31/07/12

Non siamo d'accordo con le "mogli di operai ILVA"

Nei giorni scorsi si è formato su facebook un gruppo: NOI MOGLI DEGLI OPERAI ILVA: CI SIAMOOOO!
 La cosa potrebbe apparire positiva e utile, ma oggettivamente – e a volte, come si legge da ciò che alcune scrivono, anche soggettivamente – svolgono in questa situazione una funzione che accompagna l’ambiguità esistente nella mobilitazione Ilva e che fa da contrasto ad una posizione netta contro l’Ilva di padron Riva. Muoversi come “mogli” non fa che avallare le motivazioni familiste che stanno accompagnando i discorsi sbagliati di parte degli operai e che fanno da freno ad una chiara e indipendente posizione di classe contro padron Riva e capi.
La questione è che per noi non può bastare che delle donne/mogli si mobilitino al fianco degli operai, perché vada bene. Perché il problema è: su quali concezioni, su quali posizioni.
Sulla mobilitazione delle mogli degli operai Fiat di Pomigliano di qualche tempo fa abbiamo espresso solidarietà perché era una voce in più contro Marchionne, l’attacco ai diritti e la difesa del posto di lavoro – benché anche in questo caso abbiamo criticato la logica “sostitutiva” che esprimeva quella mobilitazione, per cui va a finire che gli operai Fiat non lottano e fanno le cause, e invece le donne si sostituiscono agli operai.
Ma nel caso Ilva, la questione è diversa e molto peggio. Queste “mogli” spostano a destra, danno una sponda ai discorsi sbagliati tra gli operai su: figli, famiglia, mutuo… nel cui nome si accetta di lavorare in ogni condizione…
In nome della “famiglia”, operai e delegati attivi che si erano organizzati con lo slai cobas per il sindacato di classe all'Ilva sono passati alla Fim!

29/07/12

Cnb " L'obiezione di coscienza e' un diritto costituzionalmente fondato... GIU' LE MANI DAL DIRITTO ALLA LIBERTA' DI SCELTA DELLE DONNE

" L'obiezione di coscienza e' un 'diritto costituzionalmente fondato'', questa la posizione del Comitato nazionale di bioetica (Cnb), che dietro l'ipocrita precisazione sul fatto che il parere sia stato dato "da un punto di vista generale…" cela invece un altro passo concreto e specifico verso l'attacco al diritto delle donne di scegliere liberamente in tema di aborto in un paese come il nostro dove il numero dei medici obiettori è tra i più alti e in alcune Regioni è già quasi praticamente impossibile abortire nelle strutture ospedaliere pubbliche.
Un attacco, quello al diritto di aborto, che nel nostro paese non si è mai del tutto fermato, sia con interventi frontali dei vari governi sostenuti attivamente dalla Chiesa a cui le donne hanno risposto con grandi manifestazioni sia come sta avvenendo in questi ultimi periodi a macchia di leopardo vedi i vari provvedimenti varati da diverse Regioni e Comuni dal Nord a Sud ( dai movimenti per la vita nei consultori ai cimiteri per i feti …) che nulla hanno a che fare con la 194 a cui si è aggiunta tutta la canpagna ideologica e mass mediatica di attacco alla contraccezione e per l'ampliamento di obiezione di coscienza anche ai farmacisti-vedi la pillola del giorno dopo che in maniera strumentale si è cercato di far passare come pillola abortiva.

28/07/12

OPERAIE DELLA TACCONI:ci siamo guardate in faccia davanti al cancello e abbiamo capito che non saremmo rientrate in fabbrica e allora abbiamo occupato

Domanda


Quando è nata la Tacconi sud e quanti operai e operaie c'erano?


Risposta La Tacconi sud nasce nel 1991, una fabbrica di 4000 mq di capannoneinteramente finanziati dalla cassa del mezzogiorno. Parte del personale proveniva daun laboratorio sempre di proprietà del nostro datore di lavoro che fa parte di ungruppo più ampio, si chiamano i fratelli Sacchi di Pavia da sempre nelle fornitoremilitari e negli abiti da lavoro. La storia della Tacconi sud quindi inizia con partedi personale del vecchio laboratorio e i contratti a termine di formazione con cuisono entrata anch' io.

22/07/12

21/07 in piazza a Palermo CONTRO femminicidi e violenza sulle donne











Diverse centinaia di donne sono scese in piazza sabato 21 luglio a Palermo contro femminicidi e violenza.

Sotto un sole caldissimo il corteo "bianco", proposto dalle organizzatrici del Coordinamento antiviolenza 21 luglio, si è però colorato della ribellione e determinazione delle lavoratrici, precarie e disoccupate dello Slai Cobas per il s.c. e delle compagne del Mfpr che sin dal concentramento, durante l'affissione degli striscioni tra cui "contro violenza e femminicidi la lotta rivoluzionaria delle donne per rovesciare questa società che li produce", la diffusione dei materiali portati, presi ben volentieri da parecchie donne grandi e giovani, hanno iniziato ad animare la manifestazione con slogan e primi spikeraggi al megafono.

Così anche durante il corteo che si è snodato da piazza Croci fino a piazza Massimo.

Uno spezzone vivace e ribelle che ha costituito la parte combattiva e di classe del corteo, che si è distinto da tutto il resto, da segnalare però anche lo spezzone delle giovani compagne del Collettivo Anillo de Fuego in piazza con uno striscione "non è più il tempo delle vittime, ma è l'ora di lottare".

Tanti gli slogan lanciati "femminicidi/violenza sessuale è questo il sistema del capitale", "la nostra vita non si tocca la difenderemo con la lotta, " la furia delle donne si deve scatenare questa sistema dobbiamo rovesciare, "Moderno Medioevo, doppia oppressione donne in lotta per la rivoluzione"...

per portare con forza alle donne un messaggio diverso e in netta contrapposizione con quanto contenuto nell'appello di convocazione ufficiale e quanto dichiarato ai mass media dalle rappresentanti del coordinamento organizzatore "... l'intento è anche quello di sottoporre alle amministrazioni comunali e regionali la necessità di alcune misure in merito a prevenzione, educazione e tutela… in merito al tema della certezza della pena... al sostegno degli operatori e delle operatrici dei centri antiviolenza..." o dalle donne di IdV "... siamo convinte che sia necessario, ora più che mai, sviluppare politiche di prevenzione e di sensibilizzazione sociale, per la diffusione di una cultura del rispetto"... Ma non avevano detto che non ci sarebbero stati partiti e istituzioni presenti???

Diverse nostre compagne e lavoratrici hanno ribadito, alternandosi al megafono, che affrontare la questione della violenza sessuale e dei femminicidi esclusivamente con le misure repressive o con il potenziamento dei centri antiviolenza, come pongono anche le donne dal governo, del PD, la Camusso e company fino a settori del femminismo borghese/riformista, non è e non può essere la "soluzione". Le misure repressive non fanno che alimentare un clima oscurantista, razzista, ideale per la coltivazione e diffusione di idee e pratiche fasciste, maschiliste, di sopraffazione che finiscono per favorire la violenza, la logica dei centri antiviolenza è limitata e limitante perché interna a questo sistema sociale, perché tende ad individualizzare i casi di violenza soffocandone invece l'aspetto sociale della questione e la necessità della ribellione e della rivoluzione attraverso la lotta collettiva delle donne.

TRIUMPH: DA SAMPRE VICINA ALLE DONNE ?...solo se consumatrici, please!

La multinazionale dell'abbigliamento intimo Triumph, che nella sua comunicazione si spaccia per una buona amica delle donne, omette di specificare che questa vicinanza vale solo per le donne consumatrici, mentre, tutt'altro trattamento è riservato alle donne dipendenti.soprattutto se madri.

Vi invitiamo a leggere l'allegato e ad aiutarci a far uscire questa notizia.
Grazie

flavia mapelli (RSA)
e alcune lavoratrici Triumph International

sede italiana
Trescore Balneario (Bg)


15 luglio 2012

Da alcune settimane, nell’azienda dove siamo impiegate, le lavoratrici con figli, piccoli soprattutto,
vengono chiamate in colloqui individuali dal capo del personale e messe sotto pressione perchè
accettino di firmare le dimissioni “volontarie” in cambio di una magra buonuscita.
Per ogni lavoratrice/mamma, il direttore del personale, ha davanti una scheda informativa contenente i dati personali sulla famiglia e i bambini (età…nomi), ed in base a queste informazioni, imbastisce una conversazione dai toni fintamente amichevoli, nel corso della quale cerca di blandire le lavoratrici tentando di convincerle che la massima aspirazione di ogni donna dovrebbe essere quella di fattrice/massaia, a tempo pieno. Sottolineando che questa è un’occasione da cogliere al volo poiché difficilmente verrà riproposta nuovamente.

E quando le lavoratrici, offese e umiliate da questa “offerta”, che peraltro nessuna di loro ha mai
chiesto, rispondono “no, grazie preferisco lavorare” i toni cambiano e tra le righe cominciano a filtrare le intimidazioni.
L’azienda si sta trasferendo, senza alcuna motivazione credibile, a più di 60 km dalla sede attuale, chi sceglierà di seguirla dovrà farlo alle sue condizioni e “senza lagnarsi” perchè “…qualcuno potrebbe diventare cattivo”.
Beh niente di nuovo…da qualche centinaio di anni…purtroppo, ma la cosa un po’ strana è che siamo nel 2012 e noi non lavoriamo in un laboratorio gestito da cinesi o in nero, in un sottoscala, magari al sud, bensì nella sede italiana di una multinazionale tedesca, leader in italia e nel mondo nel settore dell’ abbigliamento intimo; e che da 50 anni ha sede nel produttivo (fino a qualche anno fa) cuore della “padania”.

Nella nostra provincia infatti, come del resto succede in tutto il paese, da tempo, le aziende chiudono, una dopo l’altra, lasciandosi alle spalle centinaia, migliaia di disoccupati/e senza prospettive o quasi.
Lo stesso è successo anche per la “nostra” multinazionale.
Alcuni anni fa è toccato alla produzione (-113 operaie) trasferita in paesi dove probabilmente il basso costo del lavoro continua permettere alla proprietà maggiori profitti, poi è stato il turno del magazzino (-56 addetti/e) che in parte è stato accorpato in un unico sito europeo ed in parte è rimasto qui, sparpagliato in diverse logistiche della zona dove, ci lavorano schiavi “a norma di legge”.
Mentre 2 anni fa, con lo stesso trucco andato a vuoto ora (spauracchio del trasferimento + pressioni + una buonuscita) l’azienda era riuscita a liberarsi di una quindicina di impiegati di lungo corso, dimissionati “volontariamente”.

Questi nostri colleghi sono stati rimpiazzati da giovani laureati, stagisti o con contratto a tempo
determinato che negli ultimi 2 anni si sono avvicendati a decine al nostro fianco. Ragazzi/e costretti dalla precarietà ad accettare di lavorare anche 9/10 ore, senza (quasi) fare pause e spesso invitati a portarsi il lavoro a casa per proseguire (gratis) la sera e nel fine settimana.
E’ chiaro chi sceglierà l’azienda, tra noi e loro non appena ne avrà l’opportunità.
Pare si chiami libertà di impresa, anche se a noi sembra tanto caporalato anni ‘50.
Solo una ventina di anni fa eravamo più di 500, ora siamo una sessantina.
Tutti impiegate/i, in maggioranza donne, con un’anzianità di 15/20/30nni, considerati dal nuovo
management poco più che dei pesi morti, probabilmente per via di alcuni gravi handicap che ci
trasciniamo da tempi antidiluviani, ovvero, contratto a tempo indeterminato, discreto stipendio e
probabilmente qualche tutela di troppo.
A questo punto, siamo stati messi di fronte a questo trasferimento di cui non ci si spiega i motivi se non quello di incentivarci “all’esodo”.

Per noi tutti/e infatti è evidente che dietro questa decisione si nasconde (nemmeno troppo) l’intenzione di liberarsi del personale più “datato”, per lo più residente nelle vicinanze della attuale sede.
Ma nonostante siamo consapevoli che, con lo spostamento, le nostre giornate lavorative si
allungheranno come minimo di 4 ore, abbiamo deciso di seguire l’azienda chiedendo però che questa si impegni a coprire le spese di vitto e trasporto _che altrimenti si mangerebbero 2 dei nostri stipendi ogni anno.
Ovviamente la risposta è stata “No, non ci sono soldi” che però magicamente sono apparsi quando si è cercato di convincere le lavoratrici/mamme a ritornarsene a casa.
E così, mentre dai media politici di tutti i colori farneticano di tutela delle donne lavoratrici, pari
opportunità e quote rosa (sic!) a noi viene chiesto insistentemente di ritornare ad occuparci della casa e della prole.
Nessuna di noi lavora per noia, lo stipendio ci è necessario per poter vivere dignitosamente, non
chiediamo elemosine né tantomeno commiserazione. Vogliamo solo poter continuare a lavorare!
Quando abbiamo realizzato quali erano i piani dell’azienda ci siamo guardate in faccia,
abbiamo 35/40/50anni e per noi le possibilità di trovare un’altra occupazione, fuori da qui, sono pari a zero.

Allora ci siamo organizzate in un sindacato di base, decise a difendere il nostro posto di lavoro.
Il 22/06 scorso il nostro sindacato ha chiesto un incontro interlocutorio all’azienda, ma questa l’ha ignorato dichiarandolo illegittimo. In spregio allo Statuto dei Lavoratori che sancisce la libera scelta della rappresentanza sindacale a tutti i lavoratori (evidentemente Marchionne fa scuola).
Allora, 2 settimane fa circa, abbiamo indetto una conferenza stampa per denunciare la situazione, ma la stampa locale (dietro pressioni di varia natura) ci ha completamente boicottato.
Forse perchè gli inserzionisti vanno lasciati tranquilli, qualsiasi cosa combinino.
O forse perchè, si sa, i lavoratori fanno notizia solo se muoiono bruciati (possibilmente in numero
superiore a 5) oppure se si suicidano, in sequenza, perchè il lavoro non ce l’hanno più.
Per questo motivo cerchiamo qualcuno che dia la rilevanza dovuta alla nostra voce, non perchè questa storia sia così fuori dal comune, anzi, ma forse proprio perchè questo atteggiamento verso i lavoratori, sta diventando la norma, crediamo sia necessario amplificarla, ora più che mai….al tempo della crisi.

Grazie per l’attenzione.

Le lavoratrici del cobas Triumph International sede Trescore Balneario (Bg)
A tutela della nostra privacy abbiamo deciso di non firmarci con i nostri nomi, anche se siamo
disponibili a confermare tutto quanto scritto e a rilasciare dichiarazioni, a chi vorrà darci supporto.

Per contatti
Flavia Mapelli R.S.A. (impiegata Triumph dal 1983)
343016722
flamap@tiscali.it

intorno al 21 luglio Palermo manifestazione "Basta femminicidi"

Ciao a tutte

dopo il primo nostro comunicato sulla manifestazione del 21 luglio Palermo che abbiamo fatto girare su internet, compreso la pagina facebook in cui è propagandato l'evento, si è sviluppato un dibattito in particolare con una delle organizzatrici della manifestazione del coordinamento antiviolenza 21 Luglio.

La stessa, inzialmente si è alquanto infastidita, ha tenuto a sottolineare che loro a livello palermitano si sono dissociate dalle donne di "Se non ora quando?" coordinamento nazionale già da dopo il 13 febbraio 2011, e che pertanto la nostra critica/presa di distanza dall'appello di convocazione che riprende passaggi e contenuti di "Mai più complici" è fuori luogo, che
questa manifestazione a Palermo è organizzata dal basso, che i partiti e i sindacati non c'entrano... (infatti hanno deciso che non ci saranno simboli o bandiere), che noi con questo comunicato rischiavamo di liquidare la manifestazione.

Abbiamo quindi replicato che nel nostro comunicato noi abbiamo criticato proprio alcuni passaggi dell'appello di "Mai più complici" ripresi e pubblicati sulla bacheca facebook nell'appello di convocazione ufficiale della manifestazione, quindi la dissociazione sembra alquanto strana, che per nulla liquidavamo la manifestazione, tanto è vero che scenderemo in piazza a sostegno delle donne che vi parteciperanno, ma che sulla critica a quei contenuti non possiamo che essere chiare prendendo le distanze da essi.

L'organizzatrice è stata costretta ad ammettere che in effetti loro "si dissociano dal progetto nazionale" delle SNOQ (ma senza spiegare bene come), che la manifestazione del 21 luglio non è collegata all'appello Mai più complici se non nella condivisione di alcuni contenuti.
Alla fine ha però tenuto a dire che con noi ci può essere un confronto sulle posizioni e pratica, "è importante iniziare a confrontarci seriamente", (apprezzando il lavoro che noi cerchiamo di fare quotidianamente), che è vero che la violenza va vista da un punto di vista sociale "...non c'è dubbio alcuno che femminicidi e violenza sulle donne siano il prodotto di una società malata,
e che a queste radici bisogna guardare e che queste radici bisogna estirpare..." clicccando "mi piace" alla nostra risposta conclusiva.


saluti di lotta


donatella per Mfpr palermo

_______________________


Una delegazione di compagne del Movimento femminista proletario rivoluzionario e di lavoratrici e precarie dello Slai Cobas per il sindacato di classe scenderanno in piazza a Palermo Sabato 21 luglio con contenuti autonomi dall'appello di convocazione che riprende passaggi dell'appello di "Mai più complici" .


Saremo al fianco di tutte le donne, lavoratrici, giovani che parteciperanno contro la violenza e le uccisioni sempre più crescenti delle donne nel nostro paese (non ultimo il tragico femminicidio di una donna incinta di 9 mesi massacrata e bruciata dal marito a Trapani), ma riteniamo che l'appello e le donne che lo promuovono e sottoscrivono, dal Comitato di "Se non ora quando?"
alla Camusso della Cgil… non possano rappresentare nel nostro paese né la maggioranza delle donne contro cui si scatena ogni giorno una vera e propria "guerra di bassa intensità", né la battaglia necessaria e urgente che oggi si pone per noi donne alla luce del clima politico, ideologico e sociale per cui la violenza e i femminicidi avvengono.

Le promotrici dell'appello "MAI PIU' COMPLICI" (ripreso oggi) così come già fecero in occasione del 13 febbraio 2011 (richiamato nell'appello), si ricandidano a "interpreti" dell'attacco alle donne chiamandole "a porre fine a quest'orrore" con il "cercare insieme forme e parole nuove – perché - un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dall’Europa e dalla civiltà…"

Anche il 13 febbraio 2011, quando lanciarono la manifestazione nazionale contro Berlusconi e tutto quello che rappresentava contro le donne che vide tantissime donne scendere spontaneamente in protesta nelle piazze di tante città, le SNOQ si appellarono ad esse affinché la società si potesse rendere " più civile, più ricca e accogliente".

Ma di quale civiltà parlano??? E di quale Europa ??? E soprattutto di quale società ???

La civiltà in Italia sarebbe quella in cui la condizione di vita della maggioranza delle donne proletarie, lavoratrici, precarie, giovani è sempre più attaccata non solo in termini di possibilità lavorativa, di precarietà, di disoccupazione crescente, ma anche di discriminazioni vecchie e nuove, di pesanti tagli ai servizi sociali, in cui si attaccano diritti conquistati con la lotta e si ricacciano le donne nella famiglia, si nega alle ragazze un futuro?



L'Europa quella sottomessa al potere di padroni e banchieri, quella delle manovre lacrime e sangue, dall'Italia alla Spagna… che si abbattono sulle masse popolari, delle politiche fallimentari come in Grecia, della violenza repressiva scatenata contro chiunque osa ribellarsi al massacro della proprie condizioni di vita?

E la società, infine, quella capitalista e imperialista in cui viviamo basata sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e che fa della doppia oppressione della donna uno dei puntelli/base per la sua esistenza e conservazione?

Le donne promotrici di "MAI PIU' COMPLICI" non possono essere le interpreti della denuncia dell'attacco alle donne, di cui la violenza e i femminicidi sono l'aspetto più marcio, perché esso è portato avanti da un sistema sociale, da governi, da partiti, da sindacati, di cui buona parte di queste donne sono parte, che agiscono solo e soltanto per la civiltà, l'Europa e la società della
classe borghese che sta al potere. Come già denunciammo il 13 febbraio 2011, anche oggi esse tornano a "…rivolgere l'appello a sé stesse, al loro ceto sociale e ceto politico tutto interno a questo sistema, al parlamento, ai partiti cui fanno riferimento, PD in primis, che sostengono pienamente il governo Monti/Fornero e ai sindacati complici come la Cgil… che oggi scendano
in piazza – contro la violenza e i femminicidi - è il minimo che possano fare… ma appunto, è il "minimo", quasi un "dovere" ma per deviare poi, come hanno già fatto, le positive energie delle donne che scendono a protestare in senso riformistico/elettoralistico secondo la logica della mera delega.

NOI NON CI STIAMO!!!

Noi che non abbiamo alcun sistema da difendere, noi che non abbiamo voti da conquistare, ma che parliamo e cerchiamo quotidianamente di lottare a nome delle tante donne proletarie, lavoratrici, precarie, disoccupate, giovani… di cui facciamo fisicamente parte, diciamo oggi con più con forza che siamo chiamate a rispondere direttamente a questa guerra scatenata contro le
donne ma che non è possibile lottare contro la violenza sessuale e i femminicidi senza rovesciare questo sistema sociale che li produce e di cui se ne fa puntello.

Sabato 21 luglio saremo in piazza insieme alle donne che vi parteciperanno ma vi saremo con la concezione/pratica del NOI ODIAMO GLI UOMINI CHE ODIANO LE DONNE esprimendo in questo l’immagine di una società di cui non abbiamo nulla da difendere e conservare e contro cui è necessario lottare ogni giorno a 360 gradi; per dire che ad una violenza che è sistemica la maggioranza delle donne deve rispondere, organizzandosi, con la legittima violenza rivoluzionaria
che deve esprimersi già da oggi sviluppando una linea, non circoscritta solo a richieste parziali come l'adozione di misure più repressive, ma combattiva verso gli stupratori, gli assassini e le Istituzioni.

Lottare contro le radici della violenza sessuale e delle uccisioni contro le donne vuol dire lottare contro l'inciviltà e la barbarie di questo sistema capitalista che deve essere distrutto, e le donne hanno doppie ragioni per farlo.

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BASTA FEMMINICIDI! SCENDIAMO IN PIAZZA IL 21 LUGLIO –
(appello di convocazione)

L’Italia rincorre primati: sono settantatrè, dall’inizio di questo 2012, le donne morte per mano di uomo, e sono dieci le "altre" donne uccise nello stesso periodo, donne straniere, clandestine, vittime della tratta, ignorate da tutti, dimenticate anche dalle statistiche ...e dalle manifestazioni contro tanta violenza.

E’ ora di dire BASTA e chiamare le cose con il loro nome, di registrare, riconoscere e misurarsi con l’orrore di bambine, ragazze, donne uccise nell’indifferenza.

Queste violenze sono crimini, omicidi, anzi FEMMINICIDI.

E’ tempo che i media cambino il segno dei racconti e restituiscano tutti interi i volti, le parole e le storie di queste donne e delle “altre” e soprattutto la responsabilità di chi le uccide perché incapace di accettare la loro libertà.

E ancora una volta, come abbiamo già fatto un anno fa, il 13 febbraio, chiediamo agli uomini di camminare e mobilitarsi con noi, per cercare insieme forme e parole nuove capaci di porre fine a quest’orrore. Un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dall’Europa e dalla civiltà.

Vogliamo che l’Italia si distingua per come sceglie di combattere la violenza contro le donne e non per l’inerzia con la quale, tacendo, sceglie di assecondarla. [dall'appello di MAI PIU' COMPLICI]


Proviamo a scuotere le coscienze accaldate e distratte dalle vacanze.
Dobbiamo urlare, non c'è altra soluzione. Scendiamo in piazza e urliamo BASTA sabato 21 luglio.

A Palermo e speriamo in altre piazze d'Italia.

Lo abbiamo fatto il 13 febbraio, proviamoci di nuovo, prima che sia troppo tardi

15/07/12

BASTA FEMMINICIDI! scendiamo in piazza... sulla manifestazione del 21 Luglio a Palermo


BASTA FEMMINICIDI! SCENDIAMO IN PIAZZA IL 21 LUGLIO

CONCENTRAMENTO ore 09.00 in PIAZZA CROCI - CORTEO FINO A PIAZZA MASSIMO

PALERMO

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Una delegazione di compagne del Movimento femminista proletario rivoluzionario e di lavoratrici e precarie dello Slai Cobas per il sindacato di classe scenderanno in piazza a Palermo Sabato 21 luglio con contenuti autonomi dall'appello di convocazione che riprende passaggi da "MAI PIU' COMPLICI".

Saremo al fianco di tutte le donne, lavoratrici, giovani che parteciperanno contro la violenza e le uccisioni sempre più crescenti delle donne nel nostro paese (non ultimo il tragico femminicidio di una donna incinta di 9 mesi massacrata e bruciata dal marito a Trapani), ma riteniamo che l'appello "MAI PIU' COMPLICI" e le donne che lo promuovono e sottoscrivono, dal Comitato di "Se non ora quando?" alla Camusso della Cgil… non possano rappresentare nel nostro paese né la maggioranza delle donne contro cui si scatena ogni giorno una vera e propria "guerra di bassa intensità", né la battaglia necessaria e urgente che oggi si pone per noi donne alla luce del clima politico, ideologico e sociale per cui la violenza e i femminicidi avvengono.

Le promotrici dell'appello "MAI PIU' COMPLICI", che oggi si riprende, così come già fecero in occasione del 13 febbraio 2011 (richiamato nell'appello), si ricandidano a "interpreti" dell'attacco alle donne chiamandole "a porre fine a quest'orrore" con il "cercare insieme forme e parole nuove – perché - un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dall’Europa e dalla civiltà…"

Anche il 13 febbraio 2011, quando lanciarono la manifestazione nazionale contro Berlusconi e tutto quello che rappresentava contro le donne che vide tantissime donne scendere spontaneamente in protesta nelle piazze di tante città, le SNOQ si appellarono ad esse affinché la società si potesse rendere " più civile, più ricca e accogliente".

Ma di quale civiltà parlano??? E di quale Europa ??? E soprattutto di quale società ???

La civiltà in Italia sarebbe quella in cui la condizione di vita della maggioranza delle donne proletarie, lavoratrici, precarie, giovani è sempre più attaccata non solo in termini di possibilità lavorativa, di precarietà, di disoccupazione crescente, ma anche di discriminazioni vecchie e nuove, di pesanti tagli ai servizi sociali, in cui si attaccano diritti conquistati con la lotta e si ricacciano le donne nella famiglia, si nega alle ragazze un futuro?

L'Europa quella sottomessa al potere di padroni e banchieri, quella delle manovre lacrime e sangue, dall'Italia alla Spagna… che si abbattono sulle masse popolari, delle politiche fallimentari come in Grecia, della violenza repressiva scatenata contro chiunque osa ribellarsi al massacro della proprie condizioni di vita?

E la società, infine, quella capitalista e imperialista in cui viviamo basata sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e che fa della doppia oppressione della donna uno dei puntelli/base per la sua esistenza e conservazione?

Le donne promotrici di "MAI PIU' COMPLICI" non possono essere le interpreti della denuncia dell'attacco alle donne, di cui la violenza e i femminicidi sono l'aspetto più marcio, perché esso è portato avanti da un sistema sociale, da governi, da partiti, da sindacati, di cui buona parte di queste donne sono parte, che agiscono solo e soltanto per la civiltà, l'Europa e la società della classe borghese che sta al potere. Come già denunciammo il 13 febbraio 2011, anche oggi esse tornano a "…rivolgere l'appello a sé stesse, al loro ceto sociale e ceto politico tutto interno a questo sistema, al parlamento, ai partiti cui fanno riferimento, PD in primis, che sostengono pienamente il governo Monti/Fornero e ai sindacati complici come la Cgil… che oggi scendano in piazza – contro la violenza e i femminicidi - è il minimo che possano fare… ma appunto, è il "minimo", quasi un "dovere" ma per deviare poi, come hanno già fatto, le positive energie delle donne che scendono a protestare in senso riformistico/elettoralistico secondo la logica della mera delega.

NOI NON CI STIAMO!!!

Noi che non abbiamo alcun sistema da difendere, noi che non abbiamo voti da conquistare, ma che parliamo e cerchiamo quotidianamente di lottare a nome delle tante donne proletarie, lavoratrici, precarie, disoccupate, giovani… di cui facciamo fisicamente parte, diciamo oggi con più con forza che siamo chiamate a rispondere direttamente a questa guerra scatenata contro le donne ma che non è possibile lottare contro la violenza sessuale e i femminicidi senza rovesciare questo sistema sociale che li produce e di cui se ne fa puntello.

Sabato 21 luglio saremo in piazza insieme alle donne che vi parteciperanno ma vi saremo con la concezione/pratica del NOI ODIAMO GLI UOMINI CHE ODIANO LE DONNE esprimendo in questo l’immagine di una società di cui non abbiamo nulla da difendere e conservare e contro cui è necessario lottare ogni giorno a 360 gradi; per dire che ad una violenza che è sistemica la maggioranza delle donne deve rispondere, organizzandosi, con la legittima violenza rivoluzionaria che deve esprimersi già da oggi sviluppando una linea, non circoscritta solo a richieste parziali come l'adozione di misure più repressive, ma combattiva verso gli stupratori, gli assassini e le Istituzioni.

Lottare contro le radici della violenza sessuale e delle uccisioni contro le donne vuol dire lottare contro l'inciviltà e la barbarie di questo sistema capitalista che deve essere distrutto, e le donne hanno doppie ragioni per farlo.

mfpr palermo

lavoratrici e precarie Slai Cobas per il s.c. palermo

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appello di convocazione

L’Italia rincorre primati: sono settantatrè, dall’inizio di questo 2012, le donne morte per mano di uomo, e sono dieci le "altre" donne uccise nello stesso periodo, donne straniere, clandestine, vittime della tratta, ignorate da tutti, dimenticate anche dalle statistiche ...e dalle manifestazioni contro tanta violenza.

E’ ora di dire BASTA e chiamare le cose con il loro nome, di registrare, riconoscere e misurarsi con l’orrore di bambine, ragazze, donne uccise nell’indifferenza.

Queste violenze sono crimini, omicidi, anzi FEMMINICIDI.

E’ tempo che i media cambino il segno dei racconti e restituiscano tutti interi i volti, le parole e le storie di queste donne e delle “altre” e soprattutto la responsabilità di chi le uccide perché incapace di accettare la loro libertà.

E ancora una volta, come abbiamo già fatto un anno fa, il 13 febbraio, chiediamo agli uomini di camminare e mobilitarsi con noi, per cercare insieme forme e parole nuove capaci di porre fine a quest’orrore. Un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dall’Europa e dalla civiltà.

Vogliamo che l’Italia si distingua per come sceglie di combattere la violenza contro le donne e non per l’inerzia con la quale, tacendo, sceglie di assecondarla. [dall'appello di MAI PIU' COMPLICI]


Proviamo a scuotere le coscienze accaldate e distratte dalle vacanze.

Dobbiamo urlare, non c'è altra soluzione. Scendiamo in piazza e urliamo BASTA sabato 21 luglio.

A Palermo e speriamo in altre piazze d'Italia.

Lo abbiamo fatto il 13 febbraio, proviamoci di nuovo, prima che sia troppo tardi.

DALLE DONNE NO TAV TORINO & CINTURA


no non ci avrete morti perchè non ci fermeremo nella lotta... libertà per marianna e per tutti i no tav in carcere... a sostegno della lotta delle donne no tav e di tutti i no tav...

lavoratrici e precarie Slai Cobas per il s.c. e compagne mfpr palermo


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Per Marianna. (E per Sole, ovunque tu sia)
Le donne No Tav di Torino e cintura vogliono esprimere con questo comunicato piena solidarietà a Marianna Valenti, arrestata il 9 settembre insieme a Elena Garberi (Nina) durante una passeggiata serale in Clarea. Centinaia di persone, uomini e donne di tutte le età, si sono avvicinate al “cantiere” presidiato dalle “Forze dell’Ordine” e sono state accolt...e con un fitto lancio di lacrimogeni, l’aria era irrespirabile e gli uomini in armi sono usciti ad inseguire la gente che scappava. Il loro ordine era di "prendere qualcuno". E’ toccato a Nina e Marianna.
La felicità per la piena assoluzione di Nina fa da contrasto alla rabbia per l’ingiusta condanna a 8 mesi di Marianna.
Oggi ci è toccato assistere all'ennesima prova di ingiustizia della giustizia.
Prescrizioni ai violenti della Diaz e ai politici corrotti che continuano a rimanere nei loro ruoli e a reiterare i loro reati.
8 mesi a Marianna una ragazza di 21 anni, nostra figlia.
Lei ha pagato per noi, è stata punita per educarci.
Per i violenti e i corrotti processi eterni.
Per i No Tav processi lampo e sentenze immediate.
Perchè questo è il paese dove dissentire è il vero reato.
Perché siamo le loro coscienze.
Perchè ogni volta siamo lì a ricordare loro che ci si può ribellare e loro ne hanno paura perchè se il popolo si unisse a noi loro sarebbero finiti.
Quindi usano contro di noi ogni mezzo.
La forza. Con ingenti mezzi di forze dell'ordine asservite al loro potere.
La disinformazione. Con giornali e tv che distorcono la verità.
L'intimidazione. Con i processi, con le continue richieste di identificazione...se hai una bandiera, se volantini, se vuoi andare a sentire una conferenza...perfino se vai a portare degli aiuti in Emila e sulla tua macchina hai l'adesivo No tav o se scrivi No Tav sul finestrino di un a macchina ricoperta di neve.
Ma noi non abbiamo paura, perchè abbiamo la forza della ragione.
Non ci intimidiscono le vostre sentenze e neanche i vostri manganelli ma ci nutriamo degli applausi della gente al nostro passaggio.
Perchè se qualcuno mal ci sopporta per molti siamo degli eroi che fanno quello che troppi non hanno il coraggio di fare.
Il 6 luglio avete incominciato gli altri processi, perchè avete fretta e dovete darci una lezione.
Avete rinchiuso i nostri compagni nelle gabbie durante il processo come se fossero dei mafiosi.
Ci volete spezzare, piegare ma ogni vostro atto non fà che darci forza perchè noi non molleremo mai.
Marianna non ha fatto niente, "le abbiamo prese perchè anzichè andare in giù insieme a tutti gli altri, loro due sono salite".
Questa è stata la dichiarazione di uno degli agenti che ha fermato Marianna.
Marianna è stata condannata a 8 mesi perchè ha preso la strada sbagliata.
Siamo felici per la completa assoluzione di Nina ma la condanna di Marianna pesa su di noi come un macigno (quelli che ci accusano di tirare a loro).
In un giorno che per noi è già funesto.
L'11 luglio 1998 Sole (Maria Soledad Rosas arrestata insieme a Edoardo Massari detto Baleno, suicidatosi in carcere il 28 marzo, e a Silvano Pellissero accusati di essere gli autori di alcuni attentati in val di Susa contro i primi cantieri dell'alta velocità) si suicidava nella comunità nella quale era agli arresti. 4 anni dopo sono stati assolti per l'inconsistenza delle prove.
Non lasceremo sola Marianna perchè, come abbiamo gridato stamattina: PER MARIANNA CONDANNATA OGNI DONNA E' INCAZZATA.
Marianna è nostra figlia, nostra nipote, nostra sorella.
La sua condanna ci ha fatto male ma non ci lascerete muti a guardare i vostri soprusi sui nostri figli.
Diceva Sole "Ci vogliono morti perchè siamo i loro nemici e non sanno che farsene di noi perchè non siamo i loro schiavi"


DONNE NO TAV TORINO & CINTURA

11/07/12

SIAMO TUTTE NINA E MARIANNA... SIAMO TUTTE NO TAV

Quasi due settimane di carcere dopo l’arresto avvenuto il 9 settembre 2011, durante una delle tante passeggiate intorno alle reti del cantiere a Chiomonte, e oltre un mese e mezzo ai domiciliari, per poi vedere svanire, udienza dopo udienza, le accuse che la Procura di Torino aveva ritenuto così gr...avi da giustificare queste misure cautelari. Testimonianze confuse e piene di contraddizioni quelle che si sono alternate nell’aula del Tribunale di Torino durante le quattro udienze del processo a Elena Garberi e Marianna Valenti, che provano come le due donne siano colpevoli solo di essersi trovate nel luogo e nel momento sbagliato, dal punto di vista del PM, ma ancora una volta nel posto giusto, per un movimento che NON SI ARRESTA!
Un agente inciampa su una pietra, ed è sicuro che quella pietra non fosse li’ prima che i manifestanti iniziassero il lancio. Un altro agente ammette candidamente che l’uscita non era per una semplice carica di alleggerimento ma per “prenderne qualcuno”, cosa dimostrata anche dall’audio di uno dei video forniti dalla stessa Procura. Poi quello zaino carico di pietre, troppo pesante anche per un superdotato, addebitato a Marianna, senza nulla che possa provarne il collegamento. Poi la questione del "concorso morale", che renderebbe tutti i partecipanti a manifestazioni nelle quali si verificano "scontri", complici per il solo fatto di essere presenti.
Ma, una dopo l’altra le tesi della Procura di Torino perdono forma e sostanza, rendendo inconsistente l’insieme degli elementi accusatori e sempre più evidente la straordinaria determinazione di Nina (Elena) e Marianna nel difendere il loro diritto a manifestare la contrarietà a quest’opera devastante, inutile e costosa. In mancanza di elementi che dimostrino che le due donne hanno lanciato oggetti verso le fdo o che sono direttamente responsabili delle “cadute” degli agenti refertati, l’accusa ha chiesto, per il reato di resistenza a pubblico ufficiale e per il "concorso morale", 13 mesi per Marianna, 12 per Nina. L’11 Luglio al Tribunale di Torino dalle ore 9:00 si svolgerà l’udienza finale, con la lettura della sentenza. La difesa chiede la piena assoluzione, per la non sussistenza del reato. Noi ci saremo, perché siamo tutt*
NINA E MARIANNA e perché CHI LOTTA PER UN MONDO MIGLIORE NON SI ARRESTA!

09/07/12

Sit-in di lavoratrici e precarie ai Cantieri navali di Palermo



Appello delle donne Cobas alle donne delle famiglie delle “tute blu”, diretto alle donne delle famiglie degli operai Fincantieri per convincerle a scendere in piazza contro la disoccupazione femminile, ma non solo...

Una delegazione di donne lavoratrici, precarie, disoccupate, oggi ha distribuito agli operai dei cantieri navali, durante il loro primo turno di lavoro in fabbrica un volantino indirizzato alle donne delle loro famiglie per organizzare uno “sciopero” contro i licenziamenti e la precarietà del lavoro-femminile. L’obiettivo è quello di creare una rete di donne, lavoratrici, mogli
di operai, che si estenda da sud a nord a livello nazionale e andare a manifestare a Roma davanti al Ministero del Lavoro.

“Sostenendo anche – ha dichiarato Donatella A. dello Slai Cobas per il sindacato di classe - una lettera che le mogli degli operai della Fiat di Pomigliano hanno scritto alle mogli delle tute blu di Termini Imerese per incitarle a scendere
in piazza e a far valere i loro diritti di donne e di lavoratrici, mentre lo facciamo conoscere alle altre, ci rivolgiamo a tutte le donne che vivono in condizione di perenne precarietà, disoccupazione ecc.
In Sicilia c’è il più alto tasso di disoccupazione femminile e la riforma del lavoro ha peggiorato ulteriormente la nostra condizione”.

da Quotidiano La Sicilia 6/7/12

Alle donne delle famiglie degli operai della Fincantieri di Palermo

Vogliamo farvi conoscere tramite i vostri familiari, operai dei cantieri Navali di Palermo, la lettera (riportata di seguito) che come donne lavoratrici, precarie e disoccupate in lotta dello Slai Cobas per il s.c. abbiamo scritto in risposta ad un appello lanciato dalle mogli, operaie, disoccupate, anch'esse che lottano in altre città del nostro paese, contro licenziamenti, cassa integrazione, precarietà e disoccupazione.

Mandando anche a voi tutta la nostra solidarietà per la situazione non facile e pesante che certamente vivete accanto agli operai vostri familiari a causa dei pesanti attacchi che subiamo ogni giorno alle condizioni di lavoro e di vita, vi invitiamo a considerare la necessità che ancor di più oggi anche per noi donne non è più l'ora di " restare a casa in attesa delegando, ma è urgente e necessario lottare in prima persona, portando in piazza la ribellione e le ragioni di lottare per i propri compagni, per la propria famiglia e la propria vita"

Mettiamoci in collegamento… SALUTI DI LOTTA

le lavoratrici, precarie, disoccupate Slai Cobas per il sindacato di classe

*************

CON LE DONNE DAL CUORE “BLU

Al Comitato delle mogli degli operai di Pomigliano, alle lavoratrici, alle disoccupate dei Cantieri Navali, della Fincantieri e dell'Avis di Castellammare, dei Cantieri Navali di Trapani, della ex Parmalat di Atella (PZ) e... a tutte le donne…

Vogliamo farvi arrivare tutto il nostro sostegno e la nostra unità con la battaglia che state portando avanti, come mogli di operai, o come voi stesse operaie, precarie, disoccupate.

Questa campagna è un segnale e un campanello di sveglia verso le donne proletarie e anche verso gli operai, per affermare l'unità e la solidarietà di classe, perché le mogli non stiano in casa, non restino in attesa delegando, ma lottino in prima persona, portino in piazza la loro ribellione e le loro ragioni di lottare per i propri compagni, per la propria famiglia e la propria vita.

Noi stiamo facendo circolare le vostre lettere, i vostri appelli in tutte le realtà di donne/lavoratrici sia nei nostri territori che a livello nazionale.

Non bisogna solo lamentarsi, o illudersi che altri facciano per noi, o perdere mesi, anni della nostra vita andando dietro alle squallide e false proposte dei politici e sindacati filo padronali.

Noi siamo lavoratrici di varie realtà di lavoro, disoccupate, precarie che ogni giorno lottiamo, duramente, con scioperi, presidi, blocchi, occupazioni di sedi istituzionali, scontri con la polizia, e anche da noi, in queste lotte sono sempre le donne ad essere le più ribelli e determinate come è giusto che sia, perché come ha detto una di voi noi siamo “Operaie e mogli di operai e ci toccano entrambe le cose”, per noi sono doppi gli attacchi e sono doppie le catene di cui dobbiamo liberarci.

Noi siamo colpite quando lavoriamo, quando i padroni ci cacciano dal lavoro, quando non troviamo lavoro, quando i padroni chiudono le fabbriche o licenziano i nostri mariti, compagni, figli, ma anche quando il governo scarica su di noi i costi dei tagli ai servizi sociali, del carovita, della famiglia che l’hanno fatta diventare il più grande “ammortizzatore sociale”.

La Fiat con il piano Marchionne è l’esempio più lampante e drammatico di questa condizione.

La Riforma del Lavoro peggiora enormemente la nostra condizione – a Taranto vi sono operaie delle pulizie che lavorano per 1 ora e 50 minuti e prendono 200 euro al mese! – e con l’attacco all’art. 18 dà il piatto servito alle grandi aziende per fare centinaia di licenziamenti.

Noi non ci stiamo! Se questo sistema sociale, questi padroni e governo Monti moderno fascista, considerano le donne “l’ultimo chiodo della carrozza”. E’ l’ora che facciamo vedere che i “chiodi” non si lascino arrugginire, ma si affilino e si mettano tutti insieme per formare un immenso tappeto… dove far “saltare a piedi nudi”, governo, padroni, politici e sindacati collaborazionisti.

Noi vogliamo organizzare uno SCIOPERO DELLE DONNE contro il lavoro sfruttato e oppressivo, contro il lavoro doppiamente negato alle donne e contro il doppio lavoro, contro chi vuole distruggere le nostre famiglie e il futuro dei nostri figli, per la DIGNITA'.

Questo “sciopero delle donne” deve essere un segnale di unità/ arricchimento della lotta di classe, di stimolo anche verso i nostri compagni operai, perché come dite voi “i nostri uomini da soli non possono farcela... ora tocca a noi entrarci”.

In questo percorso proponiamo una MANIFESTAZIONE DI MOGLI, LAVORATRICI, DISOCCUPATE, PRECARIE che assedi a Roma il Ministero del Lavoro, la Fornero che “chiagne e fotte”.

Un saluto “blu”/rosso!

Le lavoratrici e disoccupate Slai Cobas per il sindacato di classe – PALERMO e TARANTO

cobasta@libero.it - cobas_slai_palermo@libero.it



le immigrate guidano la nuova "Rosarno"

C'è un pezzo di Rosarno anche in Piemonte. A Castelnuovo Scrivia, cinque mila abitanti in mezzo alle campagne dell'alessandrino, dove da due settimane quaranta braccianti presidiano sotto il sole i campi sui quali si sono spaccati la schiena per anni. Hanno raccolto frutta e verdura, anche
per dodoci ore al giorno, che poi è stata smistata tra mercati e supermercati di Torino e Milano.

Ma ora hanno incrociato le braccia perchè da mesi aspettano lo stipendio dal loro datore di lavoro, l'azienda agricola Bruno Lazzaro. I loro racconti somigliano a quelli dei raccoglitori di
pomodori della Puglia. Paga da un euro l'ora, e da due anni nemmeno più quella. Anticipi di due o trecento euro a cui non sono mai seguiti i saldi. Nessuna garanzia, nessun diritto. Secondo la Cgil ci sono i margini per parlare di schiavitù: «Dobbiamo restituire i diritti a questi lavoratori»
spiega la segretaria provinciale Silvana Tiberti che sta conducendo una trattativa no stop con l'azienda.

La storia inizia all'alba del 22 giugno, quando guidati da Mimouna, una donna marocchina di 38 anni, che ha deciso di prendere le redini della protesta. «Non so come pagare l'affitto - racconta - Prima prendevo 5 euro all'ora, poi 1, ora nulla». Con i suoi compagni di lavoro si è piazzata
sulla statale, che collega Castelnuovo con la vicina Tortona, e da lì non si è più mossa rifiutandosi di tornare al lavoro. Il «padrone» Lazzaro ha chiamato i carabinieri. Secondo la Cgil i lavoratori vivevano in condizioni igieniche spaventose e quattro donne dormivano in azienda, tra rifiuti e attrezzi agricoli. Gli agenti hanno messo sotto sequestro l'attività e a «rinforzare» i sigilli ci han pensato i braccianti. L'altro giorno un camion della grande distribuzione ha tentato di avvicinarsi per caricare frutta e verdura.

I«quaranta» si sono messi davanti al motore e hanno bloccato il carico. Sono stati denunciati. Poi l'attività è stata dissequestrata perchè Lazzaro ha assunto, per un giorno, 19 lavoratori. Ma loro da lì non si muovono, perchè potrebbero arrivare altri «disperati disposti a farsi sfruttare e prendere il lavoro che è nostro e deve esserci ridato, ma con le regole» spiega Mimouna. Sulla strada poi possono incontrare persone e far conoscere la loro storia. Nei giorni scorsi sono passati politici, istituzioni, sindacalisti.

Eleonora Artesio, consigliere regionale di Rifondazione, ha scritto a Roberto Ercole, presidente regionale della Cia, l'associazione di categoria alla quale è associata l'azienda agricola. «Non mi risultano pagamenti da un euro l'ora - risponde il numero uno di Cia - nè altre cose che sono state
raccontate, ma sono in corso verifiche e aspettiamo che si faccia chiarezza.

Credo però che paragonare Alessandria a Rosarno sia eccessivo».Cia siede insieme ai sindacati e alla Provincia al tavolo di confronto aperto per volere del Prefetto. Da tre giorni le parti sociali sono in trattativa per trovare un accordo. Ma i quaranta di Castelnuovo sono determinati a non mollare: vogliono il loro salario e un lavoro regolare.

info MFPR

Il governo indiano uccide bambini e violenta ragazze

Rigiriamo dal Blog proletaricomunisti

*Comunicato Stampa degli Studenti per la Resistenza (SFR)*

SFR condanna l'assassinio a sangue freddo di 20 tribali innocenti di Bijapur, Chattisgarh da parte dello stato fascista indiano. La polizia del Chattisgarh e la Forza di Polizia Centrale di Riserva dichiarano di aver ucciso 20 guerriglieri del Partito Comunista dell'India (Maoista). Circa 600
truppe della Forza di Riserva Centrale di Polizia e unità di commando del Battaglione Centrale per l'Azione Decisa (COBRA) hanno condotto un operazione nel distretto Bijabur del Chhattisgarh. La polizia del Chattisgarh lo ha definito il più grande "incontro" (leggi scontro a fuoco n.d.r.) nel periodo recente, gli abitanti dei villaggi stanno offrendo una descrizione totalmente differente dell'incidente. Secondo gli abitanti dei villaGiustificaggi le forze di sicurezza hanno sparato ad una riunione pacifica di abitanti dei villaggi uccidendo 20 di essi, inclusi 5 bambini tra i 12 e i 15 anni, inoltre hanno aggredito sessualmente 4 ragazze teenager durante "l'incontro".
Dieci tra quelli uccisi erano tra i 15 e i 28 anni. " Ci eravamo riuniti per discutere circa l'imminente festival del seme, che è tenuto ogni anno prima che inizi la semina" ha dichiarato Madkam Ganpat di Rajpetta. Ha detto che la riunione è continuata per diverse ore, quando i partecipanti sono stati improvvisamente circondati da un grande contingente di forze di sicurezza. "Le forze hanno aperto immediatamente il fuoco, tutti noi abbiamo provato a
scappare via ma molti sono stati colpiti alle gambe, alla schiena e al petto," ha dichiarato.

La sparatoria è durata diversi minuti, hanno dichiarato gli abitanti dei villaggi, dopo di che le forze hanno chiesto via radio un trattore che ha portato via una serie di corpi.

"In seguito le forze si sono accampate nel villaggio e mi hanno trascinato nei campi", ha dichiarato una ragazza di 14 anni in un'intervista. "Mi hanno buttato a terra, picchiato, presa a calci, strappati i vestiti e tenuta ferma minacciandomi di violentarmi". Ha detto che altre 3 ragazze sono state molestate allo stesso modo. "Le forze sono rimaste nei campi fino al mattino
seguente", ha detto Irpa Raju. "Mio figlio è uscito fuori di casa per andare in bagno quando è stato sparato da un poliziotto. Ramesh è corso in casa gridando 'Ayo, Ayo [Mamma, Mamma]' ma le forze lo hanno seguito e ucciso nella nostra casa, davanti i miei occhi". Raju ha anche accusato i
poliziotti di aver aperto il salvadanaio di famiglia rubando cinquemila rupie.

Ieri, il Ministro dell'Interno P Chidambaram ha detto che 3 importanti capi maoisti, Mahesh, Nagesh e Somulu, sono stati uccisi "nell'incontro". Non c'è Mahesh nella lista ufficiale di quelli uccisi. Ci sono due Nageshes. Kaka Nagesh, chiamato anche Rahul, era uno studente di 17 anni di classe 10. L'altro Nagesh, Madkam Nagesh, era un suonatore professionale di dholak (strumento
di percussione popolare indiano n.d.r.) di 32 anni che era chiamato per suonare durante i festival, ha dichiarato un abitante del villaggio. Nessuno tra quelli uccisi "nell'incontro" aveva qualche precedente penale alla stazione di polizia a Barsaguda, la giurisdizione in cui cadono i 3 villaggi
chiamati Sarkeguda, Kotteguda e Rajapetta. I poliziotti alla stazione hanno detto che non sapevano nulla circa il fatto che fossero naxaliti (nome dato ai maoisti indiani n.d.r.). Tutti i presunti "grandi maoisti" sembravano aver vissuto con le loro famiglie nei 3 villaggi. La stazione di polizia è praticamente nella porta accanto, e un grande campo della CRPF sorge solo a
3 kilometri. La squadra CoBRA sostiene di aver sostenuto "un fuoco pesante" da parte loro per circa 3 ore, ma ha potuto recuperare solo una bharmar (pistola locale n.d.r.) insieme ai 19 corpi. I media (Sunday Express) hanno riportato la dichiarazione del Comandante del Comitato dell'Area di Basaguda del Partito Comunista dell'India (Maoista), "se loro (forze di sicurezza)
hanno ucciso 21 naxaliti in un "incontro", pensate che non saremmo stati capaci di uccidere almeno qualcuno di loro? Hanno mai ucciso cosi tanti dei nostri in una volta?".

È abbastanza chiaro che il modo in cui l'intero massacro è stato condotto non è nient'altro che l'Operazione Green Hunt intensificata per mezzo dell' Operazione Vijaya e dell'Operazione Hakka.

È abbastanza evidente che dopo la fase del "Salwa Judum" (utilizzo di civili armati in senso paramilitare n.d.r.) e la fase dell' Operazione Green Hunt, le operazioni anti-naxalite sono entrate in una nuova fase variamente chiamata "Operazione Haka" e "Operazione Vijay". Questa operazione ha avuto luogo nell'area Abujhmaad/Maad molto in profondità nella foresta; un gran
numero di forze paramilitari congiunte di circa 3000 vi hanno partecipato.
Mentre i resoconti della polizia parlano di campi naxaliti distrutti, scontri e arresti con i maoisti, la realtà è che le case sono state bruciate, adivasi e abitanti dei villaggi sono stati picchiati, tra cui
picchiati a morte, e quelli arrestati non sono stati presentati dinnanzi ai giudici. Durante la fase del "Salwa Judum" sono state documentate circa 500 morti in affidavit (negli ordinamenti di common law trattasi di dichiarazione scritta resa da una persona sotto giuramento davanti un
ufficiale giudiziario e avente natura probatoria n.d.r.) solo in una parte del Bastar del Sud. Un'altra lista di 192 uccisioni extra giudiziali, si presume siano accadute in Dantewada durante l'Operazione Green Hunt, tra il 2009 e il 2011.

Questo è il numero ufficiale. Il numero attuale è superiore.

Il Chattisgarh non è l'unico posto dove è avvenuta la brutalità delle forze di sicurezza.

In tutto il paese le forze di sicurezza e la polizia è impegnata nell'uccisione di tribali e dalits. Sotto la veste di "terrorismo" lo Stato Indiano è pesantemente impegnato in una caccia alle streghe.

E per I tribali è il "maoismo". I nomi possono essere differenti, ma l'agenda dello Stato Indiano è zittire le voci dissidenti contro il bottino aziendale, le atrocità delle caste e la violenza [dell'amministrazione n.d.r.] comunale. Le forze di sicurezza stanno fronteggiando una resistenza
militante dai popoli del Kashmir e del Nord-Est. La storia è ovunque la stessa. Quindi il racconto propagandato dalle forze di sicurezza riguardante l'uccisione di 20 tribali in Chattisgarh non è altro che una farsa, una bugia. Anche se erano Maoisti, non da nessuna licenza allo Stato di
ucciderli. Il Maoismo non emerge fuori dalla fantasia ma dalla Repressione di Stato in varie forme. Quindi è la violenza strutturale che è responsabile della sua emersione. Ancora una volta condanniamo il massacro.

Abbasso la repressione di Stato!

L'assassino di Carlo Giuliani ora anche stupratore!

Uccise Carlo Giuliani, ex carabiniere accusato di violenza sessuale sulla figlia

Ad accusare l'ex militare dell'Arma, Mario Placanica, che sparò durante il G8 di Genova 2001, la madre della ragazzina.

Il processo si aprirà il prossimo 16 novembre dopo la decisione del gup di rinviarlo a giudizio a Catanzaro

da Il Fatto Quotidiano | 3 luglio 2012

Mario Placanica, l’ex carabiniere che sparò e uccise Carlo Giuliani durante il G8 di Genova 2001, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di violenza sessuale ai danni della figlia, nata dalla relazione con la ex convivente. La decisione è stata presa dal giudice per le indagini preliminari di Catanzaro Tiziana Macri che ha accolto le richieste della Procura. Il dibattimento si aprirà il 16 novembre prossimo davanti al tribunale collegiale. In aula ha già comunicato che sarà presente l’ex compagna di Placanica (e madre della piccola presunta vittima), che si è costituita parte civile, assistita dall’avvocato Teresa Lavecchia.

L’indagine partì proprio dalle denunce della donna datate al 2008, quando accusò l’ex militare di abusi sessuali ai danni della figlioletta undicenne, che sarebbero avvenuti nel 2007. Nel corso dell’udienza preliminare, su richiesta della difesa dell’imputato, il giudice Macrì dispose una perizia relativa alla capacità di stare in giudizio di Placanica, che venne accertata.

02/07/12

Taranto... lavoratrici della raccolta differenziata in prima linea nella lotta in difesa del posto di lavoro

solidarieta' a tutte le lavoratrici da parte delle lavoratrici coop sociali palermo, in particolar modo alla lavoratrice che ha avuto il malore che nonostante le sue difficolta' familiari lotta con grande determinazione, grazie per questo grande esempio ....non mollate !!!!

Giorgia per le Coop Sociali

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La solidarietà non mancherà di certo compagne/i . . . la lotta si deve fare più dura!

Andrea Tranchina per le lavoratrici e lavoratori in cassa integrazione Ditta Sonepar Palermo

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forte solidarietà mfpr

ULTIM'ORA!


Una lavoratrice della Ditta Castiglia che insieme agli altri lavoratori e lavoratrici della Raccolta differenziata a S.Vito-Lama sta da sabato presidiando all'interno l'azienda, SI E' POCO FA SENTITA MALE! Stava svenendo e ora ha forti sbalzi di pressione.

Siamo in attesa del 118.

Questo malore è frutto della tensione di questi giorni per la fine del lavoro, della stanchezza di 3 giorni di occupazione in fabbrica sotto il sole.

Anche di questo sono responsabili chi, in questi giorni, a partire dal sindaco, invece di far continuare il lavoro nella raccolta differenziata, vuole ributtare in mezzo ad una strada lavoratori e lavoratrici che, prima da disoccupati, per tre anni hanno lottato per conquistarsi questo posto di
lavoro; mentre nello stesso tempo si interrompe un servizio pubblico!

Basta! Subito la proroga e l'estensione del servizio. I lavoratori e anche le lavoratrici, benchè hanno grossi problemi familiari - la lavoratrice che sta male ha il figlio in ospedale -
continuano la lotta!

Lavoratorici/tori Ditta Castiglia SLAI COBAS per il sindacato di classe

TA. 2.7.12

Altra giornata molto calda oggi a Taranto delle lavoratrici e lavoratori slai cobas per il sindacato di classe della raccolta differenziata.

Dopo la rumorosa mattimanata di ieri in cui le lavoratrici e i lavoratori della Ditta Castiglia hanno bloccato con decine di camion prima il piazzale del Comune, poi il ponte girevole e quindi le strade sotto la Prefettura, questa, ultimo giorno ufficiale di lavoro, appena arrivati si sono trovati
senza la possibilità di lavorare perchè l'azienda aveva tolto le chiavi dei camion, mentre è arrivata digos, polizia. Immediatamente i lavoratori hanno dato l'allarme e sono arrivati a sostegno i responsabili dello slai cobas per il sindacato di classe e Disoccupati Organizzati.

Quindi è iniziata una mattinata molto calda, da tutti i punti di vista: la presenza in azienda si è trasformata in assemblea permanente all'interno della fabbrica, sono stati messi striscioni, bandiere ai cancelli. Poi due lavoratori sono saliti con la bandiera su una torretta molto alta e sono rimasti per ore.

Solo l'impegno della Provincia e della stessa azienda ad adoperarsi per l'incontro di lunedì prossimo, per la continuazione del lavoro di raccolta differenziata ma anche per il suo allargamento con l'assunzione di altri Disoccupati Organizzati corsisti, ha fatto decidere di sospendere l'occupazione della fabbrica; ma fino a lunedì, continua il presidio giorno
e notte davanti alla ditta Castiglia, lunedì i lavoratori e le lavoratrici rientrano in fabbrica, mentre una loro rappresentanza con i Disoccupati Organizzati va all'incontro con la Provincia.

Come si vede dalle foto le lavoratrici sono l'anima più combattiva di questa lotta.

le lavoratrici di Csstiglia srl
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Dalle lavoratrici Triumph... il lavoro non si svende!

TRASFERIMENTO TRIUMPH: SVELATO IL SEGRETO DI PULCINELLA!

Il 23 maggio scorso l’azienda convoca tutti i dipendenti per annunciare loro che la sede di Trescore B. tra alcuni mesi verrà chiusa e gli uffici trasferiti a Segrate (61km di distanza), motivando questa scelta con alcune ragioni, apparentemente plausibili. L’esigenza di uno spazio adeguato all’ormai esiguo numero di impiegati, la maggior visibilità del marchio (?) e l’avvicinamento allo scalo di Linate(?).
Tutto ciò, seguito dalla rassicurazione della direzione che si impegna di fronte alle maestranze a salvaguardare tutti i posti di lavoro.

Ed infatti, la totalità degli attuali impiegati, considerato anche il momento di estrema crisi occupazionale della bergamasca, decide di organizzarsi per seguire l’azienda, nonostante le difficoltà che oggettivamente conseguiranno, dalla distanza tra il loro domicilio e i nuovi
uffici.

Il 19 giugno, nel corso di una nuova assemblea lampo i dipendenti vengono informati dell’avanzamento dei lavori della nuova sede e, tra l’annuncio di un prolungamento dell’orario di lavoro e la riconferma della disponibilità della direzione al “dialogo” con chi ritenesse di non poter seguire l’azienda presso la nuova sede, si ha l’impressione che lo scopo dell’incontro sia,
contrariamente a quanto dichiarato, quello di amplificare l’incertezza.

A quel punto, il nostro sindacato interpellato da alcune dipendenti, invia alla direzione una lettera con la quale richiede un incontro interlocutorio urgente per discutere di come l’azienda intende tutelare concretamente i dipendenti in vista del futuro spostamento. Inaspettatamente, questa
legittima richiesta ha l’effetto, di rivelare immediatamente, a chi avesse ancora dei dubbi, qual è il vero obbiettivo del trasferimento, difatti, ieri (25/06) immediatamente dopo il ricevimento della nostra lettera, la direzione del personale, con una mossa subdola, convoca in rapida
successione le dipendenti con figli, che evidentemente ritiene quelle più fragili ed in difficoltà, offrendo loro una magra buonuscita in cambio delle dimissioni.

Ecco quindi svelato il segreto di Pulcinella, dietro alle belle parole, alla disponibilità e alle finte rassicurazioni c’è la volontà di liberarsi in maniera il più possibile a buon mercato dei “vecchi” dipendenti, da tempo considerati più un peso che una risorsa, da chi probabilmente si auspica di
sostituirli completamente e al più presto con giovani precari, disposti a tutto, perché perennemente sotto ricatto.

Ma la totalità delle dipendenti convocate dà a tutti una grande lezione di dignità e malgrado la sorpresa e i comprensibili timori, respinge al mittente la "generosa" offerta e, nonostante i prevedibili sacrifici futuri, sceglie il lavoro.

DENUNCIAMO IL COMPORTAMENTO INQUALIFICABILE DELLA DIREZIONE TRIUMPH
RICORDANDO CHE L’AZIENDA SI È IMPEGNATA DI FRONTE A TUTTI I DIPENDENTI A
MANTENERE INALTERATO (ANZI AD INCREMENTARE) IL NUMERO DEGLI OCCUPATI E
RIBADIAMO LA RICHIESTA DI INCONTRO COME DA NOSTRA LETTERA.

IL POSTO DI LAVORO NON SI SVENDE!

Lavoratrici Slai cobas per il sindacato di classe Triumph Bergamo

lavoratrici Omsa/Golden Lady... controlli a tappeto dell'Ispettorato del lavoro

Nelle scorse settimane vi sono state ispezioni a tappeto in tutt'Italia dei negozi 'Golden Lady', dove tutte le lavoratrici benchè dipendenti a tutti gli effetti sono tenute invece con contratti di "associazione in partecipazione", che dietro la barzelletta dell'"autonomia lavorativa" di fatto costituiscono un rilevante risparmio retributivo, contributivo per l'azienda e una negazione degli elementari diritti contrattuali: malattia, ferie, ecc.
Infatti, padron Nerino Grassi in questi anni ha operato a 360° per tagliare il costo del lavoro e aumentare i suoi profitti: mentre buttava fuori le lavoratrici dalla fabbrica Omsa, trasformava tutti i contratti dei negozi Golden Lady in "associazione in partecipazione", ma anche in contratti di stagiste, tutti ultraprecari, e sempre sotto la spada di Damocle della perdita del lavoro.

La realtà è che tutti questi rapporti di lavoro sono subordinati più dei normali rapporti di dipendenza! Le disposizioni sono rigide, e le lavoratrici devono seguire esattamente quanto disposto dall'azienda; i controlli non solo non ci sono ma avvengono in maniera improvvisa e
nascosta, non ci sono sempre al fianco capi visibili ma, peggio, vi sono capi occulti che controllano anche se sorridi o meno al cliente, ecc. e che fanno stare costantemente sotto pressione le lavoratrici.

Le ispezioni di questi giorni sono sicuramente anche il frutto della lunga vertenza, tuttora in corso, delle operaie della Omsa!

La Fornero le vuole usare come specchietto delle allodole per una riforma del lavoro che dovrebbe (ma assolutamente non lo fa!) ridurre i contratti precari, falsamente autonomi; ma senza la lotta delle operaie questa realtà non sarebbe emersa.

Ora occorre che questi controlli vadavo avanti e portino alla trasformazione di tutti i contratti di "associazione in partecipazione" in normali contratti di lavoro con i diritti retributivi, contributivi, normativi spettanti.
Questo non è affatto scontato, non ci possiamo fidare degli Ispettorati del Lavoro, e tantomeno del Ministero del Lavoro che potrebbe anche sconfessare le conclusioni degli Ispettorati del lavoro.
Anche per gli ispettori non si tratta solo di un accertamento tecnico ma di uno schieramento!

SLAI COBAS per il sindacato di classe