17/09/17

Migliaia di donne a Firenze in piazza contro gli stupri dei carabinieri

FIDUCIA NELLO STATO NON NE ABBIAMO, L'AUTODIFESA È NOSTRA E NON LA DELEGHIAMO!

Sabato sera un grande corteo femminista ha attraversato le strade di Firenze a seguito degli stupri a opera di due carabinieri.
Un'ennesima violenza di genere in cui la parola della vittima viene messa in dubbio, il suo comportamento analizzato e colpevolizzato, moltiplicando distinguo e ipocrisie. Un caso che mostra in maniera dolorosa quanto non sia possibile neanche pensare che la sicurezza per le donne risieda in più divise nelle strade, visto che sono quelle stesse divise che molestano e abusano regolarmente della propria situazione.
Partito poco dopo le 21:00 da piazzale Michelangelo il corteo, aperto da centinaia di donne, si è ingrossato durante tutto il percorso. La manifestazione si è poi fermata in piazza della signoria davanti al palazzo comunale da cui Dario Nardella, sindaco della città, ha emesso nei giorni scorsi le sue orripilanti dichiarazioni sullo "sballo" e il turismo, scaricando di fatto la responsabilità di quanto successo su delle turiste "incoscienti". Il corteo si è poi concluso in piazza della Repubblica puntando il dito contro la cultura dello stupro che regna nel nostro paese e nelle sue istituzioni, rilanciando sull'impellente necessità di costruire una solidarietà dal basso tra donne che renda tutte veramente sicure.  Video su infoaut

Processo a Nadia Lioce: una vessazione continua

«C’è un atteggiamento vessatorio nei confronti di Nadia Lioce». Una settantina di provvedimenti disciplinari a suo carico in soli 3 mesi vogliono dire 2 anni di isolamento.
Questa è la pena per chi si ribella a condizioni detentive inaccettabili in un paese democratico!
Questo è il quadro emerso nella seconda udienza del processo a carico della prigioniera politica Nadia Lioce, accusata di “Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone e oltraggio a pubblico ufficiale” per aver protestato con una piccola bottiglia di plastica, battuta contro le sbarre della cella.
Una cella ormai abbastanza grande da contenere 2 anni di isolamento e rendere le perquisizioni ordinarie e straordinarie più agevoli da parte della polizia penitenziaria!
Una cella oltre la quale iniziano ad emergere vessazioni pressoché quotidiane e sulla quale non è consentito battere neanche con una bottiglietta per denunciare le pesantissime condizioni detentive del 41 bis!
Condizioni rese ancor più gravi dalle circolari ministeriali del 2011 e 2014, che hanno stabilito:
  1. un numero massimo di libri da detenere in cella (massimo 3, a discrezione del carceriere, a L'Aquila solo 2);
  2. il divieto di ingresso di libri e riviste ricevuti dall'esterno;
  3. il divieto di scambiare libri e riviste tra detenuti e di inviarne all’esterno;
  4. la lettura di stampa autorizzata vincolata all'acquisto in ambito penitenziario, tramite l'impresa di mantenimento del carcere (con tutte le censure e lentezze immaginabili);
  5. la sottoscrizione di abbonamenti a riviste e quotidiani autorizzati, solo direttamente dalla direzione del carcere.
Condizioni contro cui Nadia si è ribellata e per questo le sono state inflitte ulteriori restrizioni con isolamento perpetuo, perquisizioni e sottrazioni di ogni oggetto che potesse aiutarla a sopravvivere a questo annichilimento.
Tutto questo è tortura, è violenza di Stato contro una donna che continua a resistere, a tenere alta la testa contro questo sistema che di umano non ha niente.
La cronaca della giornata la trovate anche sui principali media locali, di cui trovate links qui.

In questa sede intendiamo valorizzare le iniziative di solidarietà di cui siamo a conoscenza, messe in piedi il 15 settembre, in occasione del processo a Nadia:


  • A L’Aquila si è tenuto un presidio del MFPR davanti al Tribunale ordinario, con volantinaggio ed esposizione dello striscione “41 bis = Tortura - Solidarietà a Nadia Lioce”. Sempre al Tribunale ordinario sono state depositate le prime firme della campagna “No al 41 bis per Nadia Lioce” (oltre 1500, di cui alleghiamo ricevuta, in attesa di ricevere il numero di protocollo). Il volantinaggio è continuato al Tribunale per i minorenni, dove si svolgeva la videoconferenza. Nadia non è apparsa in video e l’istruttoria è proseguita in presenza delle avvocate Caterina Calia e Ludovica Formoso, che hanno depositato, oltre ai verbali delle 70 infrazioni disciplinari suddette, anche l’interrogazione parlamentare del Senatore Luigi Manconi, riservandosi di presentare nella prossima udienza, che è stata fissata per il 24 novembre, uno scritto che potrebbe contribuire a far luce su questa situazione kafkiana;
  • Un presidio di solidarietà, organizzato dal MFPR, si è tenuto anche a Taranto, con la raccolta di decine di firme per dire “No al 41 bis per Nadia Lioce”;
  • Attacchinaggi dell’appello del MFPR si sono svolti a Palermo;
  • A Torino si è tenuto un presidio del Soccorso Rosso Internazionale davanti al tribunale.
La campagna del MFPR continua e si estende. Condividiamo la petizione, mobilitiamoci anche in forme autonome e prepariamoci per il 24 novembre con una mobilitazione più ampia.
Alla vigilia della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, diremo basta anche alla violenza di Stato contro le donne, No al 41 bis per Nadia Lioce!

15 settembre, cronaca del processo a Nadia Lioce

La stampa borghese sul processo a  Nadia Lioce - La campagna del MFPR continua e si estende


Abruzzo Web

Odiare gli uomini che odiano le donne, odiare il sistema imperialista che li produce, odiare l'ideologia della classe dominante, odiare lo Stato borghese che li tutela - osare fare la doppia rivoluzione - MFPR

"Io vi odio.
Vi odio per tutte le volte che si fa tardi e chiedo a qualcuno di fare la strada assieme per tornare a casa.
Vi odio per le chiavi tenute tra le dita quando torno da sola, per le finte telefonate che facevo soprattutto durante i primi anni di università e che mi davano un'illusione di sicurezza.
Vi odio per i vostri sguardi che sbavano e che riesco a sentire addosso al mio culo anche quando vi supero.
Vi odio per le battute, i fischi, i commenti che siete così sicuri mi facciano solo piacere.
Vi odio per tutte le volte che mi avete fatto prendere le questioni, perdendo un sacco di tempo e accumulando un sacco di veleno.
Vi odio perchè ormai sono abituata anche io a camminare a sguardo basso se non mi va di innervosirmi o sto di fretta, come se la città in cui vivo non mi appartenesse, come se non avessi il diritto di osservarne ogni minimo particolare.
Vi odio perchè anni fa, sola di notte in una periferia romana per una serie di eventi casuali, ho passato due ore rannicchiata dietro una colonna a piangere mentre i due papponi del parchetto lì davanti mi dicevano di tutto e mi minacciavano mentre io speravo solo che qualche amico con la macchina fosse sveglio per venire a prendermi.
Vi odio perchè devo decidere come vestirmi per uscire in base al fatto che abbia o meno la certezza di un passaggio per tornare a casa.
Vi odio perchè quest'odio non è solo il mio, ma appartiene a tutte le mie sorelle.
Vi odio perchè tutto questo non è, non può essere la normalità, Quindi per fortuna che vi odio, che vi odiamo".
 
(è il pensiero raccolto in questi giorni da una compagna dell'ex opg, pensiero che però appartiene a tutte noi perchè racconta di cose che almeno una volta ci hanno sfiorato o che abbiamo vissuto, e che perciò abbiamo voluto riportare)

16/09/17

Il 41 bis è tortura. Una campagna per dire basta

Info-sostegno dell'Osservatorio repressione e di Infoaut:

Dal 7 luglio ad oggi, l’appello del mfpr per la difesa delle condizioni di vita delle prigioniere politiche – No al 41 bis per Nadia Lioce è arrivato a oltre 1300 sostenitori. In molti hanno firmato anche dall’estero e tante donne hanno risposto all’appello. Tantissimi messaggi ci hanno accompagnato con calore, umanità e convinzione in questa campagna, che rilanciamo in occasione del 15 settembre, allargando la solidarietà.
Quel giorno a L’Aquila Nadia Lioce verrà processata per “Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone e oltraggio a pubblico ufficiale”. Reati relativi a battiture di protesta che Nadia avrebbe messo in atto dopo l’applicazione delle circolari del Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria del 2011 e del 2014, per le quali chi è recluso in 41 bis non può più ricevere libri né qualsiasi altra forma di stampa. Inoltre alle detenute in 41 bis nel carcere dell’Aquila, è vietato detenere più di 2 libri in cella, comunque decisi dal carcere.
In 10 anni, il materiale cartaceo conservabile nelle celle della sezione femminile del 41-bis del carcere dell’Aquila, è passato da 30 a 3 riviste, da 20 a 3 quaderni, agli atti giudiziari dell’ultimo anno e a un solo dizionario.
Negli ultimi anni Nadia Lioce è stata oggetto di ripetuti sequestri di libri, quaderni e altro materiale cartaceo e di cancelleria, già sottoposto a censura e non eccedente la quantità massima detenibile con le varie restrizioni. Le è stato sottratto anche l’elastico di una cartellina porta-documenti e ora la si vuole processare per aver esercitato una legittima protesta, utilizzando per la battitura l’unica cosa disponibile in cella: una bottiglia di plastica con cui avrebbe disturbato il “quieto vivere” di un carcere che l’ha sepolta viva, condannandola al silenzio, a una condizione d’isolamento totale e perenne, all’inaccettabile sacrificio della dignità umana! Come chiamare altrimenti questa tecnica di deprivazione psichica e sensoriale, di annichilimento della personalità umana, di annientamento della propria identità, se non tortura bianca?
Con la sentenza della Corte Costituzionale dell’8.02.17, n° 122, questa tortura è stata dichiarata definitivamente legittima. D’altra parte l’approvazione di una legge truffa sul reato di tortura è il sintomo evidente di una malattia ormai conclamata che si chiama moderno fascismo.
Da 14 anni Nadia è ostaggio di questo Stato, che di diritto non ha più niente, da 12 anni è sottoposta a tortura.
Benvenga il processo quindi, ma a questa falsa democrazia, a questo stato di polizia, a questo sistema di sfruttamento, di barbarie e di guerra.
Riprendiamo la campagna per la difesa delle condizioni di vita di Nadia Lioce. 
Facciamo sì che per il 15 settembre, ci siano almeno 2000 firme, cominceremo a consegnarle al tribunale!
Intasiamo in questi giorni la posta del carcere e del DAP con mail ad oggetto “NO AL 41 BIS PER NADIA LIOCE”! Indirizziamole a cc.laquila@giustizia.it e adgdetenutietrattamento.dap@giustizia.it

"PER LA DIFESA DELLE CONDIZIONI DI VITA DELLE PRIGIONIERE POLITICHE, NO AL 41bis PER NADIA LIOCE!"

ATTACCHINAGGIO DELL'APPELLO A PALERMO



DA TARANTO A L'AQUILA: RACCOLTA FIRME AL TRIBUNALE IN SOLIDARIETA' ALLE PRIGIONIERE POLITICHE, A NADIA LIOCE


Decine di persone, soprattutto avvocati, avvocate, questa mattina hanno firmato, in poco più di un'ora, davanti al Tribunale di Taranto l'appello nazionale "Per la difesa delle condizioni di vita delle prigioniere politiche - NO al 41bis per Nadia Lioce".

Il presidio è stato organizzato dal MFPR.

Una solidarietà non usuale ha "sfondato", anche con una certa sorpresa, le grigie aule del Tribunale; l'Mfpr ha fatto appello a schierarsi e la risposta, sia pur iniziale, c'è stata, e deve continuare. 




15/09/17

Per Nadia Lioce e altre prigioniere politiche iniziativa a Bruxelles

Dans le cadre des deux semaines d’action en solidarité avec Nekane Txapartegi (15-30 sept), de l’ouverture du nouveau procès de Nadia Lioce (15 sept) et de l’ouverture du procès de Mesale Tolu le 11 octobre, le Secours Rouge vous invite à son Apéro Antirep’ mensuel. De courtes vidéos informatives seront projetées, et une table de presse sera tenue au bénéfice de Nekane (voir freenekane.ch).
Nekane est une militante basque persécutée par l’Etat Espagnol. Après avoir été torturée et violée par des policiers, elle a vécu en
exil 10 ans en Suisse. elle y a été arrêtée en avril 2016 suite à une demande d’extradition de l’état espagnol. En savoir plus.
Nadia est une combattante des BR-PCC (Brigades Rouges – Parti Communiste Combattant) emprisonnée depuis 2003, en isolement absolu 41bis depuis 2005. Un nouveau procès s’ouvre contre elle pour sa lutte contre les conditions inhumaines de détention. En savoir plus.
Mesale est une journaliste et militante féministe de l’Union des Femmes Socialistes née en Allemagne, emprisonnée en Turquie depuis avril ‘17 pour avoir participé aux enterrements de militantes assassinées par la police turque et par Daesh. En savoir plus.
Ce samedi 23 septembre à partir de 19h au Local Sacco Vanzetti, 54 Chaussée de Forest à 1060 Saint-Gilles.

Liberté pour Nekane, Nadia et Mesale ! 
 

!5 Settembre a L'Aquila per la fine del 41 bis per Nadia Lioce


L’Aquila 15 settembre 2017 - Avviata oggi l’udienza contro Nadia Lioce, imputata per “Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone e oltraggio a pubblico ufficiale”.
Ascoltati il Pubblico Ministero e la Difesa sulle prove avanzate dalle parti, Il giudice Quirino Cervellini ha rinviato al 24 novembre l’udienza, con l’esame dei testimoni dell’accusa.
L’avvocata di Nadia, Caterina Calia, ha chiesto l’ammissione alle prove di una lista di documenti, una settantina di verbali di infrazioni disciplinari, inflitte alla Lioce in soli 3 mesi (per un ammontare di 2 anni di isolamento), per dimostrare l’atteggiamento vessatorio nei suoi confronti.
 
L’udienza si è svolta al Tribunale per i minorenni in Via Acquasanta 1 intorno alle 11:40, anziché in Via XX Settembre 68, come era stato comunicato ai legali di Nadia. Ma questo disguido ha dato modo al MFPR dell’Aquila di depositare al Tribunale oltre 1500 firme per chiedere la fine della tortura bianca per Nadia Lioce. Per questioni di lentezza burocratica, la petizione è in attesa di essere protocollata, ma ci siamo fatte fare una copia della petizione con il timbro del Tribunale.
 
Fuori del tribunale abbiamo esposto lo striscione “41 bis = tortura / Solidarietà a Nadia Lioce” e abbiamo volantinato ai passanti. Verso le 11 siamo andate alla sede del Tribunale per i Minorenni, dove si è tenuta l’udienza e dove abbiamo lasciato ad alcuni giornalisti il nostro volantino e l’appello della petizione, comunicando loro di aver depositato le firme in Tribunale.
 
Siamo ai primi passi, e in salita, ma siamo nel giusto e andiamo avanti, con il sostegno di tutti coloro che si sono uniti all’appello e con tante forme oggi e in futuro, vorranno unirsi a noi, non solo nella denuncia ma anche nella lotta contro questa immensa ingiustizia sociale.

MFPR L'Aquila

Di seguito il volantino diffuso a L'Aquila:

Nadia Lioce verrà processata per aver turbato la “quiete” di un carcere che l’ha sepolta viva

A L’Aquila il 15 settembre, la prigioniera politica Nadia Lioce verrà processata per “Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone e oltraggio a pubblico ufficiale”. Reati relativi a battiture di protesta, che la detenuta avrebbe messo in atto dopo l’applicazione delle circolari del DAP e la pronuncia della Cassazione del 2014, che hanno stabilito l’impossibilità, per chi è recluso in 41 bis, di detenere llibri o riviste in cella (se non 2 o 3, decisi dal carcere) e di riceverne dall’esterno.

In questi anni Nadia Lioce è stata oggetto di ripetuti sequestri di libri, quaderni e altro materiale cartaceo e di cancelleria e ora la si vuole processare per aver turbato la “quiete” di un carcere che l’ha sepolta viva, condannandola al silenzio, a una condizione d’isolamento totale e perenne, all’inaccettabile sacrificio della dignità umana, alla mortificazione della sua stessa identità.

A un anno dalla manifestazione della campagna “pagine contro la tortura”, le condizioni detentive già gravi di Nadia, sono addirittura peggiorate. Oltre ai libri, non le vengono consegnati neanche i vaglia per poterli acquistare tramite il carcere e in un istituto di pena, quello abruzzese, dove è assente la figura del garante dei diritti dei detenuti.

La sezione femminile del carcere speciale de L’Aquila è tristemente nota per le condizioni detentive di gran lunga peggiori delle sezioni a 41bis di altre carceri, che riserva alle donne perquisizioni corporali quando si esce dalla cella nell’unica ora quotidiana, totale divieto di comunicare tra detenute, corrispondenza con l’esterno praticamente inesistente per la forte censura.

Con la sentenza della Corte Costituzionale dell’8.02.17, n° 122, questa tortura bianca è stata dichiarata definitivamente legittima, nonostante il parere contrario della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato.

Oggi a L’Aquila si processa una donna, che continua a ribellarsi a questo sistema di tortura e annientamento dell’identità umana, sociale e politica e noi siamo qui per chiedere la fine del 41 bis per Nadia Lioce. Perché il 41 bis è tortura e ribellarvisi è giusto e doveroso!


Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario - L’Aquila
mfpraq@autistici.org
 

14/09/17

CONTRO LA TORTURA DEL 41-BIS PER NADIA LIOCE




MA QUALE LIBERTA’, MA CHE DEMOCRAZIA, QUESTO E’ UNO STATO DI POLIZIA, MODERNO FASCISTA, CHE ANCOR PIU’ SULLE DONNE MOSTRA TUTTA LA SUA BARBARIE!
           


NO ALLA TORTURA DEL “41-BIS” PER NADIA LIOCE!

Domani Nadia Lioce, prigioniera politica rivoluzionaria,sottoposta da anni a condizioni detentive disumane nel carcere de L’Aquila, sarà processata per disturbo della “quiete pubblica”, per avere protestato contro l’ennesima tortura, che consiste nella privazione del tutto di libri,quaderni e materiale di cancelleria, tesa ad isolarla maggiormente, nell’intento di annientarne la volontà politica e finanche la vita.

Si tratta di un regime carcerario - ex art. 41-bis,  che già nel 1995 il “Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene” ha definito inumano e degradante, per le sue estreme restrizioni, che tagliano fuori dal mondo esterno i detenuti. Restrizioni la cui durata prolungata provoca effetti dannosissimi, capaci di alterare, spesso in maniera irreversibile, le facoltà mentali e sociali di chi vi è costretto. Non a caso la norma  ne prevede un carattere di temporaneità, della durata di quattro anni e le proroghe di due anni.

Ma lo stato moderno fascista italiano è andato oltre la stessa citata fascista legge, prorogando a vita il  disumano regime del 41-bis a chi, come Nadia Lioce, non si è piegata alla borghesia malgrado le torture subite.

Certamente, Il fatto di essere donna ha incarognito oltremodo  i suoi aguzzini, i detentori del potere, che vorrebbero il genere femminile sottomesso e remissivo, sempre pronto a subire, con “cristiana rassegnazione”, ogni cosa, ogni violenza, gli esisti nefasti di questo sistema reazionario, antipopolare, repressivo e misogino, che ancor più sulle donne mostra tutta la sua barbarie.  

Ma come abbiamo già detto, NON CI AVRETE MAI COME VOLETE VOI!!! Non ci possono essere repressione, ricatti, violenze, galere, che potranno zittire e fermare la rabbia, la lotta e il bi-sogno di rivoluzione delle donne, soprattutto di quelle proletarie, che da questo sistema, da questa marcia società non hanno proprio nulla da perdere, bensì da spezzare le doppie catene, di classe e di genere.

LA REPRESSIONE NON CI FA PAURA, LA NOSTRA LOTTA SARA’ SEMPRE PIU’ DURA!

QUESTO SISTEMA E’ UNA BARBARIE, LE DOPPIE CATENE DOBBIAMO SPEZZARE!


Lavoratrici MFPR Policlinico –Palermo                                                                                   Pa, 14.09.2017

NOEMI: UN'ALTRA DI NOI E' STATA AMMAZZATA!


"NON E' AMORE..." E' ODIO CONTRO LA VOGLIA DI LIBERTA' DELLE DONNE

Noemi, 16 anni, è stata ammazzata quando ha cominciato a capire che doveva rompere quella bruttissima relazione, quando stava scegliendo finalmente di liberarsene. Ma questo non era tollerabile... la donna/proprietà dell'uomo non può, non deve decidere!
Per questo è ancora una volta un odio contro le donne che pensano, che si ribellano, che vogliono un'altra vita. Un odio fascista perchè è pieno zeppo di misero superindividualismo, di concezione di potere maschile, di frustrazione, di prevaricazione, di disprezzo.

Ma questa concezione, questi atteggiamenti maschilisti non sono affatto frutto di ragazzi malati, sono coltivati, sono il frutto aberrante di un humus moderno fascista che viene considerato normale in questo sistema capitalista in crisi.

Noemi è stata ammazzata dall'indifferenza dello Stato, della magistratura, della polizia, che non hanno fatto niente quando la madre di Noemi è andata a denunciare le botte, i colpi ricevuti dalla figlia.
Potremmo dire che uno Stato che ha nel suo seno gli stupratori in divisa non può certo allarmarsi e attivarsi di fronte a queste denunce...
Ma la questione è che anche questa "indifferenza" è frutto di un sistema sociale borghese che considera normale l'oppressione, la subordinazione delle donne, la supremazia maschilista; in cui l'unica "alternativa" è il controllo, l'affidamento alla legge, alle forze di polizia, che sono, invece, l'altra faccia della oppressione e violenza verso il diritto alla libertà delle donne.

CHE LA RABBIA, IL DOLORE DELLE RAGAZZE, PER NOEMI, SI TRASFORMI IN RIBELLIONE COLLETTIVA E ORGANIZZATA! FEROCE VERSO GLI UOMINI CHE ODIANO LE DONNE, LO STATO, QUESTA SISTEMA BORGHESE CHE ODIA LE DONNE!

NOI SU QUESTO CI IMPEGNIAMO, PER NOEMI, PER TUTTE LE DONNE UCCISE.

MFPR - TARANTO

Domani raccolta firme davanti al Tribunale di Taranto per Nadia Lioce

Domani mattina il Movimento femminista proletario rivoluzionario di Taranto, in legame con la mobilitazione a L'Aquila in occasione di un nuovo processo alla prigioniera politica Nadia Lioce, tenuta da 12 anni in regime duro del 41bis, raccoglierà le firme davanti all'ingresso del Tribunale di Taranto, via Marche, dalle ore 9 alle ore 11, sull'appello nazionale "Per la difesa delle condizioni di vita delle prigioniere politiche - NO al 41bis per Nadia Lioce"

VENITE A FIRMARE!
MANCANO ORA 12 FIRME PER ARRIVARE A 1500 FIRME
MFPR - TARANTO

Noi stiamo con Juana Rivas!

 
 

Anche in Italia stiamo con Juana Rivas!

Mentre in Spagna si tratta di un caso mediatico e si organizzano grandi manifestazioni in sua solidarietà, qui in Italia quasi nessuno parla della vicenda di Juana Rivas. Juana è una donna sposata con un uomo italiano che, per proteggere i propri figli, ha deciso di fermarsi in Spagna, presso la propria famiglia di origine, per sfuggire a un marito violento. Il marito di Juana, padre dei suoi figli, è già stato condannato per maltrattamenti e lesioni in famiglia, e nuove denunce per violenze domestiche sono state depositate in tribunale.
Juana è rimasta in Spagna per proteggere sé stessa e i propri figli. Quando la giustizia borghese ha deciso di affidare i figli al padre, Juana ha fatto ricorso, rifiutandosi nel frattempo di riconsegnare i figli: per questo oggi è accusata di “disobbedienza alle leggi dello Stato” e “sequestro di minori”! I figli sono stati riconsegnati al padre e Juana rischia il carcere per aver cercato di salvare i figli da un padre violento.
La maggioranza dell’opinione pubblica spagnola si è schierata al fianco di Juana Rivas, nella consapevolezza di quanto sono diffuse e impunite le violenze maschiliste, anche in famiglia: sono tantissime le donne che, per ragioni economiche, sociali e culturali, subiscono per anni violenze fisiche e psicologiche.
Il 9 settembre a Madrid si è svolta una grande manifestazione con migliaia di persone in piazza per esprimere solidarietà a Juana Rivas: gli slogan esprimevano indignazione per leggi ingiuste e maschiliste.
Anche noi dall’Italia vogliamo esprimere la nostra solidarietà a Juana Rivas.

Chiediamo che vengano ritirate tutte le accuse contro di lei!
Chiediamo che le vengano restituiti i suoi figli!
Appoggiamo tutte le iniziative in sua solidarietà!
No alla violenza maschilista inclusa quella delle istituzioni borghesi!

Donne in Lotta

Fronte di Lotta No Austerity

Qui il comunicato sul sito del Fronte di Lotta No Austerity: http://www.frontedilottanoausterity.org/index.php?action=viewnews&news=1505389490

Qui il comunicato in spagnolo sul sito dei Co.Bas di Spagna: https://www.cobas.es/tambien-en-italia-apoyamos-a-la-lucha-de-juana-rivas/

13/09/17

Il 15 settembre facciamoci sentire, NO AL 41 BIS SU NADIA LIOCE

Riportiamo di seguito, un articolo pubblicato su un giornale aquilano il 4 giugno dello scorso anno, 3 settimane prima della manifestazione nel capoluogo abruzzese, della campagna "pagine contro la tortura". Da allora le condizioni di Nadia Lioce sono ulteriormente peggiorate e anche i vaglia inviati da terzi le vengono bloccati. Tutto questo è accanirsi non solo su Nadia, ma sulla solidarietà e umanità. Se il 15 settembre vogliono processarla per aver fatto chiasso in cella, noi ci saremo, ovunque saremo. Da tutta Italia e da tutta Europa, dall'America, alla Russia e all'Australia faremo sentire la nostra voce: "No al 41 bis per Nadia Lioce".
Intasiamo, per il 15 settembre, la posta del carcere e del DAP con mail ad oggetto "NO AL 41 BIS PER NADIA LIOCE"! Indirizziamole a cc.laquila@giustizia.it e a dgdetenutietrattamento.dap@giustizia.it

Ma mandiamo messaggi anche ai media, che inizino a prenderci sul serio!
Qui segnaliamo gli indirizzi di media aquilani e di alcuni giornalisti e radio nazionali a cui inviare messaggi il 15 settembre (se voi ne avete altri che possano essere utili a far conoscere questa campagna usateli pure):

info@laquilablog
redazione@abruzzo24ore.tv


Facciamoci comunque vedere e sentire, lì dove siamo e come possiamo.
La solidarietà non conosce confini e non si può ingabbiare!
(se fate foto con striscioni o cartelli o altro che possa essere importante per questa campagna, inviatele a mfpraq@autistici.org)

Di seguito l'articolo e il link a un comunicato su Abruzzo Web

Da ottobre 2014 chi è sottoposto al regime 41bis dell’ordinamento penitenziario non può più ricevere libri né qualsiasi altra forma di stampa. Tutta la lettura è sottoposta a censura. E’ vietato leggere, studiare, tenere più di due libri in cella, comunque decisi dal carcere

La casa circondariale dell’Aquila è oggi l’unico carcere, sul territorio nazionale, unicamente dedicato al 41 bis. Su 131 detenuti sottoposti a regime di carcere duro nella nostra città, 7 sono donne e “sono trattate peggio dei boss mafiosi”. Tra queste Nadia Lioce è l’unica prigioniera politica. Per quanto il 41-bis sia già un regime di detenzione speciale, al suo interno sono previste delle ulteriori aree riservate, nelle quali sono detenuti i prigionieri politici, allo scopo di aggravarne la condizione di isolamento.

Il 29 novembre 2014, il personale di Polizia penitenziaria della casa circondariale dell’Aquila, sottrasse alla disponibilità di Nadia Lioce materiale di cancelleria, libri e quaderni, condannandola al silenzio, a una condizione d’isolamento totale e perenne, all’inaccettabile limitazione della naturale estrinsecazione della personalità umana, con conseguente cancellazione dei più basilari e inviolabili diritti umani. Giulio Petrilli fornì una fotografia terrificante della condizione detentiva delle donne recluse alle Costarelle e in particolare della Lioce. Come altro può definirsi questo trattamento se non tortura? Questa tortura “bianca”, che punta ad annientare lentamente il corpo e la mente, ha già ucciso. “È accaduto a Diana Blefari, prigioniera nello stesso carcere dell’Aquila. “Era caduta in uno stato di profonda prostrazione e inerzia psicologica. Se ne stava rannicchiata tutto il giorno nel letto, con la coperta fino agli occhi e senza nessun cenno di interesse per il mondo”, racconta Elettra Deiana. “Piegata dal carcere duro, Blefari si suicidò il 31 ottobre del 2009″.

“La lettura è ossigeno per le coscienze” ha detto il presidente Mattarella, “Leggere ha a che fare con la libertà e con la speranza”. Ma L’Aquila, dove si seppellisce chi è libero di leggere sotto le macerie e la speranza di chi non lo è sotto i muri e il filo spinato, è il simbolo del moderno medioevo in cui questa Repubblica è caduta, sotto il peso dell’ignoranza di molti e il profitto di pochi, coltivato da questo sistema capitalistico di barbarie.

12/09/17

15 settembre processo a Nadia - Comunicato stampa

“Il carcere e' lo specchio della società: Non sarò mai libero e mi giro dall'altra parte se una persona viene violentata nei suoi diritti fondamentali da chi (lo Stato) dovrebbe, invece, tutelare e proteggere”.
Con questo messaggio, quanto mai attuale, un sostenitore della campagna “No al 41 bis per Nadia Lioce”, ha sottoscritto stamattina la petizione lanciata su Change.org dal Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario.
E’ un messaggio che come donne proletarie facciamo nostro, perché contiene in sé le contraddizioni di questa società e i rapporti di dominio con cui riesce a governarle, grazie all’indifferenza di un popolo addomesticato e succube.
Noi quell’indifferenza l’abbiamo scalfita e vogliamo continuare a farlo. Lo abbiamo fatto con lo stupro di Pizzoli, da parte di un ex militare in servizio nell’operazione “strade sicure”, lo abbiamo fatto con lo sciopero delle donne dell’8 marzo scorso e lo facciamo adesso con la campagna per la difesa delle prigioniere politiche “No al 41 bis per Nadia Lioce”.
Dal 7 luglio ad oggi l’appello del MFPR è arrivato a oltre 1300 sostenitori. Ci sono le firme di diversi avvocati, medici, lavoratrici e lavoratori, ex detenuti, attivisti dei diritti umani, dell’osservatorio repressione, associazione Antigone, ma anche parenti di Nadia, e artisti, registi. In molti hanno firmato anche dall'estero e tante donne hanno sottoscritto la petizione.
Tantissimi messaggi ci hanno accompagnato con calore, umanità e convinzione in questa campagna, che rilanciamo in vista del 15 settembre, quando Nadia Lioce verrà processata per “Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone e oltraggio a pubblico ufficiale”.
Ricordiamo che questi reati sono relativi a battiture di protesta che la detenuta avrebbe messo in atto dopo l’applicazione delle circolari del DAP del 2011 e del 2014, per le quali chi è recluso in 41 bis non può più ricevere libri né qualsiasi altra forma di stampa, se non quella acquistata tramite l’amministrazione penitenziaria. Inoltre alle detenute delle Costarelle è vietato detenere più di 2 libri in cella, comunque decisi dal carcere.
Negli ultimi anni poi è stato sottratto nell’immediata disponibilità della Lioce vario materiale cartaceo già sottoposto a censura, che non eccedeva la quantità massima consentita dalle varie restrizioni. Questa tecnica di deprivazione psichica, di isolamento totale e permanente, non può chiamarsi altrimenti se non tortura bianca, perché mira all’annientamento della personalità e identità.

Da 14 anni Nadia è ostaggio di questo Stato, che di diritto non ha più niente, da 12 anni è sottoposta a tortura, in più di 1300 persone sinora hanno detto BASTA!
Benvenga quindi il processo, ma a questa falsa democrazia, a questo stato di polizia, a questo sistema di sfruttamento, di barbarie e di guerra. Noi ci saremo. E porteremo otre 1300 firme e centinaia di messaggi

11/09/17

Sbirri stupratori? Non è certo la prima volta! - Un contributo informativo

Da Contropiano

...La cronaca nera ci consegna – con molta ritrosia “giornalistica” – altri casi molto simili, tutti dominati dalla presenza della divisa, delle armi, della possibilità di disporre temporaneamente della libertà altrui e comunque di “infilare” un profilo individuale tra quelli che fanno arricciare il sopracciglio di qualsiasi sbirro al momento del controllo documenti.

L’articolo che qui di seguito vi proponiamo è stato pubblicato dal Corriere del Veneto, edizione locale del ben più noto Corriere della Sera. Già la scelta di tenere la notizia nel “locale” ci sembra indicativa della volontà di non disturbare l’Arma, notoriamente piuttosto sensibile alla cura della propria immagine pubblica.
Il carabiniere Dino Maglio, in servizio a Padova, è stato condannato, dunque se ne conosce il nome, al contrario dei due “colleghi” di Firenze. Il suo modus operandi era alquanto diverso, visto che “praticava” lo stupro mentre era “fuori servizio”. Anzi, addirittura in casa sua.
Numerosi però i punti di contatto. Le sue vittime erano tutte ragazze straniere, contattate
attraverso una piattaforma di affitto camere per turisti (il carabiniere Maglio non è un genio, questo è evidente…). Tutte venivano tranquillizzate-minacciate con l’esibizione della propria appartenenza alle forze dell’ordine (a Padova mostrando il tesserino, a Firenze con la divisa e la macchina di servizio). Tutte venivano stuprate mentre erano in stato confusionale (a Firenze le vittime si erano “sballate” autonomamente, a Padova provvedeva il carabiniere stesso con una miscela di alcool e Tavor, ossia benzodiazepine). Tutte, al momento dell’interrogatorio degli stupratori, venivano definite da questi come “consenzienti”.
Neanche queste coincidenze sono sufficienti a stabilire un format “carabinieresco”, ma cominciano a delineare una consapevolezza del proprio potere che diventa dominio se l’altro (una donna, per di più) viene posto in posizione di particolare debolezza. Meglio ancora se al limite dell’incoscienza. E una consapevolezza della propria intoccabilità in quanto militare, tanto da prodursi davanti ai magistrati nello stesso frasario di qualsiasi altro stupratore: “era consenziente”, “era lei che ha voluto”, “mi sono fatto trascinare”, ecc. Eppure dovrebbero sapere – per mestiere, se non altro – che quelle frasi identificano il colpevole con quasi assoluta certezza. Ma le ripetono confidando nel fatto che “a loro”, appartenenti all’Arma, il magistrato darà un credito maggiore. O comunque una pena minore.



Non è, insomma, un problema di “mele marce”. Ma di una mentalità prevaricatrice che viene insegnata nei corsi di addestramento. Figlia di quelle “scuole di polizia” che l’Italia repubblicana, ma sotto dominio yankee, affidò nientepopodimeno che a Guido Leto. Non sapete chi era? Il fondatore e capo dell’Ovra, il servizio segreto “interno” del fascismo.
Se la mela di oggi è marcia, il verme viene da lontano e le sue uova sono diffuse dappertutto, pronte a schiudersi.

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Carabiniere e stupratore di notte. Salgono a 16 le vittime di Maglio


Chiusa l’inchiesta-bis: il militare minacciava le giovani che parlavano male di lui

PADOVA Quando nell’aprile 2014 la squadra Mobile aveva bussato alla porta del suo appartamento all’Arcella, si pensava fosse un caso isolato. Nessuno poteva pensare che Dino Maglio, 38 anni ora, all’epoca carabiniere a Teolo, facesse rima con l’accusa di essere un violentatore seriale, nonostante la denuncia di una diciassettenne australiana che prima di tornare dall’altra parte del mondo aveva raccontato in questura di essere stata drogata e stuprata dall’uomo che ospitava lei e la madre a Padova.
Da quel giorno, il diluvio. La denuncia della diciassettenne australiana che diventa una condanna a sei anni e mezzo e altre quattordici ragazze, tutte ospitate dal carabiniere che prendono coraggio e raccontano di essere state abusate da lui. Un’inchiesta arrivata al capolinea, con il pm Giorgio Falcone che nei giorni scorsi ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio per Maglio, oggi ai domiciliari a Tricase, Lecce. Violenza sessuale aggravata, stato di incapacità procurato mediante violenza e concussione le accuse che potrebbero portare di nuovo a processo il militare dell’Arma, contro cui anche i vertici dei carabinieri hanno fatto causa per danno d’immagine davanti alla Corte dei Conti.
Fatti, quelli racchiusi nella nuova richiesta di rinvio a giudizio, che vanno da marzo 2013 a marzo 2014, ben prima che il velo sulla doppia vita di Dino Maglio venisse squarciato dalla denuncia della diciassettenne australiana, il 17 marzo 2014. La nuova inchiesta racconta che nella rete del carabiniere – oltre alla studentessa australiana e a una ragazza americana che aveva denunciato le violenze alla polizia londinese di Scotland Yard – erano cadute giovani polacche, canadesi, portoghesi, ceche, tedesche, statunitensi e di Hong Kong che su Couchsourfing.com, la piattaforma web di affitto-camere, si erano fidate di «quel» Leonardo che offriva il suo appartamento all’Arcella a quante cercassero una stanza dove dormire durante il soggiorno a Padova e in Veneto.
L’impressione all’inizio era buona e veniva rafforzata dal tesserino da carabiniere che Maglio mostrava alle sue ospiti per rassicurarle. Un clichè comune ad ogni denuncia, come comune era l’epilogo del loro soggiorno. Il carabiniere che preparava la cena e offriva alle ragazze il suo vino speciale (un mix di alcol e Tavor) per stordirle e abusare di loro. Accuse diventate il cardine dell’inchiesta bis e dei diciassette capi d’imputazione da cui il militare dovrà difendersi di fronte al giudice. Quattro gli stupri accertati dal racconto delle vittime mentre dieci ragazze non hanno saputo dire nulla di quanto successo dopo aver bevuto il vino offerto dal padrone di casa: una dimenticanza che comunque non ha giocato da salvacondotto per Maglio che per questi episodi è accusato di riduzione in stato di capacità delle dieci giovani.
Su di lui anche l’accusa di concussione. In tre occasioni «in qualità di appartenente all’Arma dei carabinieri», scrive il pm Falcone nella richiesta di rinvio a giudizio, Maglio aveva ordinato alle sue ospiti di cancellare i commenti negativi su di lui postati su Couchsurfing. Se non lo avessero fatto lui, da carabiniere, le aveva minacciate che«avrebbe potuto raccogliere informazioni tramite i dati del passaporto e del cellulare, denunciando e creando problemi in tutta Europa, in caso di controlli di polizia». Accuse da cui Maglio si è sempre difeso raccontando agli agenti della Mobile e al magistrato che le ragazze erano sempre state consenzienti e lui non aveva mai violentato nessuna delle sue ospiti. A smentirlo però le indagini della procura, della polizia, il racconto di una giovane australiana e, prima di lei, quello di una studentessa americana. Dopo di loro, altre quattordici ragazze.
21 giugno 2017

La min. Pinotti vuol far diventare eccezione la normalità

CRIMINI SESSUALI ODIOSI DEI CARABINIERI - E NON SONO AFFATTO UN'ECCEZIONE

...L'
'intervento della Min. Pinotti è palesemente teso a salvaguardare l'Arma, a mostrare che questi due carabinieri sono una eccezione, delle isolate "pecore nere" in mezzo ad un Arma immacolata e "sempre al fianco dei deboli". Coerentemente con questa versione l'intervento del governo e del capo dei carabinieri sta già servendo a ridurre la gravità dell'insieme dell'azione di "stupro preventivato e organizzato", di fatto concordando con gli stessi carabinieri stupratori la versione da sostenere in sede giudiziaria. E questo è altrettanto grave!
La violenza dei carabineri non è affatto un'eccezione! Potremmo citare infiniti casi di violenze di ogni genere dei carabinieri perpetrati nelle carceri, durante fermi, da quello più noto di Stefano Chucchi, a quello del detenuto nel carcere di Ivrea che ha riferito di essere stato «preso a calci e pugni da un gruppo di Carabinieri mentre era ammanettato nella cella a Chivasso - denunciato anche dalla UE; come i tantissimi fatti di violenze sulle prostitute, violenze sessuali nei CIE verso le migranti, di molestie e i tentativi di violenza sessuale verso donne, compagne che lottano o sono arrestate per le manifestazioni, ecc. ecc.
L'Arma dei Carabinieri, come della Polizia, è invece il luogo in cui normalmente cresce e si alimenta uno spirito di sopraffazione, fascista, maschilista.
E l'eccezione è esattamente il contrario.

MFPR