27/02/17

SI' ALL'ASSUNZIONE DI MEDICI NON OBIETTORI! FUORI INVECE GLI OBIETTORI DAGLI OSPEDALI!

Gli obiettori di coscienza che sono il culmine dell'ipocrisia di questo marcio sistema fascio patriarcale, rappresentano il punto di attacco piu grave al diritto d'aborto.
Tante donne, soprattutto proletarie, non possono abortire perchè in tanti ospedali ci sono, o si fanno, solo medici obiettori di coscienza. E pertanto è il diritto delle donne, previsto dalla L. 194 che viene calpestato da questo stesso Stato!

Alcuni giorni fa la regione Lazio, che in pratica non aveva più medici non obiettori in grado di garantire il servizio ha pubblicato un bando di assunzione per  2 ginecologi "non obiettori" al San Camillo di Roma, con la clausola che in caso di futura obiezione di coscienza sia previsto il licenziamento.

Subito ne è seguito un gran polverone da parte governativa e della CEI.
In una situazione in cui in Italia c'è il più alto tasso europeo di obiettori: il 70%, con punte del 90% in alcune zone, e per cui il bando fatto dalla Regione Lazio riequilibra solo minimamente questa realtà che di fatto impedisce l'aborto a tantissime donne.

La ministro della salute Beatrice Lorenzin, che già con la sua proposta del Piano di Fertilità aveva chiarito che l'intento del governo era quello di trattare le donne come fattrici, macchine per la riproduzione in nome di Dio patria e famiglia, ha fatto dichiarazioni che vergognosamente hanno ignorato una legge che dovrebbe tutelare il diritto di scelta delle donne, la autoderminazione.
Chi è allora, fuori legge!?
Sulla pelle delle donne gli ipocriti obiettori lucrano, praticando in privato gli aborti, negando di fatto il diritto alle tante donne lavoratrici, disoccupate, immigrate che tornano a rischiare la loro vita ricorrendo alla  clandestinità.

Anche questa canea contro l'assunzione di medici non obiettori è quindi parte di un ritorno a un moderno medioevo in cui gli attacchi alle donne si fanno sempre più duri, con discriminazioni sul lavoro, molestie sessuali, stupri, femminicidi, tentativi di ricacciare le donne a casa a cui scaricare il taglio e il peggioramento dei servizi sociali e di cura.

L'OTTO MARZO CON LO SCIOPERO DELLE DONNE  SCENDEREMO NELLE PIAZZE UNITE, E PIU' FORTI, ANCHE PER DIFENDERE IL DIRITTO D'ABORTO, LA NOSTRA AUTODETERMINAZIONE.
DOBBIAMO FAR PAURA A QUESTO SISTEMA FASCIO PATRIARCALE! 
Una compagna dell' MFPR

26/02/17

LO SCIOPERO DELLE DONNE: DALLA SCINTILLA ALL'INCENDIO

LO SCIOPERO DELLE DONNE: DALLA SCINTILLA ALL'INCENDIO

Il 25 novembre 2013 per la prima volta in Italia si realizzò lo "sciopero delle donne"; era una novità anche a livello internazionale, lo sciopero poi si è ripetuto nell'8 marzo dell'anno scorso promosso sempre dal Movimento femminista proletario rivoluzionario, che già negli anni precedenti portava avanti questa "parola d'ordine" e lavorava per la sua realizzazione.
Quest'anno, quelle "scintille", speriamo che nell'8 marzo diventano dei veri fuochi in Italia e in tanti paesi del mondo.
Uno sciopero, contro la guerra di bassa intensità contro le donne, in quanto donne, che parte dalla sua manifestazione più evidente, fatta di femminicidi e stupri, di uomini che odiano le donne, perpetrati soprattutto nella "sacra famiglia", fatta di violenze, molestie sul lavoro, di maltrattamenti delle donne, come "ordinaria" oppressione verso le donne, frutto più barbaro di questo putrefatto sistema sociale capitalista. .
Ma è uno sciopero delle donne che si estende all'insieme della condizione di doppio sfruttamento e oppressione, peggioramento delle condizioni di vita sul lavoro e in casa, di discriminazioni, smantellamento di diritti conquistati con le lotte, come l'aborto, da parte di padroni, governo, Stato; che contribuiscono a creare l'humus, sociale, ideologico, da moderno medioevo, in un clima di marcia a tappe forzate verso un moderno fascismo, dagli Usa, alla Francia, all'Italia, ecc.
.
E' giusto parlare di "sciopero globale delle donne", perchè riguarda e chiama non solo le lavoratrici allo sciopero, ma anche le studentesse, le disoccupate, le donne casalinghe dei quartieri, le braccianti, le compagne in lotta nei movimenti, le immigrate, le donne incarcerate, le lavoratrici del sesso, tutte..., ecc.
Ma lo "sciopero delle donne" è l'arma soprattutto delle donne proletarie, delle lavoratrici, delle migliaia di donne precarie, delle disoccupate, ecc. che sono la maggioranza nel nostro paese come a livello mondiale, che hanno non una ma mille catene da spezzare, e non vogliono solo migliorare questo sistema di oppressione; donne per cui lo "sciopero delle donne" è l'arma attuale perchè esse siano protagoniste della strada per una effettiva liberazione, frutto di una rivoluzione proletaria, in cui le donne siano la marcia in più per rovesciare questo sistema borghese, dalla terra al cielo.

Per questo lo "sciopero delle donne" deve partire e avere al centro i posti di lavoro, le operaie, le lavoratrici, tutti i settori precari e ipersfruttati delle donne.
Per questo lo "sciopero delle donne" è diverso e molto di più di altri scioperi. Esso intreccia la condizione di donne con la condizione di classe; perchè tra le donne vi sono le proletarie, ma ci sono anche le borghesi che vogliono solo spazi per sè e migliorare questo sistema di sfruttamento e oppressione per la maggioranza.

Lo sciopero delle donne può e deve dare un segnale forte, dirompente, di rottura; vogliamo che lo sciopero pesi, incida concretamente, crei "danni" ai padroni, allo Stato, alla "sacra famiglia", agli "uomini che odiano le donne". Non vogliamo solo manifestazioni, che non "disturbano i manovratori delle nostre vite", lo "sciopero delle donne" è di più anche di una grande manifestazione, rompe il giocattolo "su cui padroni, Stato, governo, uomini possono contare".

Lo "sciopero delle donne" è un avvenimento di impatto, di rottura anche a livello culturale, ideologico. Perchè lo sciopero delle donne, ponendo una denuncia che riguarda l'insieme delle condizioni della maggioranza delle donne,  mette in discussione tutto! Ed è questo che pone e
per questo fa paura lo "sciopero delle donne".
Esso nella sua piattaforma non deve porre solo delle rivendicazioni di miglioramento, ma una piattaforma che raccoglie tutte le istanze della maggioranza delle donne. Questo è il senso piattaforma del MFPR, che il 25 novembre ha portato come sfida in Parlamento e ai Ministeri, dicendo: non vogliamo sentire le vostre frasi, promesse false, parliamo noi! E vi diamo degli "ultimatum".

Lo sciopero delle donne è per le donne. Serve prima di tutto alle donne, perchè trovino la forza per ribellarsi, e continuare a farlo, per non accettare come inevitabile una condizione di doppio sfruttamento e oppressione, subordinazione, il loro ruolo nella famiglia; per essere una realtà di lotta che preoccupi e faccia paura ai padroni, ai governi, allo Stato, agli uomini che odiano le donne.

Ma lo sciopero delle donne, delle lavoratrici serve anche all'interno della intera classe proletaria; esso vuole essere una battaglia richiede una trasformazione anche all'interno dei lavoratori, dei propri compagni di lavoro, del movimento sindacale, degli uomini delle organizzazioni rivoluzionarie, comuniste, degli organismi e movimenti di lotta.
In questo senso lo sciopero delle donne pone nei fatti la necessità della rivoluzione, in cui le donne siano la forza più determinata, la carica/marcia in più, perchè portano la necessità di una battaglia complessiva e radicale.

MFPR

Otto marzo: verso lo sciopero delle donne a Taranto


25/02/17

PERCHE' NON CI SIANO PIU' "PAOLE" MORTE SUL LAVORO PER FATICA, PER SFRUTTAMENTO!

NON VOGLIAMO PIU' PIANGERE, DOBBIAMO LOTTARE!
Il 13 luglio 2015 una bracciante, Paolo Clemente, di S. Giorgio (Taranto) cadeva a terra e moriva durante il lavoro nelle campagne di Andria.  Nei giorni scorsi 6 persone, direttamente o indirettamente responsabili della sua morte sono state arrestate: il responsabile dell'Agenzia interinale (i nuovi "caporali legali") Inforgroup di Noicattaro (BA), per la quale lavorava Paola, i due collaboratori dell'Agenzia, il titolare dell'Agenzia di trasporto delle braccianti e la moglie che si spacciava per bracciante per avere i contributi, e un'altra donna che faceva da "fattora" (una sorta di caporale sul campo), tutti accusati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, aggravato e continuativo e per truffa.
Siamo contenti che una parte di maledetti sfruttatori siano stati arrestati per la morte di Paola, ma le donne, le lavoratrici non possono affidare la loro vita alla Magistratura, che comunque interviene solo quando una lavoratrice muore Serve la lotta delle braccianti, serve lottare prima contro i caporali e i padroni assassini, serve organizzarsi e unirsi per rompere le paure, i ricatti, anche l'omertà, la divisione tra le stesse lavoratrici.  L'8 marzo, lo sciopero delle donne deve essere la prima importante risposta di lotta per Paola, per tutte le braccianti uccise, la prima scintilla! Che le lavoratrici si fermino anche nelle campagne!
Pur avendo fatto questi arresti, ancora niente è stato fatto nei confronti dei proprietari dei campi (la società Ortofrutta meridionale di Corato-BA) dove Paola e le altre braccianti lavoravano e ancora altre continuano a lavorare. Così come questi arresti sono fatti per un filone di indagine, quello legato soprattutto al ricatto verso le braccianti di lavorare per un numero di giornate e una paga inferiore a quelle effettive; nessun arresto ancora c'è per la morte di Paola.
Paola e le altre braccianti partivano alle 3,30 del mattino per andare a lavorare e tornavano alle 15,30. Stavano 9/10 ore nella campagna, sempre in piedi, con le mani alzate a fare l'acinellatura, soffocando per il caldo che sotto i tendoni arriva a 50 gradi e respirando anche i prodotti tossici buttati sulle viti; in una condizione di pressante controllo, incitamento a fare presto, anche nei bagni (spesso dietro gli alberi) venivano accompagnati dalla fattora. Per questo lavoro dovevano prendere 86 euro al giorno, ma Paola e le altre ne prendevano solo 27.  L'inchiesta ha accertato che "tra giugno e settembre 2015 sono stati reclutati tramite l'agenzia interinale barese 7.524 braccianti... è stata omessa la contrattualizzazione e contabilizzazione di 943 giornate di lavoro, che corrispondono a circa 200mila euro di stipendi non versati" 
TUTTO QUESTO HA FATTO MORIRE PAOLA E METTE A RISCHIO LA VITA DI TANTE DONNE BRACCIANTI, LE FA INVECCHIARE PRECOCEMENTE, PER RIUSCIRE A PRENDERE UNA PAGA UN PO' PIU' ALTA - Paola nonostante stesse male fin dal mattino di quel giorno, ha voluto continuare a lavorava finchè non si è accasciata a terra.
MA E' PROPRIO QUESTO SUPERLAVORO, SUPERSFRUTTAMENTO CHE FA AUMENTARE I PROFITTI DELLE AZIENDE. 
Dietro le agenzie interinali, i caporali, ci sono le grandi aziende ortofrutticole, alcune multinazionali, che impongono il loro sistema di prezzi e che usano il caporalato perchè gli permette di avere manodopera pronta, a disposizione, quando e come serve, a basso costo.  Il caporalato è il braccio necessario delle grandi aziende per fare super profitti, non si può separare dalle aziende, nè alcuna legge che punta a colpire il caporalato serve, perchè esso (illegale o legale) rinasce per forza.  I caporali e il caporalato legalizzato delle agenzie sono i parassiti del capitalismo agrario, che pasciano e si gonfiano le tasche con le briciole dei profitti delle aziende, rubando ai braccianti pure una parte del loro già ridotto salario. Ma chi intasca realmente sullo sfruttamento dei braccianti sono le aziende, agromafie o "pulite" che siano. 
Il lavoro in agricoltura è parte del sistema del capitale, non è un'anomalia rispetto al capitale legale.  Per questo, è sempre la fine del modo di produzione capitalista il problema.

Pisa, dalle lavoratrici della Sodexo verso lo sciopero mondiale delle donne l'8 marzo

Il Tirreno pubblica in data 25 febbraio un articolo titolato “Sodexo: scontro interno tra i dipendenti” in cui si dà racconto delle posizioni di sindacati e azienda sulla vertenza aperta dalle lavoratrici dipendenti della multinazionale che ha in appalto i lavori di pulizie all’interno dei presidi ospedalieri di Santa Chiara e Cisanello. 
Noi, donne della Sodexo, abbiamo annunciato lo stato di agitazione e l’adesione allo sciopero internazionale delle donne del prossimo 8 marzo: come lavoratrici e come donne siamo stanche di subire un organizzazione del lavoro che ci impone turni massacranti in cambio di stipendi di fame e ricatti, e ai pazienti dell’ospedale servizi di pulizia mal fatti per consentire alla Sodexo lauti guadagni anche a fronte dei ribassi proposti per vincere l’appalto. 
Con coraggio, ci siamo messe in gioco, abbiamo sfidato un meccanismo apparentemente invincibile rivendicando lavoro, salario, dignità e diritto alla salute. Tante nostre colleghe. è vero, stanno in silenzio, oppresse dal ricatto di ritorsioni: se sei una donna sola, con figli a carico, un cambio turno improvviso, comunicato via telefono con pochissimo anticipo, può rivelarsi una difficoltà insormontabile. Siamo donne, abbiamo il carico aggiuntivo del lavoro domestico, abbiamo ridicoli salari di 6 euro l'ora, magari poche ore al giorno, e tutto questo ci schiaccia, ci fa paura. Ma stare zitte non è uguale ad essere complici, non significa pensare che nella denuncia delle colleghe non ci sia "niente di vero". Significa temere di veder peggiorare ulteriormente la propria posizione individuale. Avere paura.
In un abbraccio che dice più di mille parole, azienda e sindacati confederali, si contrappongono alla lotta di noi donne dicendo: non è vero nulla, qui si sta benissimo. Anzi dei problemi ci sono ma li risolveremo noi, nei tavoli di trattativa. Le lavoratrici non si mettano in testa di poter essere protagoniste del loro destino.
Nei colloqui privati, in quegli stessi colloqui in cui si fa pressione sulle lavoratrici perchè firmino una lettera di dissociazione dalle lotte, sindacaliste confederali sabotano lo sciopero internazionale dell'8 marzo: per essere tutelata non devi scioperare, noi ti tuteliamo e infatti non aderiamo allo sciopero.
L'articolo riporta in particolare le parole del signor Salsedo, di professione sindacalista Cisl, chissà se ha mai fatto le pulizie o dove mai ha lavorato in vita sua.
A lui, ma soprattutto alle lavoratrici e ai cittadini, vogliamo ricordare poche semplici cose:
1. Nel 2012 le donne della Sodexo, scontrandosi con l'azienda ma anche con i sindacati confederali, hanno dato vita ad una lotta durissima contro i licenziamenti mettendo in strada, letteralmente, le loro ragioni per tre mesi, notte e giorno sulla rotonda di accesso all'ospedale. E hanno vinto. A quel punto i sindacati hanno firmato un accordo. Per questi stessi sindacati confederali che ora rivendicano quell'accordo come lo avessero strappato loro, la nostra era una lotta folle, che avrebbe portato allo sbaraglio: compito del sindacato era ridurre il numero delle licenziate e a questo dovevamo rassegnarci. Compito e successo della lotta è stato non far licenziare nessuna senza tagli orari.
2. Interesse delle lavoratrici e di un sindacato che le difende è diminuire i carichi di lavoro e aumentare la pianta organica. A fronte di lavoratrici che vogliono fornire un servizio migliore ai degenti e a loro stesse, CGIL CISL e UIL fanno blocco con l'azienda, prendono le distanze, affermano il falso: tutto va bene. Non è solo servilismo, è complicità con chi sfrutta il lavoro e irride il diritto alla salute per degenti e personale.
3. Siamo consapevoli che ognuna di noi, da sola, è fragile: quando i capi settore ti chiamano, ti rimproverano, ti telefonano a casa per chiederti conto di quanto hai detto, è normale avere paura. Sindacati e azienda vogliono convincerci che la nostra condizione è questa, che non vi è altro orizzonte possibile: lavorare come vogliono loro, intossicarci in lavanderia, litigarci gli strumenti per poter svolgere i nostri compiti, mettere al centro il guadagno della Sodexo e non la nostra dignità o la salute di chi in ospedale va per curarsi e esce con infezioni che prima non aveva. Da sole siamo fragili: ma nel 2012 abbiamo sconfitto i licenziamenti perchè abbiamo scoperto la forza dell'unità. L'accanimento di azienda e sindacati confederali, tutto il tempo che sprecano per minacciarci invece di mettere in regola il lavoro che svolgiamo, ci dimostra, al contrario, che abbiamo ragione, che quello che denunciamo è vero e che lor signori hanno paura.

24/02/17

Si estende l'adesione e proclamazione dello sciopero delle donne!

Lo slai cobas per il sindacato di classe, da sempre promotore dello sciopero delle donne proletarie, su l'indicazione storica agente del movimento femminista proletario rivoluzionario, ha trovato ora, sull'onda dell'estensione dello sciopero delle donne a livello internazionale e nazionale, nuove realtà del sindacalismo di base e nelle stesse file del sindacalismo confederale che aderiscono e promuovono: USB, Cobas, USI, SGB.
Interessante l'adesione dello slai cobas trentino - se si considera che lo slai cobas ufficiale, in occasione di un altro sciopero delle donne del 2016 aveva fortemente contrastato la decisione dello slai cobas per il sindacato di classe - organizzazione distinta e autonoma - di aderire e promuovere lo sciopero delle donne operaie e proletarie.
Nell'universo del sindacalismo confederale è arrivata l'adesione della Flc CGIL comparto scuola, ricerca e università.
La Cgil della Camusso invece fa resistenza e fa ostacolo, così come la Fiom dell'allineato Landini - ma in queste file una componente sta premendo perchè tante operaie metalmeccaniche si uniscano alla giornata di lotta.
NON UNA IN MENO, il cartello che unisce parte del movimento femminista insiste:
"sono moltissime le lavoratrici, precarie, disoccupate che stanno organizzando lo sciopero nei posti di lavoro, nelle strutture sanitarie, nelle aziende private, nelle scuole. Lo sciopero è lo strumento che il movimento femminista ha scelto - sarebbe stato onesto affermare che questo strumento nel nostro paese è stato lanciato e praticato già da 20.000 lavoratrici, dato certificato, nelle due scadenze lanciate dal MFPR - e che si darà contemporaneamente in 40 paesi del mondo...".

Ora è fondamentale discutere su quale piattaforma questo sciopero si fa e come essa debba raccolgliere le istanze della maggioranza delle donne. Questo è il senso della campagna del MFPR in questi giorni, ovunque è presente e questo è il ruolo che svolgono le manifestazioni indette il prossimo 8 marzo.

info a cura
MFPR

8 marzo è sciopero generale! Intervista a Fabiana Stefanoni


Da dove sorge l’idea di proclamare uno sciopero generale l’8 marzo?

Si tratta di un appello internazionale, che nasce in Argentina, nell’ambito delle grandi manifestazioni di donne promosse dal movimento Ni una menos. Le donne argentine, negli scorsi mesi, sono scese in piazza in massa in molte occasioni per protestare contro la violenza maschilista, che ha avuto nel femminicidio di Lucia Perez, una sedicenne torturata e ammazzata da tre uomini, la sua espressione più brutale. Analoghe manifestazioni si sono poi viste in Messico, in Polonia e negli Stati Uniti. Anche in Italia lo scorso 26 novembre decine di migliaia di donne hanno dato vita a una oceanica manifestazione a Roma. Proprio dalle donne argentine di Ni una menos nasce l’iniziativa promuovere una giornata di “sciopero globale” l’8 marzo.

In Italia la proposta di costruire uno sciopero generale è stata subito rilanciata dal movimento Non Una di Meno. Ce ne parli?
In Italia, a partire dalle mobilitazioni per il 25 novembre (giornata internazionale contro la violenza maschilista), è sorto un movimento analogo a quello argentino, che si richiama a esso anche nel nome: Non Una di Meno. E’ un movimento di donne ampio ed eterogeneo, la cui direzione è femmista e riformista. Soprattutto – e credo sia l’aspetto più interessante – vede una combattiva partecipazione delle donne dei centri antiviolenza: si tratta di strutture dove le donne proletarie, che spesso per ragioni economiche fanno fatica a sfuggire alle violenze di mariti, compagni o amanti, possono trovare un importante sostegno. Luoghi preziosi che stanno subendo tagli pesanti dei finanziamenti pubblici e che rischiano di dover ridimensionare i servizi di assistenza. Da questo movimento è nato l’appello ai sindacati a proclamare, anche in Italia, una giornata di sciopero generale in occasione dell’8 marzo.

Appello che è stato anche rilanciato dal Fronte di Lotta No Austerity.
Esattamente. Anche le Donne in Lotta (che fanno parte del Fronte) e tutto il Fronte di Lotta No Austerity hanno rilanciato la proposta di proclamare una giornata di sciopero generale l’8 marzo. Diciamo che se l’appello di Non Una di Meno era rivolto esplicitamente “in particolare alla Cgil”, la campagna del Fronte di Lotta No Austerity si è invece concentrata sul sindacalismo di base e conflittuale (1). Nell'8 marzo si è vista un’occasione per promuovere una giornata di sciopero generale unitario di tutto il sindacalismo di lotta, a partire da un’esigenza imprescindibile della classe: quella di lottare contro tutte quelle discriminazioni che, come il maschilismo, la indeboliscono nella lotta contro il nemico capitalista. E’ ancora vivo l’amaro ricordo degli scioperi separati dell’autunno, quando le sigle del sindacalismo conflittuale sono riuscite a dividersi su due scioperi generali a distanza di due settimane, uno il 21 ottobre e l’altro il 4 novembre. Tutto questo in un momento di scarsa mobilitazione generale… e all’indomani del tragico omicidio di classe di Abd El Salam (2).

Tornando alla campagna per lo sciopero dell’8 marzo: i sindacati hanno accolto l’appello del movimento delle donne?
Le grandi organizzazioni burocratiche (Cgil, Cisl e Uil) non hanno ad oggi proclamato nessuno sciopero generale. Non ci stupisce: si guardano bene dal disturbare il nuovo governo o danneggiare i profitti padronali con la convocazione di uno sciopero generale! Le burocrazie di Cgil, Cisl e Uil hanno, se possibile, ulteriormente accelerato le loro politiche di sostegno al capitalismo negli ultimi mesi, come dimostra la gestione criminale delle crisi industriali: senza l’aiuto di Cgil, Cisl e Uil e i loro vergognosi accordi il padronato italiano non sarebbe riuscito a far passare centinaia di migliaia di licenziamenti in un clima di relativa pace sociale. Diversamente, molti sindacati conflittuali hanno deciso di proclamare una giornata di sciopero l’8 marzo, finalmente in modo unitario.

Quali sindacati hanno proclamato lo sciopero?
Ad oggi hanno proclamato lo sciopero generale Usi, Slai cobas per il sindacato di classe, Confederazione Cobas, Usb, Usi-Ait, Sial Cobas, Sgb, Adl Cobas, Slai Cobas. Sono tanti anche i sindacati di categoria o territoriali che hanno aderito allo sciopero: Cub Sanità, Cub Trasporti, Allca Cub, Cub Roma, Cub Piemonte, Al Cobas Sky e tanti sindacati di fabbrica. Alcune confederazioni sindacali hanno espresso sostegno alla giornata di sciopero (come la Cub).
Non solo. Anche all’interno della Cgil si registrano delle contraddizioni: l’area interna Il sindacato è un’altra cosa ha da subito preso posizione a favore dello sciopero dell’8 marzo e il direttivo nazionale della Flc Cgil (settore istruzione) ha votato una mozione di adesione allo sciopero. Si configura una importantissima giornata di sciopero e di lotta, con una partecipazione straordinaria  delle donne lavoratrici e, speriamo, anche di moltissimi lavoratori.

Come spieghi il successo di questa campagna, dopo le divisioni dell’autunno?
Penso che la spiegazione stia anzitutto nell’esistenza di un movimento reale di donne, in gran parte lavoratrici e proletarie. Quando la classe lavoratrice scende in campo e si mobilita non c’è settarismo che tenga: gli apparati sono costretti a seguire l’onda delle lotte. Ben vengano quindi le mobilitazioni di Non Una di Meno! Ciò non vuol dire negare i limiti della direzione del movimento o le tante contraddizioni interne. Penso ad esempio che sia un grave errore di Non una di meno quello di chiedere ai sindacati e ai partiti di scendere in piazza senza bandiere. Così facendo si fa di tutta l’erba un fascio, pur a partire da un giusto sentimento di ostilità per i partiti borghesi e per le burocrazie sindacali. Ma le organizzazioni della nostra classe possono e devono partecipare con i loro simboli e le loro bandiere alle mobilitazioni: occultarle significherebbe far fare al movimento delle donne non un passo avanti, ma un passo indietro. Noi pensiamo che la giornata dell’8 marzo debba  diventare un momento di sciopero generale di tutta la classe lavoratrice, in orgogliosa continuità con le storiche lotte delle donne del movimento operaio. Saremo in sciopero e in piazza contro gli attacchi del governo e del capitale, con la consapevolezza che solo l'abbattimento del capitalismo creerà le premesse per una reale parità tra uomo e donna.

23/02/17

8 marzo 2017 SCIOPERO DELLE DONNE ANCHE A PALERMO - INVITIAMO TUTTE A SCIOPERARE E A PARTECIPARE



Che le scintille accese con gli scioperi delle donne del 25 novembre 2013 e dell' 8 marzo 2016 si trasformino in un fuoco divampante della lotta delle lavoratrici, precarie, disoccupate, migranti, braccianti, giovani...
Contro i padroni, il governo, questo Stato, contro ogni forma di violenza e oppressione prodotta da questa società capitalistica.

Appuntamento Piazza Indipendenza dalle ore 10,30 - Palermo
"Assedio" ai palazzi del potere!

Le lavoratrici, precarie, disoccupate interverranno anche nel corteo cittadino pomeridiano

22/02/17

Palermo: 4 donne Rom strappate dai figli e portate con forza nel CIE... 8 marzo scioperiamo tutte

l'8 marzo 2017 scioperiamo tutte anche 
Per il Diritto di residenza, cittadinanza, casa, reddito per tutte le migranti, uguali diritti lavorativi, salariali e normativi per le immigrate che lavorano
Contro la detenzione nei Cie, hotspot luoghi di violenza, stupri da parte delle forze dell'ordine
______________________________________________________

L'unica "colpa" è quella di non avere ancora riconosciuta, dopo ben 20 anni di vita sul suolo italiano, la cittadinanza che a causa di allucinanti leggi e procedure complesse e farraginose rimane sempre un miraggio.

4 donne Rom, accusate di essere clandestine, sono state strappate in modo barbaro dai loro figli e familiari e portate subito da Palermo a Roma nel CIE per essere espulse dall'Italia, dopo un vergognoso blitz dei carabinieri, messo in atto alcuni giorni fa, al Campo Rom, sito in una zona periferica della città, che con i mitra spianati hanno fatto perquisizioni a raffica senza assolutamente preoccuparsi dei tanti bambini impauriti, cui è stato impedito di andare a scuola.

Bambini che hanno poi raccontato ai loro compagni quanto subito in modo barbaro, bambini divisi dalle proprie mamme in modo assolutamente indegno, bambini dai volti segnati dalla paura per quelle facce coperte che gli passavano minacciose accanto. 

Due delle donne portate a  Roma erano scappate dalla guerra in ex Jugoslavia, le altre due
giovani nate a Palermo nel 1993 e nel 1996 sono in attesa della cittadinanza. Oggi le 4 donne sono state liberate perchè il giudice di pace di Roma non ha convalidato il fermo dei carabinieri, e nel frattempo a Palermo il campo alla fine non è stato posto sotto sequestro, ma resta il gravissimo fatto che nel nostro paese chi sta al potere e si riempie la bocca di belle parole come "Accoglienza"e "Integrazione" ogni giorno mette in campo invece politiche sempre più reazionarie  e razziste contro i migranti, i Rom, i sinti, i caminanti che attaccano diritti basilari per la vita e cancellano la dignità di tanti uomini, donne e bambini la cui unica "colpa" è quella di fuggire da paesi martoriati dalla guerra imperialista o da condizioni di estrema povertà. 

E' questa l'accoglienza e integrazione di cui si riempie la bocca oggi il nuovo ministro degli Interni Minniti, che da quando si è insediato non ha perso tempo a mettere sul piatto un decreto legge  che in nome della lotta al terrorismo mostra tutto l'odio di classe della borghesia più reazionaria contro i migranti ma non solo!,  con cui si vogliono potenziare i CIE e riaprirne altri, rendere sempre più complesse le procedere per avere il permesso di soggiorno e facilitare invece le espulsioni.

Minniti qualche giorno prima del blitz al campo Rom è stato a Palermo per un incontro all'Università di Palermo... Si è voluto cominciare a fare pulizia?

Mfpr palermo

Le condanne per l'uccisione di Sarah Scazzi - una vicenda che ha messo in luce il fango di questo sistema - riprendiamo l'analisi del MFPR

La condanna definitiva all'ergastolo di Sabrina e della madre Cosima per l'uccisione di Sarah di Avetrana (TA) è la conclusione di una vicenda bruttissima che non si è voluta capire e si è continuata ad avvolgere in un alone di “oscuro”. Questa vicenda negli anni, e soprattutto all'inizio, è stata emblematica di tutto un sistema sociale che ha ruotato attorno, fatto di sciacallaggio mass mediatico (con trasmissioni televisive di 24 ore su 24, che si compiacevano di scavare nella vita di Sabrina), e di un sistema di avvocati e avvocaticchi, psicologi, che hanno fatto fortuna sui corpi, sia quelli morti che vivi, delle ragazze ,
Noi avevamo detto che “qualunque sia la natura e l'esito della vicenda, essa affonda nella condizione di vita e di relazione delle ragazze di questo paese, Avetrana, come di tante realtà del sud, ed essa si muove nel contesto generale della doppia oppressione che si vive e del bi-sogno di ribellarsi e fuoriuscirne. Invece di spezzettare la vita di Sarah, bisognerebbe guardarsi attorno, forse si potrebbe capire perchè e cosa è accaduto: Sarah non è una ragazza diversa da tante altre”.
La condanna di Sabrina non cambia questo discorso di fondo e in un certo senso rafforza la nostra denuncia sulla condizione delle ragazze, fatta già all'inizio della vicenda. Essa mostra la realtà che dietro ogni uccisione delle donne vi è l'intera condizione delle donne fatta comunque di oppressione sia di vita, ma anche ideologica, perfino quando si tratta di una donna che uccide un'altra donna; che dietro ogni violenza e uccisione vi sono cause sociali e vi è un sistema capitalista, di cui il patriarcalismo/maschilismo (nelle sue varie forme), con i suoi falsi valori e sentimenti individualistici, è un'ideologia fondamentale e costitutiva e per questo anche dominante e deviante a volte della coscienza delle stesse ragazze.
La morte di Sarah, la vicenda di Sabrina non sono, quindi, una brutta vicenda privata, ma trovano le loro vere ragioni nella condizione di centinaia, migliaia di ragazze a volte fatta di vuoto, ma anche di deviazione dei desideri delle ragazze di un mondo diverso, per imporre falsi, deviati bisogni individuali che puntano a dividere, a contrapporre in una competizione, le ragazze invece che a trovare le ragioni comuni di ribellione e di lotta.
Tutta la vicenda è stata anche uno smascheramento della “famiglia”, chiusa, oppressiva, ora da difendere anche quando è barbarie e morte, ora terreno di “lotta intestina”; mostrando a chi vuole vedere e capire come essa, più viene esaltata da questo sistema sociale come “sacra famiglia”, luogo di solidarietà, sostegno, più nella realtà, di abbrutimento, crisi del sistema capitalista, della sua marcia ideologia, è luogo di “guerra”, in cui, comunque, a farne le spese sono soprattutto le donne, anche quando partecipano a questa guerra. Nella vicenda processuale, prima c'è stata la difesa omertosa della famiglia, da difendere nella sua “onorabilità” verso l’esterno, poi la lotta di tutti contro tutti (a cui grande mano hanno dato i mass media: prima “Michele” era il “mostro” poi il povero zio “schiavizzato” dalle “perfide” donne di casa, ecc.). Una famiglia che è una catena, in cui se cade uno cadono tutti.

Come abbiamo accennato prima, questa triste vicenda di Sarah è stata emblematica per il fango, lo sciacallaggio, l'impazzimento dei Talk Show, la morbosa curiosità per mesi e mesi che si è costruita attorno, sempre più pianificata per eccitare e dare sfogo agli humus della "gente".
Ricordiamo brevemente alcuni fatti. Subito dopo l'uccisione di Sarah, calano in massa nel piccolo paese di Avetrana, le forze dell'ordine: polizia, carabinieri, i Ros, che stazionano per mesi. Mentre comincia in maniera assurda la presenza e pressione mediatica. Il paese, la casa di Sabrina, diventano un luogo di macabro turismo della domenica.
La maggior parte della stampa e delle Tv cerca di sguazzare nelle sofferenze, di trovare la notizia piccante sulla vita amorosa delle ragazze di Avetrana... Vi sono per mesi e mesi Tv nazionali e locali che fanno trasmissioni non stop; che quando inizia il processo si piazzano al Tribunale e ad Avetrana e arrivano a pagare i “cittadini” da intervistare, suggerendo loro anche cosa dire perchè si faccia notizia.
La morte di Sarah, la questione di Misseri prima e di Sabrina e Cosima dopo, diventano uno spettacolo da “grande fratello”, non è più reale, non deve più provocare emozioni, rabbia, ribellione, ma morbosa curiosità, facendo volutamente un’operazione di capovolgimento: non si parte dalla vicenda personale per comprenderne le ragioni sociali, ma si cancellano di fatto le ragioni sociali e tutto si riduce a scandagliare i particolari. Come una dittatura viene imposto a migliaia di persone di parlare solo di questo, di pensare solo a questo, di concentrare l’attenzione della gente sul particolare, per non interessarsi al generale della loro condizione e della stessa condizione delle donne.
Poi c'è lo sporco ruolo degli avvocati, tutti, e degli “esperti”, che si vendono a fior di soldi le loro dichiarazioni e indiscrezioni sugli atti processuali; gli avvocati parlano più in televisione e sui giornali che nell'aula giudiziaria; mentre indirizzano le bugie, mezze verità dei loro difensori.  E poi c'è il sindaco di Avetrana che cerca di sfruttare l'attenzione per rendere più interessante il suo paese a fini turistici (pensa anche di far costruire nella piazza una statua di Sarah). Poi lo stupido fratello di Sarah che cerca di avere da Raffaele Mora anche una sua piccola e squallida pubblicità...
Infine, non possiamo non rilevare un altro fatto. Sabrina e Cosima sono state condannate al massimo della pena: l'ergastolo. Questo avviene in una situazione, anche recente, in cui altre sentenze, che hanno riguardato terribili violenze e perfino uccisioni di donne da parte di uomini, non hanno visto affatto dure condanne, anzi sono state spesso sentenze scandalose per la loro leggerezza.  Della serie che se è l'uomo ad uccidere ha sbagliato e addirittura va perdonato, se è una donna, è un 'mostro'! Anche questo c'è in questa brutta vicenda e pensiamo che anche questo abbia pesato.

Movimento femminista proletario rivoluzionario

21/02/17

8 marzo: facciamo entrare il vento forte dello sciopero delle donne anche nelle nere galere dei cie, dei centri di (non)accoglienza, nelle carceri - appello alle immigrate, alle detenute a farsi sentire in ongi modo!

Roma – CIE di Ponte Galeria: lo Stato risponde alla violenza di genere con le deportazioni

Retate nelle strade, stupri, soprusi e continue violenze nei centri di detenzione: questa è la quotidianità che lo stato offre alle donne migranti. Uno stato fascista e razzista fondato su machismo e cultura dello stupro; al di là dei propagandati progetti della polizia in difesa delle donne contro la violenza di genere, questo è uno stato che dice di proteggerti e nella realtà, al contrario, si trasforma in un ulteriore pericolo per la tua libertà e la tua vita.
Questo è ciò che è successo a Olga (nome di fantasia), una delle tante donne che spesso trovano il coraggio di liberarsi dalle loro relazioni violente. Olga è una donna ucraina che, nel momento in cui si è rivolta alle forze dell’ordine per denunciare le violenze agite da quello che era il suo compagno, è stata rinchiusa nel Centro di Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria, da dove la deporteranno a breve, perché la sua condizione di “irregolare” ha prevalso sulla sua richiesta di aiuto. Non si tratta di un caso isolato: ogni giorno le migranti devono vivere sulla propria pelle gli effetti di questo stato che le umilia, le sfrutta, le criminalizza e imprigiona per perpetuare poi le stesse violenze all’interno delle mura infami di un CIE.
Ogni giorno le donne migranti portano avanti le loro resistenze a questo sistema razzista fatto di confini e galere.
Non chiediamo allo stato di difenderci dalla violenza che esso stesso produce e di cui si nutre.
Quello che vogliamo è continuare a sostenere le lotte di chi a tutta questa brutalità si ribella, di chi resiste nei CIE, di chi si oppone alle deportazioni.
Quello che vogliamo è la libertà per tutte le donne recluse.

nemiche e nemici delle frontiere

Verso lo sciopero delle donne l'8 marzo - Solidarietà a Higui

L'autodifesa non è reato, solidarietà a Higui, a tutte le donne che si ribellano, alle migranti, alle donne che per sfuggire alla violenza sessuale, economica, strutturale di questo sistema capitalistico e patriarcale, sono ora rinchiuse nelle nere galere dei CIE e nelle carceri imperialiste!

MFPR
***

Una corrispondenza dall'Argentina...

Vorrei raccontarvi la storia di eva, higui per le amic*
Higui è una compagna lesbica che vive in uno dei 700mila quartieri di buenos aires.
A ottobre scorso è stata attaccata da 10 merde che l'hanno violentata e picchiata e minacciata di morte.
Higui ha reagito, si è autodifesa, riuscendo a salvarsi la pelle.
Una delle merde è morto.
Higui ora è in carcere accusata di omicidio. Non sono bastati i segni della violenza e delle botte.
Manda a dire in una lettera che si sente fortunata ad essere viva, anche se in carcere, il che da i brividi.

In questi mesi si sono susseguite tante iniziative di solidarietà e sostegno a lei e alla sua famiglia che continua a subire minacce e intimidazioni che potete immaginare.
Quello per cui si combatte è l'immediata liberazione di higui, ma anche e soprattutto per far cadere tutte le infami accuse che le sono state rivolte.
Ovviamente la solidarietà si può esprimere anche dall'altra parte del mondo per questo vi scrivo.
Ci stiamo vedendo in assemblea una volta a settimana per organizzare la giornata del 7 marzo (giornata della "visibilità lesbica") e dell'8 dove si sta organizzando un grosso spezzone in solidarietà a higui, più vari cartelli, "bandiere", striscioni per tutto il corteo. L'appoggio a tutte queste iniziative è arrivato anche dalle realtà organizzatrici del corteo, e la speranza è che la forza di tutte possa cambiare qualcosa.
Vi incollo un articolo che racconta un pò meglio, forse anche troppo, quello che è accaduto. da tradurre è un pò lungo, ma con un minimo sforzo si capisce
http://kaosenlared.net/argentina-higui-presa-por-ser-mujer-y-lesbiana/

non mi dilungo in considerazioni perchè è tutto molto complesso e delicato, soprattutto rispetto alla questione intersezionalità, però l'unica cosa che ho fissa in testa è che autodifendersi non può essere reato.

Le tante ragioni per lo sciopero delle donne l'8 marzo

17/02/17

 - LA POLIZIA VORREBBE PROTEGGERE LE DONNE DALLE VIOLENZE - MA STIAMO SCHERZANDO?! NEL MOVIMENTO DELLE DONNE E' NECESSARIA CHIAREZZA E LOTTA CONTRO LE POLITICHE DI MILITARIZZAZIONE

Lo Stato, il Ministero degli Interni ha colto la giornata del 14 febbraio (S. Valentino), per lasciare l'unica parola, nelle televisioni, giornaliradio, sui giornali, contro i feminicidi, gli stupri, le violenze sessiste, fasciste che subiscono le donne, alla Polizia di Stato. Hanno poi prodotto anche dei volantini per autopropagandarsi
A Taranto (ma è pensabile anche in altre città), la Polizia ha fatto anche di più. Ha diffuso un volantino con numero telefonico del "centro antiviolenza" della Questura
A parte la tragica ironia che dovrebbero difendere le donne e dare "consigli" alle donne proprio chi, umiliando le donne che denunciano violenze, persecuzioni, è corresponsabile di tanti femminicidi (e proprio qui a Taranto troppi femminicidi, avvenuti dopo denunce per stalking lasciate nei cassetti, ne sono una drammatica testimonianza)  - questa campagna è la dimostrazione che la risposta di questo Stato verso le donne è solo da Stato di polizia, in una logica di controllo, di politiche securitarie, di repressione, come è stato con la legge sul femminicidio, come è recentemente anche nel decreto Minniti che strumentalizza i numeri dei femminicidi, stupri per attuare "zone rosse", fare città sotto controllo militare, colpire le nostre sorelle prostitute.


Il governo, da parte sua, che fa? Taglia i fondi ai centri antiviolenza gestiti da associazioni di donne, ma evidentemente non per un problema solo di taglio dei fondi sociali, ma all'interno della politica del Ministero degli Interni di considerare "centro antiviolenza" le sedi delle questure!

Riportiamo un passaggio di un  articolo "Le articolazioni della lotta di classe nella fase "globale" dell'imperialismo" di Marco Morra (dal Libro 'Crisi, governance, imperialismo'), utile per capire la fase dell'azione dello Stato, dei governi:
"Alle trasformazioni delle funzioni economiche e sociali dello Stato corrispondono... determinate forme di
governo della popolazione, corrisponde l'esclusione delle classi subordinate dalla dimensione del "politico", la fine del paradigma socialdemocratico fondato sull'ottenimento del consenso politico di vasti strati delle masse subalterne, sostituito da un paradigma repressivo, che si manifesta nella generale recrudescenza della repressione e del controllo, nella tendenza alla militarizzazione securtiva dei territori e delle metropoli, nella sospensione della democrazia e nel progressivo disfacimento di tutti i diritti politici e sociali"


Questa militarizzazione della risposta di questo Stato borghese alle violenze sessuali contro le donne, che inevitabilmente aumenterà la condizione di oppressione generale delle donne, dovrebbe far aprire gli occhi a tante, ai tanti centri antiviolenza che, oggi, nella mobilitazione sotto la sigla di "nonunadimeno", chiedono al governo un passo indietro su quei tagli e maggiori fondi. Mostrando nei fatti o una tragica illusione, una incomprensione della marcia di questo sistema capitalista verso un moderno fascismo, un moderno medioevo per le donne; o, peggio, una colpevole, politica che se passa toglierebbe forza alla potenzialità di rottura che può portare questo nuovo grande movimento delle donne.
Non si tratta solo di "riformismo" che, anche se volto sinceramente a migliorare la condizione delle donne, frena di fatto la marcia necessaria verso la rivoluzione - unica via per la liberazione delle donne, ma oggi, nella fase del moderno fascismo, di militarizzazione degli interventi dello Stato, si tratta di "riformismo senza riforme".
Questo deve far riflettere anche sui discorsi, che trovano spazio anche tra le ragazze, che propongono come principale, contro le violenze sessuali, il sessismo, azioni di educazione.
Ma "Chi educa chi?". Come dei "centri antiviolenza" se ne vogliono appropriare le Questure, a chi il governo, questo Stato darebbe fondi per progetti di "educazione"? Tra un poco ci potremo trovare la polizia nelle scuole (in coerenza tra l'altro con la politica reazionaria della "buona scuola")!
Quindi, attenzione. Le stesse rivendicazioni, obiettivi del movimento delle donne (di cui si è discusso e se ne discuterà ancora nelle assemblee di "nonunadimeno"), non possono prescindere dalla lotta esplicita contro questa politica di militarizzazione, non possono essere ciechi e non comprendere che ogni rivendicazione del movimento delle donne senza una lotta "senza se e senza ma" contro l'intero sistema, non farebbe che accompagnare le sue tragiche politiche.
Se la violenza sessuale è sistemica, strutturale, la lotta deve essere sistemica, per rovesciare il sistema capitalista. E su questo le donne sono una forza poderosa!

MFPR

16/02/17

Brevi informazioni da compagne del mfpr che sono state a Bologna

 -Tavolo lavoro
Grossa partecipazione, sia la aule dove si sono tenuti i Tavoli, sia l'aula magna della plenaria erano piene, con tante anche sedute a terra, sui davanzali delle finestre, tanto che hanno utilizzato lo streaming.
I numeri dati ufficialmente frutto delle registrazioni erano sui 1600. Al Tavolo sul lavoro vi sono state mediamente più di 200 persone, alcune hanno partecipato solo il 1° giorno, altre il 2°. Nella plenaria erano un migliaio.
Circa lo sciopero. Allo stato attuale è stato indetto da: Slai cobas per il sindacato di classe, Usi, Usb, Cobas confederazione, Sial, (e forse Cub). Lo sciopero è per tutta la giornata.
Le organizzatrici hanno cercato di ridimensionare lo sciopero, proponendo anche altre forme di iniziative.
Un intervento di Bologna e delle compagne del mfpr ha chiarito che anche se indetto da alcune sigle sindacali lo possono fare tutte.
Alcune volevano nell'8 marzo anche una manifestazione nazionale. Ma questa proposta non è passata.
Al Tavolo sul lavoro la richiesta principale è stata: fondi europei per corsi di educazione/formazione. In una logica di “gestione”: gestione delle emergenze, gestione dei molestatori, gestione delle donne vittime di violenza. Sui posti di lavoro, dovrebbe essere il datore di lavoro garante nel far rispettare le norme contro le molestie sessuali.
Interventi hanno parlato di fare impresa tra donne, realizzazione di sé, disponibili a consulenza autoimprenditorialità. Il Sial Milano: formazione aziendale nei luoghi di lavoro attingendo ai fondi interprofessionali su violenza e discriminazione di genere.
Altra rivendicazione per la maggiore, il “Reddito di autodeterminazione” - mentre altre, tra cui un'operaia di Napoli, dicevano: lavoro, no a redditi di assistenza.
Quindi rivendicazioni di: borse lavoro, servizi, casa, salario minimo, welfare.
Sulla questione appello alla Cgil, vi sono stati interventi contrastanti. Alcune dicevano: ci devono dire perchè non indicono anche loro lo sciopero. Altre, invece, in particolare l'mfpr, hanno detto che non andava proprio fatto l'appello ai sindacati confederali. La CGIL per l’8 marzo organizzerà assemblee nei luoghi di lavoro, quindi depotenziando, anzi, sabotando attivamente lo sciopero. Mentre, in embrione, le lavoratrici, operaie hanno mostrato in diverse forme che non si è disponibili a farsi chiudere in un recinto.
Vi sono stati interventi contro il governo. Compagne di Bologna hanno smascherato, con contestazioni, interruzioni una che si presentava come semplice donna, quando in realtà era stata assessora a Bologna alle politiche sulla casa.
Sulla gestione dell'assemblea dalle organizzatrici di nonunadimeno, la valutazione da parte di varie compagne non è buona sia dal punto di vista del metodo che del merito: esclusiva, poco chiara, e non orizzontale, riformista.
Vi era anche una logica da “addette ai lavori”. Per esempio, al tavolo sulla comunicazione il concetto della comunicazione, portato avanti dalle giornaliste professioniste (anche della carta stampata), era improntato all'aziendalismo, all'autoimprenditorialità, sotto un'ottica "professionale".
I maschi c'erano, non tanti, più presenti nel Tav sul sessismo nei movimenti (hanno la “coda di paglia”?...). La presenza dei maschi diventava quasi rassicurante, normalizzante, legata ad una concezione per cui se lotto lotto per tutti e quindi non c’è necessità di un’organizzazione specifica delle donne, di una lotta specifica.
Si è creata un’inedita saldatura che ruota intorno ai CAV e ai loro finanziamenti che vede convergere e convivere UDI, centri sociali area disobbedienti in tutte le declinazioni, PD, sindacalismo di base (USB in maniera massiccia), sinistra critica/quaderni viola/marcia delle donne.
ALCUNI INTERVENTI:
UDI Modena: formazione e responsabilità su violenza nei luoghi di lavoro
“La precarietà rende sterili” slogan dell’ UDI per indicare come la precarietà renda difficile scelta di maternità. Uomini e donne, mettere insieme maternità e paternità nel lavoro, coinvolgere gli uomini nel lavoro di cura (in diversi interventi tornerà il concetto di genitorialità).
CAV Mantova: femminilizzazione del lavoro. Proposta Fedeli condivisione genitoriale. Non è sufficiente lo sciopero ma entrare nelle istituzioni.
Fiom Roma: sui posti di lavoro si stima che almeno 4mln hanno subito molestie. No al differenziale di retribuzione. Indennità di maternità legata al lavoro e/o disoccupazione da estendere.
USB: critica delle politiche di conciliazione che contribuiscono alla precarizzazione. Passare da maternità a genitorialità è importante. Riduzione orario di lavoro. Battaglia sui ritmi. Riduzione età pensionabile.
USB Napoli: Tutti gli studi affermano che il PIL con maggiore inclusione delle donne nel lavoro migliorerebbe. Contrattazione a favore delle donne.
UDI Bologna: Il part time a seguito di maternità è penalizzante sia in termini di carriere, pensione, reddito. Sulle politiche abitative, che attualmente prevedono l’assegnazione al capofamiglia, bisogna chiedere che all’uomo violento non venga assegnata l’abitazione. 8/3 sciopero contro la violenza sulle donne ma anche del lavoro. Non può essere uguale allo sciopero “normale”. Lo sciopero dovrebbe trovare forme di sottrazione, sciopero del lavoro riproduttivo. In diversi lavori sono previste mansioni “implicite” che implicano il doversi prendere cura degli altri clienti-capo, etc; vi è un surplus di sfruttamento, la molestia a volte è parte della mansione. Autorganizzazione del welfare (una sorta di mutuo soccorso).
Lucha y Siesta Roma: Precarietà causa di violenza economica e sociale, la condizione abitativa fondamentale per uscire da situazioni familiari a rischio. Ricerca appartamenti con garante il governo e gli enti locali.
S.G. Base scuola: lavoro precario e disoccupazione causa violenze, difesa della Sanità pubblica,

15/02/17

VIVA LO SCIOPERO DELLE DONNE!

L'assemblea di Bologna del 4/5 febbraio ha confermato, dopo la manifestazione del 26 novembre con 200mila donne, la straordinaria mobilitazione delle donne, tantissime giovani. A Bologna tutti i Tavoli erano pienissimi e nell'assemblea plenaria vi erano più di 800 donne, ma è realistico che nei due giorni vi siano state almeno il doppio. Una novità anche rispetto agli altri paesi europei.

Le compagne del Movimento femminista proletario rivoluzionario, che il 25 novembre organizzarono un assedio delle donne proletarie al parlamento a Roma, e il giorno dopo parteciparono al grande corteo, sono state presenti e sono intervenute anche nell'assemblea di Bologna, facendo appello ad uno sciopero delle donne vero, che veda al centro nella preparazione e nella giornata dell'8 marzo, lo sciopero nei vari posti di lavoro, le operaie, le lavoratrici, le precarie, verso cui padroni, capi ogni giorno fanno violenza, sia con discriminazioni, umiliazioni, ricatti, sia distruggendo i nostri corpi. Dicevano delle operaie della fabbrica metalmeccanica, Necta di Bergamo, che avevamo incontrato nei giorni precedenti: "Ci tolgono la salute con i ritmi di lavoro, i movimenti non normali, ripetitivi; ognuna di noi ha dolori articolari, alle spalle, è come se avessimo un coltello dietro la schiena. Poi tante operaie in questa fabbrica si sono ammalate di tumore"; nelle fabbriche, dalla Fca di Melfi alla Oerlikon di Bari, le lavoratrici non possono neanche andare al bagno, vengono umiliate; nelle campagne invecchiano e muoiono per la fatica e lavorano sotto il ricatto delle violenze sessuali; tantissime, dopo essere state sfruttate, vengono da un giorno all'altro licenziate, come le migliaia di Almaviva; e poi le centinaia di migliaia di precarie dei servizi, trattate da padroni e Stato come "usa e getta", e poi le lavoratrici immigrate schiavizzate, e poi, e poi...
Uno sciopero sull'insieme delle condizioni delle donne, e quindi contro padroni, governo, Stato, che a tutti i livelli portano avanti un pesante, feroce attacco pratico, politico, ideologico in un clima da moderno fascismo, che unisce, attacchi alle condizioni di vita, di lavoro, oppressione, eliminazioni dei diritti conquistati con le lotte nei paesi imperialisti, come l'aborto, a repressione, e di cui le violenze sessuali degli "uomini che odiano le donne" sono la naturale conseguenza e la punta di iceberg. 
Si tratta di violenza reazionaria, fascista, quotidiana, sistemica, perchè frutto inevitabile di questo sistema capitalista, una violenza che non può fermarsi e che può essere combattuta solo lottando contro tutta la società capitalista.
Lo sciopero delle donne è oggi l'arma delle donne per costruire una lotta generale contro tutto questo sistema borghese, una lotta rivoluzionaria in cui le donne portano una "marcia in più".
Nel nostro paese, lo "sciopero delle donne" l'ha "inventato" il Movimento femminista proletario rivoluzionario, e nei recenti anni l'ha cominciato a fare - nel novembre 2013 e nell'8 marzo dell'anno scorso - in una situazione in cui da parte di alcune di coloro che oggi scoprono lo sciopero delle donne, veniva ignorato, o peggio svilito/attaccato. Ma già questa scintilla dello sciopero, che ha visto fermarsi 20mila lavoratrici, precarie, disoccupate, immigrate, donne in lotta nei quartieri, studentesse, ecc., ha mostrato la forza di questa arma di lotta che intreccia condizione di classe e condizione come donne, e che porta rotture, necessità di trasformazione in ogni ambito, anche tra i lavoratori, nel movimento sindacale, nelle famiglie...
Queste scintille, oggi via via si sono trasformate in fuochi, non solo in Italia, ma dall'Argentina, alla Francia, ecc.

Siamo contente che nell'assemblea molti interventi, soprattutto delle giovani, hanno respinto l'appello ai sindacati confederali ad indire lo sciopero delle donne 
Questi sindacati confederali sono parte complementare, organica di questo sistema capitalista di sfruttamento e oppressione. I loro accordi avallano i peggioramenti che i padroni stanno sempre più portando sui posti di lavoro e che colpiscono in particolare le donne, non solo dal punto di vista economico, ma di vita. I sindacati confederali sono anello della catena che opprime le donne proletarie. E non possiamo chiedere a chi contribuisce a stringere questa catena, di indire il nostro sciopero. Nello sciopero delle donne del 2013, le direzioni della Cgil, per "mettersi la coscienza a posto" dichiararono solo uno sciopero virtuale di mezz'ora, ma ostacolarono fortemente sui posti di lavoro le lavoratrici iscritte o delegate che invece volevano, e tante lo fecero, lo sciopero per l'intera giornata
E a dimostrazione da che parte sta la Cgil, anche ora la segreteria ha detto di non voler proclamare nazionalmente lo sciopero.
Anche tanti interventi nei tavoli hanno attaccato il governo, dello Stato, le politiche, dal jobs act ai tagli dei servizi, come l'azione di molta magistratura, polizia, la cui "giustizia" è di usare la legge per "garantire" gli stupratori e i loro complici, mentre piuttosto denunciano e condannano le donne che lottano contro gli assassini/stupratori, le donne che lottano per la casa, per la salute, per il lavoro, ecc.

Ma in questo grande movimento delle donne vi è un femminismo piccolo borghese, un femminismo borghese e un femminismo proletario, ancora debole in questo movimento, ma determinante nelle lotte continue sui posti di lavoro e del non lavoro, in varie realtà soprattutto al sud, ma anche in importanti città del nord.  

Soprattutto nell'organizzazione dei Tavoli, negli obiettivi agisce il femminismo borghese portando una logica riformista, da "addette ai lavori" che di fatto chiedono al governo, allo Stato di migliorare questo sistema capitalista.
Ma questo è insieme una tragica illusione e una, più colpevole, politica che se passa toglierebbe forza alla potenzialità di rottura che può portare questo grande movimento delle donne.
Ogni giorno questo sistema mostra la sua marcia verso un moderno fascismo, un moderno medioevo per le donne. Simbolicamente, ma poi non tanto, lascia la parola sulle donne alla polizia (ieri, 14 febbraio), a dimostrazione - a parte la tragica ironia che dovrebbero difendere le donne e dare "consigli" alle donne proprio chi, umiliando le donne che denunciano violenze, persecuzioni, è corresponsabile di tanti femminicidi - che la risposta di questo Stato è solo da Stato di polizia, in una logica di controllo, di politiche securitarie, di repressione, come è stato nella legge sul femminicidio, come è recentemente anche nel decreto Minniti che strumentalizza i numeri dei femminicidi, stupri per attuare "zone rosse", fare città sotto controllo militare, colpire le nostre sorelle prostitute.

Il femminismo proletario, le donne, ragazze che vogliono realmente che "tutta la vita deve cambiare", devono fare di questo importante "sciopero delle donne" anche un terreno di chiarezza, di organizzazione delle loro forze, per impedire che questo sciopero si riduca a fare piattaforme a tavolino e Tavoli con governo e Ministri.

Per noi le piattaforme, necessarie, sono frutto delle lotte, dei bi/sogni che le donne, soprattutto le donne proletarie, stanno facendo e agendo con le lotte; sono sfide contro padroni, governo Stato che anche dopo l'8 marzo si riempiono di azioni, per strappare dei risultati, ma soprattutto per accendere tanti fuochi in ogni posto di lavoro, in ogni città, in ogni quartiere, per unire le donne, per essere "tante di più", perchè nessuna sia sola, e cominciare effettivamente a "far paura", a questo sistema e agli uomini che odiano le donne.

VIVA LO SCIOPERO DELLE DONNE!

8 marzo - lo sciopero delle donne operaie e lavoratrici si fa strada nelle fabbriche e nelle file del sindacalismo confederale.

Siamo contente che all'interno della Cgil si alzino voci che sostengono la necessità dello sciopero delle donne e siano critiche verso la direzione della Cgil che ha dichiarato di non volerlo proclamare.

Ma riteniamo che il lavoro nelle fabbriche sia ora prioritario e non debba lasciare spazio ad attendismi. Il rifiuto della Cgil è coerente con la sua linea di accordi e di contratti, come appunto quello dei metalmeccanici, che stravolgono anche una minima e normale prassi sindacale di difesa dei lavoratori e delle lavoratrici, e che lo sciopero delle donne nelle fabbriche debba anche essere una forte risposta a tutto questo.



MFPR


Dal Comitato Direttivo Cgil. E.Como: Il ccnl FIOM è già un modello; l’8 marzo, sciopero.


....Peraltro, se come ci viene detto in tema di salario, la strada potrebbe comunque essere quella di aggirare gli aumenti fissi e praticare una politica contrattuale che punti all’aumento delle maggiorazioni dei turni, degli straordinari, dei festivi o persino della qualità e della professionalità, sarei ancora più in disaccordo. Si avvierebbe così una stagione di contrattazione ancora più disarticolante, in cui verrebbero  premiati solo alcuni e non altri e in cui aumenterebbero le differenze salariali. Primo tra tutti aumenterebbe il già altissimo differenziale salariale tra uomini e donne, che notorialmente sono quelle che fanno meno turni e meno straordinari e sono più discriminate sugli aspetti legati a professionalità e qualità.
Detto questo, passo facilmente al secondo punto del mio intervento. Lo sciopero internazionale delle donne l’8 marzo.
Come sapete, la bellissima manifestazione del 26 novembre ha lanciato la proposta di arrivare anche in Italia allo sciopero dell’8 marzo contro la violenza e contro le discriminazioni sul lavoro. Si sciopererà in altri 22 paesi nel mondo, come Argentina, Stati Uniti, Polonia, paesi diversi dal punto di vista sociale e economico ma simili quanto alle persistenti discriminazioni delel donne, dentro e fuori dai posti di lavoro.
Il movimento italiano protagonista di questo percorso, Non una di meno, ha chiesto già da tempo ai sindacati di prclamare sciopero l’8 marzo. Hanno aderito subito varie sigle di base. Ragione per cui la copertura per lo sciopero c’è già. Sarebbe però un segnale politico importante se la CGIL aderisse e proclamasse a sua volta sciopero. E’ una grande occasione e sarebbe un errore perderla.
Sarebbe del tutto coerente anche rispetto alla nostra campagna referendaria: scioperiamo contro la violenza, per i salari delle donne, per i loro diritti, contro le discriminazioni, ma anche per tutte quelle donne che lavorano nelle ditte in appalto e con i voucher.
Il movimento delle donne sta dando una straordinaria prova di partecipazione e mobilitazione. Non facciamo finta di niente. Tante lavoratrici, delegate e sindacaliste sono parte integrante di questo movimento e parteciperanno comunque alla costruzione dello sciopero. Non perda la CGIL questa grande occasione. Proclami lo sciopero generale l’8 marzo. ..

L’intervento al Comitato Direttivo della CGIL del 10 febbraio 2017.
La relazione introduttiva ha sottolineato che il contratto nazionale dei metalmeccanici non può e non deve essere considerato il nuovo modello della contrattazione. Sono d’accordo! Ma temo che invece accadrà proprio questo nei fatti.
È vero che ogni negoziato è una partità a sé, come è stato detto nell’introduzione. Ed è anche vero che in quello dei metalmeccanici, Federmeccanica ha fatto fino in fondo il mestiere della controparte, impostando fin dall’inizio una trattativa difficile e ostile. É altrettanto vero che la FIOM ha deciso ogni passaggio di quella trattativa nella sua autonomia e che il contratto nazionale è stato votato dai lavoratori. Un dato di fatto che non può essere messo in discussione. Vero anche che la firma della FIOM chiude la stagione degli accordi separati, dopo oltre 7 anni.
Tutto vero, ma resto convinta che l’impianto contrattuale a cui si è arrivati è pericoloso per tutta la contrattazione e apre di fatto a un nuovo modello contrattuale per tutti. In fondo, i metalmeccanici e le metalmeccaniche hanno sempre avuto questo onere nella storia delle relazioni industriali. Nel bene e nel male.
Un modello contrattuale in cui per la prima volta i minimi salariali non sono certi ma soltanto stimati e calcolati sull’inflazione ex post, i premi di risultato sono completamente variabili, la legge 104 condizionata alla programmazione nel mese precedente l’utilizzo. Un modello in cui la sanità integrativa e il welfare aziendale sono centrali e di fatto sostituiscono parte degli aumenti salariali (senza peraltro aver nemmeno definito una regia nazionale sulla loro modalità di erogazione!). Un modello in cui si chiude è vero con la stagione degli accordi separati ma si apre alla flessibilità dell’orario di lavoro e alle deroghe, si modifica il pagamento della malattia e si raddoppiano le ore di straordinario obbligatorio, accettando quindi gran parte di quelle modifiche contrattuali che avevano giustamente suggerito alla FIOM di non firmare nel 2012.
Per queste ragioni credo che questo contratto nazionale rappresenti un elemento di arretramento, non un vittoria. Un modello che i padroni stanno già provando a esportare nelle altre categorie.
È un’altra però la considerazione che vorrei fare a questo direttivo. È possibile che di fronte a questo contratto nazionale passi ora l’interpretazione che ci è stata spiegata nel Comitato Centrale della FIOM rispetto alla quale, una volta approvato dalla maggioranza dei lavoratori, esso va applicato alla lettera, anche eventualmente dove le condizioni di forza suggerirebbero altre scelte?
Se il ccnl prevede che i premi siano completamente variabili, per esempio, è ancora possibile invece contrattarli fissi? Chiaro, so bene che il punto sono i rapporti di forza. E con questo ccnl non credo sarà facile per nessuno difendere parti fisse di salario aziendale, piuttosto che contrastare la flessibilità o imporre l’utilizzo della legge 104 senza programmazione.
Ma il tema è se questo è possibile oppure no, come appunto ci viene spiegato nel Comitato Centrale. Perchè se fosse così, se non fosse possibile provare nella contrattazione aziendale a limitare gli effetti più negativi del ccnl, saremmo arrivati a un paradosso a cui nemmeno le peggiori intenzioni del TU del 10 gennaio potevano arrivare. Ossia il fatto che il ccnl sarebbe eventualmente modificabile in peggio tramite le deroghe ma non in meglio con la contrattazione aziendale. Sarebbe la fine della contrattazione aziendale acquisitiva in nome di una interpretazione della esigibilità che francamente a me sembra esasperata e senza alcun fondamento, nemmeno normativo.
E credo che, se così fosse, sarebbe bene che questa discussione non restasse chiusa in FIOM.
Peraltro, se come ci viene detto in tema di salario, la strada potrebbe comunque essere quella di aggirare gli aumenti fissi e praticare una politica contrattuale che punti all’aumento delle maggiorazioni dei turni, degli straordinari, dei festivi o persino della qualità e della professionalità, sarei ancora più in disaccordo. Si avvierebbe così una stagione di contrattazione ancora più disarticolante, in cui verrebbero premiati solo alcuni e non altri e in cui aumenterebbero le differenze salariali. Primo tra tutti aumenterebbe il già altissimo differenziale salariale tra uomini e donne, che notorialmente sono quelle che fanno meno turni e meno straordinari e sono più discriminate sugli aspetti legati a professionalità e qualità.
Detto questo, passo facilmente al secondo punto del mio intervento. Lo sciopero internazionale delle donne l’8 marzo.
Come sapete, la bellissima manifestazione del 26 novembre ha lanciato la proposta di arrivare anche in Italia allo sciopero dell’8 marzo contro la violenza e contro le discriminazioni sul lavoro. Si sciopererà in altri 22 paesi nel mondo, come Argentina, Stati Uniti, Polonia, paesi diversi dal punto di vista sociale e economico ma simili quanto alle persistenti discriminazioni delel donne, dentro e fuori dai posti di lavoro.
Il movimento italiano protagonista di questo percorso, Non una di meno, ha chiesto già da tempo ai sindacati di prclamare sciopero l’8 marzo. Hanno aderito subito varie sigle di base. Ragione per cui la copertura per lo sciopero c’è già. Sarebbe però un segnale politico importante se la CGIL aderisse e proclamasse a sua volta sciopero. E’ una grande occasione e sarebbe un errore perderla.
Sarebbe del tutto coerente anche rispetto alla nostra campagna referendaria: scioperiamo contro la violenza, per i salari delle donne, per i loro diritti, contro le discriminazioni, ma anche per tutte quelle donne che lavorano nelle ditte in appalto e con i voucher.
Il movimento delle donne sta dando una straordinaria prova di partecipazione e mobilitazione. Non facciamo finta di niente. Tante lavoratrici, delegate e sindacaliste sono parte integrante di questo movimento e parteciperanno comunque alla costruzione dello sciopero. Non perda la CGIL questa grande occasione. Proclami lo sciopero generale l’8 marzo. Tante donne se lo aspettano, lo chiedono alla nostra segretaria perchè è una donna, ma soprattutto lo chiedono alla CGIL.

Eliana Como