19/06/17

Appello 19 giugno - Nadia Lioce verrà processata per aver disturbato la “quiete” di un carcere che l’ha sepolta viva!



Le ragioni per garantire che il prigioniero rivoluzionario sia tenuto in un “regime di carcere duro” in cui possa essere, in astratto, “speso” nello scontro di classe in funzione deterrente e di disorientamento, col passare degli anni non scemano affatto, anzi si rafforzano (dal comunicato di Nadia Lioce al Tribunale di Sorveglianza dell'Aquila, Sebben che siamo donne, 11/08/2016)

All’Aquila, il 7 luglio, Nadia Lioce verrà processata per “Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone e oltraggio a pubblico ufficiale”. Reati relativi a battiture di protesta, che la detenuta avrebbe messo in atto dopo l’applicazione delle circolari del DAP del 2011 e del 2014.

In 10 anni, il materiale cartaceo conservabile nelle celle della sezione femminile del 41-bis del carcere dell'Aquila, è passato da 30 a 3 riviste, da 20 a 3 quaderni, agli atti giudiziari dell'ultimo anno e a un solo dizionario.
Con la sentenza della Cassazione del 2014, che ha stabilito il potere insindacabile delle circolari ministeriali, le prigioniere in 41 bis possono ricevere libri solo acquistandoli tramite il carcere e previa autorizzazione.

In questi anni Nadia Lioce è stata oggetto di ripetuti sequestri di libri, quaderni e altro materiale cartaceo e di cancelleria, già sottoposto a censura e non eccedente la quantità massima detenibile con le varie restrizioni. Le è stato sottratto anche l'elastico di una cartellina porta-documenti e ora la si vuole processare per aver esercitato una legittima protesta, utilizzando per la battitura l’unica cosa disponibile in cella: una bottiglia di plastica con cui avrebbe disturbato il “quieto vivere” di un carcere che l’ha sepolta viva, condannandola al silenzio, a una condizione d’isolamento totale e perenne, all’inaccettabile sacrificio della dignità umana!

Contro il divieto ai detenuti in 41 bis di ricevere libri è nata la campagna  Pagine contro la tortura”, cui le compagne del MFPR hanno aderito, rilanciando all’Aquila la manifestazione del 25 giugno scorso, in difesa delle condizioni di vita di Nadia Lioce e più in generale dei prigionieri rivoluzionari. Le condizioni più restrittive di questo regime speciale, infatti, non affliggono certo i veri capi mafiosi, gli amici impresentabili di questo marcio sistema capitalistico-mafioso, ma soprattutto detenute e detenuti politici e proletari che protestano nelle carceri.
“Questi compagni leggerebbero anche 3 libri al giorno” spiegava l’avvocata di Nadia.
Come chiamare altrimenti questa tecnica di deprivazione psichica e sensoriale, di abbrutimento, di annichilimento della personalità umana, se non tortura bianca?

La necessità della solidariètà femminista e proletaria all’unica donna, prigioniera politica, detenuta in 41 bis, non si è certo esaurita in quella manifestazione, sussistendo ancora le ragioni che l’hanno sostenuta, così abbiamo inviato a Nadia una pubblicazione sul ruolo delle donne nella Resistenza contro il nazifascismo.

A fine anno Nadia ci scriveva: “Devo dire che, negli anni, e con il divieto per legge di comunicare che, volendo, si potrebbe concretizzare non solo in divieto di “parlare” - corroborato dalla minaccia sanzionatoria - ma pure di “ascoltare”, il momento dimostrativo fuori dal carcere crea un tale scompiglio nell’amministrazione penitenziaria da rendere la quotidianità socialmente asettica, ancor più surreale del solito. Che dire… naturalmente l’opuscolo “Donne e Resistenza” è arrivato, ma non mi è stato consegnato, data la vigenza della notoria disposizione, avverso la quale di recente ho fatto un ennesimo reclamo”

Per aggirare il problema della ricezione di libri dall’esterno, neanche ammessi in consultazione presso la biblioteca dell’istituto penitenziario, abbiamo inviato alla Lioce 2 vaglia per acquistarseli tramite il carcere, scrivendo, come causale, soltanto "contributo acquisto libri". Ma Nadia non ha ricevuto nessuno dei 2 vaglia e ha fatto reclamo.

Ci sono prigionieri in 41 bis, che si sono laureati, hanno scritto libri e sono diventati persone migliori, mentre Nadia e gli altri prigionieri politici in 41 bis non possono neanche ricevere 2 soldi per sopravvivere e studiare.

Con la sentenza della Corte Costituzionale dell’8.02.17, n° 122, questa sorta di tortura bianca è stata dichiarata legittima e definitiva, nonostante il parere contrario della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato.

D’altra parte l’approvazione di un testo di legge sul reato di tortura, completamente stravolto da quello originario, tanto da renderlo di fatto inapplicabile e incompatibile con la Convenzione internazionale contro la tortura (che l’Italia ha ratificato 28 anni fà), è il segno evidente che quella che il 2 giugno abbiamo festeggiato, non è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, ma uno Stato di polizia, fondato sulla repressione e sull’imperialismo, sulla guerra interna ed esterna, quella guerra che oggi ci torna a casa e che l’Italia contribuisce ad alimentare.

Uno Stato di moderno medioevo, che pratica la tortura - bianca, nera o rosa che sia - non offre più margini di democrazia! Le sue quote rosa sono intrise del sangue delle donne torturate e violentate nelle carceri, nelle caserme, nei lager per migranti, nelle case e nelle strade.

Uno Stato che chiude le frontiere ai migranti, che fuggono dalla sua guerra e dalla sua miseria, è uno Stato di moderno fascismo, uno Stato razzista e uno Stato di guerra!

Uno Stato basato sullo sfruttamento del sistema capitalistico e neoliberista, che garantisce impunità e cittadinanza a chi ammazza per il profitto e certezza della pena per chi, comunque sia, lotta contro questa immensa ingiustizia, è uno Stato dei padroni ed opprime doppiamente le donne proletarie.

Sull’ideologia del negazionismo delle “classi”, la demagogia populista della “sicurezza”, la strumentalizzazione delle donne in funzione securitaria e produttiva, questo sistema ha eretto, negli anni, una fortezza contro ogni processo rivoluzionario, negando lo sfruttamento e la violenza sistemica dei corpi e dei territori, l’attualità delle ragioni dello scontro di classe, la necessità di una rivoluzione nella rivoluzione e garantendo invece la “sicurezza” di una sola “classe”, quella dominante, al di là del genere.

Questo è il succo dell’applicazione del regime di carcere duro alle prigioniere e ai prigionieri rivoluzionari in Italia: deterrenza e disorientamento delle lotte sociali, annientamento del loro spirito rivoluzionario.

E’ su questa ideologia che si fonda adesso la nostra Repubblica, non sulla Costituzione nata dalla Resistenza.
Resistenza cui le donne hanno dato il loro contributo di sangue e non solo di “comparse”. Resistenza che ha continuato a vivere nel protagonismo delle donne rivoluzionarie degli anni ‘70, che al di là delle scelte di lotta, alla fine perdenti, perché non basate sulla mobilitazione di massa nella guerra di popolo contro questo sistema, hanno avuto il merito di riaffermare la necessità della lotta rivoluzionaria, in cui le donne siano in prima fila per mettere fine all'unica vera violenza, quella reazionaria dello Stato borghese, fascista, razzista e maschilista.

Nadia Lioce è l'unica compagna, insieme ad altri 2 prigionieri politici, ad essere ancora sottoposta alle condizioni inumane e degradanti del regime del 41 bis. L'accanimento dello Stato contro Nadia Lioce non può e non deve passare sotto silenzio! Oggi in Italia, nel carcere dell’Aquila, dove le detenute sono trattate peggio dei boss mafiosi, c'è una donna combattente che continua a ribellarsi a questo sistema di tortura e annientamento dell’identità umana, politica e sociale, ulteriormente inasprito dalla direzione del penitenziario aquilano da fine novembre 2014!

A questa donna, a Nadia Lioce, come anche ad altre donne e compagne prigioniere, abbiamo inviato, in occasione dell’8 marzo, l’appello alle detenute del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario, affinché la luce dello sciopero globale delle donne illuminasse anche le nere galere ove sono rinchiuse.

Oggi, 19 giugno, in occasione della giornata internazionale di solidarietà con i prigionieri rivoluzionari, rinnoviamo il nostro appello a tutte le persone sinceramente democratiche, ma in primo luogo alle donne, ad esprimere la propria solidarietà a Nadia Lioce, affinché il vento nuovo dello sciopero delle donne infranga finalmente quelle sbarre di tortura e di morte, portando con sé l’unica cosa che ancora non possono toglierci: “l’umanità”, la solidarietà di genere e di classe, la speranza di un riscatto rivoluzionario.

Per inviarle mail scrivere a mfpraq@autistici.org

MFPR L’Aquila

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