18/11/17

Verso il 25 novembre e la manifestazione nazionale a Roma... iniziative a Palermo

        Verso il 25 novembre e la manifestazione nazionale a Roma
        parliamone e organizziamoci 


Assemblea Mercoledì 22 Novembre 
dalle ore 15,30 in Via G, del Duca 4 
(pressi Cantieri Culturali) PALERMO


In tutta la settimana propaganda, per info sulla partenza: mfprpa@gmail.com - 3408429376

16/11/17

Ma quali "pari opportunità", vogliamo una nuova società!

 
Il potere di queste "signore" ci fa schifo!

No al G7 delle pari opportunità. No al decreto Minniti, grazie al quale molte di noi che sono state al G7 di Taormina nel maggio scorso, ora non possono più tornarvi a contestarlo.
Siamo figlie, ma anche madri delle lotte di piazza ed è con questa consapevolezza che scenderemo in piazza il 25 novembre!
Contro i responsabili della nostra condizione di doppio sfruttamento, oppressione e repressione, contro i Palazzi del potere, in cui siedono un piccolo pugno di donne borghesi che hanno conquistato la loro "pari opportunità" di potere economico e politico, sull'oppressione, sfruttamento, discriminazione della maggioranza delle donne.
Un G7 presieduto da un Elena Boschi che ha fatto carriera truffando e mandando in miseria tanta gente, è tutto dire, è il simbolo di quel potere che noi donne vogliamo rovesciare. 

VIA MINNITI E IL GOVERNO COMPLICE DELLE TORTURE, ASSASSINI, SCHIAVISMO DEI MIGRANTI IN LIBIA

Da Proletari comunisti
 
Le dichiarazioni di Minniti, in risposta alla condanna che l’Alto commissario dell'Onu per i diritti umani ha fatto martedì scorso definendo «disumana» la collaborazione tra Ue e Libia per fermare il flusso di migranti, se ce n'era bisogno, confermano in pieno la diretta responsabilità del governo Italiano nell'orribile condizione dei migranti in Libia.
Chi è peggiore, chi è più assassino? Chi materialmente tiene i migranti, uomini, donne, bambini ammassati nei lager, affamati, malati, chi materialmente tortura, stupra, chi vende all'asta i migranti in un moderno schiavismo? O chi sapendo bene tutto questo ("si sapeva - ha dichiarato tranquillamente Minniti - che la Libia non rispetta i diritti umani"), stringe accordi con la Libia, legittima i regimi macellai, le milizie assassine, le finanzia, le addestra; chi difende, contro ogni evidenza, la Guardia costiera libica responsabile della strage fatta il 6 novembre di decine e decine di migranti? Allo scopo, altrettanto violento e "disumano", di bloccare i flussi dei migranti, sapendo bene che per tanti di loro significa morte, di creare nell'area una situazione più favorevole per i profitti, macchiati di sangue, delle grandi multinazionali italiane, in primis l'Eni. 

Minniti, sostenuto da Renzi, non solo non vuole fare nessun passo indietro ma:
rivendica i rimpatri ("nel 2017 sono stati rintracciati in Italia 39.634 migranti irregolari, più 15% rispetto al 2016, ne sono stati allontanati (tra rimpatri e riammissioni nei paesi d’origine) 17.405 (più 15,4%); sono stati espulsi in 93 (più 40%)"), vale a dire rivendica di aver riportato in quei lager della morte, di aver consegnato ai carnefici, torturatori, schiavisti, quei fortunati che erano riusciti ad arrivare in Italia; non vuole eliminare il reato di clandestinità; punta a potenziare l'Agenzia Frontex; punta a costruire nuovi Hotspot per i rimpatri: «sono state già individuate altre 5 strutture» - ha affermato.
E per questa criminale politica si trovano e si spendono milioni (10 milioni alla Libia, 12 milioni al governo tunisino perchè anch'esso pattugli le zone costiere e le frontiere terrestri), risorse tolte anche dal bilancio delle spese sociali.

Le immagini terribili viste in questi giorni, insieme alle quotidiane violenze contro i migranti che avvengono qui in Italia, negli Hotspot, nei centri di accoglienza gestiti da criminali, speculatori (ultimo quello di Napoli, dove è stato ridotto in fin di vita un migrante) ma con tanto di autorizzazione da parte del Ministero degli Interni, chiama tutti i lavoratori, i giovani, le donne, i democratici veri ad elevare la lotta contro il nostro Stato, il nostro governo imperialista italiano.

MINNITI E IL GOVERNO COMPLICE DELLE TORTURE, ASSASSINI, SCHIAVISMO DEI MIGRANTI IN LIBIA, DEVONO ESSERE ROVESCIATI! Questa è la migliore solidarietà che possiamo dare ai nostri fratelli e sorelle migranti!

Verso la manifestazione del 25 novembre - ricordare il luminoso esempio delle donne combattenti dell'Ottobre

Nuovo opuscolo del MFPR - richiedi a mfprnaz@gmail.com

Le donne combattenti nei giorni della Grande Rivoluzione d'Ottobre

Alexandra Kollontaj | Zhensky Zhurnal (The Women's Journal), N. 11, Novembre, 1927, pp. 2-3 marxists.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Novembre 2017

Le donne che presero parte alla Grande Rivoluzione d'Ottobre - Chi furono?

Individualità isolate? No, erano padrone di loro stesse; decine, centinaia di migliaia di eroine senza nome che, marciando fianco a fianco degli operai e dei contadini dietro la Bandiera Rossa e gli slogan dei Soviet, hanno scavalcato le rovine della teocrazia zarista balzando in un nuovo futuro…

Se si guarda indietro al passato, le si può scorgere, queste masse di eroine senza nome che nell'Ottobre vivevano in città affamate, in villaggi impoveriti saccheggiati dalla guerra… Una sciarpa in testa (molto raramente, ancora, un fazzoletto rosso), una gonna usurata e una giacca invernale rattoppata… Vecchie e giovani, donne lavoratrici e mogli di soldati, contadine e casalinghe provenienti dai poveri della città. Più raramente, molto più raramente in quei giorni, impiegate e donne delle professioni, educate ed acculturate. Ma ci furono anche donne provenienti dall'intellighenzia tra quelle che portarono la Bandiera Rossa alla vittoria dell'Ottobre - maestre, impiegate, giovani studentesse di scuola superiore e di Università, donne medico. Hanno marciato allegramente, disinteressatamente, volontariamente. Sono andate ovunque siano state mandate. Al fronte? Hanno indossato un berretto da soldato e sono diventate combattenti nell'Armata Rossa. Se indossavano braccioli rossi, si affrettavano alle stazioni di pronto soccorso per aiutare il fronte rosso contro Kerensky a Gatchina. Hanno lavorato nelle comunicazioni dell'esercito. Lavoravano allegramente, certe nella convinzione che stava succedendo qualcosa di importante e che siamo tutti piccole ruote dentate dell'ingranaggio  della rivoluzione di classe.

Nei villaggi, le donne contadine (i loro mariti erano stati mandati al fronte) si impossessarono delle proprietà terriere e cacciarono l'aristocrazia dai nidi in cui si era posata per secoli.

Quando si ricordano gli eventi dell'Ottobre non si vedono i volti degli individui, ma le masse. Masse innumerabili, come ondate di umanità. Ma ovunque uno guardasse vedeva le donne - alle riunioni, ai raduni, alle dimostrazioni…

Non sono ancora sicure di quello che vogliono esattamente, di quello che stanno cercando, ma sanno una cosa: non sopporteranno più la guerra. Non vogliono nemmeno più i proprietari terrieri e i ricchi ... Nell'anno 1917, il grande oceano d'umanità si muove e ondeggia e gran parte di quel mare è costituito da donne ...

Un giorno, gli storici scriveranno sulle imprese di queste eroine senza nome della rivoluzione che morirono al fronte, furono fucilate dai Bianchi e che sopportarono le innumerevoli privazioni dei primi anni successivi alla Rivoluzione, ma che continuarono a portare la Bandiera Rossa del potere dei Soviet e del comunismo.

E' in queste eroine senza nome, quelle che morirono per ottenere una nuova vita per gli operai durante la Grande Rivoluzione d'Ottobre, nelle quali la giovane Repubblica si riconosce, come i suoi giovani, allegri ed entusiasti, fermi nel costruire le basi del socialismo.

Comunque, al di fuori di questo mare di teste femminili avvolte da sciarpe e cappelli invernali, inevitabilmente emergono le figure di quelle alle quali gli storici tributeranno particolare attenzione quando, a molti anni da oggi, scriveranno sulla Grande Rivoluzione d'Ottobre e del suo leader, Lenin.

La prima figura che emerse fu la fedele compagna di Lenin, Nadezhda Konstantinovna Krupskaya, che indossava il suo sobrio vestito grigio e impegnata sempre a restare sullo sfondo. Scivolava via inosservata alle riunioni, mettendosi dietro un pilastro, ma vedendo e sentendo e osservando tutto ciò che accadeva, in modo da poterne dare pieno conto a Vladimir Ilic, aggiungendovi i propri commenti e rendendo chiara ogni idea ragionevole, utile o adeguata.

In quei giorni Nadezhda Konstantinovna non parlava nelle numerose riunioni tempestose in cui la gente discuteva la grande questione: i Soviet prenderanno il potere o no? Ma lavorava instancabilmente come mano destra di Vladimir Ilyich, occasionalmente facendo il sunto, commentato, alle riunioni di partito. Nei momenti di grande difficoltà e pericolo, quando molti compagni più forti perdevano il cuore e cedevano al dubbio, Nadezhda Konstantinovna rimase sempre la stessa, totalmente convinta della giusta causa e della sua certa vittoria. Ha irradiato una fede incrollabile e questa solidità di spirito, nascosta dietro una rara modestia, ha sempre avuto un effetto confortante su tutti coloro che entrarono in contatto con la compagna del grande leader della Rivoluzione d'Ottobre.

Un'altra figura emerse - quella di un altra fedele compagna di Vladimir Ilyich, una compagna d'armi durante i difficili anni di lavoro sotterraneo, segretaria del Comitato centrale del Partito, Yelena Dmitriyevna Stassova. Pallida e di sopracciglio alto, di una rara precisione ed eccezionale capacità di lavoro, possedeva la rara abilità di "individuare" la persona giusta per un certo incarico. La sua figura alta e statuaria poteva essere scorta prima nel Soviet al palazzo di Tavrichesky, poi nella casa di Kshesinskaya e infine a Smolny. Nelle sue mani tiene un quaderno, mentre intorno a lei i suoi compagni giornalisti del fronte, i lavoratori, le guardie rosse, le donne lavoratrici, i membri del Partito e dei Soviet, cercano una risposta o un ordine rapido e chiaro.

Stassova si assumeva la responsabilità di molte cose importanti, ma se un compagno doveva affrontare il bisogno o il disagio in quei giorni tempestosi, ella si confrontava sempre, fornendo una risposta breve e apparentemente brusca e facendo lei stessa tutto quello che poteva. Era sopraffatta dal lavoro e sempre al suo posto. Sempre al suo posto, ma non spingendosi mai avanti alla prima fila per eccellere. Non gli piaceva essere al centro dell'attenzione. La sua preoccupazione non era per se stessa, ma per la causa.

Per la causa nobile e amata del comunismo, per la quale Yelena Stassova ha sofferto l'esilio e la prigionia nelle carceri zariste, rimanendo con la salute rovinata ... In nome della causa fungeva da supporto, duro come l'acciaio. Ma alle sofferenze dei suoi compagni mostrava una sensibilità e una reattività che si trovano solo in una donna con un caldo e nobile cuore.

Klavdia Nikolayeva era un'operaia di origini molto umili. Aveva aderito ai Bolscevichi già nel 1908, negli anni della reazione e aveva sopportato l'esilio e la prigionia ... Nel 1917 tornò a Leningrado e divenne il cuore della prima rivista per le donne lavoratrici, Kommunistka. Era ancora giovane, piena di fuoco e di impazienza. Ma teneva saldamente la bandiera e dichiarò con audacia che le operaie, le mogli dei soldati e le contadine dovevano essere ammesse nel Partito. Per lavorare, donne! Alla difesa dei Soviet e del Comunismo!

Parlava alle riunioni, ancora nervosa e incerta, ma attraeva gli altri nel seguirla. Era una di quelle che portavano sulle proprie spalle tutte le difficoltà necessarie per preparare la via all'ampio coinvolgimento delle donne nella rivoluzione, una di quelle che hanno combattuto su due fronti - per i sovietici e il comunismo e allo stesso tempo per l'emancipazione delle donne. I nomi di Klavdia Nikolayeva e Konkordia Samoilova, morte al loro posto di combattimento rivoluzionario nel 1921 (per colera), sono indissolubilmente legati ai primi e più difficili passi del movimento femminile, in particolare a

Contro l'attacco al diritto di sciopero - compreso lo sciopero delle donne. Far sentire forte e chiara la voce dei lavoratori e lavoratrici - una testimonianza

stralci 

Qui iure suo utitur neminen laedit: saggezza latina contro l’attacco al diritto di sciopero Maran style*



Sono una delegata del sindacato che lei  - Piefrancesco Maran Assessore al Territorio del Comune di Milano - non nomina: la USB. Uno dei tre sindacati che hanno proclamato lo sciopero del 10 novembre su cui lei, non pago della dichiarazione sullo sciopero delle donne, ha ritenuto di intervenire pubblicamente.
Gli scioperi sono il suo pallino. Ricordo perfettamente che all’indomani dello sciopero contro la violenza lotto marzo lei si scattò una bella foto con la metro vuota ma funzionante e definì lo “sciopero finto ” e “la piattaforma di rivendicazione risibile e che squalifica il sindacato che l’ha proposta”.  E giù appelli al senso di responsabilità. Una piattaforma di 8 punti con cui centinaia di donne riunite in assemblee intrecciarono le rivendicazioni venne definita “risibile”con buona pace della democrazia partecipativa e di chi lotta contro la violenza cogliendone il dato strutturale, economico, culturale e istituzionale. Risibile, dunque, la
discriminazione di genere, il gap salariale, la molestia nei luoghi di lavoro, la chiusura dei centri antiviolenza, la mancanza di reddito, la formazione degli operatori sociali, sanitari e del diritto per citare solo alcuni dei punti della piattaforma.
Tornando all’oggi: tecnicamente trovo inquietante che un uomo appartenente alle Istituzioni non conosca  o ometta la differenza tra sciopero generale e sciopero dei trasporti, che non abbia idea delle realtà ( tre non una) che hanno proclamato lo sciopero del 10, che partecipi alla narrazione checcozaloniana del venerdì.  Per non dire che altre sigle del sindacalismo di base avevano a loro volta proclamato sciopero generale in questo autunno.
Queste sue, diciamo, così, inesattezze e prospettive espressive hanno fatto un altro pezzetto di lavaggio del cervello. Tecnica del sospetto. Divide et impera per contrapposizione.

La differenza tecnica tra sciopero generale e sciopero dei trasporti. Il nostro era uno sciopero generale, non solo dei trasporti. Lei come i media mainstream avete fornito una narrazione deviata  dello sciopero: una boicottatina qua e là non fa male e il venerdi nero delle fanfare mediatiche  non si nega a nessuno.
La sua omissione descrittiva oltre a contribuire alla disinformazione di massa ha invisibilizzato non solo le lotte sul lavoro, ma le stesse condizioni materiali di migliaia di persone. Lo sciopero metteva insieme lavoratori garantiti- lavoratori precari, lavoratori pubblici e privati, nuove generazioni e pensionati, migranti con nativi: ricuciva la frammentazione del mercato del lavoro nelle sue premesse e nelle sue analisi d’insieme. La piattaforma ricomprendeva anche la richiesta di  ritiro di leggi come il Jobs Act, Riforma Fornero, legge 107, alternanza scuola lavoro, Leggi gemelle Minniti. Denunciava il taglio dello Stato Sociale, le privatizzazioni in cui la Lombardia fa da apripista persino in un settore come la Sanità, la dismissione di aziende strategiche e la demolizione dello Stato Sociale, il sistema di sfruttamento delle cooperative. Esprimeva il rifiuto dell’odio sociale-razziale come strumento normalizzante del divide et impera.
Uno sciopero generale per uscire dall’Ottocento dei diritti che il suo partito ha creato con le sue leggi antisociali, per rigettare al mittente ogni forma di guerra tra poveri che il suo partito ha trasformato con le leggi Minniti in guerra ai poveri e alle marginalità sociali.
Ecco, lei ha ricalcato il meccanismo della contrapposizione tra categorie, nello specifico tra  persone, cittadine e scioperanti, quel meccanismo di lavaggio del cervello per il quale l’esercizio del  diritto di qualcuno è il freno al diritto di qualcun altro, in una fisica dei vasi comunicanti al ribasso. D’altronde è molto semplice il gioco :si costruisce l’arma di distrazione di massa che porterà a far si che il penultimo se la prenda con l’ultimo della catena sociale evitando cosi di far individuare nei soggetti politici ed economici, nazionali e internazionali, i veri  responsabili delle condizioni materiali di milioni di persone e facendo vedere come l’altro da sé che alza la testa come l’egoista che scippa talora un pezzo di tempo, di futuro,  di lavoro, di casa, di asilo et cetera.
E poi, chi le dice che nel momento stesso in cui un lavoratore, una lavoratrice dei trasporti sciopera, non lo stia facendo solo per il proprio interesse ma magari anche per la sicurezza di altre persone “disagiate”? Turni, pedali, luci, linee guida, età avanzata: non sono forse  fattori di rischio che riguardano le cittadine e i cittadini?
E invece no, si crea la contrapposizione ad arte e la tutela del disagio altrui diventa il pretesto paternalista per la museruola allo sciopero, già disciplinato in maniera stringente nei servizi pubblici essenziali.
Poi con la sfera di cristallo prosegue “le adesioni agli scioperi di questa sigla sono sempre basse, avendo scarsa rappresentatività in Atm”. ATM che era pronta per lo spezzatino, intende?

A Milano, verso il 25 novembre



NON UNA DI MENO MA TANTE DI PIÙ: INVITO A PARTECIPARE

Con questo slogan all’indomani dello sciopero delle donne dell’8 marzo scorso abbiamo sintetizzato la necessità di costruire un percorso che veda protagoniste le operaie, lavoratrici nella lotta contro la doppia, tripla oppressione che le proletarie, le immigrate subiscono in questa società.
“Andare a Roma a manifestare contro la violenza di questo sistema su noi donne”, così ha detto una mamma in lotta per la difesa dei diritti dei disabili ad una vita dignitosa. Il diritto allo studio, in primis.
Le compagne del movimento femminista proletario rivoluzionario di Milano promuovono un’assemblea per organizzare la partecipazione alla manifestazione di Roma del 25 novembre e oltre.

L’assemblea si terrà

SABATO 18 NOVEMBRE
ORE 16
C/O COA TRANSITI
VIA TRANSITI 28
MM1 Pasteur

Si prepara a Taranto la mobilitazione delle donne proletarie del 25 novembre


Solidali con Antonietta e Carmela - FCA Pomigliano - MFPR Italia

Comunicato stampa
Operaie versus FCA Pomigliano: la nemesi della giornata internazionale della donna

IL PROSSIMO 8 MARZO 2018 NUOVA UDIENZA IN TRIBUNALE

È stata fissata per il prossimo 8 marzo 2018 dal Tribunale di Nola (h 10 - giudice Salvatore Federica) l’udienza di discussione della nuova causa contro FCA Italy su ricorso presentato dagli avv.ti Arcangelo Fele e Daniela Sodano dell’ufficio legale di Slai cobas.

Il ricorso è stato presentato in opposizione alla precedente decisione del Tribunale dello scorso 23 ottobre, con cui il giudice del lavoro aveva da un lato rigettato la richiesta della FCA di “escludere lo Slai cobas dai poteri e dalle attribuzioni di legge di ‘sindacato nazionalmente rappresentativo’ in quanto ”, e dall’altro aveva contestualmente rigettato la richiesta del sindacato di base di condannare l’azienda per comportamento antisindacale in seguito alla “repentina variazione di turno” di Antonietta e Carmela, le due operaie del reparto-confino WCL distaccato a Nola dalla FCA Pomigliano. Ciò a seguito della partecipazione delle due operaie a 3 ore di sciopero indette dal sindacato lo scorso 8 marzo ed all’esposizione mediatica delle lavoratrici per la partecipazione delle stesse ad un’assemblea pubblica svolta a Pomigliano in occasione della ricorrenza delle giornata internazionale della donna.

La strage delle nigeriane - imperialismo e governi imperialisti assassini! Mettere fine all'orrore senza fine di questo sistema - a cura mfpr italy

Nelle bare ci sono 24 cadaveri ancora senza nome. L'unico segno di riconoscimento è un cartellino con un numero progressivo. Sette giorni sono trascorsi, dalla strage delle ragazze nel Mediterraneo, e i contorni del dramma delle giovanissime nigeriane inghiottite dal mare durante la traversata dalla Libia all'Italia si fanno più nitidi.

Solo in due sono state riconosciute, nell'obitorio di Salerno, dal marito e dal fratello, che si sono sciolti in un pianto dignitoso, pur fra tanta disperazione. Le altre, dunque, si erano messe in viaggio da sole, oppure chi era insieme a loro non ce l'ha fatta. Dall'autopsia non sono emersi segni di violenza sulle salme sbarcate domenica scorsa a Salerno dalla nave militare spagnola Cantabria insieme a 401 migranti sopravvissuti a quattro diversi naufragi. In qualche caso però le cicatrici sui corpi c'erano eccome. Segni di frustate, probabilmente. Non recenti, però, ma risalenti nel tempo e non riconducibili al viaggio sul gommone affondato. Due aspettavano un bambino. Una da un mese e mezzo, l'altra da tre. Molte erano infibulate.

Sono tutte morte per annegamento, in un solo caso la vittima ha subito anche un'emorragia, verosimilmente a causa di una caduta. Per accertare l'età bisognerà aspettare altri esami, ma le prime verifiche hanno confermato che avevano fra i 15 e i 25 anni. Chi le ha viste, assicura che erano "ragazze bellissime", nonostante le sofferenze. E dovevano avere anche una grande voglia di vivere, se è vero che una di loro indossava una maglietta colorata con scritto "I'm super happy", sono super felice.

"Mi vergogno che, nel 2017, ci siano ancora donne trattate in questo modo e persone costrette a viaggi allucinanti per sfuggire alla guerra e alla violenza - dice il professor Antonello Crisci, che guida l'equipe medico legale - come italiano invece sono orgoglioso di appartenere a un popolo accogliente, in prima linea in operazioni umanitarie che hanno lo scopo di restituire dignità e giustizia a queste persone così sfortunate".

IN OCCASIONE DELLA MANIFESTAZIONE DEL 25 NOVEMBRE - USCITA DEL NUOVO CATALOGO DEL MFPR

Per richiedere opuscoli/dossier: mfpr.naz@gmail.com


14/11/17

Nadia Lioce a processo perché protestava per i libri e i quaderni sottratti

Il 41 bis contro il diritto di leggere e scrivere, per protesta la prigioniera politica batte sul blindo con una bottiglietta di plastica. Denunciata dal Reparto operativo mobile della penitenziaria per disturbo della quiete interna al carcere. Ora c’è da augurarsi che questo processo faccia rumore davvero!
Paolo Persichetti
Il Dubbio, 14 novembre 2017
Può sembrar strano ma anche da una cella d’isolamento del 41 bis è possibile fare molto rumore. E’ quanto sostengono i responsabili del Reparto operativo mobile della sezione 41 bis del carcere di l’Aquila in una denuncia presentata contro Nadia Lioce e da cui sono scaturite le accuse di «disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone e oltraggio a pubblico ufficiale». Il processo davanti tribunale del capoluogo abruzzese entrerà nel vivo il prossimo 24 novembre. Rinchiusa in regime di 41 bis ormai dal lontano 2005, dopo la condanna all’ergastolo ostativo per gli attentati mortali del 1999 e del 2002 contro i consulenti governativi Massimo D’Antona e Marco Biagi, rivendicati da un piccolo gruppo che aveva ripreso una vecchia sigla brigatista, le Br-pcc, Nadia Lioce ha assistito nel tempo ad una progressiva restrizione del regime detentivo a cui è sottoposta, in particolare per quanto attiene alla possibilità di aver con sé fogli, quaderni, libri e riviste. Nel 2011 è stato introdotto addirittura il divieto di ricevere libri e riviste dall’esterno, impedimento confermato anche nell’ultimo provvedimento del Dap: il «decalogo» che ha uniformato a livello nazionale il trattamento dei detenuti in 41 bis. Se negli ultimi tempi le condizioni materiali della sua detenzione hanno subito un adeguamento (cella singola di normale grandezza, sufficientemente luminosa, areata e riscaldata; un passeggio grande e attrezzato), le restrizioni hanno preso di mira la possibilità di leggere, studiare, pensare, scrivere, estrinsecare in modo adeguato quella che è la personalità di una detenuta politica accentuando fino al parossismo una
condizione di isolamento totale e di lungo termine, dove emerge con forza la segregazione della parola e del pensiero. Un’ora di colloquio mensile con vetro e non più di 15-18 ore annue di confronto con i propri avvocati, sono il tempo di conversazione disponibile che la detenuta riesce a consumare nell’arco di quattro stagioni, poco più di 24 ore di parola per un silenzio lungo 364 giorni.
Nell’ultimo decennio – ha ricordato il senatore Luigi Manconi, in una interpellanza presentata il 10 giugno del 2015 – la sottrazione del materiale cartaceo conservabile nelle celle della sezione femminile 41 bis presso il carcere dell’Aquila, è passato da 30 a 3 riviste, da 20 a 3 quaderni, agli atti giudiziari dell’ultimo anno, a un solo dizionario. In ottemperanza a questo giro di vite, il 13 aprile 2015 Nadia Lioce – ha denunciato sempre Manconi – si è vista sottrarre l’immediata disponibilità del materiale cartaceo in suo possesso (atti giudiziari, lettere, un quaderno, una rivista e articoli di giornale) trasferito in locali adibiti a magazzino e accessibili solo a giorni alterni in giorni feriali. Nel corso della stessa giornata la detenuta indirizzava al direttore dell’Istituto un reclamo per la restituzione del materiale che le era stato sottratto. Copia veniva inviata anche al magistrato di sorveglianza e allo stesso senatore Manconi perché potesse effettuare l’azione di sindacato ispettivo. La sottrazione del materiale cartaceo era stata anticipata tempo prima dal sequestro dell’elastico di una normale cartellina porta-documenti e di buste di carta ricavate da fogli di quotidiani incollati, utilizzate per archiviare corrispondenza e atti giudiziari.

Libertà per Nuriye e Semih 15 novembre manifestazione a Roma all'ambasciata turca

Da Contropiano

Il Comitato italiano per il rispetto dei diritti umani, della libertà di espressione e per la fine dello stato di emergenza in Turchia da appuntamento a tutti i solidali a Roma il 15 novembre, a due giorni dalla quarta udienza del processo a Nuriye e Semih che si terrà nel carcere di Sincan ad Ankara, per un presidio davanti all’ambasciata turca.
Saremo a Roma per denunciare la brutalità del regime turco guidato dall’AKP di Erdoğan.
Dopo l’instaurazione in Turchia dello Stato di emergenza in seguito al tentato “golpe” del luglio 2016
oltre 150.000 funzionari pubblici (di cui 50000 accademici di 180 università di 80 città diverse) sono stati licenziati, 3000 giornalisti (180 tutt’ora in carcere) avvocati musicisti e centinaia di militanti della sinistra sono stati e continuano ad essere incarcerati.
Fra questi l’accademica Nuriye Gülmen e il maestro elementare Semih Özakça hanno avviato dal 9 marzo scorso uno sciopero della fame senza condizioni al fine di rio-ottenere il loro lavoro.
Come tutta risposta il governo fascista dell’AKP li ha sottoposti a 27 custodie cautelari in carcere (torturandoli) fino ad arrestarli lo scorso 22 maggio con l’accusa di “appartenenza ad associazione terrorista”

In carcere hanno continuato lo sciopero della fame. Come ulteriore repressione lo stato turco li ha dapprima rinchiusi nell’ospedale della prigione di Ankara a Sincan in attesa della prima udienza del loro processo che si tenuta il 14 settembre presso la Corte di Ankara. Dove non sono stati portati adducendo scarsità delle forze di polizia atte a vigilare sui due allettati. Non contento il

13/11/17

CONTRO IL G7 DELLE "PARI OPPORTUNITA'" - LA RIBELLIONE DELLE DONNE VI SOMMERGERA'

 
Pubblichiamo stralci dei comunicati delle donne che indicono una manifestazione a Taormina/Giardini Naxos contro il nuovo G7, che se è possibile, è più osceno dei precedenti.  I rappresentanti, i potenti di questo mondo capitalista, imperialista, che violentano in tutte le forme le donne, che aumentano ogni giorno sfruttamento, oppressione, discriminazioni, in una sorta di "moderno medioevo" per le donne, che massacrano donne con le bombe dell'imperialismo, che fanno morire centinaia di donne migranti nei mari... osano parlare delle "pari opportunità" donne!  Noi vogliamo lottare a 360 gradi contro questo sistema sociale, non per migliorarlo, ma per rovesciarlo.  A questi assassini, porci in giacca e cravatta, a queste ministre, noi non abbiamo da presentare "piani". L'ideologia, la cultura, i comportamenti dominanti non possono essere cambiati perchè sono espressione della classe dominante. 
  MFPR
 
 
NO G7 PARI OPPORTUNITÀ: SIAMO FIGLIE DELLE LOTTE DI PIAZZA

Il 15 e 16 novembre a Taormina si terrà nuovamente un vertice mondiale, uno dei G7 tematici, a cui parteciperanno i ministri e le ministre competenti per ogni nazione, quello per le "Pari opportunità".
Il gruppo Pari Opportunità di Cambiamo Messina dal Basso in un quadro nel quale la condizione femminile continua ad essere caratterizzata da discriminazioni sente l'esigenza di unirsi alle compagne dei movimenti siciliani che si sono date appuntamento per tutte e tutti quelle e quelli che vogliono contestare G7 pari opportunità a Giardini il 15 novembre ore 16:30.
Siamo state già in piazza contro l'assurda passerella dei capitalisti e delle capitaliste di maggio;
abbiamo urlato, insieme ad altri movimenti, sindacati, partiti ed associazioni, la nostra totale contrarietà e la nostra visione di mondo che nel corteo del 27 è emersa in tutta la sua forza; abbiamo chiaro come le visioni di chi sarà a quel tavolo si impongano attraverso l’oppressione e lo sfruttamento di un popolo su un altro, di una classe su un’altra, di un sesso su un altro.
In Italia come possiamo sentirci rappresentate da chi taglia i fondi ai centri antivolenza, da chi fa aberranti proposte come quello del Piano di Fertilità?
Come possiamo sentirci rappresentate da chi tratta la violenza come emergenza
Come possiamo sentirci rappresentate da chi immagina "pari opportunità" e vara il decreto Minniti?
Per questo saremo ancora in piazza a Giardini Naxos il 15 novembre.
Gruppo Pari Opportunità - Cambiamo Messina dal Basso

*****

Il 15-16 Novembre a Taormina (Me) si terrà il G7 Pari Opportunità... La ministra Maria Elena Boschi parlerà della violenza di genere nel nostro paese come fosse una nuova emergenza, scoppiata questa estate, assieme alle tante altre delle quali hanno bisogno i nostri politici per legittimarsi, con tutti i casi di stupri e femminicidi che hanno riempito la cronaca italiana. Parlerà di una crescita occupazionale femminile, ‘sensibile’, ‘confortante’ nel nostro paese. Parlerà di diritti delle donne e ci dirà che c’è ancora tanto da fare ma che loro, i G7, si stanno muovendo nella giusta direzione. Al suo fianco ci sarà anche Ivanka Trump, la sua presenza a questo tavolo delle Pari Opportunità è quanto meno grottesca.
Quello che non dirà a quel tavolo, LO DIREMO NOI, che saremo a Taormina per contestare questo G7...

...La violenza è il G7 stesso. Il G7, come vertice mondiale degli sfruttatori e dei capitalisti di questo pianeta rappresenta il vertice, la punta di diamante dei meccanismi di oppressione e sfruttamento... Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: disoccupazione e impoverimento di masse di popolazioni,guerre, devastazione ambientale, violenza contro le donne.
NUDM

Processo "Carmela" - L'Avvocato ha ritirato la denuncia contro la compagna del Mfpr!

Questa mattina al Tribunale di Taranto, dove si doveva tenere il processo contro la compagna del Mfpr, Margherita Calderazzi, l'avvocato di uno degli imputati per stupro, che aveva querelato insieme alla compagna anche il padre di Carmela, poi morto anche per 'crepacuore', perchè i presidi del Mfpr, i volantini di forte denuncia verso gli stupratori di Carmela - la bambina di 13 anni più volte violentata e nel 2007 suicidatasi - avevano offeso il suo onore, la sua professionalità, ha ritirato la denuncia. 
E' stata la posizione ferma del Mfpr di non accettazione del processo, di fare invece del processo un ulteriore atto di accusa contro stupri e feminicidi e uno Stato che non dà giustizia, di rivendicazione piena della lotta delle donne, che ha "convinto" l'avvocato a fare marcia indietro.
E' stato anche, una volta tanto, l'atteggiamento del giudice che, prendendo atto, che non poteva essere un processo "normale", si è adoperato perchè questo processo non andasse più avanti.
Questo è un risultato di tutte le donne che lottano: se non ci facciamo intimidire, se non accettiamo le regole di questo Stato borghese, la battaglia delle donne si afferma e vince.
NOI TORNEREMO SEMPRE A FARE PRESIDI, LOTTE, E NESSUNO CI POTRA' FERMARE

MFPR - TARANTO

12/11/17

Verso il 25 novembre... Tutte a Roma per una manifestazione nazionale forte e combattiva contro la violenza sulle donne

Questo messaggio/appello è stato lanciato da tante, all’assemblea nazionale di NUDM a Pisa, e in particolare al tavolo lavoro, da lavoratrici, precarie,compagne femministe in lotta, e represse anche in alcuni casi dai padroni e dallo Stato, è stato rilanciato anche nell'assemblea plenaria conclusiva:  la manifestazione nazionale del 25 a Roma non sia una semplice passeggiata/sfilata  ma un forte e combattiva risposta, sulla scia della tanto valorizzata esperienza dello sciopero delle donne dell'8 marzo, “forma di sciopero politico e rottura complessiva” è stato detto da una compagna, che ha messo in campo la questione determinante dei rapporti di forza,  contro chi opprime e violenta ogni giorno le donne, dai padroni, al governo, a questo Stato, agli uomini che odiano le donne, a tutta la società capitalista e imperialista, perchè la violenza sulle donne fino al frutto più marcio e odioso di essa, cioè i femminicidi , è , come è stato detto in generale,  strutturale e sistemica.

Occorre lottare a 360 gradi contro questo sistema sociale che  produce la violenza sulle donne, non per migliorarlo, operazione oggettivamente impossibile, ma per rovesciarlo,  e occorre organizzare la ribellione della maggioranza delle donne, lavoratrici, precarie, disoccupate, giovani, studentesse, migranti... in tutti gli ambiti, senza delegare a chi invece, dalle istituzioni a sindacati, servi del governo, come la Cgil della Camusso, a parti del femminismo borghese e piccolo borghese vorrebbero invece tenerla frenata dentro i recinti riformisti, parlamentari/elettorali,  guardando solo agli aspetti di genere con le mere illusioni che il cambiamento possa essere solo culturale...

Guerra di classe e  di genere, questo è l'intreccio della guerra/lotta che la maggioranza delle donne, è chiamata a scatenare contro chi ogni giorno ci fa  la guerra di classe e la guerra di genere senza scrupoli ed è il mandante sociale della violenza in tutte le sue forme, diffondendo a livello di massa humus sessista e maschilista in ogni campo, dal lavoro, alle scuole, alle strade, in famiglia...

Partecipiamo in tante il 25 novembre a Roma alla manifestazione nazionale, unendoci in una manifestazione combattiva contro i palazzi del potere, come il Ministero del Lavoro o degli Interni, luoghi simbolo dell’oppressione da cui emana in varie forme la violenza contro le donne, cogliendo l'occasione di fase del corteo nazionale come forte risposta di lotta contro gli uomini del potere con tutti gli apparati al servizio (giudiziari, repressivi ecc) che ci distruggono ogni giorno tutta la vita.  


Lavoratrici, precarie e disoccupate Slai Cobas s.c. 
e aderenti al Movimento femminista proletario rivoluzionario

L'Aquila 24 novembre - Libertà per Nadia Lioce

All’Aquila il 24 novembre, la prigioniera rivoluzionaria Nadia Lioce verrà processata per “Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone e oltraggio a pubblico ufficiale”. Reati relativi a battiture di protesta, che Nadia avrebbe messo in atto contro:
  • perquisizioni quotidiane nella sua cella, con sottrazione di lettere, quaderni, riviste, articoli di giornale, atti giudiziari. Sottrazioni che sono state anticipate dal sequestro dell’elastico di una cartellina porta-documenti e di buste di carta ricavate da carta di quotidiani, utilizzate per archiviare corrispondenze e atti giudiziari.
  • Il divieto di leggere, scrivere, pensare, comunicare
  • L’obbligo di spegnere il cervello

Per la sua ribellione Nadia ha già pagato, con il continuo isolamento.
Ma lo Stato pretende il risarcimento dei ”danni” provocati da una bottiglietta di plastica sulle sbarre del blindato ove l’ha rinchiusa.
 

Il 24 novembre al processo noi ci saremo, per pretendere che questo Stato risarcisca Nadia della sua dignità e restituisca a lei la libertà e alle persone solidali il denaro, le lettere, i sentimenti, i sogni, le speranze che ha censurato.

Contro le torture 10, 100, 1000 battiture!

Qui l'evento FB da condividere.

Qui l'appello del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario, che continuerà la sua raccolta firme su change almeno fino al 24

L'interrogazione parlamentare del senatore Luigi Manconi, agli atti del processo

Porci in divisa

Torino, carabiniere condannato a 7 anni e mezzo: nel 2013 stuprò una donna disabile.

La notizia viene riportata oggi da alcuni quotidiani torinesi: il Tribunale di Ivrea ha condannato Michele Doccini, militare dell’arma di 39 anni, a una pena di 7 e anni e mezzo con l’accusa di violenza sessuale.
La vicenda risale a 4 anni fa, quando una donna disabile residente in un paese alle porte di Torino si reca in caserma per sporgere denuncia nei confronti del convivente che la maltratta. A redigere la denuncia è Doccini, che in seguito – con la scusa di voler riaccompagnare a casa la donna e di accertare che il convivente non sia nell’appartamento – la violenta dentro casa sua. Allo stupro seguono poi le minacce alla donna per farla desistere dal denunciare l’accaduto. Quando la vicenda viene a galla, come spesso accade il carabiniere viene trasferito e destinato ad altro incarico nel tentativo di nascondere la polvere sotto il tappeto e far scemare l’attenzione sulle accuse.
Emblematiche di questa schifosa vicenda sono alcune parole riferite dalla donna durante il processo: “Mi disse più volte che tanto lui era un carabiniere e che tutti avrebbero creduto alla sua versione dei fatti e non alla mia". Se quella di vedere screditata e inquisita la propria versione dei fatti è purtroppo una dinamica troppo frequente che le donne che denunciano una violenza subìta vivono sulla propria pelle, in questo caso il senso di impunità conferito dal fatto di indossare una divisa rende questa dinamica ancora più odiosa e disgustosa.
I carabinieri, i poliziotti, i militari stuprano e commettono violenza sulle donne. E lo fanno potendo contare su questo senso di impunità, legittimati nel ruolo di intoccabili e di difensori delle donne da una narrazione mainstream che vorrebbe le donne sempre e solo come soggetti deboli da tutelare, moltiplicando la presenza delle forze dell’ordine per le strade. E quando una donna prova a rompere questa narrazione si aziona la macchina del fango nei suoi confronti, per ripristinare subito le divise nel loro ruolo di tutori senza macchia: nel migliore dei casi si grida alle mele marce, nel peggiore il dito dell’inquisizione mediatica, politica e giudiziaria si rivolge contro la donna criminalizzando i suoi comportamenti. Sono tante le vicende che ce lo dimostrano: da quello delle studentesse stuprate dai carabinieri a Firenze (ne abbiamo scritto qui e qui), a quella di Maya, picchiata mentre si trovava in un commissariato torinese in stato di fermo (vedi qui e qui).
Non crediamo che la violenza sulle donne necessiti di gerarchizzazioni o distinzioni fallaci, abbiamo più volte scritto che si tratta di un fenomeno strutturale e pervasivo e che come tale va combattuto. Ma queste vicende ci ricordano che quando a commettere una violenza è un uomo in divisa abbiamo bisogno di gridare con ancora più forza per rompere il velo dell'impunità, e ricordare che la lotta per liberarci dalla violenza di genere non passa certo per questi porci in divisa.

Da Infoaut


25 NOVEMBRE - CONTRO PADRONI, GOVERNI, STATO, UOMINI CHE ODIANO LE DONNE, SCATENIAMO LA NOSTRA RIBELLIONE! SIAMO UNA FORZA PODEROSA PER LA RIVOLUZIONE


L'assemblea di Pisa di metà ottobre è stata un passo avanti rispetto alle precedenti assemblee nazionali tenutesi a Roma. Un'assemblea diversa per composizione di classe, per lo spirito, per gli interventi delle realtà in lotta, proletarie, per la linea e le proposte più significative uscite. Un'assemblea in cui non hanno potuto avere tanto spazio le posizioni opportuniste, interlocutorie con le istituzioni, della "destra" romana di nonunadimeno.
Nell'assemblea in maggioranza è uscita la necessità di fare questa volta non una semplice grande manifestazione ma un corteo combattivo e che si faccia sentire contro i Palazzi del potere, in particolare con "puntate" al Ministero del Lavoro e Ministero degli Interni.
Le rappresentanti romane di nonunadimeno stanno cercando di riprendersi il controllo sia della manifestazione, per "normalizzarla" sia dell'assemblea nazionale, per azzerare lo spirito di Pisa.
Noi siamo contrarie all'assemblea del 26. Se la destra riprende il controllo, il centro tende a mediare e la sinistra viene fatta scomparire. Questo non deve succedere.
Vogliamo manifestazione, come è stato detto soprattutto nel tavolo sul lavoro, che la manifestazione del 25 sia combattiva, esprima la rabbia, la ribellione delle donne. Dobbiamo andare ai Ministeri. Costruiamo dentro la manifestazione un fronte rosso e combattivo, uniamoci su questo.

09/11/17

Ribellarsi è giusto! L'Aquila 24 novembre: Presidio al Tribunale e sotto il carcere per Nadia Lioce


A L’Aquila il 24 novembre si terrà la terza udienza del processo a Nadia Lioce, che la vede imputata per aver turbato la quiete di un carcere che l’ha sepolta viva.

In una cartolina il 26 dicembre dello scorso anno Nadia ci scriveva:
“… A giugno, come le altre volte in passato, l’ho sentita la manifestazione in corso. Un po’ meno però… Devo dire che, negli anni, e con il divieto per legge di comunicare che, volendo, si potrebbe concretizzare non solo in divieto di “parlare” – corroborato dalla minaccia sanzionatoria – ma pure di “ascoltare”, il momento dimostrativo fuori dal carcere crea un tale scompiglio nell’amministrazione penitenziaria da rendere la quotidianità socialmente asettica, ancor più surreale del solito. Che dire… naturalmente l’opuscolo “Donne e Resistenza” è arrivato, ma non mi è stato consegnato, data la vigenza della notoria disposizione, avverso la quale di recente ho fatto un ennesimo reclamo, in ogni caso te ne ringrazio. E per ora è tutto, saluto e auguro un anno nuovo migliore a te e alle altre compagne. Buon 2017
Nadia

Divieto di parlare, ascoltare, leggere, salutarsi, amare, sognare… vivere.
Ecco che cos’è il 41 bis, un coacervo di divieti e vessazioni permanenti, volte all’annientamento della persona, alla cancellazione della propria identità umana, sociale e politica.
Ma Nadia ha alzato la testa, ha osato ribellarsi a questo stato di cose e il 24 novembre probabilmente conosceremo anche altri aspetti di questa tortura, che Nadia ha denunciato con quella battitura, rompendo il silenzio di quell’impenetrabile regime che è il 41 bis.
Noi saremo lì quel giorno, a sostenere la sua protesta, a raccogliere il suo grido di dignità contro l’annientamento, contro l’ipocrisia di questo Stato borghese che si dice democratico, ma l’unica sicurezza che persegue è quella del sistema capitalistico, del profitto di pochi per la miseria e la morte di molti. E la persegue, con l’avanzare della crisi, sempre più a suon di manganello, dentro e fuori le carceri.

Il 24 novembre alle ore 9,30 saremo in presidio davanti al Tribunale de L’Aquila, in Via XX Settembre n. 68. Al termine dell’udienza, presumibilmente verso le 12, ci sposteremo sotto le mura del carcere “le Costarelle”, per salutarla (Deposito Irti-cicolani, SS 80 Dir, 4).

Per informazioni e supporto logistico scrivere a mfpraq@autistici.org – 328 7223675 (Luigia).
Per chi arriva in auto, si consiglia di lasciarla al parcheggio del centro commerciale “la Meridiana”, nei pressi del Tribunale. Per chi dovesse tardare e vuole raggiungerci nel prato antistante il carcere, consigliamo di lasciare il mezzo al parcheggio della coop di Sassa Scalo (ma meglio evitare di andare lì da soli)
Mappa per chi arriva dalla A24: https://goo.gl/maps/cjLHYb3VJ9m
Mappa per chi arriva da Pescara: https://goo.gl/maps/2ogfUX3oavq
Per chi arriva con l’autobus: scendere alla fermata Hotel Amiternum. Fino al tribunale sono 15 minuti a piedi. In caso di problemi telefonate al numero sopra.

Riportiamo, di seguito, parte dell’intervento fatto dall’avv.ta Carla Serra, l’8 aprile di questo anno a Firenze nel convegno “25 anni di 41 bis – 25 anni di tortura”, che affronta la non vita delle donne costrette al 41 bis nell’unica sezione femminile de L’Aquila:

“Come sempre quando si è chiamati ad analizzare un certo tipo di regime carcerario, esistono due diversi angoli prospettici da cui far partire l’osservazione: quello teorico-dogmatico dal lato della norma e quello concreto esperienziale vissuto all’interno della cella.
Evidentemente dopo tanti anni, per quanto riguarda la mia assistita Nadia Desdemona Lioce ormai 13 anni, di applicazione concreta e ininterrotta del regime speciale, si pone un problema per gli operatori del diritto di rivalutare, rivedere la norma alla luce del dato esperienziale cioè di quello che ha prodotto e delle sue ripercussioni sulla portata umana della pena, al fine di valutare oggi, la sua tenuta sul piano della legittimità e dirsi insomma chiaramente di cosa si tratta e che cosa realmente è, e che cosa si è consentito trovasse spazio nel nostro ordinamento.
Pertanto io non tratterò i profili formali teorici dogmatici della disciplina di questo trattamento, ma il mio intervento ha unicamente lo scopo di far conoscere all’esterno quella che è la reale vita quotidiana specificamente delle donne detenute in 41 bis nella sezione femminile di L’Aquila, perché si comprenda come negli anni questo regime abbia preteso di regolamentare – con una sommatoria di divieti spesso gratuiti e spesso censurati dagli stessi magistrati di sorveglianza chiamati di volta in volta a correggere gli straripamenti più gravi e intollerabili del 41 bis – ogni istante della vita quotidiana inserendosi anche nei momenti più intimi che dovrebbero essere davvero presidiati e preservati da ogni tipo di interferenza.
Questo regime nella sua estrinsecazione concreta è come se si componesse di due livelli, uno di essi è quello delle limitazioni imposte dalla norma – di cui la norma parla – l’altro più sotterraneo a tratti più sfuggente, è quello che si insinua nelle maglie più strette della vita quotidiana e quindi della persona.

07/11/17

Violenze e stupri in caserma a Aulla, carabiniere in tv: «Io sono fascista»

Da osservatorio repressione


«Io sono fascista». Non ha mezzi termini uno dei carabinieri indagati (sono 33 in tutto), che giovedì sera ha parlato ai microfoni della trasmissione di La 7 “Piazza Pulita”, assieme a un collega.
Devono rispondere tutti a vario titolo di soprusi, pestaggi, falsificazioni di atti, intimidazioni, violenza aggravata, privata e sessuale nei confronti di extracomunitari fermati e accompagnati in caserma. Secondo l’accusa, gli stranieri una volta capitati nelle mani dei militari di stanza a Aulla, Licciana e Pontremoli, erano sottoposti ad autentiche vessazioni. Una denuncia alla quale ne sono seguite altre e che ha fatto scoppiare lo scandalo.
Le telecamere della trasmissione di Corrado Formigli hanno raccolto testimonianze inquietanti. La professione sicura del fascismo di un carabinieri non è il solo elemento eclatante. Perché l’inviata di La 7 recupera l’audio originale di un’intercettazione ambientale durante uno dei pestaggi. Un cittadino marocchino è fermato e accusato di essersi disfatto di un bilancino che lui continua a sostenere non avere mai detenuto. I due carabinieri lo seviziano ripetutamente con scariche elettriche, lo colpiscono con pugni e calci (come dice la voce fuori campo), e soprattutto minacciano: «Guarda, dimmi dove l’hai buttata perché sennò ti faccio del male», e ancora già insulti: «Questo grandissimo sacco di m….».
Secondo il servizio di “Piazza Pulita”, uno dei due carabinieri che in questa circostanza sta infierendo sul malcapitato è Alessandro Fiorentino, l’unico dei rappresentanti dell’Arma che da giugno scorso è ancora rinchiuso nel carcere militare di Verbania.
Per lui e altri colleghi, Claudio Giorgi, titolare del bar Red Route di Pallerone ha promosso tante iniziative, prima tra tutte una raccolta fondi per la sua e le altre famiglie che, a causa dello stop completo o parziale dello stipendio, versano in condizioni economiche disagiate. Ma nei confronti di Fiorentino, le immagini mostrano la testimonianza di uno straniero di Aulla che assicura come fosse uno dei più cattivi: «Faceva come i tedeschi», è il sinistro riferimento a un periodo storico da dimenticare. E poi ci sono alcuni post comparsi sulla sua pagina Facebook. Deve essere in treno o pensare a quel mezzo quando scrive: «Qualcuno sa dirmi se quel “non gettare alcun oggetto dal finestrino” sul treno, comprende anche gli zingaracci?». In un’altra intercettazione, riportata nelle carte dell’inchiesta dice testualmente: «Minchia quante botte hanno preso quei due neri, penso che se lo ricorderanno finché campano».
Fiorentino e i carabinieri indagati, al Red Route dov’è stato girato uno dei due filmati, ottengono solidarietà. E poi i due carabinieri che parlano con la giornalista raccontano fatti ancora più inquietanti. Da «io sono fascista», a «sono cose sempre accadute nei carabinieri, nella polizia, nella guardia di finanza, il fatto di prendere con prepotenza il delinquente, perché se vuoi stare in mezzo alla strada devi lavorare così», dice un militare riferendosi ai pestaggi e all’atteggiamento di prevaricazione nei confronti degli stranieri. Stranieri oggetto di insulti: «Loro nelle vene non gli scorre il sangue, gli scorre il veleno». E infine: «La fortuna di Aulla è che non c’è scappato il morto».

Alessandro Grasso Peroni