24/06/17

Sull'appello per Nadia Lioce contro il 41 bis - Interventi

L'appello, già pubblicato in questo blog, e che riportiamo in coda, è uscito il 19 giugno - giornata di solidarietà con i prigionieri politici, in cui a livello internazionale, in tanti paesi si ricorda l'eroica resistenza dei prigionieri politici e di guerra del Perù.
L'appello è volto, da parte del Mfpr, a far uscire dal silenzio e invitare a mobilitarsi nelle varie forme possibili sulla condizione in Italia delle prigioniere politiche - tra cui, Nadia Lioce, l'unica prigioniera politica in stato di 41bis. Questo è già avvenuto l'anno scorso con iniziative, tra cui un presidio al carcere de L'Aquila all'interno della campagna di "pagine contro la tortura". L'appello sta cominciando a suscitare interventi, dibattito - speriamo nell'immediato futuro anche iniziative, a cominciare dal firmare l'appello. 
Questo è utile, anche quando i commenti sono superficialmente negativi, perché offre lo spunto per conoscere, prima di parlare...

Dalla mailing list di "nounadimeno":
Mfpr L'Aquila: "Innanzitutto un consiglio: prima di offrire in lista commenti fuori dalla storia, è bene studiarla la storia. Quindi chiedo di leggere il libro "Sebben che siamo donne, storie di rivoluzionarie" di Paola Staccioli (http://www.sebbenchesiamodonne.it/), di cui incollo stralci della presentazione in calce.
Aggiungo la lettera inviata lo scorso anno a "Il centro" (quotidiano abruzzese), cui il direttore risponde in maniera molto più oggettiva e l'interrogazione a risposta scritta di Luigi Manconi 

Detto ciò alcune precisazioni: Nadia Lioce non è l'unica donna in 41 bis in Italia. Fino allo scorso
anno ve ne erano almeno 7 nel carcere dell'Aquila, ma tranne la Lioce, le altre scontano il carcere per associazione mafiosa.
E' stata però Nadia Lioce a sollevare la questione dei libri! Lei e gli altri prigionieri politici in 41 bis.
Vuoi che ai mafiosi i libri non interessano, vuoi che allungano la mazzetta alle guardie e hanno ciò che vogliono (sky, novella 2000 o il listino delle borse), in ogni caso i boss mafiosi si curano gli affari loro e i compagni quelli della classe. E per la classe, leggere, studiare è indispensabile e noi che siamo libere e liberi di farlo, siamo anche tenut* a farlo!
Per chi vuole realmente conoscere la condizione femminile nelle carceri, internet offre un bel pò di documentazione, anche attraverso una banale ricerca su google:
 

solo per citare alcuni riferimenti utili

Qui poi c'è un'interessante documento delle Free battered women, sulle prigioniere nelle carceri della California, sopravvissute alla violenza domestica.
 
Sulla questione donne, Lioce e 41 bis si rimanda poi ai link seguenti: 

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Da "Sebben che siamo donne":
Questo libro è nato per dare un volto e un perché a una congiunzione. Nel commando c’era anche una donna, titolavano spesso i giornali qualche decennio fa. Anche. Un mondo intero racchiuso in una parola. A sottolineare l’eccezionalità ed escludere la dignità di una scelta. Sia pure in negativo. Nel sentire comune una donna prende le armi per amore di un uomo, per cattive conoscenze. Mai per decisione autonoma. Al genere femminile spetta un ruolo rassicurante. In un’epoca in cui sembra difficile persino schierarsi «controcorrente», le «streghe» delle quali si racconta nel libro emergono dal recente passato con la forza delle loro scelte. Dieci militanti politiche...che dagli anni Settanta all’inizio del nuovo millennio, in Italia, hanno impugnato le armi o effettuato azioni illegali all’interno di differenti organizzazioni e aree della sinistra rivoluzionaria, sacrificando la vita per il loro impegno. Non volevano essere eroine... Lo si fa perché si è convinti sia una necessità storica. Lo si fa per amore. Amore per la giustizia, per la libertà. Amore per la rivoluzione

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Alcuni interventi della rete NUDM

1) ...un conto è fare un ragionamento sulla violenza del sistema carcerario nel suo complesso, dell'ergastolo (e del 41bis), e sull'estensione di meccanismi di securità e intergazione nel sistema penale nella gestione delle città e delle forme di dissenso politico. Abbiamo ben analizzato l'inammissibilità e la ferma opposizione al decreto Minniti-Orlando che di fatto reintroducono il sistema detentivo dei CIE; ci siamo espresse e continueremo a farlo contro il decreto Minniti che estende pratiche e funzioni di controllo urbano dando strapotere alle questure, prefetture e amministrazioni locali.
Altra cosa è avere ambiguità sulla difesa di quella tragica esperienza armatista iper minoritaria e suicida delle "nuove" BR - Pcc" (anni '90 inoltrati!), quali sono state le azioni della Lioce & Co, fuori da ogni tempo massimo - se mai le BR ne abbiano avuto uno! E con questo non intendo certo fare di ogni erba un fascio rispetto ad alcune pratiche in parte armatiste degli anni '70, in Italia e nel mondo, storicizzandole con estremo criterio, come potremmo fare per una guerra di resistenza ad es. nella Rojava. Quindi: se si fa un ragionamento complesso sul sistema detentivo benissimo, ma ripeto, no ambiguità su qualsiasi solidarietà a quella farsesca operazione. In ogni caso, al di là della solidarietà umana, non credo che NUdM abbia la priorità di esprimere solidarietà politica alla Lioce.

2) La Lioce è davvero l'unica donna in Italia in carcere in regime di 41 bis? E c'è differenza tra come vengono trattati uomini e donne?
Perchè al di là di 1 caso specifico (es. Lioce), interessa capire la disparità di genere in carcere, e se c'è, nel 41bis.
Come NUDM, mi focalizzerei su questo. Poi sul tema "carcere/tortura/disumanità di trattamento detenuti" si apre tutto un altro capitolo (per carità: importantissimo e delicatissimo!), che sempre ha a che fare con la violenza... ma che è violenza a 360°, non solo "di genere".

 

L'APPELLO
 

All’Aquila, il 7 luglio, Nadia Lioce verrà processata per “Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone e oltraggio a pubblico ufficiale”. Reati relativi a battiture di protesta, che la detenuta avrebbe messo in atto dopo l’applicazione delle circolari del DAP del 2011 e del 2014.

In 10 anni, il materiale cartaceo conservabile nelle celle della sezione femminile del 41-bis del carcere dell'Aquila, è passato da 30 a 3 riviste, da 20 a 3 quaderni, agli atti giudiziari dell'ultimo anno e a un solo dizionario.
Con la sentenza della Cassazione del 2014, che ha stabilito il potere insindacabile delle circolari ministeriali, le prigioniere in 41 bis possono ricevere libri solo acquistandoli tramite il carcere e previa autorizzazione.

In questi anni Nadia Lioce è stata oggetto di ripetuti sequestri di libri, quaderni e altro materiale cartaceo e di cancelleria, già sottoposto a censura e non eccedente la quantità massima detenibile con le varie restrizioni. Le è stato sottratto anche l'elastico di una cartellina porta-documenti e ora la si vuole processare per aver esercitato una legittima protesta, utilizzando per la battitura l’unica cosa disponibile in cella: una bottiglia di plastica con cui avrebbe disturbato il “quieto vivere” di un carcere che l’ha sepolta viva, condannandola al silenzio, a una condizione d’isolamento totale e perenne, all’inaccettabile sacrificio della dignità umana!

Contro il divieto ai detenuti in 41 bis di ricevere libri è nata la campagna  “pagine contro la tortura”, cui le compagne del MFPR hanno aderito, rilanciando all’Aquila la manifestazione del 25 giugno scorso, in difesa delle condizioni di vita di Nadia Lioce e più in generale dei prigionieri rivoluzionari. Le condizioni più restrittive di questo regime speciale, infatti, non affliggono certo i veri capi mafiosi, gli amici impresentabili di questo marcio sistema capitalistico, ma soprattutto detenute e detenuti politici e proletari che protestano nelle carceri.
“Questi compagni leggerebbero anche 3 libri al giorno” spiegava l’avvocata di Nadia.
Come chiamare altrimenti questa tecnica di deprivazione psichica e sensoriale, di abbrutimento, di annichilimento della personalità umana, se non tortura bianca?
La necessità della solidarietà femminista e proletaria all’unica donna, prigioniera politica, detenuta in 41 bis, non si è certo esaurita in quella manifestazione, sussistendo ancora le ragioni che l’hanno sostenuta, così abbiamo inviato a Nadia una pubblicazione sul ruolo delle donne nella Resistenza contro il nazifascismo.
A fine anno Nadia ci scriveva: “Devo dire che, negli anni, e con il divieto per legge di comunicare che, volendo, si potrebbe concretizzare non solo in divieto di “parlare” - corroborato dalla minaccia sanzionatoria - ma pure di “ascoltare”, il momento dimostrativo fuori dal carcere crea un tale scompiglio nell’amministrazione penitenziaria da rendere la quotidianità socialmente asettica, ancor più surreale del solito. Che dire… naturalmente l’opuscolo “Donne e Resistenza” è arrivato, ma non mi è stato consegnato, data la vigenza della notoria disposizione, avverso la quale di recente ho fatto un ennesimo reclamo”
Per aggirare il problema della ricezione di libri dall’esterno, neanche ammessi in consultazione presso la biblioteca dell’istituto penitenziario, abbiamo inviato alla Lioce 2 vaglia per acquistarseli tramite il carcere, scrivendo, come causale, soltanto "contributo acquisto libri". Ma Nadia non ha ricevuto nessuno dei 2 vaglia e ha fatto reclamo.
Ci sono prigionieri in 41 bis, che si sono laureati, hanno scritto libri e sono diventati persone migliori, mentre Nadia e gli altri prigionieri politici in 41 bis non possono neanche ricevere 2 soldi per sopravvivere e studiare.
Con la sentenza della Corte Costituzionale dell’8.02.17, n° 122, questa sorta di tortura bianca è stata dichiarata legittima e definitiva, nonostante il parere contrario della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato.
D’altra parte l’approvazione di un testo di legge sul reato di tortura, completamente stravolto da quello originario, tanto da renderlo di fatto inapplicabile e incompatibile con la Convenzione internazionale contro la tortura (che l’Italia ha ratificato 28 anni fà), è il segno evidente che quella che il 2 giugno abbiamo festeggiato, non è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, ma uno Stato di polizia fondato sulla repressione e sull’imperialismo, sulla guerra interna ed esterna, quella guerra che oggi ci torna a casa e che l’Italia contribuisce ad alimentare.
Uno Stato di moderno medioevo, che pratica la tortura - bianca, nera o rosa che sia - non offre più margini di democrazia! Le sue quote rosa sono intrise del sangue delle donne torturate e violentate nelle carceri, nelle caserme, nei lager per migranti, nelle case e nelle strade.
Uno Stato che chiude le frontiere ai migranti, che fuggono dalla sua guerra e dalla sua miseria, è uno Stato di moderno fascismo, uno Stato razzista e uno Stato di guerra!
Uno Stato basato sullo sfruttamento del sistema capitalistico e neoliberista, che garantisce impunità e cittadinanza a chi ammazza per il profitto e certezza della pena per chi, comunque sia, lotta contro questa immensa ingiustizia, è uno Stato dei padroni ed opprime doppiamente le donne proletarie.
Sull’ideologia del negazionismo delle “classi”, la demagogia populista della “sicurezza”, la strumentalizzazione delle donne in funzione securitaria e produttiva, questo sistema ha eretto, negli anni, una fortezza contro ogni processo rivoluzionario, negando lo sfruttamento e la violenza sistemica dei corpi e dei territori, l’attualità delle ragioni dello scontro di classe, la necessità di una rivoluzione nella rivoluzione e garantendo invece la “sicurezza” di una sola “classe”, quella dominante, al di là del genere.
Questo è il succo dell’applicazione del regime di carcere duro alle prigioniere e ai prigionieri rivoluzionari in Italia: deterrenza e disorientamento delle lotte sociali, annientamento del loro spirito rivoluzionario.
E’ su questa ideologia che si fonda adesso la nostra Repubblica, non sulla Costituzione nata dalla Resistenza. Resistenza cui le donne hanno dato il loro contributo di sangue e non solo di “comparse”. Resistenza che ha continuato a vivere nel protagonismo delle donne rivoluzionarie degli anni ‘70, che al di là delle scelte di lotta, alla fine perdenti, perché non basate sulla mobilitazione di massa nella guerra di popolo contro questo sistema, hanno avuto il merito di riaffermare la necessità della lotta rivoluzionaria, in cui le donne siano in prima fila per mettere fine all'unica vera violenza, quella reazionaria dello Stato borghese, fascista, razzista e maschilista.
Nadia Lioce è l'unica compagna, insieme ad altri 2 prigionieri politici, ad essere ancora sottoposta alle condizioni inumane e degradanti del regime del 41 bis. L'accanimento dello Stato contro Nadia Lioce non può e non deve passare sotto silenzio! Oggi in Italia, nel carcere dell’Aquila, dove le detenute sono sepolte vive e in condizioni d'isolamento totale
, c'è una donna combattente che continua a ribellarsi a questo sistema di tortura e annientamento dell’identità umana, politica e sociale, ulteriormente inasprito dalla direzione del penitenziario aquilano da fine novembre 2014!
A questa donna, a Nadia Lioce, come anche ad altre donne e compagne prigioniere, abbiamo inviato, in occasione dell’8 marzo, l’appello alle detenute del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario, affinché la luce dello sciopero globale delle donne illuminasse anche le nere galere ove sono rinchiuse.
Oggi, 19 giugno, in occasione della giornata internazionale di solidarietà con i prigionieri rivoluzionari, rinnoviamo il nostro appello a tutte le persone sinceramente democratiche, ma in primo luogo alle donne, ad esprimere la propria solidarietà a Nadia Lioce, affinché il vento nuovo dello sciopero delle donne infranga finalmente quelle sbarre di tortura e di morte, portando con sé l’unica cosa che ancora non possono toglierci: “l’umanità”, la solidarietà di genere e di classe, la speranza di un riscatto rivoluzionario
 

Per inviarle mail scrivere a mfpraq@autistici.org
MFPR L’Aquila
 

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