del marito disperato ecc., una becera narrazione complice che perpetua la violenza e giustifica di fatto i femminicidi!  

23 coltellate, un altro femminicidio di una catena che non si spezza all'interno di questa società capitalista in cui viviamo, fondata sulla doppia oppressione delle donne, ma nella fase attuale in cui avanza in ogni ambito il moderno fascismo  che influenza inevitabilmente a livello di massa, esso provoca un moderno patriarcalismo con l'odio di uomini che reagiscono quando le donne non vogliono essere sottomesse, quando vogliono rompere i legami.

Scrivevamo in un opuscolo che abbiamo prodotto alcuni anni fa dal titolo 360° ...c’è nel femminicidio contemporaneo e nelle violenze contro le donne qualcosa di nuovo, perché nuova è la libertà che le donne rivendicano, e a cui gli uomini devono abituarsi, e rallegrarsene se ne sono capaci, o rassegnarsi se non altro – e troppo spesso non si abituano né si rassegnano, e se ne vendicano. Non sono uomini all’antica: sono modernissimi uomini antichi, mortificati dalla libertà delle donne, che sentono come il furto della loro libertà...”

E non può bastare l’inasprimento delle pene, di cui il governo Meloni si è vantato con l'introduzione del reato di femminicidio mentre continua dall'alto ogni giorno a spargere un humus maschilista contro la maggioranza delle donne, che si diffonde in ogni ambito ideologicamente in primis e poi nelle azioni conseguenti. 

E' sempre più necessario comprendere innanzitutto la fase che stiamo vivendo, contro la violenza sulle donne, contro i femminicidi significa oggi collegare la lotta contro il moderno patriarcalismo alla lotta contro il moderno fascismo. 

19/01/26

Forza Luigia!

Da Campetto occupato - L'Aquila

✊❤️🇵🇸 la nostra amica e compagna Luigia si è operata al polso, fratturato da un poliziotto la scorsa settimana a L'Aquila mentre passava la fiaccola Olimpica e si contestava, al grido: "La Guerra non è sport. Fuori l'imperialismo dalle olimpiadi."
FORZA LUIGIA SIAMO TUTTE/I CON TE.
PIÙ FORTI DELLA LORO VIOLENZA