23/12/11

Una lettera dalla migrante Adama

da www.migranda.it

Pubblichiamo la lettera inviata da Adama alle donne e agli uomini, migranti e italiani, che oggi stanno manifestando a Milano in occasione della giornata di mobilitazione globale per i diritti dei migranti, alla quale è stata invitata a partecipare con la sua voce dalle donne che hanno condiviso e sostenuto la sua lotta, e il percorso di Migranda.

Care donne, cari uomini a Milano,

sono uscita dal CIE la notte del 30 novembre, dopo tre mesi. Uscire è stata una gioia. Nel CIE, chiusa in una stanza vuota, da sola perché ero l?unica senegalese, ero malata sempre. Non riuscivo a mangiare, non potevo dormire. Pensavo ai miei figli, avevo paura che non potessero andare più a scuola perché dipendevano del tutto da me. Sono stata portata nel CIE perché non avevo documenti.

Il giorno che mi hanno portata lì, il 26 agosto, nessuno mi ha chiesto che cosa mi era successo. Ho sempre lavorato in Italia, anche senza documenti. Nel CIE però c’erano tante donne e tanti uomini che avevano avuto i documenti, ma li hanno persi perché non c’era più lavoro.

Nel CIE c’erano quaranta donne. Una di loro aveva i suoi figli qui in Italia, portati via dai servizi sociali. Per due volte hanno cercato di rimandarla nel suo paese, la Nigeria, separandola dai suoi figli per sempre. Nei CIE non importa qual è la tua storia.

Immaginate che cosa vuol dire stare diciotto mesi, un anno e sei mesi, senza fare niente. I CIE devono essere chiusi. La legge Bossi-Fini deve essere cambiata.

Quando ero nel CIE non potevo immaginare che tanta gente si unisse per chiedere la mia liberazione. Leggere tante firme sotto l’appello è stato importante. Ringrazio tutte e tutti, anche coloro che oggi stanno manifestando contro il razzismo che ha ucciso i ragazzi di Firenze. E spero che questa partecipazione vada avanti, finché i CIE non saranno chiusi e tutti i migranti liberati dalla legge Bossi-Fini.

Adama

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