20/11/13

La Camusso non può frenare il fiume dello SCIOPERO DELLE DONNE

LA CGIL NAZIONALE E LA CAMUSSO NON VOGLIONO LO SCIOPERO DELLE DONNE, MA NOI LO FAREMO!
 
Le giornaliste Adriana Terzo de l’Associazione Trama di terra, Barbara Romagnoli giornalista professionista frrelance e Tiziana Dal Pra giornalista professionista, promotrici dell’appello “Scioperiamo.Per fermare la Cultura della violenza” e “le parole che vogliamo”, hanno scritto:

AVANTI TUTTA

Care compagne, care amiche, care tutte,
nonostante le numerose adesioni di vari coordinamenti e di categoria della Cgil, nazionali e non, e di decine e decine di iscritte, ma soprattutto nonostante l’adesione di Susanna Camusso e delle donne del direttivo della Cgil, adesioni che ci avevano confortato sulla possibile proclamazione di uno Sciopero contro la violenza sulle donne per il 25 novembre, ieri siamo state informate che la Cgil indirà solo eventuali mobilitazioni sui luoghi di lavoro.
Peccato per l’occasione persa, un momento importante in cui con molto coraggio, per una volta, avremmo potuto saldare i diritti delle donne – nel lavoro, nella vita pubblica e in quella privata – ad una giornata di protesta contro il femminicidio. Tutti aspetti, secondo noi, strettamente connessi l’uno all’altro.
Ma la notizia, benché amara, non ci ha colto totalmente di sorpresa. Troppo lunghi i tempi di attesa che hanno visto allungare a dismisura la decisione di proclamare lo Sciopero per provare a incidere fortemente su un ordine sociale dove c’è un genere che pensa, parla, e decide condizionando pesantemente l’altro. Il nostro. E troppo importante la causa per permettere a chiunque di rallentare questo fiume in piena di donne che, dopo tanto tempo, si stanno, con determinazione, rimettendo al centro della parola pubblica.
Per questo non ci siamo mai fermate. E anzi, ora andremo avanti con maggiore impegno, forti di un enorme patrimonio di solidarietà e condivisione testimoniato dalle migliaia di mail arrivate. Sapendo fin da ora – e i fatti ce lo testimoniano – che solo un’azione forte, dal basso, potrà farci raggiungere la nostra meta… - Adriana, Barbara e Tiziana
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Come si vede anche da questo comunicato, la vera questione oggi discriminante è fare lo sciopero delle donne, o no. Riempirsi la bocca di denunce, di lamenti sulla condizione drammatica delle donne o agire noi per ribellarci. Continuare in noiosi ed ipocriti convegni, Tavoli, iniziative istituzionali di un giorno, che al massimo danno lustro e scena a chi le fa ma lasciano sempre nell’ombra le donne proletarie, le ragazze, le donne che lottano, dalla Val Susa alla Sicilia, a Napoli, ecc., o dire Basta! siamo noi donne che vogliamo e dobbiamo essere protagoniste della lotta contro femminicidi e stupri, contro l’insieme di violenze, di doppio sfruttamento, di oppressioni grandi e “piccole” di questo sistema sociale.
Questo è il punto centrale e principale. 
Sappiamo bene che il fatto stesso di fare lo sciopero delle donne (al di là della sua riuscita, sicuramente ancora da “scintilla”) suona un “pericolo” per questo sistema. 
Per questo chi invece tiene bordone a questo sistema, chi vuole al massimo abbellirlo, chi vuole spazio e potere in esso per il proprio ceto sociale e politico NON VUOLE FARE LO SCIOPERO DELLE DONNE.
E la direzione della Cgil, la Camusso sono un ostacolo alla lotta delle lavoratrici, di cui occorre liberarci!
Le lavoratrici, le donne che subiscono gli scellerati accordi filopadronali e filogovernativi della Camusso, le migliaia di donne che nel 2006, dopo una grandissima mobilitazione contro gli attacchi al diritto d’aborto, che aveva tutte le possibilità di espandersi e continuare, videro la Camusso cercare di strumentalizzare quel movimento a fini di sostegno al governo di centrosinistra, non se ne fanno nulla di una firma sotto un appello per le donne; la lotta delle donne non è un mero fatto di idee, di cultura, ma di lotta concreta, di stare da una parte o dall’altra.
In questo senso continuiamo ad invitare le delegate, le operaie, lavoratrici tutte, iscritte alla Cgil, alla Fiom, a fare lo sciopero delle donne, ad organizzarlo nei propri posti di lavoro, rompendo i lacci stretti e soffocanti delle segreterie nazionali.
In questo senso, mentre non va per niente bene la presa di posizione dell’ Assemblea nazionale Fiom-Cgil di Rimini 26-27-28 settembre, che volutamente parla genericamente di ”mettere in campo tutti gli interventi necessari a prevenire tutte le forme di discriminazione e violenza contro le donne…”, di sostegno a “iniziative di mobilitazione e sensibilizzazione promosse dall’appello “Scioperiamo. Per fermare la cultura della violenza” per il prossimo 25 novembre 2013″, ma rifugge ed evita di indire lo sciopero delle donne, neanche quello mini-mini di 15 minuti, proposto dall’appello;
apprezziamo, invece, la presa di posizione della camera del Lavoro Metropolitana della Cgil di Bologna, di fatto controcorrente rispetto alla Cgil nazionale che almeno dice: “Il Gruppo donne CdLM di Bologna propone per il 25 novembre iniziative delle donne in tutti i luoghi di lavoro possibili, anche con fermate e brevi astensioni dal lavoro, e scioperi più consistenti che potranno essere decisi dalle Rsu”.
Lo stesso sollecito lo rivolgiamo alle giornaliste, Adriana, Barbara e Tiziana e alle firmatarie del loro appello: non vi fermate, non rinunciate a lavorare anche in questi pochi giorni per scioperi reali, fermate, iniziative sui posti di lavoro. C’è la copertura sindacale con l’indizione nazionale in tutti i settori privati e pubblici fatta dallo Slai cobas per il sindacato di classe e dall’Usi.
Non limitatevi a iniziative culturali, paraistituzionali, mobilitazioni solo simboliche, che vanno anche bene ma non come sostitutive dello “sciopero delle donne”, non per chiamare “sciopero” ciò che non è.
LA NOVITA’ VERA OGGI E’ LO SCIOPERO DELLE DONNE (anche se piccolo, iniziale, in tante parti frutto del coraggio di singole lavoratrici che però sono di esempio per tante), non certo conferenze e Tavoli che sempre si sono fatte e si faranno e non cambiano nulla.
Perchè ciò che può portare ad un cambiamento è la ribellione delle donne, delle lavoratrici.
MFPR

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